27/10/2015
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27/10/2015

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Fatica, portage, esplorazione, avventura e ricerca di discese sempre nuove e tecniche sono il nostro credo, in una parola sola cicloalpinismo: la storia che vi raccontiamo oggi nasce da un’idea di alcuni anni fà, quando con l’amico Wild ci accorgemmo che esisteva una vera e propria zona d’ombra, un territorio totalmente trascurato dai biker, sulla linea di confine che separa la valle Gesso dalla valle Stura di Demonte. Per chi non conoscesse  la zona in questione la valle Gesso è in poche parole la più amata e apprezzata tra le valli delle alpi del nordovest, quella con le strade militari più incredibili, coi portage più truci, il regno della roccia e del tecnico. L’epicentro è il Monte Matto, una delle montagne più importanti e selvagge delle Alpi Marittime, dove ogni giro in bici non si può definire che “Roba da Matto”!

Proprio su queste pagine nel 2012 facemmo uscire la prima puntata della “serie”: http://www.mtb-mag.com/grand-tour-del-monte-matto/ , un giro epico che ci consenti per la prima volta di girare intorno al Monte Matto con la mountain  con un portage fuori sentiero davvero ai limiti, oggi invece e’ il giorno del Giro del Monte Matto 2.0 che effettua il tour del Matto sfruttando la via di arroccamento ex militare del colle di Valmiana. Le notizie che abbiamo della zona non sono delle migliori, ma forti della recente esperienza intorno al vicino Malinvern decidiamo di osare, la voglia di tecnico e di portage e’ a mille ed e’ quello che serve per divertirsi da queste parti.  

La partenza è fissata su Sant’Anna di Valdieri con i primi 7 chilometri e circa 400 m di dislivello sono su bitume e ci consentono di arrivare alle Terme eliminando subito la parte “brutta”della gita! Da qui si prosegue in direzione Piano del Valasco risalendo una delle militari più belle e famose dell’intero arco Alpino.

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Alcuni tratti risultano piuttoto impegnativi da fare in sella, ma per lo più si sale agevolmente in un ambiente stupendo.

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Facciamo una piccola digressione per raggiungere il Lago Inf. Di Valscura, troppo bello per non farci una sosta, e ritorniamo sui nostri passi per riprendere il sentiero che risale e si addentra nello splendido vallone sospeso della Valrossa, spingiamo un breve tratto su sentiero tutto a tornanti.

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In breve ci troviamo catapultati sul traverso/balcone costantemente a forte esposizione che non permette distrazioni ma che regala viste uniche sulle cime della Serra dell’Argentera, la regina delle Marittime, e su tutto il bacino del Valasco.

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Giunti al bivio che sale alla Paur continuiamo sul lunghissimo traverso alternando tratti a spinta e salite pedalabili a brevi discese sino a  svalicare il caratteristico colletto di Costa Miana (2620 m) anello di congiunzione tra Valrossa e Valle Miana. 

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Scendiamo nuovamente circa duecento metri di quota lungo il bel sentiero tecnico Valle Miana/Piano del Valasco sino ad imboccare finalmente la rampa che in circa seicento metri di dislivello, tutto portage, sale sulle tracce di un’antica militare in abbandono che si snoda tra immense pietraie e luoghi ameni. 

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La quota e la fatica iniziano a farsi sentire, ma la pendenza mai eccessiva ci permettono di svalicare in poco più di un’oretta nell’alto vallone della Meris.

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Siamo finalmente sul colle di Valmiana (2922 m), abbiamo 2400 metri nelle gambe (e nella schiena), e una sosta rigenerante è decisamente d’obbligo mentre godiamo del meritato premio che consiste in mezze Marittime spalmate davanti ai nostri occhi e ii contrafforti rocciosi del Monte Matto mai così vicini!

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La nostra auto è circa 2000 metri più in basso, è il momento di scendere, ma come sarà la discesa?

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Inutile negare che come troppo spesso ci accade, abbiamo mille dubbi sulla reale fattibilità in bici, ma è il bello di questo genere di gite diversamente ciclabili, a notizie quasi inesistenti e spesso contrastanti, si aggiungono i consigli (spesso non richiesti!) degli escursionisti che solitamente sentenziano baratri, abissi e sventure infinite a noi poveri sventurati sherpabiker; ma non ci demoralizziamo, anzi abbiamo la conferma che avremo pane per i nostri denti e che il bello deve ancora venire, vietato lasciarsi andare al relax del “adesso è tutta discesa!!!.  Ci aspetta un deserto di pietre grigie discretamente ripido di cui non si vede la fine, solcato da un labile traccia tutta tornanti.

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Cominciamo una lunga fase di galleggiamento che alterna una quantità di nose decisamente non numerabili a ostacoli rocciosi sempre abbordabili: le velocità ovviamente sono ridotte al lumicino e sembra di essere su una interminabile sezione trialistica.

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Man mano che si scende gli scenari cambiano, compaiono mille laghetti, pochi nevai rispetto al solito, ma la musica delle rocce sotto le ruote è sempre la stessa.

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Siamo in una sorta di “trance da tornante“! L’enorme bacino del Lago Soprano della Sella si avvicina sempre più e continuiamo incredibilmente a rimanere in sella, difficile da credere voltandosi indietro a guardare il pendio di discesa, aumentiamo soltanto la frequenza delle soste per far riposare le mani distrutte e per scattare qualche foto. Che spettacolo! 
 
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Arrivati in prossimità del lago spingiamo la bici soltanto per risalire una morena e poi nuovamente discesa tecnica fino a confluire nel sentiero, conosciuto, proveniente dal Colle della Valletta da cui vediamo in lontananza il Rif. Livio Bianco.
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La fase di scoperta è finita anche se la discesa sino al rifugio è ancora molto lunga ed impegnativa,  a Bobo sembra di essere a casa e il pensiero della birra che ci aspettaci rende ancora più euforici. Ad attenderci come sempre l’amico rifugista Livio Bertaina, le solite conviviali conversazioni montane con il massimo esperto del luogo, il “guru” dal quale carpire i segreti per i futuri esperimenti cicloalpinistici.
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Purtroppo l’eterna lotta col tempo che passa inesorabile ci costringe ad abbandonare troppo presto questo angolo di paradiso e a tuffarci nell’ultima parte di discesa decisamente meno tecnica rispetto a quella appena affrontata consentendoci di scendere veloci e molto piu rilassati.

In una mezz’oretta, a vena chiusa, siamo a Sant’Anna dall’auto dopo 2100 metri di discesa incredibilmente continua e tecnica come poche volte ci era capitato di affrontare … lo sguardo soddisfatto e anche un pò sfatto dei miei due validissimi compagni di avventura la dice lunga sulle emozioni provate quest’oggi; non rimane che archiviare tra i ricordi più belli anche questa ennesima esperienza, tormentone confermato: “Roba da Matto … Roba buona!”

Bobo – BAROLO71 – Donal1970

Info dettagliate su: www.cicloalpinismo.com
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