[Test] RockShox Pike Ultimate

[Test] RockShox Pike Ultimate

Ian Collins, 16/03/2020
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Ian Collins, 16/03/2020

L’attuale struttura della RockShox Pike è stata presentata nella primavera del 2017 e ha portato un risparmio di peso di 160 grammi. L’anno successivo l’aggiornamento principale è stata la cartuccia Charger 2 accompagnata dalle tenute SKF. Più recentemente RockShox ha introdotto la Charger 2.1 per le versioni Signature delle sue sospensioni.

 

Il principale difetto della Charger 2 era una leggera spigolosità e un range limitato della compressione alle alte velocità. La Charger 2.1 ha rimediato a quei problemi grazie a un nuovo pacco lamellare ma anche a una fascia del pistone migliorata e una tenuta SKF, entrambi dettagli che aiutano a ridurre l’attrito e migliorano la sensibilità sui piccoli urti. Anche la compressione alle basse velocità è stata rivista con un nuovo profilo dell’ago. Considerando che abbiamo avuto modo di provare la forcella dalla scorsa estate, ecco il giudizio sul lungo termine.

Dettagli

  • 27.5″ e 29″
  • Escursione disponibile da 120mm a 160mm
  • Offsets: 37mm (27.5″), 42mm (29″), 46mm (27.5″), 51mm (29″)
  • Boost con sede Torque Cap
  • Cartuccia idraulica Charger 2.1
  • Tenute SKF
  • Olio Maxima
  • 1832 grammi (120mm / 27.5″)
  • 1030€ (intorno ai 7/800€ online)

Per lo più la vista dall’alto resta la stessa, con i pomelli delle alte e delle basse velocità invariati e lo stesso archetto della versione precedente.

Le forcelle in versione Signature sono dotate di finitura lucida e la Pike è disponibile in colorazione Silver e Black.

Sopra vediamo alcune delle zone che hanno consentito di risparmiare i circa 160 grammi. Le lavorazioni dell’archetto e una lunghezza inferiore delle cartucce idrauliche e dell’aria che consentono di ridurre il materiale ai piedi dei foderi.

La testa della cartuccia Charger 2.1 è sigillata da una tenuta SKF, marchio sempre più presente nelle tenute delle sospensioni RockShox.

A sinistra vediamo il parafango marchiato RockShox, di serie su tutte le forcelle della serie Signature. A destra la scala di riferimento che facilita la misurazione del sag, tradizione di tutte le forcelle RockShox. In ultimo, le nuove forcelle sono dotate di perno ruota senza leva quick release che consente di risparmiare peso, tanto ormai chiunque porta con sé un multi tool.

Sul campo

Questa è stata la mia prima forcella con cartuccia Charger 2.1 e le differenze sono state piuttosto facili da individuare. A confronto con la precedente Pike, mi è da subito sembrata più permissiva tra le mani, poi gli altri miglioramenti hanno cominciato a diventare evidenti usandola più spesso. Quando i trail si fanno più impegnativi, la forcella sembra meno nervosa e questo comportamento più docile è probabilmente da attribuire alla migliore compressione alle alte velocità, che dal mio punto di vista è il coronamento di questa cartuccia Charger 2.1.

Sulla Charger 2 se impostavo più di 1 click da tutto aperto sulle HSC, la forcella diventava piuttosto ruvida. Pesando 82kg non ho necessità di impostare più di 2 click da tutto aperto, ma ho provato ad arrivare a 4 click e sono rimasto sorpreso di quanto sia rimasta maneggevole, il che indica che il suo range di regolazione è valido per un ampia varietà di rider sia come peso che come abilità.

Mentirei se dicessi di sentire una sostanziale differenza di prestazioni dovuta alla guarnizione della testa della cartuccia ma in generale la forcella è più scorrevole. Possiamo invece parlare delle prestazioni generali della Pike Ultimate, senza doverla paragonare al modello precedente. Per quanto lo chassis sia più leggero di quello della Lyrik, l’ho trovato più che adeguato al suo compito sulla Evil Offering da 140mm di escursione e con ruote da 29″ che è una bici piuttosto aggressiva. $

Avendo provato la Fox 34 standard e anche la versione leggera Step Cast, ritengo che lo chassis della Pike offra maggiore rigidezza e quindi migliore maneggevolezza, soprattutto a confronto con la Step Cast. Non si può dire che sia migliore della 34 ma penso che sia la più maneggevole delle due. Descriverei la Pike come un po’ più plush e la 34 più sostenuta e corsaiola. Inoltre c’è la fondamentale differenza tra le due cartucce con Fox che ha il lockout e RockShox che è più regolabile nella compressione alle alte velocità.

Per quanto concerne la durevolezza, tutto ciò che ho dovuto fare è stata la classica pulizia e lubrificazione delle tenute e cambio di olio nei foderi, operazione eseguibile con un paio di brugole e un martello di gomma. La revisione della cartuccia idraulica è invece più complessa ma un bravo meccanico con i giusti attrezzi può eseguirla facilmente. In generale non ho visto segni di usura prematura su boccole e tenute e tutto ha continuato a lavorare bene dalla polvere estiva al fango invernale.

Ultimo ma non ultimo, il setup tramite RockShox Trailhead è accurato e non ho dovuto variare più di un click o un paio di PSI. Da notare che il numero di token può variare in base al diametro ruote e all’escursione. In altre parole, se utilizzi 3 token su una 120mm da 29″, non significa che necessariamente avrai lo stesso feeling con 3 token su una 160mm da 27.5″. Comunque è semplice trovare il giusto equilibrio con la sensibilità iniziale, il sostegno a metà corsa e la resistenza sul fondocorsa.

Conclusioni

L’ultima versione di questa forcella era piuttosto buona ma RockShox ha trovato spazio per ulteriori miglioramenti senza drastici cambiamenti. Chi ha una forcella RockShox 2018/2019, se lo desidera, può optare per l’upgrade alla cartuccia idraulica Charger 2.1. È un po’ costosa ma possono diventare soldi ben spesi se la si sceglie come opzione al posto del service della cartuccia, quando arriva il momento di doverla spurgare. Tutto sommato con continui aggiustamenti la Pike resta sempre un’ottima e versatile forcella di media escursione.

www.rockshox.com

 

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