Cima Telegrafo dall’alba al tramonto

Cima Telegrafo dall’alba al tramonto

16/10/2013
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16/10/2013

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Ore 6.55 di sabato mattina, fratello puntualissimo bussa alla porta del mio camper parcheggiato a Riva del Garda, sotto una pioggia battente che dura da mezzanotte. Per il ticchettio dell’acqua sul tetto del camper ho dormito pochissimo, non ho ancora capito se dormendo mi sono svegliato tantissime volte oppure se ero sveglio e ogni tanto riuscivo ad addormentarmi. Metto dentro le ultime cose nello zaino, non è mai stato cosi pieno, del resto con queste condizioni non si sa come vestirsi e ci ho messo dentro un ricambio di tutto, oltre a panini, banane e tutto il resto che mi porto solitamente dietro. Carichiamo la bici in auto e al buio, sotto il diluvio e con una certa apprensione partiamo verso Assenza, dove è fissato l’appuntamento per la salita al Telegrafo sul monte Baldo. Scendendo lungo il lago verso sud, la pioggia sta diminuendo di intensità, anche se non siamo ancora fiduciosi perché le previsioni danno pioggia fino alle 11. Con le prime luci dell’alba riesco ad intravedere la cima del Baldo, è completamente bianco e la neve è scesa fino a circa 1400 m, chissà se ce la faremo ad arrivare fino in cima!
A Malcesine c’è un forte vento e i primi windsurfisti stanno montando le vele piccole. Quante volte mi sono fermato anche io in questo parcheggio per un’uscita all’alba con il Peler, il famoso vento che soffia potente da nord la mattina presto!
Ma ora i tempi sono cambiati, e la mountain bike ha preso il posto del windsurf. Troppo bello non dover stare ad aspettare il vento, si parte quando si ha la possibilità e si può esplorare qualsiasi posto!
Alle 7.30 arriviamo al parcheggio e salutiamo gli amici, un concentrato dei migliori “vertrider” italiani del forum, seby13, dario88, Spa, Jag, hermann64 e happykiller che ha proposto l’incontro.
Intanto ha smesso di piovere e sulle cime ovest del lago le nuvole stanno schiarendosi. La perturbazione di stanotte ha abbassato le temperature, siamo circa a 6°, ma almeno il rischio di pedalare per tre ore sotto la pioggia sembra scongiurato.
Due chiacchiere con i vecchi amici che non vediamo da tanto mentre montiamo le bici, aspettiamo qualche ritardatario e alle 8 siamo pronti a partire, la giornata sarà lunga perché ci aspetta un dislivello di 2500 m fino alla cima del Telegrafo, con l’incognita della neve caduta durante la notte.
Si parte subito sulla salita di punta Veleno, una delle salite asfaltate più dure d’Italia

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Eccoci sull’altopiano, oltre a salire dobbiamo anche scendere e il dislivello aumenta, poi comincia una forestale molto sconnessa ma il tempo si mette al bello.

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Ecco lassù la cima, sembra vicina ma da qui ci vorranno ancora quasi tre ore fra pedalate e spinte sulla neve

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Continuiamo a salire, ormai siamo a quota neve e la strada è molto sconnessa e ripida

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Facciamo una sosta per ricompattarci, rifiatare e ammirare lo splendore del lago dall’alto. Con nostra grande sorpresa spunta nomad42, non aveva trovato il luogo del ritrovo ed era partito dieci minuti prima di noi, ora il gruppo è completo.

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Ora si pedala sulla neve e più si sale più lo spettacolo migliora, da qui si vede quasi tutto il lago di Garda

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Tratti pedalati si alternano a tratti a spinta quando la pendenza si fa troppo elevata

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il lago è proprio ai nostri piedi, cosi bene non l’avevo mai ammirato

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Una breve discesa sempre con bella vista

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E poi bici in spalla, in questo tratto non si può fare altro, ma ogni tanto è obbligatorio voltarsi, ecco la in fondo Peschiera, Sirmione e Desenzano.

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Arriviamo adesso al passo del Camino, 2128 m.

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E dalla parte opposta il panorama che ci si presenta è ugualmente spettacolare

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Si scende leggermente su un sentiero stretto ed esposto, e come se non bastasse anche innevato, ma non è certo questo a spaventarci

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Continuiamo fra alte e scenografiche guglie

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E ammiriamo il panorama che si apre sulla Lessinia e le prime Dolomiti

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Ancora un tratto in falsopiano e poi l’ultimo sforzo, bici in spalla e arriviamo, stanche ma felici, al punto più alto della giornata, la cima Telegrafo a 2200 m

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Sotto di noi il rifugio e tutto il lago di Garda, spettacolo a dir poco stratosferico

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Mentre gli ultimi salgono verso la cima, c’è che si getta verso il rifugio, ormai sono le 16 e abbiamo bisogno di calorie in grande quantità.

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Spaghetti, polenta e formaggio, dolce e birra sono il giusto premio dopo 2500 metri di dislivello, ma ormai sono quasi le 17 e abbiamo ancora solo due ore di luce per arrivare ai 60 m di quota del lago. In più il sentiero non è certo scorrevole, anzi è uno dei più impegnativi e tecnici dei dintorni.

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Partiamo allora con splendida vista sul lago, il sentiero è innevato ma nella parte alta abbastanza scorrevole.

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Appena entriamo nella stretta gola però, la situazione cambia completamente (foto di nomad42)

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Il sentiero è appena tracciato fra grossi massi scivolosi per la neve appena sciolta

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Alcuni tratti sono ripidissimi e molto tecnici

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Altri leggermente più scorrevoli ma esposti

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I famosi sassi del Garda cominciano a farla da padroni, schizzano da tutti le parti e noi con loro

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Deviamo adesso sul sentiero 32, mancano ancora 1000 metri di dislivello e il sole sta tramontando.

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Scendiamo con soste sempre più brevi, nel fitto del bosco la luce comincia a scarseggiare. Il sentiero è inizialmente veloce e divertente, poi a divertirsi sono solo le rocce umide che ci fanno scivolare da tutte le parti, ci vuole una sensibilità incredibile per guidare in queste condizioni, ad ogni tornante nella poca luce rimasta riusciamo a scorgere le viscide lastre di pietra che ci sfidano, ma noi non ci facciamo spaventare, vietato toccare il freno anteriore e giù come i fulmini. Qualche gradone tecnico ed ecco la nuova sfida: il sentiero si trasforma in pietraia smossa, qui non c’è altra possibilità se si vuole arrivare in fretta in fondo, buttarsi sulle pietre a tenuta zero e surfare spostando il peso del corpo cercando di evitare gli alberi che stringono il sentiero. A chi non avrà la tecnica e il coraggio per farlo non resterà che scendere a piedi ormai al buio, noi invece al grido di “laselandaaaaaa” e “goduriaaaaaa” arriviamo alla fine del sentiero proprio alle 19 mentre in paese sono già accese le luci delle strade.
Eccoci alle auto, ormai è buio e mentre ci cambiamo i commenti di felicità per questa fantastica giornata si sprecano. Anche perché eravamo ormai convinti di dover pedalare sotto la pioggia senza poter vedere nessun panorama, invece si è rivelata una delle miglior giornate in assoluto sul monte Baldo, per il tempo, per la compagnia, per i panorami e per i fantastici sentieri.