[Test] Magura MT Trail Carbon

[Test] Magura MT Trail Carbon

04/05/2017
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04/05/2017

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La scorsa settimana abbiamo pubblicato il test dei Magura MT7, ora tocca al modello pensato per le bici da trail / all mountain, gli MT Trail Carbon. La loro particolarità sta nell’essere un mix fra gli MT7 e gli MT4, cioè di avere una pinza a 4 pistoncini all’anteriore e una a 2 al posteriore.

In sintesi

Peso: 330 grammi a freno (media delle due pinze)
Pinza a 4 pistoncini con disco da 200mm davanti
Pinza a 2 pistoncini con disco da 180mm dietro
Olio minerale
Leva in carbonio a 2 dita (disponibile quella in alluminio per 1 dito)
Vite per regolare la distanza della leva dal manubrio
Match Maker per comandi SRAM
Prezzo di listino: 579 Euro per l’impianto completo

Analisi statica

Come detto, la pinza anteriore è del tutto uguale a quella degli MT7, pastiglie comprese.
Il corpo pinza degli MT7 è un monoblocco in alluminio ed utilizza 4 pistoni, cosa che dovrebbe dare vantaggi in termini di potenza e di modulabilità. Magura produce pastiglie compatibili sia in due pezzi separati che “monopiastra” (in pratica su un’unica piastrina sono incollati due ferodi). Le differenze in termini di mescola non sono molto chiare, ma da quel che si può capire esistono tre versioni chiamate Race (la più performante), Performance e Comfort. La prima la si trova solamente sulle pastiglie in due pezzi, la seconda su entrambe le tipologie di pastiglie, la terza solamente sulle pastiglie monopiastra.

Mentre le pastiglie in due pezzi utilizzano il classico bulloncino di ritenuta, quelle monopezzo non lo richiedono e si affidano a due “uncini” che appoggiano sul corpo pinza. Molto pratico è il sistema di ritenzione delle pastiglie magnetico, grazie al quale le pastiglie stanno attaccate ai pistoncini senza dover utilizzare le classiche mollette.

Diversi sono i dettagli di leva e pompante, rispetto agli MT7, visto che la distanza della leva dal manubrio può venire regolata solo attraverso una chiave esagonale, e che manca il registro del punto di frenata. Uguale è il materiale Carbotecture SL, e anche la famosa leva a due dita, in carbonio. Su questa si può discutere a lungo, sta di fatto che adesso è disponibile quella ad un dito, anche se non siamo riusciti a trovare un set di freni da acquistare direttamente con essa, e che per ora sembra che si possa solo comprare separatamente.

Al posteriore troviamo una pinza con due soli pistoncini, ereditata dagli MT4. Anche qui la ritenzione fra pastiglie e pistoncini è magnetica + bulloncino di ritenuta.

Montaggio

Non tutti hanno il lusso di ricevere visita da Tibor Simai per la consegna e il montaggio dei freni,  ma durante i successivi spurghi e cambi pastiglie si può dire che gli MT Trail sono piuttosto semplici da montare e da spurgare. Sono stati montati su una Focus Sam C con tramsissione Sram XX1, utilizzando l’apposito Matchmaker per tenere il manubrio ben pulito. Il disco anteriore è da 200mm, quello posteriore da 180mm.

La procedura di spurgo/riempimento dell’impianto è in ogni caso molto semplice e del tutto simile a quella richiesta dagli impianti Shimano: si collega la siringa contenente l’olio dal lato pinza e si immette l’olio nell’impianto. Una seconda siringa priva di stantuffo collegata alla porta lato pompante funge da “vaso di espansione”. L’olio minerale, oltre ad essere meno aggressivo del DOT, mantiene inoltre le sue caratteristiche nel tempo, il che significa intervalli ben più lunghi fra uno spurgo e l’altro.

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Sul campo

Magura consiglia di fare un adeguato rodaggio ai freni prima di cimentarsi in discesa, cosa che io non ho fatto, a parte un paio di pinzate nel parcheggio. Dopo poche centinaia di metri di discesa gli MT Trail erano già belli che ultrapotenti, in particolare l’anteriore con il disco da 200mm. A riguardo bisogna dire che probabilmente il disco da 180mm sarebbe stato più che sufficiente per un rider che pesa 70 kg come me, in particolare per aumentare la modulabilità dell’anteriore. In ogni caso, mi sono abituato molto velocemente alla potenza, anche se all’inizio dovevo dosare la forza delle dita con attenzione, perché il punto di frenata (non regolabile) era piuttosto alto nella leva, almeno fin quando le pastiglie erano nuove.

Con il passare del tempo, e con il consumo delle pastiglie, i freni sono diventati più semplici da usare, complice anche l’abitudine. In tutto questo bisogna però anche ricordare che al posteriore l’effetto àncora non è così marcato come all’anteriore, grazie alla pinza con soli due pistoncini. Una bella pensata, questa, per evitare di trovarsi con la ruota bloccata quando non lo si vuole.

Avere un anteriore così potente è un bel vantaggio quando si devono fare i nose press, perché si riesce a “pinzare” con poca forza e soprattutto sempre, indipendentemente dalla pendenza del sentiero. A ciò si aggiunge una potenza costante anche ad impianto caldo, sulle lunghe discese, senza fastidiosi fading o cambiamenti del punto di frenata. A questo riguardo i Magura MT Trail Carbon si sono rivelati dei freni fantastici, proprio perché hanno mantenuto le loro caratteristiche di potenza e precisione su tutto l’arco della prova, anche quando le pastiglie si sono consumate.

Ciliegina sulla torta, anche ad impianto caldo dopo una lunga discesa, le pastiglie rimangono distanti dal disco, e non si ha dunque il fastidioso sfregare sul disco come accade invece con altri marchi.

Conclusioni

Come gli MT7, anche gli MT Trail Carbon passano il test a pieni voti, grazie alla loro potenza costante nel tempo, affidabilità e modulabilità. Quest’ultima è sicuramente maggiore con un disco da 180mm all’anteriore, a meno che non pesiate oltre gli 80kg. La tanto agognata leva ad un dito, nel frattempo, è arrivata sul mercato.

Magura