[Test] Rose Granite Chief 2

[Test] Rose Granite Chief 2

Mauro Franzi, 08/07/2016
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Mauro Franzi, 08/07/2016

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Con 150 mm di escursione anteriore e posteriore su ruote da 27.5”, la Rose Granite Chief è la all mountain per antonomasia. Un segmento che negli ultimi anni è stato messo un po’ in ombra dalle trailbikes di nuova generazione ma che, specie per chi utilizza la bici su itinerari di una certa lunghezza e difficoltà, ha ancora un perfetto senso. Pur non raggiungendo la prestazioni discesistiche dei modelli da enduro e la resa in pedalata delle trailbike, si tratta infatti di bici che permettono di salire ben più agevolmente delle moderne “endurone” e che in discesa offrono quel pizzico di sicurezza in più rispetto alle trailbikes, in particolare se queste ultime sono nel formato ruota da 27.5”.

Le biciclette Rose sono acquistabili solamente online, con l’interessante possibilità di configurare a piacimento il montaggio. La cosa può essere fatta attraverso un configuratore online, oppure richiedendo via mail la componentistica non prevista dal configuratore ma comunque presente sul sito web. Nonostante questa flessibilità nel montaggio, sono previsti degli allestimenti standard, che nel caso della Granite Chief sono tre. In test abbiamo ricevuto la Granite Chief 2, quindi il montaggio intermedio, e rispetto alla configurazione standard l’unica differenza era nell’impianto frenante. A posto dei previsti Magura MT6 era infatti montato un impianto Formula T1, modifica prevista dal configuratore che non comporta alcun sovrapprezzo.

Il telaio

Rose non è uno di quei marchi che ama stravolgere i propri progetti con frequenza, preferendo un costante affinamento dei propri prodotti. Dal punto di vista della funzionalità e dell’affidabilità ciò ha un senso e solitamente porta ad ottimi risultati, mentre sul fronte dall’appeal estetico si potrebbe osare qualcosa di più, soprattutto per quanto riguarda colorazioni e grafiche. La Granite Chief non fa eccezione, e per quanto la linea adottata da qualche anno a questa parte sulla maggior parte delle full della casa tedesca sia attuale, le grafiche rosse su fondo nero sono abbastanza anonime. Va comunque riconosciuto che quel che spesso dicono i possessori di modelli Rose è vero, e cioè che dal vivo le bici sono molto più gradevoli di quanto appaiano in foto. Sono inoltre disponibili altre due colorazioni: con grafiche rosa anziché rosse, e color alluminio naturale con finitura “raw”.

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Passando ad aspetti più pratici, le tubazioni sono in alluminio serie 7005 e per il carro viene adottato un giunto Horst. La quota di standover viene contenuta grazie ad una curvatura del top tube a ridosso del tubo sella, curvatura che le linee dritte della grafica fanno apparire più “spigolosa” di quanto sia in realtà. Il triangolo principale lascia spazio a sufficienza per il portaborraccia, i cui attacchi si trovano sull’obliquo a ridosso del movimento centrale, quindi in una buona posizione per non alzare troppo il baricentro quando la borraccia è piena. Al di sotto del portaborraccia il cavo del reggisella telescopico esce dall’obliquo per poi entrare nel seat tube. Il ponticello che si viene a formare non è una gioia per gli occhi, però è comodo per accompagnare il cavo quando si vuole alzare o abbassare il reggi. I foderi superiori ed inferiori formano un angolo piuttosto chiuso, ma la rigidità del carro è comunque buona grazie al generoso joke posizionato a ridosso del movimento centrale e ad un ponticello nervato che collega i foderi superiori.

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Il passaggio dei cavi è interno al telaio, freno posteriore compreso. Le nuove placchette sui punti di ingresso dei cavi sono di ottima fattura, ma soprattutto prevengono i problemi di rumorosità dovuti allo sbattere dei cavi all’interno delle tubazioni che spesso affliggevano i modelli passati.

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Resta invece invariato il punto di uscita al di sotto dell’obliquo, comunque abbastanza arretrato rispetto alla zona dove in genere vanno sbattere i sassi sollevati dalla ruota anteriore. Zona che, a sua volta, è sprovvista di protezioni ed è consigliabile ricoprire con qualcosa che serva allo scopo. Stesso discorso per quanto concerne il batticatena: essendo il telaio privo di protezioni integrate, bisogna provvedere con la classica guaina in neoprene o con una pellicola protettiva.

Le geometrie

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La tabella delle geometrie rivela valori abbastanza tradizionali, in particolare per quanto riguarda la quota di orizzontale virtuale contenuta ed il seat tube piuttosto lungo. Da questo punto di vista la Granite Chief è quindi fuori dal sempre più affollato club dei telai bassi e lunghi, ed orientarsi su una taglia superiore rispetto a quella abituale può essere problematico proprio perchè ci si troverebbe con un tubo sella eccessivamente lungo. Le quote di reach ed altezza del movimento centrale sono invece più vicine ai trend attuali, mentre gli angoli sella e sterzo sono nella media. Sulla carta la Granite Chief è quindi una all mountain di stampo classico, ottimizzata più in funzione dei tortuosi sentieri alpini che per affrontare a tutta tracciati veloci e sconnessi.

Le sospensioni

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Il feeling con la Pike RC Solo Air non è stato immediato, e solamente con l’aggiunta di ben quattro token (il massimo consentito) il comportamento si è perfettamente armonizzato con quello della sospensione posteriore (tre token potrebbero comunque bastare). Senza token la forcella è invece troppo lineare, costringendo a scegliere fra uno scarso sostegno e facili finecorsa, o un setting molto duro e penalizzante in termini di comfort e stabilità sullo sconnesso veloce. Sistemato il discorso progressività, abbiamo comunque rilevato una fluidità di funzionamento un po’ inferiore rispetto a quella abituale per questo modello. Comodo ed immediato il registro della progressività, facilmente azionabile anche con i guanti e con un range d’azione molto ampio.

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La sospensione posteriore è gestita da un Monarch RT3 da 200×57 mm che, come meglio vedremo al capitolo discesa, si abbina molto bene alla cinematica della Granite Chief. Il registro della compressione su tre posizioni è di comodo accesso e permette di ottenere la giusta frenatura in ogni condizione di terreno. Rispetto ad un ammortizzatore a doppio serbatoio la resistenza al surriscaldamento è minore, ma è un limite più che accettabile su una bici di questo tipo.

Il montaggio

In rapporto al prezzo la Granite Chief 2 vanta un montaggio di tutto rispetto, basato su componentistica solida ed affidabile. Nessun particolare da vetrina, dunque, ma piuttosto un insieme ben pensato, privo di anelli deboli e molto “concreto”. Vediamolo nel dettaglio.

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La trasmissione è affidata alla serie XT di Shimano con guarnitura doppia, soluzione ancora apprezzata da molti in ambito all mountain. Rose offre però la possibilità di montare la singola a costo zero, e per chi ha la gamba necessaria sarebbe un vero peccato non usufruirne.

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Spesso dover posizionare tre collarini costringe ad infelici compromessi sul fronte dell’ergonomia. Non è questo il caso, anche se non sarebbe stato male poter spostare il comando del deragliatore di qualche millimetro verso l’esterno. Le manopole montate di serie sono le Ergon GE1, sostituite nel corso del test con le A’ME che vedete in foto per una questione di gusto personale.

Il telescopico da 150 mm di travel è la giusta soluzione su una L, ma attenzione se siete al limite con la taglia, visto il seat tube più lungo della media.

Piega e stem sono della serie Turbine di Race Face, con diametro di 35 mm. Adeguate le misure di entrambi i componenti, rispettivamente di 760 mm e 60 mm.

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I freni Formula T1 sono potenti e la resistenza alla fatica è ottima. La modulabilità non è invece il loro punto forte, anche per via del disco da 203 mm montato all’anteriore, diametro persino eccessivo su una bici di questo tipo. Da segnalare i soliti problemi di sfregamento fra disco e pastiglie, praticamente ininfluenti dal punto di vista della scorrevolezza della ruota, ma fastidiosi a livello acustico.

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Le ruote DT Swiss M1700 Spline Two sono un ottimo compromesso fra peso e robustezza per un utilizzo all mountain. Le coperture Schwalbe Nobby Nic brillano più sul fronte della tenuta che su quello della scorrevolezza. I terreni allentati spesso incontrati durante il test hanno fatto apprezzare le doti di trazione al posteriore.

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Salita

Come deducibile dalle quote geometriche, la posizione in sella è raccolta e ci si trova con il busto piuttosto eretto. Non la migliore configurazione per ottenere una pedalata redditizia, ma in compenso poco affaticante anche sulle salite più lunghe. La distribuzione dei pesi è ben bilanciata, e grazie all’angolo sella ben verticale non ci si trova troppo arretrati neppure sulle forti pendenze, dove l’anteriore mantiene sempre un’ottima direzionalità. Nonostante la dicitura “Lock”, settando la leva della compressione del Monarch sulla posizione più chiusa l’ammo rimane abbastanza lontano da un blocco vero e proprio. Questo non costituisce un problema pedalando in sella, situazione dove le oscillazioni del carro sono pressochè nulle, mentre in fuorisella un blocco più marcato non guasterebbe. Queste caratteristiche, sommate alle coperture non particolarmente scorrevoli e ad un peso globale più che accettabile ma non da record, fanno della Granite Chief una onesta scalatrice sulle salite scorrevoli. Non un mezzo adatto ad andature spinte o nervose, ma in compenso comoda anche dopo ore in sella e quindi adatta anche ad itinerari particolarmente lunghi.

Sul tecnico la Granite Chief ha sfoderato un carattere inaspettato, comportandosi in modo eccellente sia nel superamento degli ostacoli che nei tratti dove è richiesta agilità. Le tre posizioni del Monarch, tutte spendibili anche sui fondi sconnessi, permettono di trovare la giusta frenatura in base a tipo di fondo e pendenza. L’ottima trazione delle Nobby Nic è la ciliegina sulla torta per un mezzo che, sulle salite più tecniche, ha poco o nulla da invidiare alle migliori trailbike.

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Discesa

Nonostante la Granite Chief non faccia parte del club dei movimenti centrali rasoterra (e sulle salite tecniche si ringrazia), l’ottima rigidità del telaio e della Pike “accorciata” a 150 mm garantiscono precisione e reattività nel guidato. Buona la risposta nei rilanci, anche se la sospensione posteriore si fa apprezzare più per la capacità di digerire tutto ciò che passa sotto la ruota che per la reattività in pedalata. Pur con un ammortizzatore relativamente semplice come il Monarch RT3, la valida cinematica riesce infatti a coniugare sensibilità, un discreto supporto a centro corsa ed un’ottima progressività finale.

Oltre a permettere valori di sag relativamente elevati per la tipologia di bici (ci siamo spinti anche oltre il 30%), sul campo questo si traduce in una ruota che sta sempre ben incollata al terreno, sufficiente reattività quando si pompa la bici ed in uscita di curva, ed una progressività che permette di incassare grossi impatti senza alcun problema. Solo nelle discese più lunghe e continue il Monarch accusa un leggero calo delle prestazioni dovuto al surriscaldamento, limite più che accettabile per una trail/am.

Sullo sconnesso veloce le geometrie corte presentano il conto, e sul veloce l’anteriore ha talvolta delle reazioni un po’ brusche. Valori di reach e di interasse più generosi gioverebbero sicuramente da questo punto di vista, permettendo oltretutto l’adozione di stem più corti e dando quel plus sul fronte della stabilità che ben si sposerebbe con le eccellenti doti di incassatrici delle sospensioni e con la rigidità e solidità del telaio. Per onestà va però evidenziato che, come già detto, abbiamo avuto la sensazione che la forcella non lavorasse con la fluidità solita di questo modello. Nella situazioni trialistiche, tutt’altro che rare in ambito all mountain, si apprezza la precisione di guida consentita dalla Pike e la possibilità di regolarne efficacemente la frenatura in compressione.

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Conclusioni

La Granite Chief è la classica all mountain: solida, affidabile ed in grado di cavarsela in tutte le situazioni, tanto in salita quanto in discesa. Delle geometrie più allungate ne amplierebbero ulteriormente la polivalenza.

Problemi riscontrati nel corso del test

Allentamento delle viti di fissaggio del deragliatore anteriore.

Pesi e prezzo

Peso bici completa tg. L: 13,230 kg
Peso ruota anteriore completa*: 1805 g
Peso ruota posteriore completa*: 2320 g
* Ruota completa di pneumatici, dischi e pacco pignoni.

Prezzo Granite Chief 2: 3.023,34 Euro

rosebikes.it

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