Si alle bici elettriche, ma non sui miei sentieri!

Si alle bici elettriche, ma non sui miei sentieri!

04/11/2014
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04/11/2014

Domenica scorsa ero in giro a piedi nelle zone che di solito bazzico in bici, per la precisione proprio su un sentiero che “consumo” almeno un paio di volte alla settimana e che pochi giorni prima avevo messo a posto. Insieme ad un altro maniaco della bici eravamo saliti a piedi con pala e piccone a sistemare i danni fatti dalla pioggia monsonica della scorsa estate, e avevamo cominciato a togliere dei sassi in un punto che ne era particolarmente pieno. Cosa che ho continuato a fare domenica.

Mentre mi concedevo una meritata pausa, riscaldato dai raggi del sole di mezzogiorno, vedo due biker che procedono lentamente nella parte alta del sentiero. Conoscendolo a memoria, riuscivo a capire in che punti scendevano e spingevano. Già, perché è quello che stavano facendo: procedevano a passo di lumaca per qualche metro, e poi spingevano. Procedevano e spingevano. E così via. Si tratta di un trail facile, con delle rocce fattibilissime con un minimo di tecnica.

Mi aspettavo di veder passare la solita coppietta dove lui trascina lei sulla mountain bike, senza sapere di aver firmato, in quel modo, la fine della propria relazione in un futuro neanche tanto lontano. Lui sulla bici nuova, lei sulla sua vecchia front di due taglie troppo grandi.

Mi sbagliavo. Più si avvicinavano e più riuscivo ad intravedere le loro bici, ma non capivo bene di cosa si trattasse. Il primo aveva un manubrio ad altezza di chopper, con quella che sembrava una forcella a doppia piastra. “Forse una Lefty?” mi dicevo. Cento metri: vedo che il primo ha qualcosa sulla testa, ma non può essere un casco, è troppo sottile. Pochi secondi dopo capisco che ha in testa un cappellino beige. Il tratto che stavano percorrendo era strapieno di grossi sassi. Era, perché poi sono passato a toglierli. Prima però volevo capire chi fossero questi due e che bici avessero. Impaziente attendevo che guadagnassero metri. Manco a dirlo spingono anche tutto il tratto che arriva a me, così ho tutto il tempo di ammirare le loro due bici elettriche. Due bici elettriche, di cui una é una Haibike Enduro, se non sbaglio con 180mm di escursione, dai colori sgargianti, piuttosto in contrasto con i due signori sessantenni che le cavalcavano.

Ora, ho sempre detto che le bici elettriche sono una bella invenzione per chi non è più in forma o non lo è mai stato ma vuole godersi la natura in sella ad una mountain bike. A dir la verità lo penso tutt’ora. Forse perché non voglio tagliarmi i ponti per quando sarò io ad essere in età pensionabile. Eppure… non lo so, mi fa uno strano effetto vedere questi due signori svizzeri tedeschi che percorrono il “mio” sentiero senza aver propriamente sudato le sette camicie necessarie per percorrere i 900 metri di dislivello in un botto che ti portano al suo inizio, lassù dove si gode di un panorama pazzesco, in giornate come questa.

Ancora di più mi colpisce la loro totale impreparazione ed incapacità di gestire delle bici che, sulla carta, dovrebbero essere dei mostri in discesa (perlomeno una). E poi, se spendi migliaia di franchi per una mountain bike, avrai un centello in avanzo per un casco?

Mi sembrano due pesci fuor d’acqua, che qui non c’entrano niente. Ci sono arrivati per sbaglio, o forse solo grazie al signor Bosch. Non li avrei mai visti senza un motore elettrico, o al massimo solo come escursionisti a piedi. La mia indole eremitica spesso mi fa provare fastidio se incontro gente fuori luogo in un posto dove, di gente, ne voglio vedere il meno possibile. È pieno di gente ovunque, nelle nostre città, in vacanza, sulle piste da sci, sulle strade. Ci sono dei posti dove non ne voglio vedere o, se ne voglio vedere, deve avere la mia stessa filosofia: raggiungi questo posto con fatica, quindi ti meriti di essere qui. Uno strano principio meritorio, lo so, che però screma senza far male e senza aver bisogno di soldi. Uno specie di snobismo dove, al posto della grana, conta la prestanza fisica, l’allenamento.

Non é dunque il fatto che camminino (tanto) e vadano in bici (poco) sul “mio” sentiero che me li fa stare antipatici. Non sgommano, non spostano un sasso, nella loro lentezza. Non fanno niente di male, a parte essere qui. Non ci dovrebbero essere. Ed ecco perché scopro, adesso, che le bici elettriche mi stanno sulle palle: portano più gente, là dove non ce ne dovrebbe quasi essere.

Non vi voglio quassù, state dove sono tutti gli altri, ingorgatevi per andare a mangiare la polenta con il cervo al rifugio ad agosto, ma non venite qua.

Non fate diventare la fatica un bene di poco valore. Perché la fatica è la vera moneta che si deve pagare in montagna, e che la rende così unica.

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