Monocorona: come e perchè passare alla corona singola

di Daniel Naftali

Il monocorona, ovvero l’utilizzo di una corona sola all’anteriore, è una soluzione sempre più diffusa tra i rider che ricercano elevate prestazioni in discesa.



.

Quest’oggi vedremo come trasformare una trasmissione tradizionale a 9 o 10 velocità in una trasmissione monocorona.

Perché una sola corona?

L’esigenza di una corona singola anteriore nasce dalla ricerca di maggiore sicurezza contro le cadute accidentali ed i deragliamenti della catena. A tutti è sicuramente capitato, specialmente in discese molto sconnesse, che la catena cada dalla corona su cui era stata posizionata andando a finire sulla corona piccola o peggio tra guarnitura e corona… Un inconveniente poco piacevole, che può comportare danni alla trasmissione o al telaio.

Nonostante in commercio esistano dispositivi anti deragliamento per doppia e la soluzione doppia corona con bash offra già una discreta protezione contro questi inconvenienti, l’utilizzo di una corona singola all’anteriore rimane però il sistema più efficace.

Per questo motivo le trasmissioni con corona singola sono un must tra chi pratica downhill o freeride e trovano molti sostenitori tra chi pratica enduro, specialmente in ambito agonistico.

Tuttavia il monocorona può diventare utile anche a chi pratica XC, specialmente in gara. Se infatti il tracciato non richiede un’ampia gamma di rapporti (ad esempio non ci sono ripide salite che richiedono rapporti agili), la corona singola davanti, abbinata magari ad un pignone 10V 11-36, permette di avere una gamma di rapporti sufficiente per il tracciato e allo stesso di risparmiare preziosi grammi rinunciando a deragliatore, manettini, cavo e guaina.


La catena in discesa non sta mai ferma ed è per questo che deraglia o cade dalla corona anteriore.

Il grosso problema della corona singola rimane comunque la gamma di rapporti limitati. Si tratta di una coperta corta: o si vanno a coprire i rapporti più agili, rinunciando però a quelli più lunghi per la discesa, o si vanno a coprire i rapporti più duri, rinunciando a quelli più agili per la salita. Generalmente la seconda opzione è quella più seguita, visto che nel 90% dei casi il monocorona si utilizza per aumentare la protezione contro il deragliamento e migliorare quindi la performance discesistica della bici.

Ne vale quindi la pena? La risposta è dipende… Il moncorona non è per tutti. Bisogna innanzitutto essere molto allenati, perché nel migliore dei casi il rapporto più agile si rivela essere il 32-36. Poi molto dipende anche da dove si gira… Se si fanno giri in alta montagna, con salite spesso lunghe, ripide, magari su singletrack tecnici, il moncorona non è certamente l’ideale. Diversamente se si percorrono salite tranquille, magari su asfalto (tipico delle gare enduro), allora il moncorona si rivela una scelta vincente.

Naturalmente per un utilizzo prettamente discesistico, dove non servono quindi rapporti agili per la salita, la corona singola è per forza di cose la scelta migliore. Non vedrete mai una bici da downhill o da freeride con la guarnitura doppia.

Il passaggio a monocorona è comunque solitamente reversibile. Si può convertire tranquillamente una trasmissione a 3 velocità oppure acquistarne una specifica. Vedremo qui di seguito come effettuare la conversione e come scegliere i vari componenti.

La guarnitura

Se si deve acquistare una trasmissione nuova, la scelta migliore è sicuramente una guarnitura monocorona nativa. Le guarniture “singole” non presentano infatti gli attacchi per le altre corone, rivelandosi quindi più leggere. Inoltre in montaggio della corona è spesso più semplice e più pulito, senza contare che insieme alla guarnitura viene fornita già la corona specifica per singola.

Se però si è già in possesso di una buona guarnitura da 3 velocità, magari montata in configurazione doppia con bash, può essere conveniente convertirla. Certo, il risultato non sarà proprio lo stesso di una singola nativa, ma anche se rimangono le sedi delle viti per la corona piccola a vista, non è certo un dramma.


Guarnitura XT tripla convertita

Come si vede dalla foto precedente, la conversione di una guarnitura tripla è abbastanza semplice.

Innanzitutto si rimuovono tutte le corone e l’eventuale bash. A questo punto si monta a posto della corona intermedia la corona da moncorona che dovrà avere il corretto giro bulloni.

A questo punto è necessario fissare la corona con delle appositi viti. L’assenza della corona grande o del bash, che si fissano sugli stessi attacchi della corona intermedia fa infatti sì che siano necessarie delle viti e delle bussole più corte, essendo minore lo spessore da coprire.


Viti e bussole specifiche per il monocorona.

La corona

Quando si passa al monocorona è sempre preferibile utilizzare una corona specifica da singola.

Come si vede dalla foto, le corone da singola sono abbastanza differenti rispetto a quelle da doppia:

Innanzitutto i denti sono tutti della stessa altezza. Non sono infatti necessari gli smussi per facilitare la cambiata. Questo consente alla corona di avere una maggior capacità di ritenzione della catena, evitando che questa possa deragliare accidentalmente.
Le corone da singola sono poi generalmente più spesse e più robuste, non dovendo essere necessariamente sottili per evitare interferenze con la corona piccola. Questo è molto importante se si usa la corona senza “taco” (vedremo in seguito di cosa si tratta) in quanto la corona si rivela molto esposta a sassate ed impatti su roccia.
Ultimo ma non meno importante è che le corone da singola vengono offerte con numerose dentature. Spesso esistono anche corone con dentature dispari, permettendo quindi di personalizzare al meglio la gamma di rapporti disponibili.

La scelta della dentatura è comunque un parametro molto soggettivo. Tutto dipende da cosa si intende fare con la bicicletta… Utilizzando un pacco pignoni 11-36, ad esempio:

Una corona da 32 sarà particolarmente indicata a chi vuole pedalare abbastanza. Si rinuncia ad alcuni rapporti lunghi per la discesa, ma il 32-36 su molte salite può fare la differenza tra il pedalare e lo salire a piedi. E’ una valida scelta per chi non fa gare ed è disposto a rinunciare ad un rapporto molto lungo in discesa, oppure per gare Superenduro lunghe e con discese non troppo veloci. E’ anche una configurazione valida per gare XC che non presentano tratti in piano o di discesa particolarmente veloce.
Il 34 è una via di mezzo tra la 32 e la 36. Consente di avere un rapporto agile in più ed allo stesso tempo di avere un rapporto discretamente lungo per le discese. A mio giudizio è ottimo per le gare Superenduro, specialmente quelle più brevi.
Una corona da 36 è invece più adatta a chi vuole rapporti più lunghi in discesa. Il 36-36 è duro in salita, ma il 36-11 permette di rilanciare anche sulle discese veloci. Si tratta di una configurazione ideale per gare Superenduro con salite tranquille e freeride marathon.
Corone più grosse da 38, 40 sono invece adatte prevalentemente ad un uso downhill, dove le velocità di percorrenza sono elevate ed i rapporti agili sono inutili. Spesso si accoppiano a cassette da strada o di tipo 11-28.

Il sistema anti-deragliamento

Nonostante la corona da singola abbia una capacità di ritenzione della catena maggiore rispetto alle corone da doppia o tripla, un sistema di guida catena, per lo meno in entrata è indispensabile sulle attuali corone. Non essendoci il deragliatore infatti, con le vibrazioni, specialmente quando si usano il pignone più grande o più piccolo, la catena potrebbe oscillare, con conseguente caduta della stessa.

Per evitare questo tipo di inconveniente la catena dev’essere guidata. Esistono tre tipi di sitemi anti deragliamento, alcuni più semplici e più leggeri, altri più completi ed efficienti.

GUIDACATENA

Il guidacatena semplice è costituito da una gabbia, solitamente in materiale plastico, molto simile a quella di un deragliatore. La differenza rispetto ad un deragliatore è semplicemente che la gabbia è fissa e non si muove.

In commercio esistono guida catena con diversi attacchi. I più comuni sono quelli con il fissaggio a fascetta (alta o bassa), come quello in figura. Esistono poi quelli predisposti per fissarsi all’attacco diretto, se il telaio ne è provvisto. Altri invece si fissano sull’attacco ISCG oppure sul movimento centrale a posto di uno spessore.

Questo sistema ha il grosso vantaggio di essere particolarmente leggero. Si adatta bene quindi per un uso XC o comunque un uso tranquillo. Non avendo alcuna guida nella parte inferiore però c’è il rischio che durante le pedalate all’indietro, la catena possa uscire da sotto. Inoltre non avendo il tendicatena non risolve il problema dello sbattimento della catena sul telaio.

GUIDACATENA CON TENDICATENA SENZA TACO

Un sistema più completo, ma allo stesso tempo ancora leggero è quello del guida catena con tendicatena senza “taco”.

Il sistema prevede un guida catena nella parte superiore come nel caso precedente, a cui però si aggiunge un’ulteriore guida nella parte inferiore. La guida inferiore può essere una puleggia dentata o una slitta, a seconda del modello, e funziona da tendicatena.

Solitamente questi sistemi antideragliamento si fissano all’attacco ISCG del telaio, anche se esistono versioni che si montano sul movimento cetrale.

A differenza del modello precedente, questo tipo di sistema offre la migliore protezione contro la caduta della catena. Pesa di più, ma avendo anche il tendicatena inferiore risolve il problema dello sbattimento della catena sul telaio e della caduta durante le pedalate all’indietro. La corona si trova tuttavia scoperta, non essendoci alcun dispositivo di protezione.

Questa soluzione è l’ideale per chi vuole il massimo della protezione del deragliamento e vuole un tendicatena leggero.

GUIDACATENA CON TENDICATENA E TACO

Identico al sistema precedente, questi guida catena offrono in aggiunta un dispositivo di protezione aggiuntivo per la corona anteriore, il “taco”.

Come si vede bene dalla foto, il taco non è altro che un pezzo di plastica, opportunamente sagomato, che serve a proteggere la corona dalle sassate e dall’impatto contro le pietre.

Il sistema anche in questo caso si fissa sull’attacco ISCG. L’attacco sul movimento centrale in questo caso non è possibile in quanto un impatto contro una roccia farebbe ruotare il sistema con il rischio di rotture o allentamento delle calotte.

Il sistema offre una migliore protezione della corona, a scapito però di un maggior peso. Un problema di questi sistemi è però che trasferiscono tutta la forza di un eventuale impatto sull’attacco ISCG. Nonostante un buon taco sia costruito con dei punti di collasso per preservare il telaio in caso di forti colpi, alcuni costruttori ne sconsigliano il montaggio perché potrebbe causare la rottura dell’attacco ISCG.

Deragliatore posteriore

Uno dei vantaggi derivanti dall’uso del monocorona è la possibilità di montare un deragliatore posteriore a gabbia corta e di accorciare la catena di conseguenza.

Il deragliatore a fascia corta infatti comporta numerosi vantaggi:

Innanzitutto è più corto e quindi più lontano da terra, con minore rischio che impatti contro gli ostacoli
Tiene la catena più ferma. Essendo la gabbia più corta ed avendo un braccio di leva inferiore, serve più forza per vincere la resistenza della molla di tensione. Questo in soldoni significa minori oscillazioni della catena.
Pesa meno e consente allo stesso tempo di togliere alcune maglie dalla catena.
E’ più rapido e preciso nella cambiata.

Per questo motivo quando si passa al moncorona è sempre consigliabile, per sfruttare al meglio i vantaggi del sistema, montare un deragliatore a gabbia corta.

Naturalmente anche la catena dovrà essere accorciata di conseguenza.

Con questo è tutto, buona conversione!

Storia precedente

Il Sembola in Trinacria: Coast to Coast in MTB

Storia successiva

Giugno 2012, meteo fuori di testa. Come hai schivato la pioggia?

Gli ultimi articoli in Tech Corner