[Test] Nukeproof Scalp

[Test] Nukeproof Scalp

16/01/2012
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16/01/2012

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La Scalp è una bici da dh race di ultima generazione, lo si capisce dalle sue caratteristiche: angoli belli distesi, pesi mantenuti il più possibile concentrati verso il basso e movimento centrale radente al suolo. Il che vuol dire 63° di angolo sterzo con tubo da 1.5 pollici, movimento centrale da 83mm alto circa 36cm da terra, 119.7mm di interasse (taglia M) con il carro posteriore di 44,6mm.

La sospensione lavora con un pivot principale maggiorato di ben 40mm e due link studiati per dare progressività alla curva di compressione. Nei 209 mm di corsa alla ruota, tra la prima e l’ultima parte in cui la progressione incrementa, c’è una parte centrale in cui la progressione è volutamente lineare.
Il carro posteriore, poi, risulta strutturalmente molto rigido anche facendo la classica prova di flettere la ruota con le mani.
Il triangolo anteriore ha una forma filante e aggressiva, con il tubo orizzontale con la gobba “tipo Santa Cruz Nomad” e l’obliquo con la pancia tipo Demo. Curati nella media i particolari e buono il passaggio di tubi freno post/cambio.

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Il primo giro
Una volta saliti in sella si nota come la sospensione sia molto sensibile all’inizio, poi però va a indurirsi verso il finecorsa. Queste penso siano le caratteristiche che si va sempre a cercare nel settaggio di una bici da dh, sia forcella che ammortizzatore.
Una curiosità che personalmente guardo spesso quando prendo in mano una bici nuova è alzare la ruota posteriore e poi farla cadere a terra. Bene, ho visto poche bici in cui la ruota resta incollata a terra come con la Scalp. Per di più la bici è nuova di pacca e l’ammortizzatore dovrà ancora slegarsi. Sorprendente.
Il resto della componentistica è di alta qualità, un gradino sotto il massimo di quello che si potrebbe avere.
La nuova Boxxer r2c2 ha di novità 2012 le regolazioni per la compressione, un po’ più pratiche del modello 2011, mentre il funzionamento rimane simile a quella dell’anno prima.
Le ruote Mavic Derma (non Ultimate) sono ottime nel rapporto qualità/prezzo e il mozzo posteriore scorre bene sin da nuovo. Le gomme sono Maxxis tubeless 2.50, Minion da 60a davanti e High Roller da 42a dietro. Probabilmente era meglio il contrario come durezze. Essendo tubeless hanno un comportamento diverso rispetto alla versione a camera d’aria, ed è una questione di gusti se piacciono o meno. Si risparmiano 250g a ruota (non è poco) ma si rischia di stallonare.
Personalmente, io che sono un po’ pesante nella guida, preferisco la classica camera così non rischio di stallonare o tagliare il copertone.

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Componenti Nukeproof
La bici è ricca di componenti Nukeproof: pedali, manubrio e attacco, sella e reggisella, serie sterzo e manopole.
Sono tutti di ottima qualità e hanno tutte le caratteristiche che servono e che vogliono i rider mantenendo un prezzo più che buono. Niente da dire, promossi.

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In curva
L’interasse della Scalp è abbondante in tutte le taglie, ma sulla falsa riga delle ultime bici da dh (ne ho avuto la prova con il Demo quest’anno). Non è un fulmine nelle curve strette, visto anche il passo posteriore di quasi 45cm, ma avendo un baricentro così basso si è ben dentro la bici e si riesce a farla curvare molto bene in tutti i tipi di curva. Mantiene una bella manovrabilità generale ma onestamente è nelle curve un po’ più ampie e veloci che ti da una bella confidenza.

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Nello sconnesso
La Scalp da il meglio di sé nello sconnesso soprattutto perché la sua sospensione lavora veramente bene e la ruota è quasi sempre incollata al terreno sia in staccata che nel veloce scassato. Tutto questo con il Vivid, chissà con il Doble Barrel! (che è un’opzione nell’acquisto del telaio).
Il posteriore nel ripido o nei tratti più impegnativi rimane bello basso senza scalciare o fare brutti scherzi, il che ti dà tranquillità anche nell’affrontare quei passaggi un po’ più hot.
Anche la Boxxer lavora bene, magari non scorrevole come una 888, ma si può personalizzare per bene come lavora viste le molte regolazioni che si sentono anche in realtà. Personalmente, peso 80 kg, ho dovuto cambiare la molla originale con quella blu, che è la penultima come durezza della Boxxer. La molla da 400 del Vivid  invece mi andava bene così.

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Pedalabilità
Il main pivot è stato posizionato il linea con la corona da 36 denti per limitare il più possibile che la sospensione ondeggi durante la pedalata. Il risultato è più che buono ma non è paragonabile a certe bici che sono state studiate in primis con questo obbiettivo.

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Conclusioni finali
La bici va bene, è molto ben impostata, si vede che è stata sviluppata/progettata da gente che ne sa (team Chainreactioncycles). In più il telaio è venduto a di prezzi veramente interessanti.
Il resto dei componenti utilizzati da Scout è adeguato, il peso della bici è di 18kg compresi i pedali, non male considerando che si può limare un po’ dappertutto e arrivare tranquillamente sotto i 17kg.

Da migliorare
Non ci sono possibilità di regolazioni e di modifiche di interasse e geometria. Per qualcuno può essere un punto a favore perché non lo incasina nelle scelte, ma a me sarebbe piaciuta qualche classica regolazione tipo la lunghezza del carro posteriore o dell’altezza del movimento centrale.

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Allestimento
-Versione test: TEAM
-forcella: BOXXER R2C2
-ammortizzatore: Vivid ( disponibile anche con Cane Creek DB + eu 300 )
-cambio: sram x9
-comando dx: sram x9
-pedivelle: truvativ descendant 170/165 mm a richiesta
-freni: Formula RX
-cassetta: sram 1070  12/26
-ruote: Nukeproof
-attacco: Nukeproof direct
-piega: Nukeproof Warhead 800 rise 20mm (disponibile anche con rise 38mm )
-pedali: Nukeproof Proton
-sella: Nukleproof Plasma team ti
-gomme: Maxxis Minion front 2,50 e high roller rear 2,50
-camere: Maxxis 2.25/2,50
-Colori: silver,black,yellow
-misure: S/M/L ( la bici del test e’ una M )

Prezzi
EU 3.390,00 (bici completa versione PRO )
EU 4.000,00 ( ”         ”          ”           TEAM)
EU 4.880,00 ( ”         ”          ”            W.CUP)
EU 2.144,00 ( telaio con Cane creek )
EU 1.800,00 ( ”          ”   Vivid )

Scoutbike.com
Tutte le foto sono di Marzia Fioroni