14/06/2015
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14/06/2015

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Ho avuto la fortuna di partecipare alla prima edizione del Tuscany trail nel 2014 e è stata una esperienza che ha segnato una svolta nella mia evoluzione del rapporto con la bicicletta. Quello che ha scritto l’organizzatore, Andrea Borchi, sul sito ufficiale, mi ha subito colpito profondamente: “il Tuscany Trail è la prima avventura in autonomia per mountain bike d’Italia. Il Tuscany Trail nasce dalla voglia di importare in Italia un concetto di sport nato oltre Oceano, non si gareggia più contro un avversario ma contro se stessi. Questa infatti non è una gara ma un’avventura, una sfida per chi si vuole mettere alla prova. Chi coglierà questa sfida si cimenterà sull’intero tracciato cercando di impiegare il minor tempo possibile.” E’ quello che ho sempre pensato io dell’andare in bicicletta, la gara non mi è mai piaciuta, mi ha sempre appassionato invece l’avventura, l’esplorazione. E la mountain bike è il mezzo perfetto per farlo. Sono già più di dieci anni che nella home page del mio sito http://www.meranobike.it ho scritto queste parole: “Essendo nato a Merano, non mi sono mai reso completamente conto di quanto le montagne che la circondano siano magnifiche. Tutto è sempre stato normale, il verde dei prati e dei boschi, l’azzurro dei laghi e dei ruscelli, il bianco della neve. Scoprendo la passione per le due ruote, ho anche scoperto sentieri sconosciuti, strade che si addentrano nel fitto dei boschi e tracce quasi invisibili sui prati di alta montagna. In questi posti si può godere al massimo la libertà che la mountain bike riesce a dare e, lontani dal traffico, si assapora la natura che ci circonda, spaziando fino alle vette più alte.
Immersi nella natura, si incontrano ogni volta percorsi vari e diversi, che alternano strade forestali, stretti sentieri e discese tecniche. Quando gli ostacoli naturali non si possono superare in sella, si può caricare la bici in spalla lottando contro le difficoltà e, alla fine, assaporare la soddisfazione di avercela fatta raggiungendo un alto valico alpino o terminando una ripida discesa lastricata.”
Questo è quello che penso ancora oggi e che si ricollega perfettamente al pensiero di Andrea. La sfida contro se stessi e l’esplorazione uniti in un unico concetto, in questo caso basta avere una traccia caricata sul proprio gps e partire. Pedalare, esplorare, conoscere, vivere.
Sempre nella stessa filosofia rientra il concetto di fat bike che mi è cosi caro negli ultimi anni, non la ricerca della prestazione, ma della comodità, di una bici adatta ad esplorare, ad essere anche caricata con molto peso, una bici unica e adatta a tutto, polivalente. Se poi riesce anche ad essere veloce, come è, tanto meglio. E allora l’anno scorso ho deciso, per primo e unico, di partecipare al Tuscany trail con la fat bike caricata in bikepacking, convinto che fosse la scelta migliore. E dopo averlo fatto, ne sono stato ancora più convinto, tanto che quest’anno l’ho rifatto nello stesso modo. E sono stato anche il quarto ad arrivare a Capalbio, e il primo aveva la mia stessa bici, anche se con ruote da 29+ da 3 pollici. (Solo un piccolo appunto per chi non conoscesse le fat bike: come nelle mountain bike “normali” si va dalle xc alle downhill, anche nelle fat ci sono varie tipologie di bici, estremamente diverse una dall’altra come prestazioni e uso. La mia è definita dalla casa costruttrice come “race”, è completamente in carbonio, pesa 11 kg e ha gomme molto scorrevoli. Va da se che fare lo stesso percorso con una fat da 16 kg gommata con tasselli molto pronunciati sarebbe tutta un’altra cosa).
Arrivo allora a Massa la sera prima della partenza e faccio conoscenza con tanti amici finora conosciuti solo virtualmente. La sera tutti a cena insieme e poi a cercare di riposare qualche ora in attesa della partenza. La mattina ci ritroviamo di buon’ora in piazza Aranci, visto che quest’anno i partecipanti sono aumentati a dismisura, siamo circa 210 provenienti da 11 stati diversi e la distribuzione delle targhette per la bici e dei gadget è naturalmente più lunga. E quest’anno sono aumentate a dismisura anche le fat bike e le attrezzature da bikepacking.

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Si possono vedere un po’ tutte le tipologie di bici, da quelle minimali a quelle che sembra debbano fare tre mesi in Alaska!

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Un gruppo molto eterogeneo insomma, del resto è giusto cosi, proprio questo è lo spirito di questa avventura: non è una gara, non c’è tempo limite, c’è chi si mette alla prova e vuole metterci il meno tempo possibile, e chi invece si prende una settimana di ferie e gira in autosufficienza con tenda e pentolini.

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Io ho provato a fare una cosa media cercando di stare il più leggero possibile, viaggio con sacco a pelo, materassino gonfiabile, un ricambio di tutti i vestiti, completo da pioggia, luci per la notte e i soliti ricambi per la bici. In tutto la borsa anteriore pesa 3 kg e quella posteriore 4.

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Niente zaino naturalmente, per poter viaggiare a schiena libera e leggera. Prima della partenza gli amici mi chiedono quanto penso di metterci, io rispondo che spero di farcela in tre giorni. Del resto quest’anno mi sono allenato piuttosto bene e sono arrivato a fare un paio di giri da oltre 100 km e 3500 metri di dislivello e mi sento bene. Ma farne 560 e 11000 di dislivello è un’altra cosa. Vedremo.

Finalmente si parte. Nel gruppo si ride e si scherza, ma l’andatura è già buona. Appena comincia la prima salita il gruppo si sgrana e quelli meno allenati, o con le bici troppo cariche, se la prendono inevitabilmente con comodo. Io cerco di fare la mia andatura, anche perché entro sera vorrei passare Firenze e mi aspettano più di 4000 metri di dislivello, con il tratto delle Apuane che sembra veramente non finire mai. Vedo che gli amici Dario Gnali e Michele Minessi hanno più o meno la stessa mia andatura e procediamo insieme.

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Eccoci al tratto più difficile di tutto il trail, un sentiero lastricato e ripidissimo che si inerpica per la montagna, non c’è niente da fare, qui bisogna camminare spingendo la bici e basta. Fra l’altro non riesco neanche a fare portage, perché la bici in questo assetto pesa circa 19 kg, e anche spingere non è facile. Arriviamo finalmente al passo, ci riposiamo un attimo

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e comincia la discesa sul sentiero piuttosto tecnico, dove c’è un’altra scrematura perché molti, non abituati, procedono a piedi anche in discesa. Poi si risale e si riscende, le Apuane sono cosi, interminabili.

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Ormai il nostro terzetto è piuttosto affiatato, avanziamo bene, anche se io, per stare insieme ai due amici, devo tenere un ritmo leggermente superiore a quello che vorrei.

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Finalmente riconosco l’ultima discesa, quella che ci porta a Prato. La prima parte è molto scassata, ma le mie grandi gomme mi aiutano a passare veloce. Eccoci in fondo alla discesa, sono ormai le 19 e ci fermiamo alla prima focacceria per mangiare qualcosa. Ripartiamo ritemprati, adesso ci aspetta una lunghissima pista ciclabile fino a Firenze. Dario è un torello, si mette davanti e ci taglia l’aria. Ogni tanto gli diamo il cambio, ma è lui che fa il grosso del lavoro. Io ne approfitto, mi metto in coda e mi riposo un po’, oggi ho tirato un po’ più del dovuto e domani probabilmente sarò solo, visto che i due amici mi hanno detto che dopo Firenze si fermeranno per dormire qualche ora. E’ notte quando arriviamo nel capoluogo, la città è bellissima come sempre, passiamo il centro e saliamo a piazzale Michelangelo dove mangiamo qualcosa e beviamo un caffè.

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Ripartiamo e a sud di Firenze alte colline ci attendono e il dislivello fatto finora continua ad aumentare. Per fortuna il prode Dario è sempre li davanti a tirare. Alle 23 usciamo da un paesino e riconosco la panchina dove mi ero fermato a dormire l’anno scorso. Dario e Michele prendono l’occasione al volo e decidono di montare la tenda in un prato li vicino, io invece non ho sonno e sono molto motivato, perche l’anno scorso ero passato di qui alle 4 di mattina, sono perciò in anticipo di 5 ore e decido di continuare. Saluto i due compagni di viaggio e proseguo da solo, fino quasi alle porte di S. Gimignano. Guardo il gps, sono le 4, ho fatto 270 km e 4800 metri di dislivello, direi che per oggi può bastare. Alla prima fermata coperta dell’autobus gonfio il materassino, mi infilo nel sacco piuma e buonanotte.

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Alle 5.30 sono già sveglio, strano a dirsi ma mi sembra anche di essere riposato! Metto a posto le mie cose, chiudo le borse e mi avvio verso S. Gimignano per la colazione. Arrivo alle 6 giusto in tempo per l’apertura del primo bar, cappuccino, brioche a volontà, due panini da portare via e riempio la borraccia.

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Ecco adesso vedo la vita da un altro punto di vista e sono a pronto a pedalare fino a mezzogiorno. Comincio a pedalare e mi rendo conto solo adesso che sono solo, e lo sarò per tutto il giorno e fino all’arrivo. Ieri almeno si passava un po’ il tempo scambiando qualche parola, e poi in tre ci si aiutava nei momenti di difficoltà. Oggi dovrò cavarmela da solo, pazienza, per fortuna sono abituato a pedalare spesso da solo.

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Saluto S. Gimignano e poi attraverso Colle val d’Elsa, Monteriggioni, Siena, Pienza, la via Francigena, le strade dell’Eroica e adesso una delle parti più temute di tutto il giro: la lunga salita a Radicofani.

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Comincia a farsi sera e sono piuttosto stanco, oggi la media è sicuramente più bassa di ieri, anche perché non ho nessuno che mi dia il cambio. Salgo lentamente, un po’ alla volta il paese si avvicina e verso le 19 arrivo in centro e mi fermo al bar in piazza per un panino e un tè caldo che mi rimetta a posto lo stomaco. Faccio un po’ di conti: l’anno scorso sono arrivato qui alle 17, ma del terzo giorno e non del secondo come quest’anno. Bene, sono in anticipo di quasi un giorno e ho ancora un po’ di ore per andare più avanti possibile. In più arrivare a Radicofani da sempre molta fiducia, perché è il punto più alto di tutta la seconda parte, e da qui in avanti c’è più discesa che salita. Arrivo a Sorano che è già buio, un caffè e un gelato e via. Altra tappa a Pitigliano per un paio di dolcetti, il paese visto di notte è veramente spettacolare. Dopo mezzanotte sono a Montemerano, un altro caffè, un riposino di qualche minuto e avanti, ormai decido che devo arrivare al mare. Fino ad Albinia sono 40 km lunghissimi e il sonno si sta impadronendo di me, continuo a pedalare, nel buio mi sembra come di vedere delle persone che si muovono, ma in effetti non c’è nessuno. Realizzo che mi sto addormentando mentre pedalo, sto sognando ad occhi aperti, forse è meglio fermarsi per qualche minuto. Sono in mezzo alla campagna al buio, dopo una curva sbuca un pozzo in cemento e mi ci sdraio sopra, cinque minuti di sonno mi faranno bene. Improvvisamente mi sveglio, è passata quasi mezz’ora e comincia a fare freddo, rimonto in bici e pedalo fino ad Albinia. Ormai è quasi fatta, manca il lunghissimo rettilineo di dieci km fino a Porto S. Stefano, ma sono stanco e affamato e sento che le forze mi stanno abbandonando. Guardo il gps: anche oggi 260 km e 4700 m/d, ma tutti in solitaria. A velocità quasi pietosa, solo girando i pedali senza spingere, riesco a raggiungere il paese alle 4.30. Sul lungomare è pieno di grandi panchine in cemento, ne scelgo una un po’ isolata, tiro fuori il sacco piuma senza neanche il materassino e mi abbandono al sonno guardando le stelle sopra di me. Sono stanco ma felice.
Apro gli occhi ed è già chiaro, guardo l’ora, sono le sei. Trovo anche qui il primo bar che apre al mattino ed eseguo il solito rito, cappuccino, brioche, bagno, panini e acqua per la borraccia. Ho dormito poco più di tre ore in due giorni, ma conosco bene l’ultimo tratto e so che l’arrivo è vicino. L’adrenalina che scorre forte nelle vene mi terrà sveglio fino a Capalbio.

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Bellissima la nuova variante con il sentierino lungo il mare, poi non resta che salire e scendere, salire e scendere.Oggi ho anche il vento contrario, ma ormai sono vicino e soffro in silenzio (anche perché sono solo!) e continuo a pedalare. Ultimi 50 km e 1000 metri di dislivello, ecco la bella pineta e poi l’ultimo infinito rettilineo fino a Capalbio. Alle 9.30 ecco il centro sportivo, sono arrivato!

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Pensavo di metterci tre giorni, invece ho finito in due giorni e un’ora. E godendomi il passaggio in tutti i centri storici, qualcuno all’alba, qualcuno di giorno e qualcuno di sera. Tutto bellissimo anche quest’anno. Certo, ho viaggiato di notte oltre a quelli che erano i miei limiti conosciuti, volevo provare una volta a farlo e probabilmente non lo farò più, perche anche io preferisco pedalare di giorno e godermi i panorami. In ogni caso mi sono proprio divertito tanto, pedalare mi piace e non smetterei mai. Queste avventure mi piacciono veramente tanto. Già l’anno scorso, parlando con Andrea, ci siamo detti che sarebbe stato bello che in ogni regione d’Italia potesse nascere un’avventura come il Tuscany trail. E allora, mentre pedalavo lungo le strade dell’Eroica e la via Francigena, ho pensato di cominciare subito e creare il mio trail in Alto Adige. La mia provincia la conosco alla perfezione, ed è stato un attimo collegare tutti i sentieri più belli e divertenti e creare l’Alto-Adige Südtirol Xtreme bike trail, 480 km e 11500 metri di dislivello da un capo all’altro della provincia, con partenza l’11 luglio. Il tutto condito dai fantastici panorami dell’Ortles e delle Dolomiti.
E dopo avere provato il percorso per creare la traccia Gps, mi sono venute in mente queste parole:
Forse farete fatica, suderete, andrete in crisi, avrete freddo, dormirete poco, mangerete male.
Forse sognerete l’arrivo come una chimera.
Ma qualunque difficoltà queste giornate porteranno con se, quando vedrete l’arrivo, capirete che il vero traguardo non è quello che avete davanti, ma tutto quello che avete visto e passato in quei giorni. E allora, forse, girerete la bici e ripartirete dalla parte opposta. Perché quello è il vostro vero traguardo, il senso della vostra vita, pedalare, capire, vivere.
La vita non è una gara, non dovete vincere sempre, non è necessario. E se qualcuno ve lo fa credere, lasciate che competa senza di voi. Voi rilassatevi e godetevi lo splendido paesaggio.

Tuscany trail

Alto Adige/Südtirol Xtreme bike trail

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Cadricar
Cadricar

Grazie per aver condiviso un’esperienza di vita, E’ il sogno di ogni biker dedito all’avventura, esplorazione.
Complimenti.

The leg
The leg

Standing ovation

wildmak
wildmak

Spettacolare! Soprattutto la filosofia di questi eventi!!! Niente marketing, niente cronometri sempre alla mano, solo il sano gusto dell’avventuura, di divertirsi e di sfidare se stessi! Spero che nasca qualcosa del gnere anche in Liguria…mi piacerebbe parteciparci un giorno!!! Complimenti davvero anche per l’iniziativa presa in Alto Adige!!!

Maurizio Deflorian
Maurizio Deflorian

#wildmak in liguria a dire il vero ce ne sono già due! Alpi del mar e liguria mnt divide!

85549
85549

complimenti

sunsetdream
sunsetdream

Mi piace leggere queste avventure. La bici e’ uno sport longevo che permette sempre grandi sfide e imprese senza per forza esplorare paesi lontani. Complimenti veramente.

rockarolla
rockarolla

Bellissima esperienza e bellissimo reportage, complimenti!
In questi ultimi mesi, dopo lo stop forzato dovuto ad una frattura al femore, ho (ri)scoperto che quello che mi piace della mtb -anzi, della bicicletta- non sono solo le discese a manetta ma soprattutto l’esplorazione, il vagare tra boschi, monti e colli, il mettere km sotto le ruote per ritrovarsi a fine giornata da tutt’altra parte rispetto a dove ero partito con solamente un sacco a pelo e un tetto di stelle (che in città non si vedono più…) a separare l’avventura di oggi e quella di domani…
Intanto, in questi stessi mesi ho raggiunto un livello d’allenamento mai raggiunto prima, in maniera incredibilmente naturale, permettendomi percorrenze kilometriche e altimetriche prima impensabili e aprendomi le porte a tutto un nuovo mondo di avventure.
Insomma, tutto questo per dire che l’anno prossimo ci sarò sicuramente…!

Chiken69
Chiken69

Pelle d oca a leggere questa poesia

feoefea@gmail.com

Grandioso resoconto perchè incarna in pieno la mia idea di mtb-esplorazione-solitudine-curiosità-vivere la natura liberi, senza orari. L’ho letto tre volte di fila !!!

MaxCoser
MaxCoser

Bellissimo reportage e complimenti!
Con degli amici stiamo organizzando una mini avventura, qual’è equipaggiamento che hai portato e qual’è quello che ritieni sia strettamente necessario? Grazie 1000

Maurizio Deflorian
Maurizio Deflorian

#rattlesnake Vestiario: un completo da mettere addosso più un completo di riserva (calze, fondello, maglia intima, pantaloncini, maglietta)
Calze un paio in più, non si sa mai e prendono poco posto
Un paio di scarpe
Un paio di copri scarpe da pioggia
Una maglia tecnica maniche lunghe
Una giacca antivento e pioggia leggera
Una giacca da pioggia se previsto brutto tempo
Un paio di pantaloni da pioggia
Due paia di guanti
Due buff leggeri
Un casco
Occhiali con lenti per giorno e di ricambio bianche per la notte
Bretelle catarifrangenti per la notte
Borraccia
Un sacco piuma leggero (fino a 10°)
Un materassino gonfiabile
Un asciugamano microfibra
Dentifricio e spazzolino da viaggio
Fazzolettini umidi
Minicrema da sole e burro cacao per labbra
Luci di posizione anteriore e posteriore
Luce notturna con batterie stilo aa
Batterie di riserva
Seconda luce con batteria ricaricabile
Borsina con pronto soccorso
Telo dorato termico
Pompa
2 camere di ricambio
Caccia gomme
Due bombolette di co2
Multitool
Pastiglie freni di ricambio
Piccola pinza
Coltellino svizzero
Accendino
Mini lucchetto per bici
Occhiali da vista e lente di ingrandimento
Piccoli accessori vari per la bici sempre in dotazione, tipo fascette, falsa maglia ecc
Olio lubrificante e straccetto
Pastiglie di enervit per i momenti critici
Qualche barretta di riserva
Macchina fotografica compatta
minicavalletto
Gps
Telefono e caricatore
Sacchetti di plastica vari per dividere le cose e non farle bagnare

ozzap73
ozzap73

20 min. di applausi!..spettacolo

gabrireghe
gabrireghe

bello il mountainbikepacking

Cecio

Non mi fraintendete … bellissimo reportage e bellissima avventura. .. però fare 11000 metri di dislivello in 49 ore non mi sembra proprio dimenticarsi del cronometro. .. anzi !!! Cioè : non nasce come una gara, ma se uno la fa dormendo 3 ore in 2 gg direi che è forse peggio di una gara, no? Io l’anno scorso ho fatto 3gg per le Alpi con zaino da 7kg e full da quasi 14kg, pedalavo da mattina a sera ma poi mangiavo e dormivo !! A ritmi umani è un’avventura, altrimenti è proprio una competizione! ! Ovviamente ognuno è libero di vedere la mtb e l’avventura a modo suo … quindi massimo rispetto per nonnocarb

gotto
gotto

Bellissima storia, ma non ho mai capito e credo mai capirò…la storia della frenesia se di ciò si può parlare, soprattutto in una simile situazione. Posso anche pedalare tutto il giorno, magari partendo all’ alba per poi però cercarmi un luogo che ritengo opportuno per bivaccare, dormire e magari ripartire all’ alba di un nuovo giorno dopo aver dormito, magari 8h..nel bosco cambia tutto, fa buio prima e d’estate magari sono le 8, un’ ora di lettura e sono le 9, ti svegli alle 5, ti prepari un caffè solubile, intanto smonti tenda, sgonfi il materassino e ripieghi il sacco a pelo, impacchetti tutto, bevi il caffè, ti mangi una barretta, ti lavi e partenza…piano piano in mezzo ai faggi col sorgere dell’ alba che fa capolino….eh!!!! Questi attimi li ho sussurrati spettacoli.

alesh73
alesh73

Senza parole ! Mitico !

francescomaffei65@gmail.com

Bel racconto . Condivido in pieno le bellezze e le positività di un viaggio del genere …ma allora mi domando : perchè farlo durare il meno possibile. Secondo me una gara esasperata anche se con noi stessi, non ha senso….è una mia opinione rispettabilissima come il suo contrario. Dire “sono avanti di un giorno rispetto l’anno precedente significa arrivare a casa un giorno prima ……o mi sbaglio ???

jomark
jomark

Le ultime frasi sono bellissime…Molto simili alla scena di un film che qualche anno ha ribaltato il mio modo di pedalare, godermi la montagna e vivere:
https://www.youtube.com/watch?v=QG7nLF9JKrk
Grandissimo Nonno!!!

Tupi 60
Tupi 60

Tanta stima!!!!

Davide Faustini
Davide Faustini

Non ci sono parole per descrivere Nonnocarb….è una persona straordinaria….direi unica.
Sei un grande.

paxtic75
paxtic75

mi ci vedo molto quando dice che preferisce pedalare di giorno anzichè di notte,provata qualche notturna ma non è il mio forte preferisco le luci reali piuttosto che quelle artificiali e anche ovviamente x godersi i paesaggi, comunque grande sfida su se stessi anche se alla fine è comunque un obiettivo che una persona vuole portare a termine ed il traguardo è proprio come dice lui un passato dei giorni trascorsi nelle difficoltà,io nel mio caso ci metterei anche le ansie e le paure superate queste emozioni… per me l’ arrivo non può essere altro che soddisfazione e senso di liberazione!

christopher
christopher

Bravissimo, complimenti!

Deroma
Deroma

ovviamente no comment
tra 2 settimane farò il cammino di santiago con 3 amici, spero di vivere la bike a 360° come le ultime parole del report …… respect

dario88
dario88

Bravo Maurizio! un piacere aver pedalato con te il primo giorno.
Tu hai proseguito e hai fatto bene.
Noi abbiamo preferito dormire 6/7 ore per notte, ma non denigro nessuno. né il primo che non si è mai fermato (tanto di cappello) nè l’ultimo che ci ha messo tot giorni. Ognuno la vive come ne ha voglia, chi “critica” l’approccio sbaglia secondo me. il bello di queste manifestazioni è che sono libere e non competitive. chi vuole è competitivo contro sé stesso.

Francesco Agapito Mariani

Se lo faranno anche in Abruzzo un giorno parteciperò anche io

Andre.92
Andre.92

Bello, complimenti, ben descritto come tuo solito, e poi alcune foto sono mie 🙂

Siderum71
Siderum71

Il concetto di partire in bike per un’avventura in solitaria e autosufficienza come descritto da Nonnocarb fa sognare…spazi infiniti, libertà da ogni schema che la vita quotidiana ti impone. Libertà di partire, fermarsi, ripartire ogni volta che la mente te lo chiede, magari anche solo per scattare una foto che se non fatta potrebbe rimanere come un attimo unico perso per sempre. La poesia si interrompe bruscamente quando leggi il tempo impiegato…ma che necessità c’è di percorrere un’avventura simile nel tempo più breve? Quanti attimi si sarà mai perso Nonnocarb nel suo viaggio, attimi che non ritroverà più, solo per arrivare il prima possibile? Mi dispiace, condivido la base di partenza ma non il dover per forza riportare sempre ad un filo conduttore che tende ad esasperare ogni cosa che si fa. Quando parto per le mie modeste, anzi modestissime avventure, lo faccio senza strumenti che mi impongano regole e tendo a immergermi in ogni attimo da quando mi sveglio a quando, stanco chiudo gli occhi per il meritato riposo dopo una giornata passata dentro l’avventura a 360°. Anche il pulire la bike dopo aver pedalato un giorno intero, anche il trovare alloggio per la notte, il ritagliarsi il tempo per stendere due righe, sono parte integrante dell’avventura che si sta vivendo in sella alla bike. Paradossalmente quando mi accorgo che il mio viaggio sta per concludersi, mi verrebbe voglia di …pedalare all’indietro, una sorta di rewind della pedalata. Nonnocarb, non volermene se non condivido appieno, comunque ti invidio per… Read more »

stefbrz@gmail.com

Bella storia..veramente. Io dovrei partire per la TT entro questo settembre. Mi chiedo però cosa serva tutta quella roba appresso; 3+4 kg di mercanzia da portarsi lungo un percorso di poco più di 500km …
Alla stessa edizione è partita gente tra cui 3 belle e sportive inglesi con il minimo appresso…
Manco quando fui in Marocco speduto nel nulla mi portai così tanta roba… ma poi quelle gommazze sovradimensionate che senso hanno ? ben poco ai fini pratici penso…

 

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