MTB-MAG.COM - Mountain Bike Online Magazine | [Test] Rose Granite Chief 2

[Test] Rose Granite Chief 2

[Test] Rose Granite Chief 2

08/07/2016
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08/07/2016

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Con 150 mm di escursione anteriore e posteriore su ruote da 27.5”, la Rose Granite Chief è la all mountain per antonomasia. Un segmento che negli ultimi anni è stato messo un po’ in ombra dalle trailbikes di nuova generazione ma che, specie per chi utilizza la bici su itinerari di una certa lunghezza e difficoltà, ha ancora un perfetto senso. Pur non raggiungendo la prestazioni discesistiche dei modelli da enduro e la resa in pedalata delle trailbike, si tratta infatti di bici che permettono di salire ben più agevolmente delle moderne “endurone” e che in discesa offrono quel pizzico di sicurezza in più rispetto alle trailbikes, in particolare se queste ultime sono nel formato ruota da 27.5”.

Le biciclette Rose sono acquistabili solamente online, con l’interessante possibilità di configurare a piacimento il montaggio. La cosa può essere fatta attraverso un configuratore online, oppure richiedendo via mail la componentistica non prevista dal configuratore ma comunque presente sul sito web. Nonostante questa flessibilità nel montaggio, sono previsti degli allestimenti standard, che nel caso della Granite Chief sono tre. In test abbiamo ricevuto la Granite Chief 2, quindi il montaggio intermedio, e rispetto alla configurazione standard l’unica differenza era nell’impianto frenante. A posto dei previsti Magura MT6 era infatti montato un impianto Formula T1, modifica prevista dal configuratore che non comporta alcun sovrapprezzo.

Il telaio

Rose non è uno di quei marchi che ama stravolgere i propri progetti con frequenza, preferendo un costante affinamento dei propri prodotti. Dal punto di vista della funzionalità e dell’affidabilità ciò ha un senso e solitamente porta ad ottimi risultati, mentre sul fronte dall’appeal estetico si potrebbe osare qualcosa di più, soprattutto per quanto riguarda colorazioni e grafiche. La Granite Chief non fa eccezione, e per quanto la linea adottata da qualche anno a questa parte sulla maggior parte delle full della casa tedesca sia attuale, le grafiche rosse su fondo nero sono abbastanza anonime. Va comunque riconosciuto che quel che spesso dicono i possessori di modelli Rose è vero, e cioè che dal vivo le bici sono molto più gradevoli di quanto appaiano in foto. Sono inoltre disponibili altre due colorazioni: con grafiche rosa anziché rosse, e color alluminio naturale con finitura “raw”.

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Passando ad aspetti più pratici, le tubazioni sono in alluminio serie 7005 e per il carro viene adottato un giunto Horst. La quota di standover viene contenuta grazie ad una curvatura del top tube a ridosso del tubo sella, curvatura che le linee dritte della grafica fanno apparire più “spigolosa” di quanto sia in realtà. Il triangolo principale lascia spazio a sufficienza per il portaborraccia, i cui attacchi si trovano sull’obliquo a ridosso del movimento centrale, quindi in una buona posizione per non alzare troppo il baricentro quando la borraccia è piena. Al di sotto del portaborraccia il cavo del reggisella telescopico esce dall’obliquo per poi entrare nel seat tube. Il ponticello che si viene a formare non è una gioia per gli occhi, però è comodo per accompagnare il cavo quando si vuole alzare o abbassare il reggi. I foderi superiori ed inferiori formano un angolo piuttosto chiuso, ma la rigidità del carro è comunque buona grazie al generoso joke posizionato a ridosso del movimento centrale e ad un ponticello nervato che collega i foderi superiori.

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Il passaggio dei cavi è interno al telaio, freno posteriore compreso. Le nuove placchette sui punti di ingresso dei cavi sono di ottima fattura, ma soprattutto prevengono i problemi di rumorosità dovuti allo sbattere dei cavi all’interno delle tubazioni che spesso affliggevano i modelli passati.

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Resta invece invariato il punto di uscita al di sotto dell’obliquo, comunque abbastanza arretrato rispetto alla zona dove in genere vanno sbattere i sassi sollevati dalla ruota anteriore. Zona che, a sua volta, è sprovvista di protezioni ed è consigliabile ricoprire con qualcosa che serva allo scopo. Stesso discorso per quanto concerne il batticatena: essendo il telaio privo di protezioni integrate, bisogna provvedere con la classica guaina in neoprene o con una pellicola protettiva.

Le geometrie

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La tabella delle geometrie rivela valori abbastanza tradizionali, in particolare per quanto riguarda la quota di orizzontale virtuale contenuta ed il seat tube piuttosto lungo. Da questo punto di vista la Granite Chief è quindi fuori dal sempre più affollato club dei telai bassi e lunghi, ed orientarsi su una taglia superiore rispetto a quella abituale può essere problematico proprio perchè ci si troverebbe con un tubo sella eccessivamente lungo. Le quote di reach ed altezza del movimento centrale sono invece più vicine ai trend attuali, mentre gli angoli sella e sterzo sono nella media. Sulla carta la Granite Chief è quindi una all mountain di stampo classico, ottimizzata più in funzione dei tortuosi sentieri alpini che per affrontare a tutta tracciati veloci e sconnessi.

Le sospensioni

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Il feeling con la Pike RC Solo Air non è stato immediato, e solamente con l’aggiunta di ben quattro token (il massimo consentito) il comportamento si è perfettamente armonizzato con quello della sospensione posteriore (tre token potrebbero comunque bastare). Senza token la forcella è invece troppo lineare, costringendo a scegliere fra uno scarso sostegno e facili finecorsa, o un setting molto duro e penalizzante in termini di comfort e stabilità sullo sconnesso veloce. Sistemato il discorso progressività, abbiamo comunque rilevato una fluidità di funzionamento un po’ inferiore rispetto a quella abituale per questo modello. Comodo ed immediato il registro della progressività, facilmente azionabile anche con i guanti e con un range d’azione molto ampio.

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La sospensione posteriore è gestita da un Monarch RT3 da 200×57 mm che, come meglio vedremo al capitolo discesa, si abbina molto bene alla cinematica della Granite Chief. Il registro della compressione su tre posizioni è di comodo accesso e permette di ottenere la giusta frenatura in ogni condizione di terreno. Rispetto ad un ammortizzatore a doppio serbatoio la resistenza al surriscaldamento è minore, ma è un limite più che accettabile su una bici di questo tipo.

Il montaggio

In rapporto al prezzo la Granite Chief 2 vanta un montaggio di tutto rispetto, basato su componentistica solida ed affidabile. Nessun particolare da vetrina, dunque, ma piuttosto un insieme ben pensato, privo di anelli deboli e molto “concreto”. Vediamolo nel dettaglio.

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La trasmissione è affidata alla serie XT di Shimano con guarnitura doppia, soluzione ancora apprezzata da molti in ambito all mountain. Rose offre però la possibilità di montare la singola a costo zero, e per chi ha la gamba necessaria sarebbe un vero peccato non usufruirne.

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Spesso dover posizionare tre collarini costringe ad infelici compromessi sul fronte dell’ergonomia. Non è questo il caso, anche se non sarebbe stato male poter spostare il comando del deragliatore di qualche millimetro verso l’esterno. Le manopole montate di serie sono le Ergon GE1, sostituite nel corso del test con le A’ME che vedete in foto per una questione di gusto personale.

Il telescopico da 150 mm di travel è la giusta soluzione su una L, ma attenzione se siete al limite con la taglia, visto il seat tube più lungo della media.

Piega e stem sono della serie Turbine di Race Face, con diametro di 35 mm. Adeguate le misure di entrambi i componenti, rispettivamente di 760 mm e 60 mm.

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I freni Formula T1 sono potenti e la resistenza alla fatica è ottima. La modulabilità non è invece il loro punto forte, anche per via del disco da 203 mm montato all’anteriore, diametro persino eccessivo su una bici di questo tipo. Da segnalare i soliti problemi di sfregamento fra disco e pastiglie, praticamente ininfluenti dal punto di vista della scorrevolezza della ruota, ma fastidiosi a livello acustico.

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Le ruote DT Swiss M1700 Spline Two sono un ottimo compromesso fra peso e robustezza per un utilizzo all mountain. Le coperture Schwalbe Nobby Nic brillano più sul fronte della tenuta che su quello della scorrevolezza. I terreni allentati spesso incontrati durante il test hanno fatto apprezzare le doti di trazione al posteriore.

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Salita

Come deducibile dalle quote geometriche, la posizione in sella è raccolta e ci si trova con il busto piuttosto eretto. Non la migliore configurazione per ottenere una pedalata redditizia, ma in compenso poco affaticante anche sulle salite più lunghe. La distribuzione dei pesi è ben bilanciata, e grazie all’angolo sella ben verticale non ci si trova troppo arretrati neppure sulle forti pendenze, dove l’anteriore mantiene sempre un’ottima direzionalità. Nonostante la dicitura “Lock”, settando la leva della compressione del Monarch sulla posizione più chiusa l’ammo rimane abbastanza lontano da un blocco vero e proprio. Questo non costituisce un problema pedalando in sella, situazione dove le oscillazioni del carro sono pressochè nulle, mentre in fuorisella un blocco più marcato non guasterebbe. Queste caratteristiche, sommate alle coperture non particolarmente scorrevoli e ad un peso globale più che accettabile ma non da record, fanno della Granite Chief una onesta scalatrice sulle salite scorrevoli. Non un mezzo adatto ad andature spinte o nervose, ma in compenso comoda anche dopo ore in sella e quindi adatta anche ad itinerari particolarmente lunghi.

Sul tecnico la Granite Chief ha sfoderato un carattere inaspettato, comportandosi in modo eccellente sia nel superamento degli ostacoli che nei tratti dove è richiesta agilità. Le tre posizioni del Monarch, tutte spendibili anche sui fondi sconnessi, permettono di trovare la giusta frenatura in base a tipo di fondo e pendenza. L’ottima trazione delle Nobby Nic è la ciliegina sulla torta per un mezzo che, sulle salite più tecniche, ha poco o nulla da invidiare alle migliori trailbike.

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Discesa

Nonostante la Granite Chief non faccia parte del club dei movimenti centrali rasoterra (e sulle salite tecniche si ringrazia), l’ottima rigidità del telaio e della Pike “accorciata” a 150 mm garantiscono precisione e reattività nel guidato. Buona la risposta nei rilanci, anche se la sospensione posteriore si fa apprezzare più per la capacità di digerire tutto ciò che passa sotto la ruota che per la reattività in pedalata. Pur con un ammortizzatore relativamente semplice come il Monarch RT3, la valida cinematica riesce infatti a coniugare sensibilità, un discreto supporto a centro corsa ed un’ottima progressività finale.

Oltre a permettere valori di sag relativamente elevati per la tipologia di bici (ci siamo spinti anche oltre il 30%), sul campo questo si traduce in una ruota che sta sempre ben incollata al terreno, sufficiente reattività quando si pompa la bici ed in uscita di curva, ed una progressività che permette di incassare grossi impatti senza alcun problema. Solo nelle discese più lunghe e continue il Monarch accusa un leggero calo delle prestazioni dovuto al surriscaldamento, limite più che accettabile per una trail/am.

Sullo sconnesso veloce le geometrie corte presentano il conto, e sul veloce l’anteriore ha talvolta delle reazioni un po’ brusche. Valori di reach e di interasse più generosi gioverebbero sicuramente da questo punto di vista, permettendo oltretutto l’adozione di stem più corti e dando quel plus sul fronte della stabilità che ben si sposerebbe con le eccellenti doti di incassatrici delle sospensioni e con la rigidità e solidità del telaio. Per onestà va però evidenziato che, come già detto, abbiamo avuto la sensazione che la forcella non lavorasse con la fluidità solita di questo modello. Nella situazioni trialistiche, tutt’altro che rare in ambito all mountain, si apprezza la precisione di guida consentita dalla Pike e la possibilità di regolarne efficacemente la frenatura in compressione.

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Conclusioni

La Granite Chief è la classica all mountain: solida, affidabile ed in grado di cavarsela in tutte le situazioni, tanto in salita quanto in discesa. Delle geometrie più allungate ne amplierebbero ulteriormente la polivalenza.

Problemi riscontrati nel corso del test

Allentamento delle viti di fissaggio del deragliatore anteriore.

Pesi e prezzo

Peso bici completa tg. L: 13,230 kg
Peso ruota anteriore completa*: 1805 g
Peso ruota posteriore completa*: 2320 g
* Ruota completa di pneumatici, dischi e pacco pignoni.

Prezzo Granite Chief 2: 3.023,34 Euro

rosebikes.it

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Fabriziotor
Fabriziotor

Caro Mauro, leggo sempre volentieri MTBMAG e tutti i tuoi articoli tecnici, che trovo precisi e competenti.
Scusa la minima polemica, ma dovendo acquistare a breve una nuova mtb, prescindendo dalle linee, che possono piacere o meno, mi chiedo perché on-line, quando da me (Genova, che tu credo conosci bene) posso trovare un bravo rivenditore di Mondraker che mi lascia la Dune (2015) 27.5, allestita come la Rose, a 2.300,00 euro; oppure una Transition Patrol a 2.900,00 euro.
Lo dico perché avendo famiglia e budget limitato, trovo che l’acquisto on-line sia spesso poco competitivo (a parte YT Industries). Forse sono poco competente e per questo mi aspetto un consiglio, se possibile.

Mauro Franzi
Mauro Franzi

@Fabriziotor La vendita online è un’opportunità come un’altra, ma come vi possono essere buoni motivi per comprare online ve ne possono essere altrettanti per non farlo. Alla fine i parametri che spingono verso l’acquisto di un prodotto piuttosto che un altro sono molteplici e soggettivi, se così non fosse avremmo tutti la stessa bici. Nel tuo caso mi pare che hai trovato due occasioni molto interessanti, e se le bici in questione ti piacciono sono il primo a consigliarti di non lasciartele sfuggire. Ma sei certo che la Dune a 2300 Euro sia montata come la GC? Credo che significherebbe uno sconto mostruoso.

antileader
antileader

in gennaio avevo valutato l’acquisto della Granite Chief, a parità di componentistica ho trovato i prezzi più alti del 10-15% in più rispetto alla diretta concorrenza (Canyon, Radon…)
Per questo motivo ho optato per altro.

luca.pejrani
luca.pejrani

Il 10/15% di differenza a parità di montaggio è significativa, ma non è mostruosa e può essere dovuta a molti fattori anche effimeri. Considerando che le tre bici (suppongo la Canyon Spectral, la Radon Slide 150 e questa) sono tutte interessanti, ma piuttosto diverse tra loro, molti potrebbero scegliere la bici in base a preferenze personali. Questa ha poi dalla sua sicuramente l’ampia possibilità di personalizzazione, non così frequente in questa fascia di prezzo, che alla fin fine permette se non di risparmiare in senso assoluto, quantomeno di investire al meglio i propri soldi.

antileader
antileader

10-15% su 3000 euro sono tra i 300 e i 450 euro… non saranno mostruosi ma sono tanti soldi

io ho preso la Slide 150 10.0 allo stesso prezzo di quella in prova ed è montata meglio (ad esempio forca e ammo Fox Factory, freni Xt, manubrio RaceFace)

Adesso ahimè la Slide 150 10.0 costa ancora meno…

antileader
antileader

ho dimenticato le ruote DT Swiss XM1501…

luca.pejrani
luca.pejrani

Ma hai fatto benissimo. Io dicevo in generale, a volte una bici ti piace davvero e allora fai uno sforzo economico in più o sacrifichi qualcosa sull’equipaggiamento. Altrimenti, ci sarebbero marchi che non venderebbero mai una MTB, e non parlo di quelli che vendono online 😉

Nikruz
Nikruz

hai visto la radon slide carbon 160 8.0?
E’ una full carbon, montata di tutto rispetto e con un fantastico peso di 12.45Kg.
Ora è in saldo a 2800 e rotti €.
Dimmi se non è conveniente…se non avessi comprato la stereo 160 2 mesi fa, avrei preso questa radon ad occhi chiusi!

pablos
pablos

Ottimo.
Quest’ anno ho voluto provare un enduro, in ambito AM la trovo disastrosa, movimento, come da te scritto, troppo troppo basso, ma soprattutto lo sterzo troppo aperto, sul lento tecnico ti fa rimbalzare indietro la bici, Le quote di questa dovrebbero rimanere come uno standard, forse un filo più lungo l’ orizzontale, quindi credo che la versione 2017 vada davvero bene.A naso non avrei toccato però l’ angolo di sterzo.

Ciao!

Mauro Franzi
Mauro Franzi

@pablos Parli di salita o discesa? Nel primo caso concordo con te, se invece si parla di discesa non sono molto d’accordo.

pablos
pablos

Movimento basso per la salita, toglie il divertimento dei sentieri tecnici.In discesa l’ angolo aperto dello sterzo va benissimo, ma trovo che sotto ad una certa velocità sia un po’ d’ impaccio, situazione tipica, tornantino su rocce fisse, quasi fermo.Li mi sembra che “l’ orizzontalità” della forca tenda un po’ ad impuntare.La bici precedente aveva lo sterzo a 67°, certo un insieme di cose, ma in quelle situazioni mi sembrava molto meglio, diciamo che ragionandoci è ragionevole il discorso.

Mauro Franzi
Mauro Franzi

@pablos L’angolo aperto è d’impaccio solamente se la pendenza è blanda, altrimenti aiuta molto anche nel tecnico trialistico. Parlo ovviamente di discesa, mentre in salita tecnica una buona trail/all mountain è due spanne sopra rispetto alle enduro più spinte.

pablos
pablos

Si esatto, pendenza blanda e velocità ridottissima.Che aiuti nel ripido immagino ti riferisca al fatto che sposta la ruota in avanti, e va bene, ma la questione, credo, è che più è aperto e più, sull’ impatto, si assorbe energia dalla velocità piuttosto che dal peso, quindi quando sei quasi fermo…Comunque spero vivamente che il trend non sia endurizzare troppo le AM, e la chiudo qui.
Ciao!

Mauro Franzi
Mauro Franzi

@pablos Ti aiuta nel senso che hai un margine di sicurezza più alto e sul molto ripido non sei costretto ad arretrare mostruosamente per non cappottare. Questo permette una guida più aggressiva e più precisa.

bule
bule

Sono anch’io d’accordo con voi in merito al prezzo di listino, si avvicina piu’ ad un negozio tradizionale che non ad un negozio online.
Da possessore di rose comunque devo dire che l’assistenza e’ ottima come tra l’altro la bici e che a differenza di canyon ad esempio a fine anno rose sconta parecchio e si possono trovare delle vere occasioni.

David Fregoli

Ma la finitura “row” è quella a righe?

Mauro Franzi
Mauro Franzi

@David Fregoli Haha, ho corretto…

Swiggy
Swiggy

ma perchè Rose è allergica al carbonio?
se si eccettuano i modelli da XC puro, solo ed esclusivamente alluminio…

narkos78
narkos78

Purtroppo sull’on-line le cose stanno cambiando….almeno questa è la sensazione che ho avuto. I prezzi poi stanno aumentando molto…..ricordo che il modello /2 in passato si attestava intorno ai 2500 €. Inoltre on line esiste un altra all mountain molto quotata che viene venduta per 2499…..con montaggio simile (anche questa è aumentata prima stava a 2299). Insomma è difficile orientarsi….soprattutto se poi devi sganciare un ulteriore centone per scatolone e spedizione. Poi devi rinunciare alle colorazioni alle linee, ci sono i tempi di attesa eventuali guasti o difetti che comportano altri tempi di attesa……..e dall’altra parte i negozianti che a volte li abbracceresti per gli sconti che fanno. Io ho acquistato una demo 8 sotto natale per 2700. Con i pedali!

Nikruz
Nikruz

guarda, non sono così d’accordo:
ho comprato una cube stereo, ordinata a GENNAIO in NEGOZIO ed arrivata a MAGGIO.
Quindi non parliamo di tempi di attesa in negozio che ho ancora il dente avvelenato!!!

Con Radon avevo ordinato una settimana, ed è arrivata a casa mia la settimana dopo.

E’ vero però che il negozio ti regala magari qualche cosa, oltre a fare spesso qualche sconto interessante.

Claudio66
Claudio66

A.M.27,5 o Trail 29 di ultima generazione? Un bel dilemma ! Meglio faticare un po’meno in salita oppure scendere nel super tecnico con qualche vantaggio in più? Quale potrebbe essere la discriminante? Quanto si è bravi tecnicamente? Quanto forte si vuol fare la discesa?

Matteocm
Matteocm

Dipende che sentieri percorri… quasi sempre si tende a comprare di più di quello che realmente serve; si tende a volere bici da discesa pensando che ci si diverta di più, ma quando il sentiero è da xc o poco più una bici da Enduro ti fa annoiare per come spiana la discesa oltre al fatto che con il peso e le geometrie un giro di 3 ore invece di fare 30 km ne fai 20 km (= una discesa). Io ho avuto molte bici e 2 da 26 con escursione da 180mm e 140mm anteriore e ora stessi sentieri li faccio con una Genius 29 da 130mm (addirittura mi divertivo di più con la Spark 29 con forcella da 120mm ant e 100mm posteriore).

narkos78
narkos78

Quoto! Io sto pensando di tenere la demo per park e risalite furgonate e di abbandonare la stumpjumper 29 140/140 perché nei giri am per l’80% del tempo non c’è storia bisogna pedalare! Con tanta escursione è mortificante anche con ammo blokkato. Forse sarebbe meglio una hardtail tipo asket o transition trans am, o una full con 100 mm posteriori.

1979gabriele1979
1979gabriele1979

Super d’accordo…grazie ad una telefonata preventiva al customer care di Canyon presi quello che mi serviva precisamente; inizialmente (inesperienza) avevo puntato più in “alto” di quello che le mie scarse capacità potevano utilizzare.

luca.pejrani
luca.pejrani

Bella bici davvero e tutto sommato la geometria un po’ corta non mi dispiace (tanto più essendo abituato alla mia vecchia e corta Meta 5.5.
Certo il verticale è veramente alto, e questa oggi come oggi è una scelta davvero strana. Sulla M con 83 di cavallo sto davvero al limite e probabilmente dovrei montare un telescopico da 125 mm.

alberto.rossi
alberto.rossi

Scusate ma mi sono perso via, ma quindi a parità di diametro ruota (supponiamo 27,5): che caratteristiche e che escursione dovrebbe avere una bici per rientrare nella categoria Trail Bike? E una AM?

Claudio66
Claudio66

Non è solo una questione di cm di escursione ma soprattutto di geometrie del telaio. Ad ogni modo sopra i 13 cm potremmo dire che si va nelle A.M. ; però ripeto detto così non significa molto.

Mauro Franzi
Mauro Franzi

@utentenonregistrato Come ti ha detto @Claudio66 la distinzione viene solitamente fatta in base all’escursione: le trail fino a 130/140 mm, tutto quello che sta sopra ma non è ancora enduro è considerato am. Comunque sono solamente definizioni, senza contare che le geometrie contano talvolta più del cm in più o in meno di escursione. Il formato ruota confonde ulteriormente le cose, visto che molte trail 29″ un po’ spinte hanno un comportamento equiparabile a quello di una am con ruote da 27.5″.

Claudio66
Claudio66

La mia esperienza, avendo sia una full 29 XC che una AM. 27,5 130/150, è che una Trail 29 possa veramente essere la scelta migliore per salire e scendere divertendosi. Tu per fare il Treciolino potendo scegliere che bici prenderesti? ?

Mauro Franzi
Mauro Franzi

@Claudio66 Dipende da quale discesa del Tracciolino, ma solitamente ci vado con la bici da enduro. Sono però d’accordo con te sul fatto che le trail con geometrie aggressive sono un’ottimo compromesso per salire bene e divertirsi in discesa.

200mm
200mm

Fantastiche le A’ME!

Uruk
Uruk

Ciao Mauro, i tuoi test sono sempre un’ottima lettura!
Ho un dubbio riguardo alla regolazione della Pike: 4 tokens sono 8 cm di ingombro nello stelo.
Perchè la forcella non vada a pacco contro i tokens bisogna gonfiarla di più accorciandone di fatto la corsa.
Dove sbaglio?
Grazie

Mauro Franzi
Mauro Franzi

@Uruk Grazie! 4 tokens sono compatibili con la Pike da 150 mm (è il numero massimo ammesso) e la forcella compie regolarmente i 150 mm di travel. Rispetto ad una configurazione con meno token la si può quindi tenere persino un filo più sgonfia e sensibile nella prima parte di corsa, visto che poi diventa più progressiva.
La forcella montata sulla Granite in test era inizialmente priva di token ed andava a pacco con facilità. Ne ho subito aggiunti due, ma ancora era troppo lineare. Con tre le cose andavano già meglio e poteva bastare, ma visto che telaio e sospensione permettono anche usi abbastanza “spinti” ne ho aggiunto un quarto per ottenere un insieme più armonico.