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Il Passo dei Ghiacciai del Gelas

Il Passo dei Ghiacciai del Gelas

13/01/2017
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13/01/2017

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Forse non tutti sanno che a meno di 40 km dalla costa Ligure esistono montagne che si elevano oltre i 3000 metri alle spalle delle quali resistono, all’incombere del riscaldamento globale, le lingue di ghiaccio più a sud d’Europa . Da diversi anni sognavamo di raggiungere in bici questi incredibili luoghi per far tastare alle ruote grasse i sentieri che lambiscono questi leggendari ghiacciai e chiudere così uno dei giri più belli, classici e famosi del panorama escursionistico in Alpi Marittime.

Il Giro dei Ghiacciai del Gelas, normalmente, viene effettuato a piedi impiegando tre giorni, facendo tappa ai Rifugi Pagarì e Soria; la nostra sfida è quella di tentarlo in giornata con le bici al seguito, un impegno fisico e tecnico notevole, tenendo conto delle tante variabili che un progetto del genere può riservare, prima tra tutte è che mai nessuno ha portato due ruote attraverso queste zone, ricoperte di pietre e ghiaccio, e dove la probabilità di dover affrontare più tratti “alpinistici” che non prettamente “ciclo” è assai alta …

San Giacomo di Entracque (1210 m), ben prima che spunti il sole con un aria bella fresca, ci apprestiamo a scaricare le bike dalla macchina … l’ingombro dei mezzi stipati sulla nostra piccola utilitaria risulta decisamente maggiore rispetto al solito, infatti al posto delle consuete bici da all mountain/enduro quest’oggi abbiamo a disposizione due Canyon Dude, Fat bikes gentilmente fornite da Canyon Italia, che metteremo alla prova con un test che più duro davvero non poteva venirci in mente!

In realtà l’intento è quello di sfruttare le doti di galleggiamento di queste belve, dai ruotoni generosissimi, sulle immense pietraie che presumibilmente ci troveremo ad affrontare durante l’interminabile discesa.

Per gli amanti di dati tecnici le due bici montano rispettivamente pneumatici 4”0 la Front suspendended mentre sulla rigida i gommoni sono addirittura da 4”8!.

La mole dei nostri zaini è direttamente proporzionale a quella delle ruote: pompa con manometro a pedale nel caso di forature, telecamera, treppiede regolabile, reflex, videocamera compatta (per vedere di riuscire a tirare fuori qualche immagine degna di raccontare questa esplorazione), attrezzi vari, ricambi, protezioni, cibo, corda, ramponcini, acqua ecc … ecc … in definitiva, siamo carichi come muli!

Iniziamo la salita sulla carrareccia sterrata che conduce al Pra del Rasur, il tratto più rilassante dell’intera giornata, e probabilmente anche l’unico totalmente pedalabile in salita, poi ci aspetta un grande “camallo” che stimiamo in 4/5 orette che dovrebbe consentirci di svalicare il Passo dei Ghiacciai del Gelas per vedere se dall’altra parte del vallone si riesce a stare in sella … la giornata è serena e giungiamo al Pra del Rasur in meno di mezz’oretta dedicando un po’ di tempo a qualche ripresa.

Abbiamo due possibilità di salita entrambe già percorse nel 2014 nel giro del Rifugio Pagarì: la prima consiste nel ripercorrere l’itinerario della scorsa volta ovvero salire diretti al lago Bianco del Gelas tagliando fuori il Rifugio Pagarì, è la salita più dura ma è anche assai più breve … la seconda invece è quella di ripercorrere il giro classico lungo l’epica traccia che passa per il Rifugio Pagarì, una delle più belle discese mai fatte in Marittime, ma che nessuno di noi due ha mai affrontato nel verso di salita; per di più ci è giunta voce di recenti lavori di ripristino del sentiero che aumentano la nostra curiosità e quindi optiamo per questa seconda ipotesi.

La squadra 117 degli operai forestali della valle Gesso che si è occupata della manutenzione del sentiero ha compiuto l’ennesimo capolavoro e per lunghi tratti riusciamo incredibilmente a pedalare le nostre fat e viene difficile pensare che nel 2014 avevamo faticato a stare in sella in discesa! Che spettacolo!

In meno di 2 ore e mezza di un intenso mix di portage e tratti pedalati siamo in vista del Rifugio Pagarì dove ricaricare le batterie con la consueta birra servita dal rifugista preoccupato che nei prossimi anni orde di biker diano l’assalto al rifugio rendendo impraticabile il sentiero. Noi francamente facciamo fatica ad immaginare masse di cicloalpinisti che abbiano la nostra stessa voglia di imbarcarsi in imprese del genere, siamo a oltre 2600 metri di quota e qui per guadagnarsi la discesa si spinge e si “camalla” alla grandissima! Se mai un giorno il “morbo” del portage avesse il sopravvento sugli appassionati di mtb, noi non ci stancheremo mai di raccomandare il massimo rispetto del sentiero che si attua soltanto con tecniche di guida consone al mantenimento dello stesso!

Ora ci aspetta un lungo traverso a tratti esposto e panoramicissimo che ci scodella nelle immense pietraie che precedono i suggestivi laghi Bianco e Blu del Gelas. Soltanto nella prima parte riusciamo a galleggiare e rimanere in sella,  poi un rude portage ci accompagna fino al Bivacco Moncalieri (2710 m) dove arriviamo decisamente provati. Una breve sosta e non ci resta che affrontare la parte più impegnativa ed incognita della nostra traversata: meno di cento metri di dislivello ci separano dal passo dei Ghiacciai, un posto decisamente impervio con un tratto di cresta dove è necessario l’uso delle mani e dove il nostro ingombrante carico ci darà del filo da torcere. A quanto ci risulta siamo i primi ad affrontarlo con le bici e questo rende la cosa ancora più adrenalinica.

Vogliamo documentare per bene tutte le fasi, io mi occupo della parte fotografica, Filippo di quella video e in men che non si dica ci ritroviamo in coppa a 2750 m di quota! Sensazioni aeree e vista unica al cospetto del Gelas, con li davanti a noi l’Argentera che domina tutte le Marittime.

Degli antichi ghiacciai perenni del Gelas non rimangono che alcune lingue grigie e qualche piccolo fazzoletto bianco incastonato tra un mare di pietre e rocce. Iniziamo la discesa prestando la massima attenzione, visto che il sentiero non c’è e solo qualche raro ometto indica la via da seguire. Una breve cengia ci costringe al passamano con le ingombranti bike con qualche equilibrismo.

Poco sotto i 2700 m di quota il pezzo rognoso è superato e nonostante il sentiero sia ancora tutt’altro che evidente ci ritroviamo finalmente in sella nel tentativo di galleggiare tra le pietre. Man mano che scendiamo la traccia diventa sempre più evidente fino a trasformarsi in uno splendido serpentone che si snoda sotto di noi. Siamo in cima alla Gorgia della Maura e non ci sembra vero osservare lo splendido sentiero che evidentissimo punta verso valle disegnando “mille” tornanti.

Del resto già la carta topografica parlava chiaro ma tastando con le ruote possiamo solo confermare che ci troviamo di fronte ad una delle più lunghe serie di tornanti ciclabili delle intere Alpi Marittime. La difficoltà tecnica del percorso non risulta mai eccessiva ma la continuità ed il terreno roccioso mettono a dura prova il nostro fisico nonostante le proprietà di galleggiamento delle FAT che, seppur senza (o con pochi) ammortizzatori compiono egregiamente il loro dovere permettendoci di superare ogni tipo di ostacolo. In vista della piana del Rifugio Soria (1840 m) riusciamo a rifiatare e ci concediamo una seconda bevuta.

Da segnalare che nonostante la buona giornata, dal Pagarì al Soria non abbiamo incontrato anima viva, ovviamente stambecchi e camosci esclusi!

Dal Soria non ci resta che scendere lungo la scassatissima carrozzabile che ci catapulta a San Giacomo: a Filippo che si è sceso con la FAT rigida tutto il tragitto che dal passo dei Ghiacciai arriva al Soria fumano letteralmente le braccia (ma sopprattutto i freni che con rotori da 160 risultano essere sottodimensionati per questo tipo di escursioni) e da buon amico non posso esimermi dal concedergli l’uso della front fino a San Giacomo (come abbia fatto a scendere resistendo ai mille colpi e a tutte quelle rocce me lo chiedo ancora adesso!)

Che dire di più se non che questo giro entra a pieno diritto nelle più belle avventure cicloalpinistiche della nostra carriera: siamo riusciti a placare la nostra sete di avventura e di esplorazione, attraversando il cuore della nostra valle preferita! Inutile negare che un giro del genere è distruttivo per il fisico e siamo arrivati a casa discretamente disfatti, ma il fatto di essere riusciti a completare il giro in giornata ed essere probabilmente stati i primi ad aver solcato queste zone in sella ad una bici ci riempie di orgoglio: per non parlare poi della discesa e della cavalcata di cresta che non dimenticheremo tanto facilmente!

NOTE: da verificare preventivamente la condizione stagionale dei ghiacciai poiché fino ad estate inoltrata potrebbe essere necessario l’utilizzo dei ramponi per oltrepassare il Passo dei Ghiacciai.

Per scaricare la traccia GPS (in formato GPX) e vedere la mappa del percorso cliccare qui.

Dati del giro

San Giacomo d’Entracque – Pra del Rasur – Rifugio Pagarì – Lago Bianco del Gelas – Lago Blu – Rifugio Moncaglieri – Passo dei Ghiacciai del Gelas – Pera di Fener –  Gorgia della Maura – San Giacomo d’Entracque
Presenze: Bobo, Wild

Quota di partenza: 1210 m (San Giacomo d’Entracque)
Quota Max: 2750 m (Passo dei Ghiacciai del Gelas)
Disl: 2000 m
Ciclabilità salita: 35 %
Ciclabilità discesa : 95 %
Difficoltà: OC+/OC+
M4-T4(T5)-E4
Sviluppo: Km 30
Credits: www.cicloalpinismo.com | www.cinghialtracks.it

 

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Giovanni Brichetti

Complimenti…
specie per la spallata, immagino infinita … 35% ciclabile …
Bello il video in spirito alpinistico …

Zucchi
Zucchi

Un po’ mi ricorda il Passo di Campo tra Valle Saviore nel Bresciano e Valle Daone nel Trentino che aveva proposto il sig. Andreas Heckmaier per il giro attraverso le Alpi da Oberstdorf/Germania a Riva del Garda. Su quel passo si saliva spingendo da 1200 metri a 2400 metri, poi si andava a piedi 5 km a fondo valle per poi scendere a ca. 1800 metri, sempre a piedi perchè era troppo sconnessa la strada e piena di pietrozze…
Mi sono chiesto cosa ci facevo col MTB e se il padre del sig. Heckmair cher era il primo uomo al mondo ad essere riuscito a salire la parete Nord dell’Eiger in Svizzera, si era portato anche la bici su quell’avventura…

Zucchi
Zucchi

Comunque le foto e il panorama sono uno spettacolo, come lo era anche il passo di Campo. Senza ironia…

Riki174
Riki174

…e dannazione ne ho visti di cicloturisti tedeschi (neanche tutti in MTB!…anche con le loro bici da bikepacking con gomme ciclocross!) prendere il sentiero destinazione Passo di Campo…
Mi sono sempre chiesto che ciclabilità avesse, e grazie alla tua soffiata…lo farò direttamente a piedi 🙂

Gommologo

… è indubbio in gite di questo tipo devi essere predisposto mentalmente che a mio avviso viene prima del predisposto fisicamente o tecnicamente … personalmente baso da sempre la mia attività in mountain su gite di questo tipo dove la norma prevede di “camallare” praticamente quasi tutta la salita, ovviamente l’obbiettivo è di stare in sella almeno in discesa altrimenti non è più cicloalpinismo ma ciclomasochismo … questo per dire che se un giorno mi capiterà di chiedermi cosa ci faccio in MTB durante una delle nostre esplorazioni vorrà dire che è il momento di cambiare hobby … fortunatamente ad ora non vedo l’ora che arrivi il periodo buono per le scorribande in alta quota! 😉

scinto59

mamma mia quanto mi brucia non essere potuto venire!!

Gommologo

Scalda le vertebre che il prox anno ti ci portiamo … e vedrai che variante ti ho cucito per sfuggire alla noia del già fatto! Ah Ah Ah! 😛

Claudiop77
Claudiop77

Spettacolo di paesaggi unico neo la ciclabilità in salita, ma non si può avere tutto.

surftrader
surftrader

Complimenti per il giro……e il video è davvero fatto bene!

wild
wild

Grazie,
il video è realizzato in fase esplorativa quindi rubando qua e la tempo alla salita in portage e alle discesa, posizionamento della telecamera, torna indietro, fai il passaggio, ritorna a recuperare il materiale … il giro da 2000m facendo il video diventa 2500 😉 buahahha ma ne vale la pena!

fredricamx
fredricamx

BELLISSIMO……

andreasia610
andreasia610

Bobo, fallo qualche nose-press ogni tanto!!!
😉

bell’impresa!

Marco Toniolo

con la fat se fai un nose press stalloni

wild
wild

in realtà se guardi alla fine del video c’è una serie di innumerevoli tornanti tutti affrontati in nosepress senza stallonare (pressione 0.4-0.5 bar) con camere d’aria. Puoi fare nos su pendenze e fondi scivolosi che con ruote normali non potresti affrontare.

louvenianangle
louvenianangle

unico appunto se posso permettermi wild \bobo, le gomme mi sono sembrate in discesa sul video un po’ troppo gonfie, andrebbero portate a 0.6 con camera aria.
per il resto top!

wild
wild

li problema è che le gomme con grande volume risentono in modo significativo della pressione atmosferica che in 2000m di dislivello varia di circa 0,25 atm.
Comunque erano a 0,4 all’arrivo

Jacopo.p.
Jacopo.p.

vallo a a dire ad Hapletto, in un giro di 26 chilometri 5 sono di nosepress.. ghghghg

Gommologo

Bhuahahahahah!!! 😉

jomark
jomark

Veramente un bel reportage!!!Bel video e belle foto!
E’ proprio la carica che ci vuole di Venerdì in previsione del sabato in MTB!
Complimenti!!!

Robertje
Robertje

Wow, beati voi, da invidia.

louvenianangle
louvenianangle

MITICO! bellissimo reportage wild. complimenti. per tutto pure per la tua fat canyon dude.
🙂
strano che il diretur ti abbia messo in servizio report con una fat! bhuaaahahaha
ora mi banna …

louvenianangle
louvenianangle

si ok non e’ tua ma prestata dalla casa madre. spero che ti sia piaciuta comunque.
ciao.

wild
wild

La Canyon Dude si è rivelata in effetti un’ottima bici da cicloalpinismo.
Unico neo, per la mia senza forcella, nelle discese scassate veloci che ti cuociono le braccia; sottodimensionato anche l’impianto frenante con sram guide e dischi da 160mm che si scaldavano molto velocemente

louvenianangle
louvenianangle

si wild in effetti chi abituato al veloce senza forka sullo sconnesso ti bruci gambe e braccia. senz’altro l’impianto disco andrebbe sovradimensionato almeno l’anteriore. il posteriore cosi voluto per spostare perno di 2 cm avanti per gomme da maggiore misura e viceversa. il disco oltre i 160 fatica a starci.
ancora a te e bobo i complimenti assoluti.

wild
wild

il problema è sul veloce/sconnesso, sul lento/tecnico/sconnesso la fat rigida è perfetta!

louvenianangle
louvenianangle

vedi commento sopra…andrebbero sgonfiate le gomme in discesa almeno a 0,6.

tiziano73
tiziano73

uno dei video più belli che ho avuto modo di vedere contornato da una musica emozionante. un applauso a voi.

numerotre
numerotre

Giro a dir poco epico e articolo come sempre molto interessante, oltre ad essere scritto anche molto bene.
C’e’ una sola cosa che non capisco: perché avete usato delle fat? Lo avete fatto per scopi commerciali/pubblicitari?
Insomma, credo si possa dire tutto tranne che sia il mezzo adatto a questo tipo di giri… che poi, non tanto per quanto la bici può permetterti di fare in discesa piuttosto per quanto e’ pesante portarla in salita, sia in sella e, in particolare, sulla schiena!

Gommologo

Grazie per i complimenti … e questo vale per tutti i quelli che hanno dedicato del tempo a leggere e guardare il nostro racconto! … per quanto chiedi riguardo al “perché abbiamo usato delle FAT in un progetto simile” ti dico che personalmente non avevo mai avuto modo di provare una FAT ed ero anche abbastanza scettico riguardo l’utilità di un tipo di bici del genere … il mio socio sicuramente più entusiasta inizialmente e primo promotore del progetto sviluppato nel 2016 sulle FAT mi ha spinto a chiedere a Canyon Italia due bike per testarle sul nostro terreno di gioco più congeniale, l’alta montagna! Dopo averle usate per tre mesi su diverse tipologie di terreno ci siamo convinti che non solo sabbia e neve, ma anche le immense pietraie che eravamo certi di trovare nella parte alta di questa avventura potessero essere “il pane” per le ruotone! …e in effetti è stato proprio così, le FAT si sono comportate egregiamente sui fondi più scassati, e in salita hanno una trazione pazesca … dal mio punto di vista nei tratti impegnativi di galleggiamento vedi morene e discese spesso molto “free” (fuori sentiero), questi bestioni peraltro incredibilmente leggeri (13 kg la front 12 kg la rigida), hanno a mio avviso surclassato le normali bici da enduro che da anni mi accompagnano nella mia attività in quota! Intendiamoci, non sono quello che ti dice che con la FAT fai tutto meglio, anzi (… vedi il finale della gita dove cotti come pere… Read more »

wild
wild

Quoto quanto detto da @robobo.
L’optimum sarebbe una fat biamortizzata tipo quella di @nonnocarb, e sarebbero interessanti da provare anche 27.5+ con ammortizzatori a lunga escursione, ma a quel punto per avere una bici leggere devi spendere un capitale, con le nostre il rapporto qualità-peso prezzo è veramente competitivo..

marcoita89
marcoita89

grandissimi! quando devo fare un giro fuoriporta oramai mi affido a un solo sito cicloaplinismo e sono sicuro che sarà un avventura fantastica! non vedo l’ora di riuscire a replicare qualche altro vostro giro in estate

Doctorharp80
Doctorharp80

come deturpare una bella montagna

Mauro Franzi
Mauro Franzi

@giustino Come deturpare un articolo con un commento insensato. Come sarebbe stata deturpata, tanto per capire?

wild
wild

in che senso, scusa?
Cosa avremmo deturpato del Gelas?
Lo abbiamo sognato, lo abbiamo studiato, lo abbiamo affrontato con rispetto (e i video lo dimostrano, scendiamo senza muovere una pietra…), quindi?
Potresti spiegarti meglio? sarei curioso di una motivazione…

Gommologo

… dai, comprensibile … se avessi avuto una bella figa invece del caro Wild come unico soggetto da fotografare l’amico giustino non si sarebbe mai sognato di darci dei deturpatori di montagne … bhuahahahahah!

ymarti
ymarti

Credo o spero sia ironico il commento del Giustino per l’invidia!
Non vedo altra spiegazione!

fvronca
fvronca

ma chi è sto giustino!! sarà mica zunino? 🙂

Maurizio Deflorian
Maurizio Deflorian

Giro top come al vostro solito amici miei! Confermo anche le vostre impressioni sul’uso delle fat in alta montagna e specialmente sulle pietraie, impareggiabile! Speriamo questa estate in un bel giro insieme, magari tutti con le Salsa bucksaw, e le vostre braccia ringrazieranno!

Gommologo

… grazie NonnoCarb, bisogna che ri-organizziamo assolutamente un giro, questa volta in quota! … prendiamolo come impegno per il 2017 … cià!

wild
wild

Dai che quest’estate organizziamo! … e ci buttiamo dentro anche Harald…

Mi spaventa già l’idea di cosa possa succedere tutti assieme!!! buhahahaha

sunsetdream
sunsetdream

Complimenti. Un giro già durissimo a piedi e che non avrei mai immaginato in bici. Grandi!

Mòlle

Mi inchino, bravi!

AdelasiaDreaming
AdelasiaDreaming

Abbelliiii!!!!
Siete i numeri uno, vi voglio bene, lo sapete :))

Gommologo

… un grosso abbraccio dall’altra parte del mondo, ciao Miki!

wild
wild

Ciao Mik!!!!! ti aspettiamo sulle alpi….o noi sulle Ande a fare CicloAndinismo!

kika
kika

…. e io che avevo messo in calendario perquest’anno la gita al Pagarì come grande impresa…
siete sempre più avanti!!!!
mannaggia a voi!!!
ma vi prenderò prima o (credo) poi… 😛

grande impresa e grandi immagini…
e poi sono le montagne di casa!
Grazie per i nuovi spunti e stimoli!
come diceva quella giacca a vento… “never stop exploring”…

Buone nuove esplorazioni per il 2017!

Gommologo

@kika: prima o poi un giro insieme lo facciamo … buon portage anche a te!

Tigre27
Tigre27

grande stima per la tenacia..il fosico e il coraggio nell affrontare il giro…

ecox
ecox

amo quelle valli, ma a livello ciclistico una cosa del genere la trovo senza senso.
Se devo andare a piedi la bici sta a casa.

Gommologo

… non voglio assulutamente farti cambiare opinione anche perché il tuo “senza senso” non lascia presagire troppe possibilità di dialogo, ma con le stesse gambe e 11 anni di meno io a fare l’identico giro ho impiegato 3 giorni (… come la stragrande maggioranza degli escursionisti…) in bici uno … i posti erano belli alla stessa maniera ho passato in entrambi i casi piacevolissime giornate ma ho decisamente goduto di più in bici …

AdelasiaDreaming
AdelasiaDreaming

Bobo quando arrivo a giugno la gita cicloalp ce la facciamo!!!

Maurizio Deflorian
Maurizio Deflorian

esatto, anche se in salita ci si mette più o meno lo stesso tempo, in discesa se ne risparmia tanto e …si gode!

wild
wild

hai goduto xchè eri in mia compagnia 😉 ahhhhh

wild
wild

@ecox, dipende dai punti di vista,
per fare quel giro a piedi ci metti 2-3 giorni 😉
…e poi in discesa quasi tutta in sella (almeno per noi) è li ci si diverte alla grande!

fvronca
fvronca

le vostre imprese sono fantastiche le foto e il video bellissimi!! sono veramente orgoglioso che un cinghial partecipi a queste avventure……..bravi continuate così

wild
wild

@ThePResidentExpress, ci manchi in sti giri “very cinghial!”

zagnus74
zagnus74

Spettacolo.

Bike.man
Bike.man

Bravi davvero, mi piace molto il vostro modo di intendere la MTB. Ovviamente non tutti possono capire il senso di questi giri ma il più delle volte è perchè non si ha la “montagna dentro” o magari non si ha il livello tecnico per scendere da certi posti…Rescpect !!!

wild
wild

Hai capito il concetto: sentire la “montagna dentro”, ma non solo la montagna, l’ambiente naturale in generale.
Per l livello tecnico, bhè, basta applicarsi e perseverare…le prime volte che qualche anno fa provavo a fare i nose su asfalto pensavo che non ce l’avrei mai fata, ora, invece….

giorgiocat
giorgiocat

Complimenti ragazzi, veramente giro epico! E gran report, le foto sono pazzesche!

Luke_87
Luke_87

Complimenti vivissimi, veramente bello ed emozionante!

Una domanda sull’attrezzatura: quello arancione al polso è uno smartwatch o un orologio ABC? Cosa utilizzate?

wild
wild

Ho sempre utilizzato un garmin etrex 30 ma ora, utilizzo oruxmaps con caricate le openandropams su smartphone android, tenuto nello zaino e utilizzato all’occorrenza.
Consiglio di disattivare tutte le connessioni compresa quella dati per allungare la vita della batteria.

Luke_87
Luke_87

Grazie, ma io chiedevo info sull’orologione arancione 🙂
PS: io uso app ViewRanger con caricate offline mappe OpenCycleMaps e OpenStreetMaps su iOS, è il vostro equivalente in pratica.

wild
wild

Io non avevo ne orologi ne braccialetto xche non ne uso…forse ti puà rispondere @robobo, ma nemmeno lui ha smartwatch o ABC che io sappia…

Gommologo

… @Dave7 ti avevo risposto ieri ma il mio commento non risulta visibile e facendo il login penso solo a me compare la dicitura : “in attesa di moderazione” … in ogni caso provo a ricopiare quanto scritto 😉

… al polso ho un vecchio Suunto Vector con altimetro barometrico e bussola che, se tarato a dovere all’inizio di ogni giro, il suo lavoro lo svolge sempre onestamente ed insieme alla classica cartina cartacea costituisce l’attrezzatura base per esplorazioni di questo tipo …

Luke_87
Luke_87

Grazie, gentilissimo.
Anche io sono organizzato come te/voi, anche se i miei giretti non sono minimamente paragonabili alle vostre grandi imprese.
Ero soprattutto curioso di sapere se aveste utilizzato uno smartwatch per verificare la traccia senza dover “tirar fuori” tutte le volte lo smartphone. A volte penso sarebbe una bella comodità durante nuovi itinerari.
Grazie e ancora complimenti!

AdelasiaDreaming
AdelasiaDreaming

Wild che tipo di attrezzatura fotografica avete usato!?

wild
wild

Fotocamera Canon G7X
Videocamera Sony HDR-PJ650ve
Treppiedi

 

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