A volte ritornano: il passo del Madriccio

A volte ritornano: il passo del Madriccio

20/08/2015
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20/08/2015

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Ci sono già salito in mountain bike 8 anni fa, ma quella volta non avevo molto tempo e cosi ho sfruttato la funivia di Solda per diminuire un po’ il dislivello totale. Però mi è sempre rimasta la curiosità di sapere come fosse la strada che sale da Solda al rifugio Città di Milano.

La maggior parte delle persone con cui ho parlato, me la hanno descritta come ripidissima e difficilmente pedalabile, insomma uno sforzo inutile visto che c’è la comoda funivia che trasporta anche le biciclette. Negli ultimi anni non c’è stata più l’occasione, per un motivo o per l’altro, di ritornare a fare questo bellissimo giro, e cosi la curiosità è rimasta. Dopo 8 anni però, l’amico Roberto mi ha proposto di accompagnarlo a salire sul passo del Madriccio in mountain bike, e siccome lui si rifiuta di prendere qualsiasi mezzo meccanico per abbreviare il percorso in bicicletta, si presenta l’occasione giusta per vedere finalmente se la strada sotto la funivia sia pedalabile o meno. In più io mi sento abbastanza sicuro, perché da un pò pedalo una fat bike, che in salita ha un grip enorme, e in pochi mesi sono riuscito a terminare delle salite molto ripide che gli altri anni non ero mai riuscito a fare completamente.

Decidiamo di partire un sabato di metà settembre, il periodo è l’ideale, la neve in alto è ormai completamente sciolta e si può pedalare fino al passo (o almeno provarci, visto che la salita è ripidissima) e non ci sono troppi escursionisti in giro, cosi potremo goderci la discesa senza dover continuamente fermarci per fare passare i pedoni, come è giusto, rispetto prima di tutto per poter convivere sui sentieri!

Partiamo da Merano all’alba e alle 6 parcheggiamo a Coldrano, dove torneremo dopo un giro circolare e una lunghissima e infinita discesa per la val Martello. Scarichiamo le bici e partiamo, il tempo non è proprio l’ideale per poter ammirare i favolosi panorami verso l’Ortles e le altre maestose cime, ma almeno non è prevista pioggia e neanche freddo e siamo fiduciosi per la riuscita del giro. Partendo per un tour di alta quota come questo, sarebbe sempre bene scegliere una giornata di tempo stabile, ma del resto noi abbiamo tempo solo il sabato per uscire insieme e allora dobbiamo accontentarci. La prima ora di pedalate è abbastanza semplice, lungo la ciclabile della val Venosta verso Prato allo Stelvio, giusto per riscaldarsi un po’ in attesa della lunga salita. Arrivati a Prato, a 900 metri, cominciamo a salire prima su asfalto e poi su strada forestale verso la malga Vellnair, situata a 2000 metri. Dovremo poi scendere verso Solda, ma almeno facciamo tutto questo tratto fuori dal traffico della strada principale e specialmente con poco asfalto. Arrivati alla malga ci fermiamo un attimo per mangiare qualcosa, adesso c’è un breve pezzo di sentiero da fare a spinta e poi il sentiero scende verso Solda nel fitto del bosco e con qualche tratto tecnico. Arriviamo cosi a Solda e pedaliamo attraverso il paese verso la partenza della funivia, dove parte anche la tanto temuta strada verso il ghiacciaio. Sono ormai più di tre ore che pedaliamo, e decidiamo di fermarci al bar nei pressi della funivia per uno strudel e un cappuccino. In pochi minuti riprendiamo le forze e con un certo timore risaliamo in bicicletta e cominciamo a salire sulla strada in terra battuta. L’inizio è facile, ma subito dopo ecco che la strada si impenna e le pendenze cominciano ad essere proibitive.

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Però noi non molliamo e lentamente, metro dopo metro, ci arrampichiamo verso la stazione intermedia della funivia. Per fortuna il fondo è buono e le ruote non slittano. L’esperienza ci ha insegnato che la cosa più importante non è la pendenza, ma che il fondo abbia aderenza. Solo cosi si può salire su pendenze anche estreme, a patto, naturalmente, di avere buone gambe e buon fiato. Ogni tanto siamo costretti a fermarci per rifiatare e fare scendere il battito del cuore, cosi ne approfittiamo anche per dare uno sguardo al panorama che comincia ad essere molto bello verso le morene e i detriti, una volta qui arrivava il ghiacciaio, ma ormai sono molti anni che si è ritirato molto più in alto.

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Continuiamo a salire, qualche centinaio di metri e qualche secondo di sosta, per fortuna un paio di tornanti spezzano il lungo e ripidissimo rettilineo. Arriviamo cosi alla stazione intermedia e proseguiamo. Le funivie passano sopra di noi, ma non le guardiamo con voglia di salirci, anzi, ad entrambi la salita piace molto e anche la sfida, e allora continuiamo a pedalare al limite dell’equilibrio e un poco alla volta, lentamente, ci stiamo avvicinando al rifugio.

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Adesso la pendenza è leggermente diminuita, e riusciamo a goderci la vista sul ghiacciaio. Eccoci in vista del rifugio, la strada si impenna nuovamente, raccogliamo le nostre forze superiamo gli ultimi due tornanti che ci conducono al Città di Milano. Ci guardiamo e sulle nostre facce compare un sorriso, avevamo un certo timore ad affrontare questa salita per come ci era stata descritta, ma ce l’abbiamo fatta a pedalarle tutta e siamo piuttosto soddisfatti, anche se stanchi. Superiamo il rifugio e ci fermiamo alla partenza degli impianti da sci. Mangiamo un po’ di frutta secca e ci infiliamo una giacca leggera, siamo ormai a 2600 metri e c’è un po’ di aria fresca. Inoltre sta cominciando a fare qualche goccia di pioggia, speriamo che non aumenti perché dobbiamo superare ancora 500 metri di dislivello fino al passo, e mi ricordo che l’ultima volta, almeno metà ne ho fatti spingendo la bici per la troppa pendenza e la strada sconnessa. Sgonfio un po’ le gomme in modo da avere il maggior grip possibile. Ripartiamo verso il rifugio Madriccio, il primo tratto la strada è ripida ma abbastanza liscia e pedalabile.

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Più si sale e più il panorama è bello, a dire il vero oggi non si vede molto, per fortuna che entrambi siamo già passati di qui con il bel tempo e almeno ci possiamo immaginare lo spettacolo. Dopo il rifugio Madriccio, mi ricordo che l’ultima volta ho pedalato fino quasi a quota 2900 e poi ho dovuto spingere la bici. Ecco, la strada si fa molto ripida, ma ne io ne Roberto vogliamo arrenderci. Metro dopo metro, pedalata dopo pedalata, saliamo verso il passo.

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Adesso siamo circondati dalla roccia nera che fa da contrasto agli ultimi nevai che resistono sul lato nord della montagna. Siamo quasi a 3000 metri, la pendenza aumenta ancora, la bici di Roberto comincia a slittare ed è costretto a fermarsi.

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Ecco che le gomme da 4” della fat mostrano la loro superiorità in tema di aderenza e continuo a salire, al limite dello slittamento, ma salgo. Poco dopo sono costretto a fermarmi per passare un piccolo nevaio a piedi, ma subito dopo risalgo in sella, il passo ormai è in vista e raccolgo le ultime forze per arrivarci pedalando. La strada finisce, continua uno stretto sentiero con dei tornanti che arriva fino al passo, 3123 metri.

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Ce l’ho fatta, fantastica la fat bike su queste salite ripidissime! Poco dopo arriva anche Roberto, ha spinto un po’ e adesso è risalito per arrivare al passo. Mentre l’ultima volta avevo spinto gli ultimi 250 metri di dislivello, questa volta sono riuscito a pedalare completamente fino al passo, compresa la salita sotto la funivia, e adesso posso dire veramente di avere fatto il passo ciclabile più alto d’Europa! Da qui la vista è fantastica, anzi sarebbe fantastica se fosse bel tempo, ma noi ci consoliamo pregustandoci una delle discese più lunghe mai fatte, da 3123 metri fino ai 650 metri di Coldrano attraverso tutta la val Martello. Ci cambiamo la maglietta bagnata, indossiamo le protezioni per le ginocchia, mangiamo un panino e ci mettiamo la giacca antivento. Ecco, siamo pronti per la fantastica discesa, verso la valle si intravede anche uno squarcio di sereno e cominciamo a scendere.

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I primi metri della discesa sono i più impegnativi, ma le mie gomme larghe hanno un’ottima
aderenza e parto per la lunghissima discesa.

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Dopo pochi tornanti il sentiero diventa meno ripido e anche Roberto si può rilassare di più e godere della divertente discesa. Si scende fra grandi rocce nere, con questo tempo nebbioso il sentiero assume un aspetto un po’ spettrale, ma per fortuna il fondo è sempre piuttosto liscio e compatto e possiamo procedere abbastanza velocemente.

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Curve, controcurve, più si scende e più il divertimento aumenta. Man mano che ci si abbassa di quota, comincia ad apparire prima qualche ciuffo d’erba e poi qualche piccola radura verde.

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Poi il sentiero si immerge in verdi prati di alta montagna, ci sono dei tratti quasi in piano dove bisogna pedalare ed altri di nuovo più ripidi, dove di nuovo dominano le rocce.

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Più scendiamo verso valle, e più le nuvole e la nebbia tendono a diradarsi, e comincia a vedersi qualche sprazzo di azzurro. Passiamo un grande prato percorso da un ruscello, di fronte a noi le cime innevate formano un formidabile sfondo.

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Improvvisamente, dietro una curva, compare uno spettacolo che poche volte si ha la fortuna di vedere: un perfetto arcobaleno si disegna più in basso di noi, verso il lago, e non perdiamo naturalmente l’occasione di immortalare l’avvenimento.

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Continuiamo a scendere, ma anche l’arcobaleno continua a mostrarsi i nostri occhi, come a volerci indicare la giusta via verso il lago.

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Intanto in lontananza ecco il rifugio Corsi che sorge su uno spuntone roccioso con splendida vista sulla valle e sui ghiacciai circostanti. Il sentiero è sempre più scorrevole in mezzo ad infiniti prati.

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Poi ancora qualche tornante fra le rocce e arriviamo al rifugio, appoggiamo le bici e ci mangiamo due ottimi strudel, anche perché abbiamo bisogno di nuove energie, visto che la discesa è ancora lunghissima. Ripartiamo e un altro bel sentiero, con tratti impegnativi, ci porta fino al lago. Chi non se la sentisse può semplicemente scendere fino al lago sulla strada asfaltata. Adesso prendiamo la strada forestale che costeggia il lago su lato destro, questo è un tratto molto scorrevole fra lago, boschi e cascate. Arrivati alla diga, comincia un altro sentiero nel bosco, con qualche tratto tecnico, che porta fino al centro di fondo della val Martello. Un breve tratto di asfalto, e poi giu ancora su forestali e poi sentieri e poi forestali e poi sentieri, la discesa è veramente infinita e lunghissima. Adesso seguiamo uno dei tanti Waalwege che scorrono sopra Laces, gli stretti sentieri che passano a lato dei vecchi canali di irrigazione, e poi un ultimo divertentissimo toboga che passa vicino ai castelli di Montani.

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Siamo ormai a fondovalle, passiamo il paese di Morter e arriviamo al bike hotel Bamboo, punto di ritrovo e partenza di tutti i giri guidati della zona. Ci sediamo al bar e ci concediamo una grande coppa di gelato, direi che ce la siamo proprio meritata, un giro da 80 km e 2800 metri di dislivello arrivando al passo ciclabile più alto delle alpi è proprio una grande soddisfazione!

Traccia GPS
Traccia senza funivia

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