Il freeride che non ti aspetti

06/11/2014
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06/11/2014

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È lunedì sera, la giornata di lavoro è stata tosta ma nonostante questo ho ancora dentro il sorriso.
Leggo gli ultimi commenti sul gruppo di Whatsapp di chi ha partecipato e di chi si è perso una delle uscite che ci ricorderemo per un bel pezzo.
Foto e video pubblicati in rete continuano a suscitare stupore e meraviglia, e mi riportano agli occhi e nelle mani quei tratti di freeride così inaspettato. È stato gibbo92 a suggerirmi di farlo, e in effetti ho voglia di fissare quegli attimi con un resoconto, per il forum e soprattutto per noi.
L’idea la cullavo da un po’, ma è stato quando venerdì sono salito ai Monti di Nava che mi è tornata alla mente.
In cima alla micidiale salita della VML mi sono fermato a riprendere fiato e a fare qualche foto, e lì l’ho visto, maestoso come sempre: il Monte di Tremezzo.

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Le condizioni meteo e del terreno erano perfetto: sole, secco vento da nord, mancanza di precipitazioni da qualche tempo: l’ideale per tentare “l’impresa”.
Sabato uscita all’Alpe del Corno con ElenaG, Zanzu e kasa.freerider: ci godiamo il giro, forse il mio preferito dietro casa, e discutiamo dell’uscita “lunga” di domenica.
Ci sono diverse possibilità, dal Tamaro nella versione di Marco, alla doppietta al Monte Bar, o il giro alto del Generoso, che quest’anno non abbiamo ancora fatto.
La sera però, per un motivo o per un altro, le escludiamo tutte, e iniziano anche le defezioni.
Decido allora che si prova, ma senza ancora avvisare i miei compagni. “Che ne dite di un classico Venini + Nava? Quest’anno non ci siamo ancora andati e la giornata sarà splendida”.
Andata, 8:30 di domenica e siamo sulla strada direzione Argegno.
Per 5 minuti perdiamo la funivia, mezz’ora di attesa in più, ma so che oggi saliremo spediti: siamo solo in 3 Io, kasa.freerider e hurz79) e tutti ben allenati.

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Dopo l’Alpe di Sala prendiamo il sentiero che porta al Boffalora: un bel single nella pineta che termina in un pascolo scosceso, ottimo test per quello che ci aspetta più avanti.

Le condizioni sono perfette, l’idea prendere forma.

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Saliamo di buon passo fino al Venini, una breve sosta per ammirare Lago e montagne, e arriva anche @gibbo92: ha fatto serata e ha rimediato un passaggio in auto dai suoi. Ottimo, uno in più non guasta, anzi.
Inizio a portarmi avanti con i soci, e suggerisco di fare una piccola deviazione rispetto al giro classico. “Perché non saliamo verso le trincee? Ci dovrebbe essere un sentiero che corre più in alto, proviamolo”. Il clima tra noi è perfetto, una bella energia ci pervade: siamo a casa, tra amici, in una giornata magnifica. Il sentiero sale e ci porta all’Alpeggio, poi al ripetitore e da lì Lo vediamo, di profilo. Scopro le carte, “Saliamo?” “Si, ma poi? Non si può scendere da lì, è troppo ripido, e sarà pieno di sassi nascosti dall’erba alta” “Ok, iniziamo ad arrivare alla sella, dove ci sono i ruderi, poi al massimo scendiamo da quel sentiero lì sotto, lo vedi?”.

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Via, su un single divertente ma un po’ infossato e con qualche roccia: un “sentiero sponsorizzato da Sram”! Il sentiero sponsorizzato da Sram, i ruderi, e il profilo del Monte di Tremezzo
Arrivati all’attacco della salita, nessuno si tira indietro: si sale in vetta e poi si vedrà.

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Ora siamo alla Croce, 1600 m sotto di noi il Lario, la Breva ci asciuga il sudore e le capre cercano il cibo nei nostri zaini.

Gli escursionisti al solito ci guardano come marziani, mentre in silenzio valutiamo la fattibilità della discesa, cercando una via: ormai siamo già proiettati alla meta, è solo questione di volontà e di tecnica.

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“Andiamo” e con qualche parola in più di mutuo incoraggiamento iniziamo a scendere. Reggisella telescopici abbassati al minimo nel telaio ma la ruota tocca lo stesso sul sedere, gli indici tirano più del solito ma la bici continua ad accelerare: bisogna velocemente reagire a questa situazione inusuale o rischiamo di farci male.

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La linea di massima pendenza è spaventosa, ma anche procedere in costa è difficile: una contropendenza estrema che attraversa la conca erbosa e sconnessa.

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Iniziamo a trovare la misura, la pendenza diminuisce e le velocità aumentano, così come il numero delle curve.

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L’euforia ci contagia, ridiamo e urliamo, non ci sembra vero di riuscire a scendere da questo muro erboso che guardavamo solo qualche minuto fa con desiderio e rassegnazione.
Uno ad uno arriviamo alla fine, si ritorna sul sentiero percorso mille volte.
Uno sguardo di intesa, non ne abbiamo abbastanza: tagliamo i primi due tornanti con un altro tratto di freeride nell’erba gialla a picco sul nostro Lago!

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Il resto del giro è bellissimo, come sempre, e lo percorriamo pericolosamente, perché troppo distratti e sicuri di noi stessi: se abbiamo fatto questo, cosa vuoi che siano i temuti ed esposti tornanti di Nava che conosciamo a memoria?
Ma la lezione è chiara: anche sul tuo hometrail c’è un pezzo di freeride che ti aspetta, cercarlo e condividilo con i tuoi amici, sarà bellissimo.

Qui la traccia e la descrizione dell’itinerario.