21/06/2015
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21/06/2015

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Centodieci anni in due, tanta voglia di pedalare ed esplorare, ad entrambi piace la salita e piace scendere su sentieri impegnativi. Il punto è che pur facendo cose simili, usano bici diametralmente opposte!
Uno è Scratera, usa una bici in carbonio completamente rigida e leggerissima, 8.2 kg e gomme da 2.1”.
L’altro è nonnocarb, usa una fat full da 13.5 kg e gomme da 4”.
Eppure siamo saliti insieme più volte sulla Scanuppia, la salita più difficile d’Europa e abbiamo fatto Pasubio, Carega e Zugna, 112 km e 5000 d+ in un giorno solo http://www.mtb-forum.it/community/forum/showthread.php?t=208628 e siamo scesi da impegnativi sentieri, senza che uno dovesse aspettare l’altro.
E la sella? meglio non parlarne, uno la tiene altissima senza mai abbassarla, nemmeno nei tratti più tecnici, l’altro la abbassa su tutte le discese.
Uno usa abbigliamento tecnico attillato e non usa protezioni, l’altro pantaloni casual e protezioni.
Certo, sulle salite ripide io soffro di più, cosi come scratera soffre di più sulle discese tecniche su pietraie, ma alla fine si va e si arriva sempre insieme.
Unica cosa in comune ai due prodi pedalatori? lo stesso gps!
Io sono di Merano, Scratera di Rovereto. Compatibilmente con gli impegni di famiglia e lavoro, ci si incontra un paio di volta all’anno, o per i miei raduni, o per affrontare qualche impresa un po’ fuori dal normale. Quest’anno siamo ormai a maggio ma ancora non siamo ancora riusciti a vederci.
Entro però nel forum di mtb-mag ed ecco un messaggio di Scratera. Guarda un po’ qui, mi scrive sibillino. Clicco sul link e mi si apre la proposta di fare la traversata dal Bondone allo Stivo passando per il Cornetto, un “giretto” da 70 km e 3000 metri di dislivello, da fare dopo due giorni, un giovedì. Naturalmente l’amico Scratera non ha ancora trovato nessuno che lo accompagni. Per forza, durante la settimana e con 3000 metri di dislivello, chi verrebbe? Ecco, se non trova nessuno, “l’amico” Scratera, chissà perchè, pensa subito a me! Anche perché lui sa bene, che questo è un giro che già da due anni è nella mia (troppo lunga purtroppo) lista dei preferiti, ma per un motivo o per l’altro non sono mai riuscito a fare. Allora ecco giunto il momento giusto, mi prendo il giovedì libero e ci diamo appuntamento all’uscita di Rovereto sud, punto di partenza di questo giro che già so, sarà epico.
Alle 7.30 siamo pronti per partire. Giusto una decina di km sulla pista ciclabile per riscaldarsi, in attesa della lunghissima salita da più di 2000 metri di dislivello che ci attende. Partiamo e scambiamo due parole, ma dopo poche centinaia di metri, come per tacito accordo, mi metto nella sua scia e mi faccio “tirare” fino all’inizio della salita. D’accordo che ho sempre sostenuto che le fat vanno anche su asfalto ma Scratera, con la sua domina da 8 kg, si sta “riscaldando” a 30 km/h, perciò mi accodo ma non gli dico certo di rallentare. Arrivati ad Aldeno facciamo il pieno di acqua alla fontana e via, si comincia a salire. Io mi immaginavo di fare una lunga ma comoda salita asfaltata, e invece prendiamo subito una lastricata al 25%, benvenuti nel regno di Scratera!

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Arriviamo a Cimone e torniamo su asfalto verso Garniga, poi prendiamo la strada per malga Albi. Qui finisce la strada e si continua sulla forestale che, all’ombra del bosco e con alcuni tratti veramente impegnativi, ci porta fino alle Viote del Bondone.

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Attraversiamo i bellissimi prati in fiore, con vista sul Palon del Bondone e con sfondo le Dolomiti, e cominciamo a girare decisamente verso sud.

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Siamo ormai a 1600 m e ci attende l’ultima parte della salita, quella durissima, ma anche molto panoramica, fino al monte Cornetto a 2200 m.

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Pedaliamo al limite dell’equilibrio per qualche centinaio di metri e poi siamo costretti a scendere e spingere la bici, la pendenza è troppo elevata, e anche il fondo è piuttosto sconnesso. Si narra, nelle antiche leggende di montagna, che solo il mitico forumendolo Perse sia riuscito pedalare tutta questa salita senza mai mettere il piede a terra. Noi invece spingiamo, anche perche il giro è ancora molto lungo e dobbiamo conservare le energie. Poi risaliamo in sella e mentre pedaliamo lentamente ammiriamo lo splendido panorama, da una parte il gruppo del Brenta e l’Adamello e dall’altra il monte Cornetto.

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Adesso il sentiero sale proprio sulla cresta, e più si sale più lo spettacolo aumenta.

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Ancora un bel passaggio vicino alla roccia

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e poi dobbiamo metterci le bici in spalla, ormai siamo sotto al cornetto e il sentiero si inerpica sulla roccia.

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Il tratto di portage non è troppo lungo e arriviamo sul Cornetto, da dove si gode un bellissimo panorama a 360°.

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Dopo un meritato riposo, comincia il tratto più spettacolare, la discesa sullo stretto sentiero che scende proprio sulla cresta.

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Ogni centinaio di metri il panorama cambia, dalla vista sulla valle dell’Adige alle dolomiti del Brenta.

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Ogni tanto qualche piccola risalita e poi via, di nuovo giù sulla cresta,

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non sappiamo neanche noi se è maggiore il divertimento per il bel sentiero o per il fantastico panorama.

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Ad un certo punto mi fermo per aspettare Scratera e sento un urlo di disappunto. Aspetto un attimo e subito compare l’amico con….la sella in mano, il reggisella in carbonio si è infatti spezzato alla base. Ahi, ahi, penso, qui le cose si mettono male, ormai ci toccherà prendere il primo sentiero che scende verso valle e rinunciare alla salita allo Stivo. Tiriamo fuori il mozzicone di carbonio dal tubo e infiliamo il reggisella spezzato, in questo modo la sella resta circa tre centimetri più bassa del normale. Ma la prima preoccupazione di Scratera non è per la salita, ma per la discesa, si lamenta infatti che con la sella cosi bassa in discesa non si trova bene! Riprendiamo la nostra discesa tecnica e panoramica e a tratti molto esposta.

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Giunti alla Becca, Scratera mi dice che da qui in avanti ci sarebbero circa due ore a spinta, perciò conviene prendere il sentiero che scende a valle e risalire poi verso malga Campo e lo Stivo. Il sentiero è molto bello nel bosco, piuttosto scorrevole e con qualche tratto tecnico. Scendiamo fino a 900 metri di quota, troviamo la forestale e adesso dobbiamo risalire fino ai 2000 metri dello Stivo. E qui Scratera compie un impresa che mai avevo visto fare da nessuno, più di mille metri di dislivello sterrati tutti in fuorisella!

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Solo qualche secondo ogni tanto per riposarsi sulla sella troppo bassa e poi via di nuovo in fuorisella. Io intanto comincio a soffrire un po’ questa risalita, ho finito l’acqua che da queste parti non si trova e anche quasi tutte le scorte di cibo. Arriviamo a malga Campo, che è chiusa come la sua fontana. Pazienza, proseguiamo. Mangio l’ultimo panino, l’amico mi regala un po’ della sua acqua e imbocchiamo il sentiero che sale verso lo Stivo.

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E’ un bel sentiero, che sarebbe pedalabile almeno per due terzi, ma io sono in crisi, Scratera ha la sella bassa, perciò raccogliamo le ultime forze e saliamo a piedi spingendo le bici. Abbiamo già fatto tremila metri di dislivello, sono molto stanco e faccio fatica a salire, ma in bici mi sono abituato a soffrire. Stringo i denti e avanzo sapendo che ad ogni passo la cima è più vicina. Quasi ci siamo, ecco gli ultimi tornanti, l’ultimo prato, a destra c’è il lago di Garda e di fronte la croce della cima.

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Risaliamo in bici per l’ultimo beve tratto e arriviamo in cima.

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E’ fatta, ormai rimane solo una lunga, interminabile e spero divertente discesa fino a fondovalle. Scratera tira fuori dallo zaino di Eta beta ancora dei biscotti e dell’acqua per entrambi. Ci riposiamo e ci riprendiamo per affrontare la discesa, ammirando lo splendido panorama, parzialmente nascosto dalle “solite” nuvole del monte Stivo.

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Ci infiliamo la giacca e cominciamo a scendere, all’inizio sul sentiero fatto per salire

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e poi sul bellissimo sentiero dei Serbi.

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Tornanti stretti, tratti esposti ma mai troppo pericolosi, la fat scende con sorprendente agilità e tanta sicurezza.

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Ogni tanto mi fermo ad aspettare l’amico, ma lui conosce bene il sentiero e non tarda molto.

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Si scende, si scende, sono quasi 2000 metri di dislivello. Dopo più di mezz’ora facciamo una piccola deviazione per trovare l’unica fontana della zona, finalmente si beve! Riempiamo ancora le borracce e continuiamo a scendere, un tratto di forestale e poi ancora sentieri e sentieri, discesa veramente magnifica. Eccoci in fondo, sono quasi dieci ore che siamo partiti e abbiamo fatto 72 km e 3500 metri di dislivello. Immaginavo una giornata epica e cosi è stato. Grazie all’amico Scratera che ha confezionato questo giro magnifico. Bici diverse, abbigliamento diverso.
Ma alla fine nella mtb non conta nè la bici, nè l’abbigliamento, ma l’amicizia, la voglia di pedalare, di divertirsi e di condividere.

Foto di nonnocarb e Scratera

L’itinerario: http://itinerari.mtb-forum.it/tours/view/14257