12/05/2015
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12/05/2015

Lo so, sono fortunato, vivo in un posto bellissimo. Non voglio fare invidia a nessuno, però Merano è veramente un posto eccezionale, anche per quanto riguarda la mountain bike. Si comincia a pedalare direttamente dal centro della città e si possono raggiungere le cime più alte, oltre i tremila metri. E quanti sentieri per scendere, di tutti i tipi. Solo quelli visibili dalla conca di Merano sono più di 50, e si arriva a 200 con quelli raggiungibili con piccoli spostamenti di non più di un’ora in bici. Tanto che nell’arco di un anno, io non ripeto mai più di una volta lo stesso sentiero. E in più sono nato e cresciuto all’ultimo piano di una casa con una vista meravigliosa su tutte le montagne dei dintorni, mi basta uscire sulla terrazza per scegliere l’itinerario da fare in giornata. Guardando verso nord, la conca di Merano è chiusa dalle splendide cime del gruppo del Tessa,

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ad est dall’altopiano di Avelengo,

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ad ovest da S. Vigilio mentre a sud la vista arriva fino alle Dolomiti. E in quest’ultima direzione c’è una montagna che mi ha sempre incuriosito più di altre, con una forma particolare a picco su Bolzano.
Avevo forse dieci anni quando ho chiesto per la prima volta a mio padre, grande frequentatore delle nostre cime, che nome avesse quella montagna così strana.

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Monte Macaion, mi disse, e quel nome mi rimase impresso per sempre. Ogni volta che uscivo in terrazza guardando verso mezzogiorno, perdevo qualche minuto a fissarla, cercando di immaginare come ci si potesse arrivare e quale vista meravigliosa si potesse godere da lassù. Per un motivo o per l’altro, non sono mai riuscito a salirci, poi per caso sfogliando un libro vedo un itinerario in mountain bike che passa proprio da li. E’ un percorso semplice, quasi tutto su strade forestali, ma siccome a me le cose facili non sono mai piaciute, comincio a studiare un itinerario un po’ più lungo dove si possano percorrere anche molti sentieri. Unisco degli itinerari che avevo già fatto nei dintorni e ne esce un percorso che mi ispira, il classico “per molti ma non per tutti”, con qualche salita molto ripida, un po’ di portage, qualche divertente sentiero e l’immancabile panorama, che spero finalmente di riuscire a scoprire, quello dalla cima del Macaion. Aspetto il giorno giusto, perché il tempo deve essere per forza bello e stabile per poter godere l’infinita vista dalla cima, e quando finalmente l’alta pressione è stabile, contatto l’amico Samuele che è già un po’ che mi dice che ha voglia di venire a fare un giro con me. Samuele è un siciliano che già da più di 10 anni vive a Merano, fa il militare, e neanche a dirlo, si è innamorato cosi tanto di questa città che ormai ha anche preso la residenza in provincia. Gli dico che andremo a fare un giro piuttosto impegnativo e lui è d’accordo. So che in questo momento è piuttosto allenato e può farcela. Alle 7 passo a prenderlo in auto, ci portiamo un po’ in quota perche in ogni caso oggi il giro supererà i 2000 metri di dislivello e alle 7.30 partiamo dal parcheggio del ristorante Bad Gfrill sulla strada delle Palade a quota 1150 m. Non c’è neanche il tempo di riscaldarsi, la strada forestale parte subito ripida, poi ripidissima e con il fiatone, ma in breve tempo, arriviamo al passo Palade a quota 1518. Al passo prendiamo il sentiero 50, prima a spinta e poi con tanti su e giù nel fitto di un bel bosco e con tante radici che ci impegnano non poco, poi deviamo sul 56 verso il lago di Tret.

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Questa mulattiera è più pedalabile e con vari saliscendi fra prati e boschi arriviamo alla malga di Tret e subito dopo al bel lago,

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dove ci possiamo rilassare un attimo mangiando qualcosa.

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Fatto il giro del lago, ripartiamo sul sentiero 512 verso il Macaion, passando per verdissimi prati e boschi di abeti.

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Il sentiero è stato rimesso a posto di recente ed è completamente pedalabile, ormai abbiamo finito le nostre riserve di acqua, ma verso la fine di una breve discesa ci possiamo rifornire ad una cascatella.

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Siamo tornati sotto quota 1600, adesso ci mancano gli ultimi 300 metri di dislivello su strada forestale per arrivare in cima al Macaion. Saliamo con calma e io ancora non riesco ad immaginarmi quale sarà il panorama a cui penso ormai da tanti anni. Siamo quasi in cima, il bosco si fa più rado, ultimi due tornanti ripidi e con sassi smossi e finalmente eccoci sulla cima del monte Macaion!

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Ed ecco la vista meravigliosa su gran parte dell’Alto Adige. A nord tutta la valle dell’Adige fino a Merano e le sue cime oltre i tremila metri,

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a est Bolzano e tutte le Dolomiti, a sud il monte Roen e le cime trentine. Mi siedo e con calma mi godo lo spettacolo, ho aspettato 45 anni questo momento e adesso voglio immagazzinare tutto nella mia memoria.

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Sotto di me un salto quasi verticale di 700 metri, ma per fortuna non soffro di vertigini. Mangiamo un panino e ci riposiamo un po’ al sole, sempre con gli occhi rivolti verso l’infinito. Purtroppo dobbiamo ripartire perché siamo solo a metà itinerario e il sentiero per tornare è ancora molto lungo. Un ultimo sguardo verso Merano, adesso ogni volta che uscirò in terrazza e guarderò verso sud, mi tornerà in mente questa meravigliosa vista.

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Ci avviamo sul sentiero 500, un lunghissimo e divertente single track che arriva fino al confine sud dell’Alto Adige, passando per il monte Penegal, il passo della Mendola e il monte Roen. Ma noi dobbiamo deviare prima e prendiamo il 545 che prima in leggera salita e poi ripidissimo in discesa e con qualche tratto tecnico, ci fa scendere sui 1100 metri, dove incrociamo l’alta via di Appiano che dovremo seguire verso nord. L’alta via alterna tratti di forestale a tratti di sentiero, non è particolarmente difficile ma continua a scendere e a salire, ormai stiamo pedalando da tante ore e la stanchezza comincia a farsi sentire.

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Inoltre entrambi abbiamo finito l’acqua, dietro ogni curva spero di incontrare una fontanella o una sorgente, ma purtroppo niente. Questo versante del Macaion è molto secco e poco frequentato dagli escursionisti. I paesi sono tutti più in basso e non c’è possibilità di rifornirsi, caso quasi unico in Alto Adige, dove un po’ di acqua si trova abbastanza spesso. Ci fermiamo un po’ per riposare un’ultima volta, proprio sotto alla cima del monte. Poco tempo fa eravamo proprio li in cima, 700 metri più in alto!

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Proseguiamo sempre in saliscendi, finalmente troviamo un maso con una fontana, sono ormai due ore che non beviamo e ci attacchiamo avidamente al rubinetto. Finalmente rinfrescati, ripartiamo per gli ultimi 150 metri di dislivello in salita fino al parcheggio e al ristorante, dove arriviamo alle 16 e naturalmente ci concediamo una birra fresca e un delizioso strudel per festeggiare questa bella avventura.

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L’itinerario con traccia GPS si trova qui.

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newtonheron97
newtonheron97

Bentornato con i tuoi classici, li leggo sempre con estremo interesse. Sei un testimonial eccezionale della tua zona.
Pure io sto ai piedi delle montagne, piemontesi però, e sebbene goda di panorami e itinerari altrettanto belli, come tutela e custodia del territorio non riesco a non invidiarti…
E pure io sono schiavo della scoperta, ripudio il solito giro, per apprezzare un’uscita devo aggiungere un pezzo di conoscenza della mia terra

crab
crab

Tanta invidia!! Veramente un bel giro e un bel reportage. Complimenti.

biker 69
biker 69

Bravo come sempre, bel giro, e’ percaso vicino all’altopiano del Renon?

Maurizio Deflorian
Maurizio Deflorian

Il renon è in vista, ma dall’altra parte rispetto a Bolzano

belgarion
belgarion

Tanta, ma tanta invidia, anche per il panorama che vedi dalla tua terrazza, se pensi che io se guardo verso nord vedo il traffico della via emilia

EmilG
EmilG

Cavoli, 30 anni di preamboli sono un po tantini. Hai ragione, é un posto favoloso a patto che il meteo sia favorevole. Ci sono andato diverse volte, sempre spettacolare. Non mi ricordo la prima volta in bici ma era sicuramente uno dei primi giri nel lontano 88 o 89, perbacco, una volta ti ho battuto 😉

Emil

Egrom1985
Egrom1985

Macaion Val di Non

The leg
The leg

Come sempre, un’avventura ben raccontata e con eloquenti foto a corredo.
Che voglia di Strudel mi hai fatto venire.

iaio
iaio

Sempre utili articoli. Se sono (nuovamente) in zona so dove documentarmi.
Una domanda a latere: in questi articoli su itinerari trovo spesso il riferimento al “portage”. Sarebbe? Intuisco si tratti di spingere la bici su pezzi di sentiero impedalabile. In altri termini, spintage..

newtonheron97
newtonheron97

Sarebbe quando il sentiero è talmente rognoso che la cosa meno faticosa è prendersi la bici in spalla e portarla. Da qui portage.

Buongiorno
Buongiorno

NO.
Il portage è caricare la bici sulle spalle e appoggiandola allo zaino, mano sx tiene la forcella e la dx una pedivella e tu ti inerpichi per il sentiero.
Dopo un po’ di pratica trovi il giusto bilanciamento e appoggi la bici sullo zaino e cammini con le braccia libere, il grande Jag insegna.

Grüsse von Bündner

GB
GB

Era un po’ che non ti si leggeva: sempre coinvolgenti i tuoi report. Bravo !

Manuel1973
Manuel1973

“non voglio fare invidia a nessuno”, tranquillo io sono chiuso in aula studio afosa con la fotta della bike

pemby
pemby

Non riesco a vedere le foto

Norbi
Norbi

neanch’ io 🙁

Deroma
Deroma

…. non voglio fare invidia a nessuno….. dal balcone di casa scelgo direttamente il sentiero, inizio a pedalare dal centro citta e non ripeto lo stesso percorso più di una volta l’anno…..
no, non è invidia come no???? aaaaaaaaaarrrrrgghh
mitico nonno grazie per il report
aspetto le foto che anche io non riesco a vedere (x fortuna? eheheh)

Marco Toniolo

ora si vedono

Deroma
Deroma

sfortunatamente si heheheheheheh

gotto
gotto

Grande nonno, spero un giorno di trovare il sistema per venirti a trovare magari per una settimana e farci qualche giro insieme. Ciao

Pietro.68
Pietro.68

Maurizio, 45+10=55… ma sei vecchissimo… e ancora ingiro con sta salsa…ma cambia condimento 😀 😀 😀
Ciao grande!!!!

Maurizio Deflorian
Maurizio Deflorian

“spintage” è quando spingi la bici. Quando il sentiero diventa troppo ripido e sconnesso per spingere la bici, meglio portarla in spalla “portage”

Manny
Manny

Se non si parte nemmeno resta in “garage”…

Grazie del report Maurizio!

Maurizio Deflorian
Maurizio Deflorian

56 purtroppo!

Francesco Agapito Mariani

Bellissimo giro !!!!

Buongiorno
Buongiorno

Wie geht’s?
Da quanto vedo e leggo sehr sehr gut!!!!!
Dal lato esco di casa e inizio a pedalare e sono subito in mezzo ai boschi non ci possiamo lamentaere; tu a Merano io nel Bündner, unica “piccola” differenza il tempo a disposizione durante il giorno tu sei in bici io im Baustelle. Flüelapas ist geoffen jeztz , bis bald.

SandroRiz
SandroRiz

Bel giro Maurizio… non era quello dove avevi bestemmiato per tutti gli alberi caduti per la neve? Comunque ti invidio anch’io per la vista dalla tua finestra…
Dalla mia vedo solo questo misterioso monte… 🙂
http://adobe.ly/1QNtcnd

Maurizio Deflorian
Maurizio Deflorian

no il giro degli alberi caduti era sempre con Samuele, ma alla forcella di Covelano!

 

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