19/10/2017
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19/10/2017

Sono ormai 18 anni che vado in bici, ma difficilmente  ripeto due volte un itinerario. Un po’ perché ce ne sono cosi tanti segnati nella mia agenda, e ogni anno se ne aggiungono di nuovi, che so già che non riuscirò a farli tutti e un po’ perché ho cominciato ad andare in bici relativamente tardi, a 40 anni, e la mia  continua voglia di esplorare e scoprire posti e sentieri nuovi, unita alla consapevolezza che il tempo scorre inesorabilmente, me lo impediscono naturalmente.

Ma c’è un itinerario che mi è rimasto nel cuore, uno dei primi che ho fatto, e mi piacerebbe proprio ripeterlo. Si tratta del giro dello Sciliar, uno dei più belli delle Dolomiti e probabilmente di tutte le Alpi. Vado a rivedermi le foto e scopro che sono passati già dieci anni da quando l’ho fatto. Beh, una volta ogni dieci anni potrò ben ripetere un percorso! Siamo però già in ottobre, bisogna sbrigarsi perché alla prima nevicata seria non si riesce più ad arrivare ai 2570 metri dello Sciliar! Il prossimo fine settimana è occupato, decido allora per una pomeridiana infrasettimanale, anche se le giornate sono già abbastanza corte e il buio arriva prima delle 18. Calcolo i tempi, e penso che non dovrei metterci più di 4 ore e mezza, comprese foto e pause per gustarsi il panorama. Avviso qualche amico, ma o sono impegnati al lavoro, o mi rispondono che sono matto, il giro dello Sciliar in un pomeriggio non si può fare, come minimo ci vuole tutto il giorno! Bene, bene, queste sono le sfide che mi piacciono! L’unico che mi risponde è Danilo Palazzi, ci conosciamo solo virtualmente, ma so con chi gira e che è abbastanza matto per accettare questa sfida.

Mercoledi alle 12.30 ci troviamo puntuali alla partenza della cabinovia di Siusi e partiamo verso l’alpe. Alle 12.45 siamo in alto e cominciamo a pedalare. La salita è abbastanza tranquilla e regolare e ci godiamo il fantastico panorama dell’alpe di Siusi verso lo Sciliar.

Saliamo ancora un po’ ed ecco proprio di fronte a noi Sasso Lungo e Sasso Piatto.

In breve, fra una parola e l’altra, arriviamo al rifugio Molignon, poi un tratto di sentiero ed eccoci ad affrontare il punto più ripido del percorso, la ripidissima strada che sale al rifugio Alpe di Tires.

Siamo ormai oltre i 2000 metri, e in questo tratto d’ombra la prima neve caduta qualche giorno fa non si è ancora sciolta.

Ecco lassù i famosi Denti di Terrarossa, lo spettacolo naturale ci allevia le fatiche di questo impegnativo tratto.

Saliamo ancora e la neve diventa più compatta e alta, ma quando anche i fuoristrada si devono fermare, la fat sale sicura sul suo fondo preferito.

La salita è ripidissima ma non molliamo e  finalmente arriviamo al rifugio Alpe di Tires, giusto il tempo di rifiatare e mangiare una banana e ci buttiamo sul bel sentiero verso lo Sciliar.

All’inizio il sentiero è godurioso, flow e in leggera discesa.

Poi un tratto in piano con tante curve da guidare, sempre stando attenti allo strapiombo.

Adesso bisogna per forza salire ancora, per arrivare sull’altipiano posto a 2500 metri.

Il sentiero si inerpica fra le rocce, qui il portage è d’obbligo, ma con un po’ di eperienza si sale comodamente, anche senza la novità del bastone per tenere la bici ancorata allo zaino.

Per fortuna non c’è tantissimo da portare la bici e finalmente siamo al punto più alto dell’itinerario, ai 2570 metri dell’altopiano dello Sciliar.

Qui la neve non si è ancora sciolta nonostante il sole e cominciamo a scendere verso il rifugio Bolzano sul bel sentiero bianco.

Il panorama è favoloso, si vedono tutte le alpi austriache a nord, l’Ortles a ovest e le dolomiti a sud.

Il sentiero è divertentissimo e piuttosto scorrevole nella parte alta.

Il Catinaccio appena imbiancato ci fa da magnifico sfondo.

Qualche tratto più tecnico non fa che aumentare il nostro divertimento.

Ci stiamo avvicinando al rifugio Bolzano, adesso c’è da risalire qualche minuto.

Ecco la dietro l’altipiano da dove siamo venuti, e a sinistra i Denti di Terrarossa visti da nord.

Arriviamo al rifugio e visto che siamo perfettamente in orario ci concediamo un bel cappuccino e qualcosa da mangiare con bella vista panoramica!

Ripartiamo con molta calma, ma anche sapendo che adesso ci attende una discesa da leccarsi i baffi!

Il Catinaccio, visto da questa angolazione, è magnifico.

Dopo un tratto abbastanza tecnico, con grossi gradoni, eccoci nel tratto più suggestivo, le famose passerelle di legno posizionate nella stretta gola per portare il bestiame in quota durante l’estate.

Per fortuna il legno si è già asciugato, perché passare di qui con le passerelle bagnate non è per niente semplice!

Al di fuori delle passerelle, il sentiero è stato lastricato con sassi molto irregolari, bisogna perciò avere delle buone sospensioni e le gomme sgonfie al punto giusto, per non arrivare in fondo con le braccia doloranti.

Arriviamo ai bei laghetti di Fiè dove un’ultima sosta è d’obbligo

Poi torniamo al punto di partenza seguendo il divertente sentiero 2, prima in leggera discesa e poi in leggera salita, ma sempre pedalabile. Al tramonto arriviamo puntualissimi a Siusi, dove ci salutiamo davanti ad una rinfrescante birra!

Tutto come previsto, 5 ore comprese tante pause per le foto, soste per ammirare il magnifico panorama, mangiare qualcosa e ampia pausa cappuccino in rifugio. Lo Sciliar fuori stagione è davvero bello, nessun escursionista sui sentieri,  panorami invernali ma temperature ancora calde. Organizzatevi, siete ancora in tempo, anche in mezza giornata!

L’itinerario

 

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