MTB-MAG.COM - Mountain Bike Online Magazine | Visita a Santa Cruz
22/04/2014
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22/04/2014

Durante la nostra permanenza in California abbiamo anche visitato una della case di MTB più amate, la Santa Cruz Bicycles.

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Da poco trasferitasi presso la nuovissima sede di Mission Street, passati dopo circa venti anni dalla sede storica di Bronson Street (dice niente il nome? – ndr), il primo impatto è sicuramente di effetto con la bellissima vetrata dell’ingresso e l’esposizione principale con tutti i nuovi modelli della casa.

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Dopo esser passati dalla reception per annunciare il nostro arrivo, rimaniamo in attesa per il tour aziendale da parte di Scott Turner, Marketing Manager di Santa Cruz ed uno dei personaggi storici del marchio creato da Rob Roskopp. Siamo stati piacevolmente sorpresi quando nel corner dedicato alla manutenzione dei mezzi o bar ristoro dopo i demo ride da parte di clienti, il responsabile del programma demo Jacob Rodak (anche lui di origini italiane – ndr) ci offre un ottimo espresso italiano. Non possiamo che notare che qui le cose vengono fatte veramente con cura, non importa che sia un tema progettuale, di logistica o altro e sembra proprio che nulla è lasciato al caso.

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Pochi minuti dopo Scott ci fa entrare nel primo reparto del magazzino, con tutte le bici demo appese. Ci dice subito che il loro obiettivo è appunto quello di poter disporre dell’intera gamma per i clienti, in modo da poter sfruttare le bici messe a disposizione prima di procedere all’acquisto.

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Crediamo sia veramente la scelta giusta, soprattutto perché dietro alla sede ci sono gli ottimi sentieri del Wilder Ranch Park e poco più in là si trova il Nisene Marks Parkcon dietro la Demo Forest (qui ci sono alcuni dei trail più famosi della California, ndr). Senza dimenticare che di fronte alla nuova sede è stato allestito un ottimo pump track aperto al pubblico, dove spesso abbiamo visto girare rider di tutte le età.

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Nella prima sezione del magazzino vediamo anche una grande quantità di componenti, come ruote, cambi, gomme e chi più ne ha più ne metta. Da qui si accede al cuore del reparto di assemblaggio, dove ogni mezzo viene allestito con cura in base alle specifiche del cliente. Infatti, ogni componente è sistemato su un carrello, telaio compreso, e l’addetto all’assemblaggio troverà ogni singolo pezzo scelto in modo da poter completare la bici esattamente come richiesto.

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In giro per il magazzino si trovano in ogni angolo pezzi di ricambio e componentistiche varie, ma anche postazioni ben specifiche come quella dedicata all’assemblaggio delle ruote, dove diversi addetti si interessano di ogni singola fase e vengono aiutati da un macchinario che permette di centrare il cerchio e stringere i raggi con precisione millimetrica.

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Dopo il magazzino c’è l’area ristoro per il personale, ed anche qui è tutto ben organizzato e ben attrezzato.

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Il bello deve ancora venire perché dopo la cucina si passa agli uffici commerciali del piano terra, dove tra coppe, maglie e poster autografati dei loro rider troviamo anche le bici che Steve Peat ha portato alla vittoria o quella con cui Greg Minnar ha vinto il mondiale DH lo scorso anno (solitamente è in bella mostra nella sala principale, ma a noi piaceva anche così in modalità “garage” – ndr).

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Scott ci porta poi al secondo piano, dove vengono progettati i modelli Santa Cruz. Subito veniamo introdotti a Nick Anderson, uno dei capi ingegneri, che ci mostra come lavorano a livello software nella progettazione. Senza neanche avere un muletto, riescono a capire il comportamento di un determinato modello a livello di movimento del carro, torsione e resistenza agli urti. Il tutto muovendo solamente il mouse del computer, non male per capire pregi e difetti di un progetto ancora in stato embrionale.

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Le postazioni dei dipendenti sono sempre molto particolari, c’è quella con in bella mostra bottiglie di whisky o quella con i sigari ma tutte hanno sempre un qualche pezzo particolare della casa come la scrivania dove troviamo la sezione trasversale del tubo obliquo del nuovo Nomad dove si vede bene l’ottimo lavoro fatto da Santa Cruz per il passaggio dei cavi interno.

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Lo stesso Nick ci porta poi al laboratorio, dove tra muletti (c’è anche una primissima versione della nuova Nomad – ndr) e modelli in produzione trovano posto anche alcuni esempi di bici “dream bike” fatti apposta per alcune edizioni della Sea Otter Classic. Nel laboratorio vengono anche studiati alcuni telai della concorrenza, non tanto per prendere spunto ma per capire il livello raggiunto nel mercato per esempio nella creazione delle parti in carbonio, e non mancano le macchine dedicate agli stress test sempre molto importanti per una casa che produce telai.

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Purtroppo Rob Roskopp non era presente, vista la concomitanza tra Sea Otter e Coppa del mondo, ma è stato bello vedere che segni di skater sono ben presenti in tutto l’ufficio per non dimenticare che Rob prima di intraprendere questa avventura è stato anche un pro skater Santa Cruz. Abbiamo poi avuto il piacere di avere per qualche uscita una Bronson Carbon con cui ci siamo divertiti come bambini sui sentieri Californiani, mentre una piccola prova alla Sea Otter con il nuovo Nomad (tra l’altro non in configurazione definitiva – ndr) non ci ha permesso di capire bene il nuovo bolide anche se la prima impressione è quella che Santa Cruz abbia fatto centro anche questa volta.

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jomark
jomark

Ottimo report!E’ sempre bello vedere dove nascono e chi sta dietro ai progetti dei nostri oggetti del desiderio….Sarebbe bello avere anche in Italia dei progetti così,dove poter testare i mezzi direttamente dal produttore…

nicolaboumis88
nicolaboumis88

Che spettacolo….. ci lavorerei gratis

caste 69
caste 69

Ecco, lavorare qua forse mi peserebbe un po’ meno. Bel report e bellissimo posto!

Mitzkal
Mitzkal

Ma quel proto con la cinematica pull stile V10 sarebbe il futuro Nomad?!?

Worldbike Formia

Si, pare fosse una delle idee per il nuovo Nomad (il cui progetto è partito nel 2011, prima della Bronson. Roskopp l’avrebbe voluta con uno schema simile al V10 (da qui quel prototipo), ma alla fine hanno scelto uno schema più classico.

Mitzkal
Mitzkal

Sarei curioso di provarla!

ymarti
ymarti

quante foto! Che figata! Bel report….la mia prox bike sarà una santa cruz! Ho deciso!

panzer division
panzer division

a livello di organizzazione degli ambienti di lavoro, ma soprtattutto del “climax” che si viene a creare in azienda, sono avanti anni luce.
in una ditta italiana certi modi di vivere l’azienda (e parlo proprio del tempo passato la dentro a lavorare) non sarebbero tollerati….
sono proprio un altro mondo (e riguardando i vecchi articoli precedenti di altri marchi mtb americani, la mia impressione viene confermata).

Mitzkal
Mitzkal

Non tutte, per fortuna, la mia avrà tanti problemi, come molte, ma sul vivere l’azienda siamo molto… easy.
Siamo in una cascina alle porte della Langa, abbiamo le docce per fare sport in pausa pranzo, se vieni d’estate vedi gente in pantaloncini corti e addirittura rischi di vederti uno dei soci andare a zonzo in bermuda e… scalzo.
Io sono un project leader e vado tranquillamente a lavorare vestito da boscaiolo o da skater-surfer-boarder 🙂 Non gli frega a nessuno se hai un diploma o 10 lauree, conta quello che sai veramente fare.
Ma ti assicuro che lavorativamente rendiamo più di tanti ambienti pseudo-seriosi ed abbottonati, provato sulla pelle.
Sembriamo una vera software house di Seattle dei primi anni del boom dell’informatica, di quelle piene di gente stravagante 🙂
Purtroppo in Italia (e non solo, vedo anche con i clienti del resto d’Europa) viviamo ancora con certi stereotipi per cui se sei elegante ed ingiaccato sei uno serio da prendere in considerazione. Certi ambienti poi sono ultraconservatori, hanno paura delle novità e di investire nel nuovo. Con i clienti statunitensi è l’esatto contrario, però si prendono certi sberloni alle volte. Hanno un concetto di richio totalmente inverso rispetto al nostro. Nel bene e nel male.

panzer division
panzer division

hai ragione, non tutte sono cosi per fortuna.
lo studio grafico di un amico, in cui ci sono 3 soci, persegue la stessa linea.
e viaggiano alla grande.
ma il conservatorismo degli ambienti di lavoro in italia è davvero deleterio secondo me.

Li in Santa penso che il “morale” generale sia molto alto. del resto a vederlo cosi in foto sembra un ambiente dove si vive bene (certo che anche li ci saranno i classici scazzi interni, non tutto è rose e fiori).
però hanno quel “mood” che io qua non ho mai trovato….

Worldbike Formia

Proprio perchè non è tutto rose e fiori (ovunque), farei delle dovute distinzioni: lo stile USA che spesso si vede in alcune aziende d’oltreoceano è dovuto anche alla situazione dell’ambiente urbano. In California i trasferimenti negli orari di punta sono pressochè impossibili e pertanto le aziende cercano di ricreare internamente quello spirito domestico per consentire ai loro dipendente di “vivere” più ore sul posto di lavoro. Ecco dunque che ci sono gli asili interni per i figli dei lavoratori, le cucine per farsi da mangiare, le sale per lo svago, ecc ecc. E’ chiaro che se hai la passione per la MTB e la fortuna di lavorare in un’azienda che produce alcune tra le più desiderate mountain bike del mondo, puoi far coincidere passione e lavoro, ed essere felice di passare 16 ore su 24 di ogni giorno della tua vita, tra professione, socializzazione con i colleghi e magari qualche momento privato, senza mai uscire dall’azienda. Magari, invece, l’impiegata contabile che non ama alcuno sport, che lavora per mantenere la propria famiglia, e che ha una vita presso la propria abitazione…. non vedrà l’ora di andarsene da quello che a noi potrebbe sembrare un paradiso, ma per lei è solo un posto di lavoro qualunque! In Italia abbiamo la fortuna di vivere in uno dei luoghi più belli al mondo e di considerare il lavoro per quello che dovrebbe essere: una necessità…. talvolta piacevole, talvolta meno…. ma il mondo è fuori…. non dentro! In Pinarello (tanto per cercare di fare… Read more »

Devastazione
Devastazione

Non fa una piega,soprattutto il discorso di giacca e cravatta. Quando ho vissuto in USA ho avuto a che fare con gente che si spostava da una parte all’altra del paese con il jet privato da 20 milioni di dollari che però a vederli avresti detto che facevano al massimo i passacarte all’ufficio postale.

gabrireghe
gabrireghe

@Mitzkal: che azienda hai? se posso chiedere..

Mitzkal
Mitzkal

Non è mia l’azienda. E’ una softwarehouse.

Marco Toniolo
Marco Toniolo

Verissima la frase:

Purtroppo in Italia (e non solo, vedo anche con i clienti del resto d’Europa) viviamo ancora con certi stereotipi per cui se sei elegante ed ingiaccato sei uno serio da prendere in considerazione.

Sono le buffonate di quelli che si travestono per sembrare seri, poi in realtà sono dei cialtroni di prim’ordine. Mi ricordo una volta ad Eurobike dove un distributore italiano, che aveva chiesto di vederci (eravamo io in braghe corte e maglietta e Ser Pecora con i pantaloni lunghi), guarda il Ser dicendogli “tu che sei uno serio”. Io e Ser ci facciamo ancora oggi delle gran battute su questa frase geniale, haha.

Ser pecora
Ser pecora

Detto questo: io sono serio.

Mitzkal
Mitzkal

Esatto, tipica situazione che convalida la regola, perchè è chiaro che nonostante le apparenze Ser pecora sia il meno serio 😛

Mitzkal
Mitzkal

P.S.: rileggendo il commento sembra che io sia spiccatamente filo-americano, in realtà è l’opposto, ma il loro spirito imprenditoriale/manageriale è ammirevole e da prendere a modello. Peccato però che dall’oggi al domani chiunque possa essere lasciato a casa senza giustificato motivo o altre amenità simili.

dlacego

Fantastico vedere come nascono! Prima di possederne una invidiavo chi raidava con una Santa… poi la svolta, provata e subito conquistato! Ora, vedendo come nascono, capisco che dietro ad un mezzo c’è anche il lavoro umano ad imprimere carattere, qualità e personalità; andando al di la dei semplici materiali usati per la realizzazione.

dynamic.instability
dynamic.instability

ho lavorato alla Santa Cruz nel 2006-2007 nella vecchia sede di Bronson Street…ad ottobre scorso sono tornato in California anche per visitare la nuova sede.
È cambiato molto rispetto al passato. Ora è tutto molto più professionale, più serio, si vede che hanno una visione. Stanno diventando la Ducati o la Ferrari del monto MTB. Sicuramente il cambio è stato per il meglio, anche se io rimango affezionato allo stile un po’ più ‘easy going’ che si respirava ai miei tempi…

l’unica cosa che è cambiata in peggio è che la nuova zona è a più alto tasso di criminalità, testimoniato dal furto delle bici demo qualche mese fa proprio lì davanti, ma purtroppo è un problema di tutta Santa Cruz ultimamente.

Devastazione
Devastazione

La prossima volta che passo a Santa Cruz mi fermerò per una visitina,magari saranno più simpatici di quei farlocchi di Morgan Hill l’anno scorso..

Adri26
Adri26

ma quei prototipi li pensano in pausa pranzo o il sabato sera al pub?

xzy
xzy

Uno che si chiama “Scott” “Turner” che lavora per “Santa Cruz”…sembra uno scherzo 🙂 Grazie a questi bellissimi reportage si può capire bene che in America, a differenza dell’Italia, lavora chi merita

Saleen95
Saleen95

ahahahah!!! stavo per scriverlo anche io! ahah geniale!!!

sunsetdream
sunsetdream

Apprezzo molto questi articoli. Mi piace vedere dove costruiscono le più belle bici. Grazie.

xzy
xzy

Quando le persone vengono collocate sulla base di ciò che sanno fare e per cui hanno studiato si genera un circolo virtuoso che porta all’eccellenza. Quando invece i criteri per lavorare diventano nepotismo e raccomandazioni si arriva a situazioni decadenti come quella italiana, dove ci sono milioni di persone che occupano posti di lavoro senza sapere che ci stanno a fare

Boss Equipment
Boss Equipment

E dell’operaio che monta le ruote seduto, in ciabatte e con le cuffie ne parliamo?
Costruiscono capolavori in “sbrago” totale invidia…..

bughy
bughy

ecco, su questo avrei molto da ridire (occupandomi di sicurezza sul lavoro) 🙂

FabioTS
FabioTS

effettivamente concordo con il “collega”…anche le sedie a 4 razze degli uffici e quelle della sala riunioni a 4 gambe con rotelle sono tutto un programma
A mio modo di vedere le condizioni di lavoro non denotano un ambiente ipersicuro come nelle aziende top vedi Ducati …ma piuttosto sembra un’officina artigianale nonostante una facciata da fabbrica modello

Detto questo è innegabile che i prodotti siano di elevata qualità
quindi il concetto machiavellico del fine che giustifica il mezzo per SantaCruz calza a pennello
🙂

Teoizhere
Teoizhere

Ragazzo nella foto che tira i raggi, scarpe antinfortunistica: LEVEL 100+!

maupez
maupez

Che non sia tutto oro quello che luccica e che il lavoro sia pur sempre lavoro non si discute ma la dentro un bel “te si che vai bene!” se lo merita anche l’ultima ruota del carro, con tutto il rispetto 🙂

spiri
spiri

da sentirsi male …

simo89
simo89

Bellissimo report!!! Quando ho visto per la prima volta una bronson mi ha subito preso…si vede dalla bici che dietro c’è un grande lavoro fatto da gente con grande passione…e questo report è la conferma.

stons65
stons65

Chissà che sconto ha un dipendente che vuole farsi la sua Santacruz…!

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ottimo! 😉

AleCast73VA
AleCast73VA

beati gli americani!

marc.nocera
marc.nocera

Ma i telai da dove arrivano? Lì vengono progettati e assemblati. Manca un passaggio, sbaglio? Molto interessante il servizio.

dynamic.instability
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Quelli in alluminio da Taiwan, quelli in carbonio non sono sicuro

Mario.lop
Mario.lop

Ahaha! certo che quelli di SC si fumano roba potente per inventarsi certe “creazioni” (V10 tandem e trabiccolo biforcellato!)… evidentemente non si pongono dei limiti alla creatività!
Cmq grande scoop! la Nomad 3! Praticamente hanno applicato lo schema del V10. Interessante il diagramma di come varia il centro di istantanea rotazione rispetto all’escursione… soprattutto per il fatto che prendono in considerazione soluzioni diametralmente opposte alle quali sembrano corrispondere diversi prototipi! Anche se vedo una curva denominata “Nomad 3 production” che mi fa pensare a una scelta già definita. Da notare che questa curva è praticamente parallela a quella denominata “bronson”.

Domingosh
Domingosh

e notare che sono stati fatti test anche con ruote 26″ 😉

fitzcarraldo358
fitzcarraldo358

Il nomad 3 è già nei negozi… oltre che nelle foto di questo articolo. e non ha il leveraggio tipo V10, quello era solo un prototipo.

Mario.lop
Mario.lop

…effettivamente mi pareva strano che diffondessero i grafici di un modello non ancora commercializzato.
Ora torna anche il fatto che le curve del Bronson e del Nomad (3C) siano simili.
Certo che hanno stravolto il progetto iniziale del nuovo Nomad… secondo me riproporranno quella soluzione su un altro modello!

a65v
a65v

Belle le Santa… molto bello anche il tuo report, ciao Dave

nitta87
nitta87

Un bel posto dove sarebbe bello lavorarci.
E fare una visita alla MDE? Sempre che non l’abbiate già fatta e io mi sia perso il report…….