[Whistler Crankworks 2012] I trenini dell’amore

[Whistler Crankworks 2012] I trenini dell’amore

14/08/2012
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14/08/2012

Giornata uggiosa oggi a Whistler. Niente sole, tanta polvere, un po’ di coda agli impianti. Posso lamentarmi?? Non direi. Se infatti la giornata è iniziata con una caduta a tutta velocità sulla pista “Dirt merchant”, si è conclusa nel tardo pomeriggio con una serie di “trenini” davvero spettacolari.
Il gruppo era formato solo da gente che gira veramente grosso.

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In prima posizione, a guidare le danze, c’era il nostro amico Andreu Lacondeguy, seguito a ruota da Nick Pescetto. In terza posizione ci siamo alternati io e un canadese pazzo e fortissimo. Dietro a chiudere il gruppo Ricu e Luis, gli altri componenti della CpGang (il gruppo di Arenzano che ormai è di casa qui a Whistler, è il settimo anno che vengono qui per tutta l’estate.).
Tra tutti il più scarso forse ero io, potete capire quanta adrenalina scorresse nelle mie vene in quel momento. Il percorso prescelto era inoltre stupendo. Non l’avevo mai fatto per intero ma mi è piaciuto da impazzire. Posso forse dire di aver trovato la mia linea preferita qui a Whistler (anche se me ne mancano ancora un paio).
Partenza da in cima alla seconda seggiovia (Garbanzo). Primo troncone di percorso nominato “Freight Train”… una serie di panettoni infiniti e pezzi da fare a bomba sui tipici pietroni lisci e tondeggianti che abbondano nella parte alta della montagna. I local la snobbano perchè dicono che sia troppo bucata. Io la trovo fantastica.
Il trail finisce all’altezza dell’arrivo della prima seggiovia. Da qui in poi si può andare a scegliere un qualunque percorso della parte bassa. Visto l’indole salterina di tutti i rider presenti abbiamo optato per A-line. La famosa traccia costruita nel 2001, ha contribuito in modo significativo a rendere famoso questo resort. Anche qui abbiamo panettoni e doppi in sequenza, molto più lisci dei precedenti e intervallati da enormi sponde liscissime. Qui le brake bumps (cioè gli avvallamenti creati dalle frenate) non sono un problema perchè la pendenza è lieve, su tutto il tracciato si toccheranno i freni si e no 4 volte. Il flow di questa pista è unico e va provata davvero una volta nella vita.
Visto che però A-line nella sua interezza poteva risultare monotona, i ragazzi han deciso di evitarne un pezzo a favore di “Crabapple”… quel tratto di pista di cui ho postato il video nel mio secondo articolo, quella pista composta da cinque saltoni in sequenza che raggiungono anche i 15 metri (a detta dei local, secondo me di più) e che sembra uscita da una pista da motocross.

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Vorrei farvi capire cosa provavo in quel momento perché penso che sia proprio questo il punto della situazione, penso che sia proprio questo il succo di questa mio viaggio.
Immaginatevi di essere nel mio corpo in quel momento. Ho girato su quella pista una sola volta (quella del video) tre giorni fa. So che sto per affrontare dei salti potenzialmente molto pericolosi, però alla mia portata. L’unico pensiero, l’unico istinto, è quello di sopravvivenza. Il mio corpo decideva autonomamente di non spingere sui salti e di “assorbirli”, per ridurre l’altezza massima da terra e le conseguenze di un eventuale atterraggio corto. Ok ci siamo partiamo a trenino, l’ordine di partenza è sempre il medesimo. Ripeto, l’unico pensiero è sopravvivere. Primo salto, tutto bene, è piccolo e serve solo a prendere velocità. Secondo salto, qua si tratta già di un salto sugli 8 metri di lunghezza e si raggiungono facilmente i 3 di altezza, la cosa inizia a farsi interessante e davanti a me vedo solo che tutti “whippano” e inclinano la bici con movenze assolutamente stilose. Un pensiero, o meglio un istinto, inizia a crescere dentro di me. E se invece di cercare solo di sopravvivere non potessi anche io muovere l bici in aria e cercare di essere meno contratto. Sono in grado di farlo, perchè non ci provo. Arriviamo sul terzo salto, qui siamo sui 10 metri di lunghezza e non voglio nemmeno sapere che altezza si raggiunge. Inoltre il salto curva leggermente a sinistra quindi è necessario ricordarsi bene la linea e non rimanere contratti. Anche qui tutto bene, il mio corpo si compiace della sua tattica di non rischiare e di stare “basso” (tra virgolette perché anche assorbendo quei salti lì si è comunque a qualche metro da terra).
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Atterro tranquillamente, la linea è giusta, la velocità anche. Con lo sguardo vado a cercare il salto successivo, siamo al 4°, il penultimo. So che si tratta di un salto che supera di parecchio i 10 metri e che ha una rampa che spara veramente in alto. Si tratta insomma di un salto che può concedere tra i due e i tre secondi di “air time”… e qualche secondo di aria sotto le ruote è davvero tantissimo. Ad ogni modo focalizzo l’attenzione su questo salto mostruoso in arrivo ed ho una visione. Andreu in testa al gruppo è già in aria su quel salto, e sta facendo un “can can Indian Air” così tirato che non si vede nemmeno nelle gare di motocross freestyle, dietro Nick in 1 foot tabletop (cioè con la bici piatta e un piede staccato completamente) .
In quel preciso istante l’istinto di conservazione cede il passo all’adrenalina e all’istinto di godersi il momento. In quel preciso istante non conta più nulla attorno a me, conta solo andare gigante sul prossimo salto e godere di quei tre secondi di libidine.
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Se prima assorbivo i salti, ora entro deciso e schiaccio sulle rampe. In questo modo raggiungo altezze che non avevo ancora sperimentato in precedenza su questa linea, provo emozioni così forti da annullare le paure, le indecisioni, le tensioni di essere in trenino con gente così forte. In quel momento “ho visto la luce” e la luce è andare enormi su i salti più grossi che io abbia mai affrontato. I due salti successivi durano un’eternità. L’adrenalina mi stordisce e vivo quegli attimi al rallentatore. É stupendo. Quando ci fermiamo per raggrupparci e darci il cinque per ciò che abbiamo appena condiviso vedo come tutti i ragazzi nel gruppo abbiano appena provato ciò che ho provato io. Se si potesse raccogliere l’adrenalina in quel momento probabilmente potremmo rifornire un grosso ospedale. In quel momento la Mountain Bike smette di essere un semplice sport e diventa un’esperienza di vita, diventa il legante che unisce le persone che hanno condiviso questa esperienza insieme. Quei pochi secondi di discesa valgono tutto il viaggio per venire qui, valgono il jet lag imperante che mi fa svegliare alle 6 del mattino.
Dopo questo momento le persone coinvolte possono dirsi amiche, anche se non si sa il nome di uno o dell’altro. In quel momento siamo amici, siamo felici, siamo appagati, tutto il resto sparisce. È per momenti come questo che vado in bici e che spero di non smettere mai.

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News dal fronte.
Spero di aver reso l’idea di cosa significhi per me condividere una discesa, o un giro in bici. Penso che questa idea sia profondamente radicata qui a Whistler. Per questo motivo, non essendoci oggi gare previste, a titolo assolutamente goliardico alle 14.00 è stato indetto il “big train on A-line”. I bike patrol hanno cioè radunato più persone possibile (più di 200 credo) e hanno fatto poi partire un trenino tra le urla festanti dei rider, di tutti i rider, dal più forte al neofita. E tutti hanno urlato per tutta la durata della discesa, e anche alla fine, quando arrivati alla partenza della seggiovia, ci si girava per vedere il fiume di rider arrivare non si è smesso un attimo di urlare e di condividere questa esperienza. Niente di difficile, niente di estremo. Un segno di amicizia per come la vedo io. Tutta Whistler era unita in quel momento.
Forse è proprio questo il bello di questo posto. Qui hanno una cultura così radicata della mountain bike che la si riesce a vivere in un modo diverso, la si riesce a condividere con il resto del mondo (ci sono rider che arrivano da ogni parte del globo). Qui non si viene per girare, si viene per vivere delle esperienze uniche.
A qualcuno potrebbe sembrare che io sia andato a cercare significati dove non ce ne sono, o che sia sceso nel sentimentale neanche fossimo in una soap opera. Forse è così, forse no, so solo che oggi ho provato delle emozioni e ho sentito il bisogno di trasmetterle in questo diario che sto tenendo e che sto condividendo con voi.
A domani con la gara di whip a cui io e tutti gli italiani presenti siamo iscritti… incrociate le dita per noi!!!

(scusate per la scarsa qualità delle foto ma le go pro peccano un pò in condizionoi di poca luce.)

Scusate:
ola
Jacks