Curve in sequenza

Curve in sequenza

25/10/2012
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25/10/2012

Finita la carrellata di errori comuni (per ora… tornerà imperante prima o poi perchè è uno dei modi migliori per imparare) ricominciamo a vedere tecniche di guida utili a tutti coloro che prendono una bici e ci si vogliono divertire.
Oggi si parla di curve in sequenza. E sì, perchè affrontare una curva singola è diverso dall’affrontare più curve attaccate fra loro.
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Non fatevi ingannare dall’abbigliamento da DH (anche perchè la bici è un 140-160) o dalle curve tipo paraboliche che vedrete nelle foto. Le tecniche che sto andando a spiegarvi si utilizzano su ogni tipo di percorso, indipendentemente dal fondo o dal fatto che ci sia appoggio o no. Quello che andrò a spiegarvi è infatti la parte di cambio di direzione, per quanto riguarda invece la percorrenza di curva potrete far riferimento ai topic appositi (Curve senza appoggio e Paraboliche), e in base alle condizioni del terreno ecc dovrete dosare la velocità e assumere una tecnica di curva piuttosto che l’altra.
La tecnica che trattiamo oggi permette di acquisire velocità in uscita dalla prima curva e di trovarsi con una grossa pressione sulle gomme in fase di entrata della curva successiva. Questo particolare permette alle gomme di avere un ottimo grip aumentando l’efficacia di eventuali impostazioni di curva su fondo cedevole o sconnesso.
Il concetto di base è quello di alleggerire la pressione sulle gomme durante il cambio di direzione, rendendo questo particolare più fluido e rotondo possibile anche in presenza di terreno sconnesso o di ostacoli di varia entità, per aumentare invece la pressione prima e dopo questa fase di transizione e “rimbalzare” fuori dalle curve.
Attenzione!!! questa tecnica è da usare in caso di curve “attaccate” l’una all’altra, in sequenza stretta. Non usatela per curve lontane tra loro perchè altrimenti anticiperete troppo i movimenti.

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Uscita 1° curva
Per fare questo dobbiamo percorrere la prima curva come spiegato nei topic appositi. In uscita della stessa però non andremo a riassumere la posizione “base” per poi entrare nella curva successiva. Andremo invece ad anticipare l’arrivo della curva seguente per essere già pronti ad aggredire il terreno. Come ho sempre detto in curva si viaggia leggermente accucciati per caricare le gomme. Durante la fase finale della prima curva evidenziamo ulteriormente questo aspetto, accucciamoci ancora di più per poter avere tanta escursione dei nostri arti. Una volta fatto questo (deve essere un movimento rapido, non una cosa lenta e progressiva) dovremo far esplodere la nostra forza spingendo con forza verso il basso gambe e braccia. In pratica dobbiamo fare quasi un bunny hop in cui però le due fasi non risultino così lontane tra loro.

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Dovrà essere un movimento ampio e rapido, e quasi simultaneo tra braccia e gambe. Se il terreno lo permette e spingiamo tanto le ruote potrebbero alzarsi da terra (come in foto, non è negativo ma non è necessario), se spingiamo un po’ meno rimarremo sempre a contatto col terreno. L’idea di fondo è che durante questa spinta la bici tenderà a chiudere la curva e a raddrizzarsi. Spesso vi sarà capitato di uscire da una curva e trovarvene subito una in direzione opposta. Visto che la teoria ci dice che l’uscita di curva deve avvenire allargando la traiettoria per poter mollare i freni o pedalare e prendere velocità, ci si trova spesso a percorrere al meglio la prima curva per poi trovarsi in traiettoria completamente interna (alla corda) già in fase di entrata della curva successiva. La conseguenza più logica è che ci fermeremo quasi per poter curvare e recuperare la traiettoria ideale e perderemo tutto il vantaggio accumulato sulla prima curva. Quella caratteristica appena spiegata di chiusura della curva e bici che si raddrizza, ci serve proprio per evitare questo inconveniente. Col tempo e la pratica ci troveremo a riuscire ad azzeccare sempre il momento in cui effettuare questo cambio di direzione “fulmineo” con cui aggiustare la traiettoria proprio per preparare la curva successiva.
Nota importante. Chi segue la rubrica sa già che vicino alla parola “importante” metto quasi sempre la parola “sguardo”. Anche qui lo sguardo la fa da pardone. Mi raccomando, mentre state spingendo per uscire dalla prima curva dovrete guardare già la seconda, solo in questo modo il corpo in automatico si raddrizzerà e si imposterà per la curva successiva. Se io facessi anche il movimento giusto ma guardassi il punto di uscita della curva (quindi appena davanti alla mia ruota ant.) non farò altro che chiudere di botto la curva e trovarmi storto rispetto al percorso che sto percorrendo.

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Fase di transizione.
Nella fase di transizione le nostre ruote sono leggere sul terreno o addirittura sollevate. Non possiamo quindi fare molto, se non prepararci alla curva imminente. Per farlo come sempre guardiamo già lontano la traiettoria che andremo a fare. Inoltre andiamo a ricercare il bilanciamento migliore per caricare l’anteriore, e ad anticipare la posizione per la curva successiva.

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Ingresso 2° curva
A questo punto se abbiamo fatto tutto bene stiamo “atterrando” (se le ruote si sono alzate) proprio in ingresso della seconda curva. Se anche non ci fossimo alzati ma avessimo solo allegerito la bici durante la fase di transizione, avremo comunque un aumento considerevole della pressione (perchè se prima alleggerisco, poi ricarico le gomme in maniera maggiore che non rimanendo statico sulla mia bici). In questa fase quindi le ruote avranno un bel grip e potremo entrare tranquillamente in curva senza rischiare di perdere aderenza o perdere la linea.
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Dovremo però essere prontissimi ad assumere la posizione e il bilanciamento per la seconda curva. Per esperienza vi dico che spesso chi sta imparando questa tecnica si trova molto arretrato in questa fase. Mi raccomando di ricordarsi sempre che è invece la ruota anteriore che comanda e che ci fa curvare, e quindi di mantenere una posizione adeguata per caricarla.
Durante la percorrenza di curva mantenete invece le posizioni indicate nei topic precedentemente linkati.
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Ingrediente segreto: viene meglio da una parte che dall’altra.
Ciascuno ha un suo lato di curva preferito. Spesso chi tiene il piede destro avanti curva meglio a sinistra e viceversa (regola non universale, c’è chi fa il contrario. Se non ci avete mai fatto caso provate a saltare a piedi pari e girare su voi stessi. La direzione in cui girerete di istinto è poi quella verso la quale vi verranno meglio le curve).
Considerate che questa tecnica alimenta ulteriormente il divario che esiste tra la facilità di percorrenza da una parte piuttosto che dall’altra. Inoltre considerate che qui la fa da padrone la seconda curva. Nel mio caso ad esempio (destro avanti, rotazione naturale verso sinistra), preferisco i cambi di direzione che da curve a destra mi portano a entrare in curve verso sinistra.
Attenzione, tutti abbiamo una rotazione naturale, questo non significa che non potremo imparare questa tecnica o altre anche dalla parte opposta, significa semplicemente che risulterà più difficile.

La sequenza completa (quindi anche le foto mancanti tra quelle postate su questo articolo) è presente sul fotoalbum di RCM.

Ola
Jack

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