[Test] Suntour Auron RC2

[Test] Suntour Auron RC2

24/08/2015
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24/08/2015

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Già da qualche anno Suntour si sta impegnando seriamente nella produzione di sospensioni di buon livello, in genere proposte a prezzi allettanti. In questo test ci occuperemo della Auron per ruote da 27.5″, forcella da enduro/all mountain disponibile sia con travel fisso di 150 o 160 mm (settabile internamente) che a travel variabile 160-120 mm settabile con comando esterno.

Collage forcella

Due le idrauliche proposte: una più semplice che prevede la regolazione della sola frenatura in compressione low speed, ed una seconda più evoluta che prevede anche il controllo delle high speed. Va da sè che entrambe le versioni sono dotate di regolazione del ritorno e della molla pneumatica. Come la sigla RC2 lascia intuire, il modello del test è quello con l’idraulica più evoluta. Il travel è fisso, ed il peso rilevato con cannotto tagliato a 180 mm e pp incluso è di 1950 g. Avendo testato la forcella su questa Rose Uncle Jimbo, abbiamo lasciato impostata la corsa a 160 mm, configurazione che presumiamo di default. Concludiamo questa introduzione segnalando che la Auron è disponibile anche per ruote da 29″ con corsa settabile a 130, 140 o 150 mm. Anche in questo formato sono disponibili le due idrauliche, mentre non è prevista l’opzione travel variabile.

Analisi statica

La Auron ha steli da 34 mm di diametro, quindi una struttura visivamente piuttosto snella ma potenzialmente meno rigida rispetto a quella delle concorrenti che adottano steli di diametro maggiore. I foderi sono in magnesio ed il cannotto conico in alluminio. L’archetto di collegamento fra i foderi ha una forma abbastanza particolare, più “piatto” della norma. Posteriormente è chiuso, il che non è affatto un male in quanto non fa da ricettacolo per sporco e fango come invece accade con gli archetti muniti di nervature se non si utilizza un parafango.

Collage archetto

Protetta da un tappo filettato in alluminio, in alto sul lato sinistro troviamo la valvola di tipo schrader per il carico della camera pneumatica. L’idraulica trova quindi alloggiamento nel lato destro, con il registro del ritorno alla base del fodero e quelli della compressione in alto. Il registro del ritorno ha ben 25 posizioni, è molto fluido, si aziona agevolmente anche con i guanti ed il passaggio da una posizione all’altra è ben percepibile. Più duro da azionare ed un po’ troppo spigoloso è invece il registro di colore blu della compressione high speed. Le posizioni disponibili sono 14, anche in questo caso ben percepibili a guanti indossati. Un po’ piccolo ma molto fluido nel funzionamento è infine il registro colore argento della compressione low speed, settabile su 10 posizioni. L’attacco per la pinza del freno è per dischi da 160 mm, da mettere quindi in preventivo l’adozione di un adattatore se, come logica vuole visto il tipo di forcella, si montano dischi di diametro maggiore.

Collage comandi2

Già presente da alcuni anni sulle forcelle Suntour ed ora ulteriormente migliorato, il funzionale ed affidabile perno passante QLC2Ti si chiude con un quick release con leva in titanio. Sul lato opposto del QR si trova una camma dotata di un registro grazie al quale è possibile regolare la forza di serraggio. Mentre nelle versioni iniziali la camma dava qualche problema in fase di estrazione con alcuni mozzi, ora il problema è stato completamente risolto grazie ad un dispositivo di ritenzione della camma stessa la quale viene chiusa durante l’estrazione. Il peso del perno da noi rilevato è di 69 g.

Collage  pp1

Suntour prevede la possibilità di variare il volume della camera pneumatica e conseguentemente la risposta elastica della forcella. Il sistema è del tutto simile a quello adottato da Rock Shox con i suoi famosi token, degli spessori in materiale plastico che possono essere aggiunti o tolti a seconda che si voglia aumentare o diminuire la progressività. Per quanto il principio sia identico, nella Auron la realizzazione è però un po’ meno raffinata. La forcella viene infatti fornita con uno spacer in materiale plastico molto poroso situato sotto la valvola dell’aria, accessibile svitando con una chiave da 27 mm il tappo in cui è alloggiata la valvola stessa. Non essendo possibile aggiungere ulteriori spacer perchè manca un apposito alloggiamento, ciò significa che la progressività potrà solamente essere ridotta (Suntour ritiene evidentemente che questa sia la massima progressività desiderabile). Per ridurre la progressività bisogna invece rimuovere lo spacer, asportarne una parte più o meno grande in base al risultato che si vuole ottenere, dopodichè riposizionarlo sull’apposito pernetto di ritenzione. Il materiale di cui è costituito si taglia facilmente con un comune taglierino, ma l’operazione è ovviamente irreversibile. Non il massimo della praticità e flessibilità, insomma, anche perchè è consigliabile procedere per piccoli step ed ogni volta va ripetuta l’intera operazione. Fortunatamente esiste una scappatoia, resa possibile dal fatto che la Auron utilizza come molla negativa una molla elicoidale metallica e non è presente una seconda camera pneumatica collegata alla principale. Ciò significa che sarà possibile ridurre il volume di quest’ultima anche aggiungendo dell’olio, nel caso in cui si volesse ulteriormente aumentare la progressività iniziale o si sia rimosso qualche mm di troppo dallo spacer. Olio che oltretutto è già presente nella camera in una certa quantità. Ulteriore vantaggio, l’operazione è fattibile semplicemente rimuovendo l’anima della valvola ed aggiungendo l’olio con una siringa.

Collage spacer

Un inconveniente legato alla molla negativa metallica è invece la tendenza a “mangiarsi” un po’ di corsa positiva quando si utilizzano basse pressioni di esercizio. Con pressioni particolarmente elevate accade invece il contrario, quindi maggior travel positivo disponibile a discapito di quello negativo. In altre parole: con settaggi molto morbidi gli steli tendono ad essere “risucchiati” di qualche mm, con il risultato che la corsa si riduce e la forcella si abbassa. Con settaggi molto duri accade il contrario, quindi gli steli fuoriescono maggiormente e la forcella si alza. Ciò detto, alle pressioni di esercizio più comuni la corsa positiva disponibile da noi rilevata è sostanzialmente quella dichiarata di 160 mm, mentre l’altezza della forcella “axle to crown” è di circa 550 mm. Di seguito qualche esempio pratico:

tabella2

Si tratta chiaramente di valori che servono solamente a dare un’indicazione del comportamento, visto che le considerazioni in termini di durezza andrebbero correlate al peso del biker. Per rendere l’idea vi diciamo che 150 psi rendono la forcella granitica, 125 psi sono un settaggio molto sostenuto ma plausibile per persone pesanti, mentre a 50 psi corrisponde un setting molto morbido ma plausibile per persone leggere o dalla guida poco aggressiva. Io peso circa 75 kg in ordine di marcia, non amo i settaggi troppo morbidi e mi sono trovato bene con valori di 90 – 100 psi.

IMG_0267_res

Sul campo

Cominciamo dalla salita, dove il limite della Auron sta nella mancanza di un bloccaggio o comunque di un sistema di frenatura della compressione velocemente azionabile. Chiudendo totalmente entrambi i registri la forcella è perfettamente ferma pedalando seduti e sufficientemente stabilizzata anche in fuorisella, ma la cosa è più macchinosa rispetto alla possibilità offerta da alcune concorrenti di poter intervenire con un singolo click. Come detto la versione da noi provata non prevede la possibilità di variazione del travel, ma le sQuole di pensiero in materia sono le più varie (spesso legate alla bici su cui è montata la forcella) e non ci sentiamo quindi di evidenziarlo come un difetto. A maggior ragione perchè la Auron è disponibile anche in versione a corsa variabile.

In discesa, vista la struttura relativamente esile, la prima valutazione che abbiamo voluto fare è stata relativa alla rigidità. Entrando con decisione nelle pietraie la Auron non trasmette quella sensazione di graniticità avvertibile con forcelle tipo la Fox 36 piuttosto che la X-Fusion Vengeance, ma neppure si può dire che si avvertano particolari limiti. Buona anche la precisione con cui permette di mantenere le traiettorie impostate, segno che non vi sono flessioni di troppo. Sia a livello di carico di stacco che di scorrevolezza il comportamento è ottimo, il che si traduce in una buona sensibilità anche sulle piccole asperità. Il range di regolazione del ritorno è molto ampio ed è praticamente impossibile non trovare il comportamento desiderato, anche grazie alle ben 25 posizioni di cui è dotato. Buona anche l’efficacia del registro della frenatura in compressione low speed, più che sufficiente a gestire le situazioni “normali” ed aiutato nel suo compito dal fatto che già a registro totalmente aperto la forcella è discretamente sostenuta. Se però si vuole ottenere un effetto particolarmente marcato, magari su percorsi estremamente tecnici e ripidi, conviene dare qualche click di chiusura anche al registro high speed.

Il comportamento dal punto di vista elastico è valido, con una buona sensibilità iniziale seguita da una adeguata progressività finale in grado di gestire a dovere anche grossi impatti. Nella parte centrale del travel la risposta è sufficientemente “piena”, quindi non si avvertono eccessivi affondamenti sul ripido. Dopo le prime uscite, riscontrato che anche al termine delle discese più impegnative faticavamo ad utilizzare tutta la corsa disponibile, abbiamo deciso di togliere un po’ di progressività accorciando lo spacer interno di circa 5 mm. Dopo qualche tempo siamo però parzialmente tornati sui nostri passi aggiungendo un po’ d’olio, visto che la sensazione era quella di una leggera perdita di reattività rispetto alle condizioni iniziali. Alla fine non è poi tutto sto male se non si va a pacco ad ogni uscita, anche perchè i mm “di riserva” servono da bonus in caso di errori o situazioni di emergenza.

Conclusioni

Come spesso accade quando si monta componentistica sulla carta meno performante di quella di cui va a prendere il posto, anche in questo caso l’approccio è stato del tipo “la provo per bene, ma poi la rimetto nella sua bella scatola e rimonto la mia forcella”. Altrettanto spesso si cambia idea, e così la Auron è rimasta montata sulla Uncle Jimbo per un tempo ben più lungo di quello strettamente necessario per portare a termine un normale test. Questo ci ha permesso di fare una valutazione anche in termini di affidabilità, fronte sul quale non possiamo muovere alcuna lamentela.

Ciò che maggiormente abbiamo apprezzato della Auron è la capacità di conferire alla bici agilità e reattività, presumibilmente grazie ad un azzeccato mix fra quote (è leggermente più bassa della Pike montata in origine), un peso contenuto ed una buona risposta elastica. Tutto questo senza avere accusato eccessive penalizzazioni quando il gioco si fa duro.

Per quanto poco scientifico, il paragone con due concorrenti molto note dovrebbe aiutare ad inquadrare il carattere della Auron: se la Fox 36 può essere considerata una forcella da enduro che strizza l’occhio al freeride e la Pike perfettamente centrata per un utilizzo enduro, la Auron ci ha dato l’impressione di una forcella da enduro che strizza l’occhio ad un utilizzo all mountain. La possibilità di impostare la corsa a 150 mm ne amplia ulteriormente il campo di utilizzo in questo senso, facendone un’ottima opzione per quelle all mountain alle quali si desidera dare un carattere più discesistico. Il tutto ad un prezzo ben inferiore rispetto alla concorrenza più blasonata, ma con prestazioni paragonabili.

Prezzo: 650 Euro

srsuntour-cycling.com

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