Suntour BEAST – Gli albori dell’elettronica

Suntour BEAST – Gli albori dell’elettronica

14/03/2014
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14/03/2014

Autore: Francesco Mazza

L’elettronica nel mondo della bici, in particolar modo in quello delle Mountain Bike, stenta a carpire l’interesse del grande pubblico. Contro diffidenza e tradizionalismo i circuiti stampati hanno sempre avuto vita dura tra le due ruote a pedali. In questi ultimi anni le applicazioni dell’elettronica dedicate a diversi componenti stanno provando a farsi largo nel mercato della MTB, riscuotendo successo più nelle fiere che nei negozi, nonostante il livello di tecnologia di cui dispongono sia in grado di assicurare affidabilità, precisione e prestazioni spesso superiori al loro equivalente meccanico o manuale.

Se pensiamo che la combinazione di elettronica e meccanica nel mondo della Mountain Bike sia una scoperta recente, stiamo commettendo un errore. I tentativi di applicazione di dispositivi di questo genere risalgono agli albori della MTB, infatti il primo sistema che ha sfruttato l’elettronica per comandare un congegno meccanico venne commercializzato nel 1990. Si trattava di un sistema di deragliatore anteriore integrato nella guarnitura ed era prodotto dalla giapponese Suntour con il nome di Browning Electronic AccuShift Transmission, ovvero BEAST.

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Il progetto nativo e il relativo brevetto appartengono a Bruce W. Browning, che iniziò a sviluppare l’idea di una trasmissione automatica elettro-meccanica già nel 1974. La sua idea era quella di creare una trasmissione che potesse valutare e azionare autonomamente il rapporto necessario in base allo sforzo del ciclista. La prima parte che sviluppò fu la guarnitura a 2 rapporti per bici da strada, brevettata nel 1979, che venne accoppiata a un cambio posteriore a 4 rapporti. Alla fine degli anni ’80 Suntour si interessò a questo sistema e Browning diede loro la licenza per l’utilizzo del brevetto. La casa giapponese applicò il sistema di Browning a una guarnitura a 3 rapporti dedicata alla MTB (anzi, all’ATB, come veniva chiamata in quegli anni). Nacque così il sistema BEAST di Suntour.

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Il sistema era incredibilmente semplice. Si basava sullo stesso concetto con il quale si effettua lo scambio di binari sulla ferrovia. Una sezione di un quarto della circonferenza delle due corone più grandi era separata dal resto delle corone, incernierata da un lato, poteva invece translare dall’altro lato tramiti piccole leve. Questo movimento della sezione di guarnitura interessata era comandato da un relay posto sul tubo sella del telaio. Il relay era comandato attraverso due pulsanti posti sul manubrio, collegati tramite un filo elettrico al “computer” centrale, dove risiedeva anche la batteria, che era a sua volta collegato al relay di attivazione del sistema. Immaginiamo di partire con la catena sulla corona più grande. Premendo il pulsante per la “discesa” della catena, entrambe le sezioni delle corone si spostavano diagonalmente in contemporanea verso l’esterno, in modo che la sezione della corona centrale andasse a sovrapporsi alla corona superiore vera e propria, dalla quale ingaggiava la catena, che veniva deviata, o meglio accompagnata, tramite questa sezione sulla corona centrale. Ripetendo lo stesso movimento si poteva scendere sulla corona inferiore, mentre per salire alla corona superiore era sufficiente premere l’altro pulsante, che provvedeva a spostare le sezioni delle corone verso l’interno, per ingaggiare la catena dalla corona inferiore e portarla a quella superiore.

Forse tramite questa spiegazione può sembrare un meccanismo molto complicato, ma in realtà si trattava di un metodo di cambiata estremamente semplice. Abbiamo trovato in rete un video che ne mostra il funzionamento. Anche se è stato girato in modo piuttosto approssimativo, con un po’ di attenzione si riesce a cogliere il funzionamento del Suntour BEAST.

Nonostante un funzionamento impeccabile con la bici sul cavalletto, questo sistema creava diversi problemi durante l’utilizzo vero, in giro per i trail. Alcuni problemi erano di natura meccanica, come l’ingaggio della cambiata che in alcune condizioni difettava di precisione, con possibili cadute della catena. Altri problemi invece erano di natura elettronica. La causa principale di questi ultimi dipendeva dal fatto che la parte elettronica non sopportava l’acqua, quindi qualsiasi condizione di riding che non prevedesse terreno secco, poteva creare malfunzionamenti o danni a questi componenti, che per di più erano posizionati in una zona decisamente esposta.

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La crisi che colpi Suntour negli anni successivi, impedì all’azienda giapponese di sviluppare e migliorare il progetto, decisamente all’avanguardia e ricco di potenziale. Lo stesso Browning però continuò le ricerche e lo sviluppo di questa sua creatura. Come detto in precedenza, l’idea di Browning non si limitava a un cambio comandato elettronicamente. Il suo progetto era di ben più ampio respiro e ricercava la realizzazione di un sistema interamente automatizzato. Si avvicinò a questa soluzione nel 1993, con un sistema capace di controllare sia il deragliatore anteriore che quello posteriore, dotato di un’intelligenza centrale in grado di stimare la cadenza di pedalata per offrire in ogni momento il rapporto giusto per mantenere tale cadenza. Il computer era regolabile su diversi ritmi di cadenza, per poter personalizzare al massimo il sistema in base alle necessità del rider. Ovviamente il cambio e il deragliatore erano azionabili anche manualmente tramite i pulsanti sul manubrio. Tutto il sistema era impermeabilizzato e funzionava con comunissime batterie da 9 volts.

Purtroppo nessuna azienda si interessò al brevetto e quindi il sistema non venne commercializzato su larga scala. Forse i tempi non erano maturi per tale livello di tecnologia, oppure non c’era volontà di perseguire quella strada da parte delle principali aziende dell’epoca. Questo non toglie che il Suntour BEAST e in generale il lavoro di Browning siano stati un evento importante nella storia della MTB. Il primo capitolo scritto sul libro dell’elettronica nella MTB: un libro che è stato riaperto solo di recente, dopo lunghi anni.

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nightflly80
nightflly80

ormai i cambi elettronici sono una realtà consolidata su bdc.
l’integrazione con un sistema di controllo della cadenza e un’unità centrale di controllo che “decida” quando cambiare in funzione dei parametri settati dall’utente non dovrebbe essere una cosa difficile da farsi
dovrebbe poi tener conto anche della velocità della ruota per non vedere false cadenze lente quando in realtà il ciclista stia muovendo le gambe a vuoto in discesa.
ma tutto sommato non la vedo una cosa difficile da implementare.
e in campo bdc avrebbe un suo perché e un buon mercato

angiolino
angiolino

Dopo i formati ruota ecco la nuova frontiera del .., marketing!

estranged07
estranged07

Bah…non so! L’idea è anche buona, ma la mountain bike prende terra, acqua, neve, sassi, colpi…mi rassicura avere qualcosa di meccanico sotto che nel caso si rompa…riesco a metterci una pezza con i quattro attrezzi che tengo nello zaino quando vado in montagna!

spflipper
spflipper

per carita’, se evoluta potrebbe anche essere un qualcosa che funziona bene: ma a mio modesto parere e’ come l’ e:i shock: un bel giocattolino ma in fin dei conti non con tutta questa utilita’, il mondo della mtb e’ andato avanti anche senza il cambio automatico.
e poi diciamocelo: io mi diverto come un matto a smanettare con il cambio 🙂

simo89
simo89

La mia mtb deve essere un concentrato di meccanica e idraulica…e tutto deve funzionare bene. Di elettronico rimane solo il contachilometri più piccolo possibile.

Mitzkal
Mitzkal

Secondo me qua nessuno ha capito che si tratta di un articolo di Amarcord, c’è pure scritto chiaro e tondo che si parla dei primi anni ’90!

Marco Toniolo
Marco Toniolo

in effetti fa impressione leggere i commenti e vedere che nessuno si é accorto che é un progetto di 20 anni fa..

simo89
simo89

Infatti un progetto che probabilmente non ha avuto successo visto che sono passati 20 anni prima di riprenderlo in mano….questo buco temporale mi fa pensare che questo cambio elettronico non porta questi grandi vantaggi.

Mitzkal
Mitzkal

Dove c’è scritto che QUESTO progetto sia stato ripreso???
L’articolo dice: “Il primo capitolo scritto sul libro dell’elettronica nella MTB: un libro che è stato riaperto solo di recente, dopo lunghi anni.” Si parla di elettronica, che è stata ripresa di recente con le sospensioni attive ed il futuro gruppo Shimano XTR Di2, derivato da quanto fatto su strada negli ultimi anni con ottimi risultati, non della ripresa di questo progetto da parte di qualche azienda. In passato ci sono stati anche altri esempi di elettronica applicata alla MTB, mi viene in mente per esempio la Lefty ELO.

Comunque, in Amarcord ci vedrei bene anche lo Shimano Airlines!

simo89
simo89

Si ho capito…io intendevo dire in generale considerando anche le bdc. Adesso non so quando si è parlato la prima volta di cambio elettronico, ma sicuramente di anni ne sono passati da vederne in giro per strada.

Francesco Mazza
Francesco Mazza

… ma gli articoli li leggete o passate direttamente ai commenti ?!

Adri26
Adri26

La rubrica Amarcord va trattata con i guanti d’ oro!!!!

iDella
iDella

Cavo laccio però qui si intravede anche una Muddy Fox, era una vita che non ne vedevo una

miki99
miki99

A me mi piace la tecnologia e la ricerca, però la mia interpretazione della bici si basa sul coraggio e sul sudore, già l’idea che nel contachilometri ci siano le batterie mi sa fastidio! Pensate ai cambi elettronici o pedalate assistite…
La mia filosofia è che la bici deve essere bici, poi ci sono le motociclette che sono anche una mia passione ma sono un’altra cosa…

docktormura
docktormura

ragazzi non vi siete accorti che il sistema di deragliamento è spettacolare?……… elimina impacci e via dicendo

KATARRUSO
KATARRUSO

Si uno su mountain Bike ha messo il cambio elettronico.
Derivazione strada immagino.
Si parla di più di mille euri per il cambio…
Non sbaglia colpi e si auto registra.

Mi piace la storia Dell epoca.
Suntour Era una marca che si vedeva spesso negli anni 80/90.

Ah (sospiro)

Ciau

gianni1879
gianni1879

molto interessante il video, si vede come la cambiata è decisamente fluida! e stiamo parlando di un progetto di 20 anni fa, chissà cosa sarebbe successo se non fosse stato abbandonato. notevole davvero.

enricoSP
enricoSP

Sulla MTB direi che per l’anteriore XX1 ha risolto il problema alla radice, per il posteriore Ultegra e Dura Ace DID possono fare da apripista per XTR, anche se, per uso MTB sono d’accordo con il commento di Cooter (colpi, fango, neve, acqua, polvere), e anche a me piace essere quello che alla fine decide che rapporto tenere…

simo89
simo89

Per Francesco Mazza…certo che li leggo gli articoli e i tuoi mi piacciono veramente tanto…la prossima volta cercherò di commentare solo quello che leggo…

teoDH
teoDH

Questa trasmissione proprio non la conoscevo, grazie Frank!

L’elettronico, io non vedo l’ora, e probabilmente tra 10 anni o giù di li sarà la normalità in strada e inizierà ad avere davvero seguito anche in MTB…
E’ davvero impressionante come in certi settori lo sviluppo sia molto lento, e a leggere i commenti, credo dipenda da una lentezza cronica del consumatore ad assimilare le novità…

Se penso a quanto costa un XX1, e lo paragono a quanto costa un elettronico per BDC, shimano o campagnolo, mi stupisco più del prezzo del primo che dei secondi… specie perché quando provi un elettronico ti chiedi cosa stai ancora a usare sti cavi… l’ultimo step che devono fare è il controllo wireless e l’occultazione di centralina e batteria, cosa che so essere già prossima all’uscita… una volta che si diffonderanno i prezzi scenderanno…

Alfredo1996
Alfredo1996

A dirla tutta con il DI2 shimano sono diversi anni che ci corrono il ciclocross, e lì il fango regna…