Sant’Amate, una gita al lago (di Como)

Sant’Amate, una gita al lago (di Como)

16/10/2014
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16/10/2014

Sotto una copertina di cielo stellato, alcune tende colorate sono adagiate lungo una balconata erbosa a picco sul lago di Como. Il pianoro sovrasta l’acqua scura di varie centinaia di metri e toglie il fiato, tanto è bello. Mai visto un posto così perfetto godersi una notte d’estate!

Qualche amico, delle biciclette e la semplice voglia di stare insieme, bevendo birra all’aria aperta accompagnati dai grilli.

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Chiusi gli zip e le palpebre ormai a notte fonda, qualcuno nelle tende si agita, girandosi e rigirandosi senza riuscire ad addormentarsi.  E’ Niccolò, che soffre di vertigini e non riesce a levarsi di testa l’idea che, rotolando a valle, potrebbe cadere direttamente fra le braccia di George Clooney. Nulla di personale, ma semplicemente non è il suo tipo. Così, ogni tentativo di assopimento si spegne con un sobbalzo, mentre le lancette scorrono veloci verso un’alba timida.

La sveglia suona rovinando un concerto di campanacci, russii ed altri rumori che una signorina per bene non può riportare. Le facce che escono dalle tende non sono delle migliori: Niccolò è bianco come un cencio e barcolla, Sergio non riesce a tenere gli occhi aperti, Mauro si guarda in giro torvo e Federico non ce la fa nemmeno a sfilarsi il sacco a pelo.

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Insomma, bella l’idea della notte sotto le stelle, fantastico l’idillio della natura, poi, in verità, la levataccia all’alba non se la gode mai nessuno. Un coro di “Ma chi ce l’ha fatto fare?” si alza all’unisono, mentre la sottoscritta, con un vago senso di colpa sulle spalle, si apparta un momento a fare pipì, godendosi lo spettacolo del sole che, piano, sale (pipì si può dire, vero?).

La scena vale la fatica del risveglio, ultimato attraverso il rito della colazione open-air. Mauro frantuma, per non variare le proprie abitudini, i suoi tipici biscotti in truciolare espanso (solo a vederli si secca la lingua), Niccolò si ingozza di barrette di semi vari particolarmente apprezzate dai canarini in gabbia, Sergio si nutre compulsivamente di tutto ciò che trova, non curante se si tratti di focaccia al pesto, panino alla nutella o minestra riscaldata. Federico è ancora bloccato nel sacco a pelo.

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Con il boccone sullo stomaco inizia la salita. Sappiamo bene cosa ci aspetta: prima che fosse costruita questa strada, lo ricorderete in molti, si procedeva a spinta lungo un sentiero che oggi non c’è più, sudando proprio come sudiamo oggi.

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Certo, il paesaggio ripaga e dà soddisfazione, ma il costo è sempre stato e sempre sarà un principio di disidratazione…

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Poi finalmente il ritmo cambia e si ricomincia a respirare.

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Siamo a Sant’Amate, fra Svizzera e Italia, fra terra e aria, fra pascolo e roccia. La roccia calcarea è quella della Grona, la montagna che brandisce guglie e pinnacoli come tentacoli contorti e conturbanti e ci guarda quasi volesse invitarci a provarli con le nostre ruote, ben sapendo che noi non le resisteremo.

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Ma ora è il momento di rilassarsi fra l’erba, abbandonati al muro tiepido della chiesetta a recuperare zuccheri ed energie, riconoscendo una volta di più che questo posto sa davvero emozionare.

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Poi vediamo quello che mai avremmo voluto: il risveglio all’alba si meritava una giornata di atmosfere lucide e viste lontane, tanto per cominciare, e invece la nebbia ci viene a cercare!

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La vediamo arrivare, e subito un’umidità appiccicaticcia ci entra nelle ossa e ci richiama in sella. Lungo un sentiero che solca il crinale scivoliamo via fra  rododendri e ciuffi d’erba ribelli.

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Poi sono le gomme a doverci dimostrare di essere quelle giuste. E’ difficile non farsi sopraffare dalla roccia tagliente, dalle pendenze proibitive (per me e forse per altri), e dalle pietre rotolanti lungo la via. Così, solo chi ha coraggio e tecnica procede in sella. Gli altri devono arrendersi a qualche passo in ambiente selvaggio. Non proprio una scampagnata al lago, insomma!

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Sbuchiamo dalla nebbia più a valle, e un po’ di sole ci illumina al rifugio Menaggio, prima di scendere a rotta di collo lungo infinite combinazioni di trail nel bosco, finalmente su terreno più agevole, dove tutti appoggiamo le ruote di buon grado.

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Niccolò ci guida verso valle lungo i percorsi che ben conosce e ci consegna alle macchine sotto una pioggia ormai insistente. Preferivo la rugiada del risveglio, ma si prende quello che c’è!

 

Variante 2014 (con tratto vert-riding sino al rifugio Menaggio e  successivamente più fluida e abbordabile) http://itinerari.mtb-forum.it/tours/view/13292

Itinerario “classico” (enduro/all mountain) http://itinerari.mtb-forum.it/tours/view/101

Itinerario cross-country  http://itinerari.mtb-forum.it/tours/view/2334