[Test] Cannondale Scalpel-Si Team

[Test] Cannondale Scalpel-Si Team

Andrea Sicilia, 20/01/2017
Andrea Sicilia, 20/01/2017

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Dopo avervela presentata e brevemente provata anche in configurazione “Marco Aurelio Fontana” abbiamo avuto per un test di lunga durata una Cannondale Scalpel-Si Team, ovvero il modello di punta con cambio meccanico della gamma 2017.

Analisi statica

Nuovo il telaio, per le cui caratteristiche vi rimandiamo all’articolo di presentazione.

L’allestimento Team della Scalpel-Si è dotato del gruppo XX1 Eagle a 12V in versione Black, con pacco pignoni X01.

Tutta la componentistica della Scalpel-Si Team è di alta gamma.

Forcella Lefty 2.0 Carbon.
Ammortizzatore RockShox Monarch XX.
Freni SRAM Level Ultimate con dischi da 180mm anteriore e 160mm posteriore.
Manubrio da 760mm di larghezza e reggisella da 31.6mm di diametro, entrambi FSA K-force carbon.
Sella ProLogo Zero II TiRox Rails.

Le ruote sono assemblate con cerchi Enve Carbon M50 Tubeless Ready, raggi DT Swiss AeroLite, mozzi DT-Swiss C36 con battuta da 142mm per il posteriore e Lefty60 per l’anteriore, copertoni Schwalbe Racing Ralph Snake Skin Tubeless Ready da 2.25″, dal peso di 630 grammi l’uno.

Peso rilevato della bici in test in taglia L, senza pedali: 10,450kg.

In azione

Un inverno non troppo rigido e privo di nevicate consistenti nel mese di dicembre ci ha permesso di testare la Scalpel, oltre che sui soliti trail appenninici frequentati da chi scrive, anche sulle Dolomiti, seppure evitando le zone prevalentemente esposte a nord e dunque all’ombra. Abbiamo potuto quindi alternare percorsi nervosi, quindi relativamente brevi, ad altri con dislivelli nettamente maggiori, per avere riferimenti e risposte complete a quello che può essere un utilizzo dall’XC al Marathon, alternando uscite a ritmi serrati da un paio d’ore ad altre anche superiori alle 4 ore.

Così montata, definiremmo la Scalpel la full più simile a una front nel carattere tra tutte quelle che abbiamo avuto modo di provare sinora. Tutti i pregi classici di una full, ma limitandone al contempo i difetti. Sullo sconnesso pedalato, piuttosto che in discesa, il comportamento della Scalpel é eccellente. Ammortizzatore e forcella lavorano in maniera egregia e in particolare quest’ultima, la Lefty Carbon 2.0, associa le qualità top in assorbimento della miglior forcella provata da chi scrive (Fox 32 Factory), in particolare la progressività, a quelle in rigidità frontale proprie della RS1, copiando perfettamente ogni asperità del terreno senza mai essere brusca e allo stesso tempo rendendo la bici precisa nella guida e stabile in frenata. Inoltre ha il pregio di essere praticamente granitica con il blocco inserito.

La Scalpel-Si è al top proprio su quei dettagli che generalmente fanno storcere il naso ai puristi dell’XC (ora sempre meno scettici, grazie a Schurter e Kulhavy). Sulle salite scorrevoli, ancor più se ripide, emergono sovente i limiti delle full, sia in fatto di geometrie normalmente più inclini alle prestazioni in discesa, sia per quanto riguarda la sospensione, dato che gli ammortizzatori, anche con una posizione di blocco efficiente, disperdono comunque una parte di energia, rendendo meno composta ed efficace la pedalata. Con la Scalpel invece, sia da seduti che in piedi sui pedali, sembra di pedalare una front, vantaggio che si apprezza soprattutto sulle salite scorrevoli e ad andatura costante. Un pregio che possiamo attribuire alle geometrie e alla bontà del sistema di sospensione stesso, a prescindere dall’effettiva efficacia del blocco dell’ammortizzatore.

Se ad andatura costante la Scalpel si avvicina molto a una front, nei cambi di ritmo e negli scatti paga ancora qualcosa in termini di reattività. Un peso di almeno 1,5kg superiore a front di pari livello è probabilmente determinante in tal senso. Una front da 9kg per quanto riguarda le performance durante gli scatti è ancora superiore, mentre una di pari peso in termini di reattività si comporta in maniera pressappoco similare e questo è già un pregio a favore della Scalpel, il cui prezzo d’acquisto è però più alto rispetto a una front di pari peso.

Le uniche cose veramente rivedibili del complesso bici le individueremmo nel comando a distanza di ammo e forcella e nella larghezza del manubrio. Il comando a distanza RockShox è tutt’altro che comodo da azionare e necessita di una pressione energica e decisa sino a fondo corsa sia in fase di blocco che sblocco. Se questo in gare lunghe può non essere un grosso problema, di contro nelle gare di XC, nelle quali il passare velocemente e frequentemente da una modalità all’altra è molto utile, diventa piuttosto fastidioso. Più di una volta ci è capitato di premerlo sbrigativamente, cosa che in gara risulta piuttosto frequente, accorgendoci in seguito di non averlo effettivamente azionato.

Il manubrio da ben 760mm, se nelle discese molto veloci dona stabilità e guidabilità alla bici, in salita costringe a una posizione delle mani troppo larga, meno raccolta e dunque meno redditizia. Ancor più nel lento guidato, tra le curve più strette in successione, una misura così generosa rende la bici meno pronta. Se non un 700mm come quello che abbiamo visto montare da Fontana sulla sua Scalpel, un più moderato 720mm sarebbe il compromesso migliore a giudizio di chi scrive.

La trasmissione Eagle XX1 a 12v che già ci aveva molto favorevolmente impressionato con la corona da 32 denti nel test della Methanol CV, con la corona da 34 appare ancora migliore. Col 10 posteriore, la pedalata diventa inefficiente solo oltre i 45km/h, quindi in situazioni che in MTB sono del tutto marginali e prive di ogni reale incidenza prestazionale. Il passaggio dal 42 al 50, pur rimanendo similare come salto metrico a quello con la corona da 32, risulta molto meno fastidioso dato che il passaggio sull’ultimo pignone non appare troppo agile di colpo come con l’altra configurazione.

Con la 34 l’Eagle copre praticamente lo stesso range compreso tra i due estremi di una configurazione doppia col 38/24 davanti e l’11-36 dietro, a nostro avviso la  versione più completa fra le doppie. Si eliminano però tanti inutili doppioni e la cambiata e la ricerca del rapporto migliore sono pratiche e immediate, aderenti alle necessità di gare brevi contraddistinte da continue cambiate. Allo stesso tempo viene coperta l’esigenza, nelle marathon, di rapporti molto lunghi per i tratti filanti o molto corti per le salite lunghe.

I freni SRAM Level Ultimate sono già stati oggetto di un nostro test approfondito e confermiamo come siano un grande passo avanti rispetto ai predecessori Avid XX per potenza e soprattutto modulabilità, oltre a essere più ergonomici per quanto riguarda le leve.

Conclusioni

Diventa difficile, di fronte a una bici di questo livello, trovare degli appunti da muovere, a parte i piccoli dettagli citati. L’efficienza in ogni frangente è eccellente e permette, a chi vuole una bici unica e non può cambiarla in base a ogni percorso, un range di utilizzo veramente ampio, dai percorsi brevi e tirati delle XC a quelli di lunga durata come le marathon, oppure ai giri fuori gara impegnativi per dislivello e difficoltà tecniche.

Allestimenti e prezzi

Scalpel-Si Black Inc.:  €11.999
Scalpel-Si Team:  €8.999
Scalpel-Si Race:  €8.499
Scalpel-Si Carbon 1:  €6.999
Scalpel-Si Carbon 2:  €5.999
Scalpel-Si Carbon 3:  €4.999
Scalpel-Si Carbon 4:  €3.999
Scalpel-Si 5:  €2.999

Cannondale

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