Cannondale Jekyll 27.5 2015

Cannondale Jekyll 27.5 2015

Francesco Mazza, 18/04/2014
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Francesco Mazza, 18/04/2014

Un paio di settimane fa, durante il product launch che si è svolto sulle coste dell’Andalusia (Spagna), vi abbiamo dato un’anticipazione sulla nuova Cannondale Jekyll 27.5 2015 che uscirà tra maggio e giugno 2014. Ora vi proponiamo l’articolo completo con tutti i dettagli del nuovo bolide da Enduro della gamma Overmountain di casa Cannondale, che già sta riscuotendo successi sui campi di gara grazie ai risultati di Jerome Clementz e degli altri piloti del team Overmountain.

Overmountain rappresenta il settore di bici più orientato al Gravity all’interno della gamma Cannondale, della quale la Jekyll è la regina incontrastata. Con l’adozione dello standard di ruote 650b e l’aumento di 10mm di escursione rispetto alla precedente versione, che porta le sospensioni dedicate Lefty Supermax e Fox Dyad a gestire ben 160mm di escursione anteriore e posteriore, la costruzione rigida e performante affidata al carbonio Cannondale BallisTec, la leggerezza e l’ottima componentistica, la Jekyll diventa sempre più una specialista dell’Enduro race.

Ed è proprio all’interno di una competizione che Cannondale ci ha permesso di testare la Jekyll 27.5 2015. In collaborazione con Big Ride, gli organizzatori del campionato Enduro spagnolo, ha allestito una gara sui percorsi di Ojén, un caratteristico paesino sui monti alle spalle di Marbella, alla quale hanno partecipato tutti i giornalisti, lo staff e anche i pro rider del team Overmountain.

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Analisi statica

La Jekyll 27.5 2015 si avvale della costruzione in carbonio con sistema BallisTec, di cui Cannondale è proprietaria, per le versioni top di gamma, mentre per le versioni base il materiale utilizzato è l’alluminio, nella lega SmartFormed. Entrambi i materiali, ma soprattutto il sistema BallisTec con carbonio unidirezionale ad alto modulo, forniscono elevata rigidità strutturale all’intero telaio. La ricerca della rigidità è un punto cruciale per Cannondale, che ha posto molta attenzione anche agli snodi, che in genere sono i punti deboli per quanto riguarda torsioni e flessioni indesiderate. Tutti i perni sono da 15mm e lavorano su cuscinetti, secondo un sistema denominato ECS-TC. Nel caso del giunto di fissaggio della biella sul telaio, come vediamo in foto, la sede dei cuscinetti è ricavata direttamente sul telaio invece che sulla biella stessa, come consuetudine per tutti i telai. La chiusura del perno, che calca sul cuscinetto tramite un’apposita boccola in luogo dei soliti rasamenti o rondelle, è posta sui lati invece che in testa. Questo sistema secondo Cannondale offre un notevole incremento di rigidità per tutte le parti del sistema sulle quali è possibile utilizzare un asse passante.

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Dove l’utilizzo di un asse passante non è consentito, l’impossibilità di applicare il sistema ECS-TC viene sopperita dall’utilizzo di un doppio cuscinetto per parte, per incrementare quanto più possibile la rigidità, consentendo comunque l’ottima mobilità funzionale dello snodo.

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La peculiarità della Jekyll, come di tutte le bici della gamma Overmountain, è l’ammortizzatore Fox Dyad e la sua capacità di racchiudere 2 ammortizzatori in uno. Il Dyad 2015 è stato rinnovato per incrementare affidabilità e prestazioni. Tramite il comando remoto posto sul manubrio, si può selezionare le due modalità dell’ammortizzatore, intervenendo sul volume delle camere di espansione idraulica che ne variano l’escursione e la curva di compressione su due modalità preimpostate. In modalità Elevate il Dyad utilizza la camera di espansione più grande, mettendo a disposizione 95mm di escursione con una curva di compressione molto progressiva, mentre selezionando la modalità Flow si aggiunge la seconda camera di espansione che offre in totale ben 160mm di escursione con una curva di compressione più lineare e plush, simulando il comportamento di un ammortizzatore a molla.

fox dyad

Lo smorzamento in estensione è regolabile separatamente per entrambe le posizioni, favorendo una regolazione precisa su entrambe le modalità. In posizione Flow il sag relativo ai 160mm di escursione determina delle geometrie effettive votate alla discesa, con angolo di sterzo e angolo sella più distesi e movimento centrale più basso, alla ricerca delle prestazioni nelle prove speciali.

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In posizione Elevate invece il sag diminuisce, in relazione ai 95mm di corsa che si ottengono in questa modalità. Le geometrie effettive quindi godono di angoli più verticali e movimento centrale più alto, andando incontro alle esigenze tipiche delle fasi di pedalata.

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La Jekyll monta la nuova Lefty SuperMax Carbon PBR 2.0 per ruote da 27.5″, con 160mm di escursione. Per maggiori dettagli vi indirizziamo all’articolo di approfondimento che abbiamo redatto su questo concentrato di tecnologia di casa Cannondale:

Nuova Lefty SuperMax 27.5

lefty supermax

Le ruote sono montate su mozzo anteriore Cannondale dedicato alla Lefty, mentre al posteriore troviamo un DT Swiss 350 con standard 142×12. I cerchi sono WTB Team Issue i23 Tubeless Ready, ovviamente 650b. Trasmettono sensazione di rigidità e robustezza.

La trasmissione è a 11 velocità, con cambio, cassetta e catena SRAM XX1, così come la corona da 30 denti, che è montata però su pedivelle Cannondale HollowGram Si, dotate di movimento centrale BB30 Press Fit. Il comando cambio, in versione trigger, è uno SRAM XO1.

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Il manubrio ha una geometria molto confortevole. Viene prodotto da Cannondale e si chiama Riser Carbon, con 740mm di larghezza e 15mm di rise. Lo stem è un FSA Gravity Light con 5° di rise. Qui sono posizionate le leve freno dei Magura MT6, che sono montati con dischi da 180mm di diametro sia all’anteriore che al posteriore. Come già avevamo fatto presente nel test della Trigger 27.5 2015, l’ergonomia di questi freni non si accompagna molto bene con la disposizione generale dei comandi sul manubrio. Il collarino per il supporto integrato del comando cambio non permette di posizionare la leva del freno in modo che si possa usare comodamente con un dito, pena l’allontanamento eccessivo delle leve del trigger che risultano totalmente inaccessibili anche per le mani più grandi. Il comando remoto del Rock Shox Reverb Stealth è posizionato sopra al manubrio, mentre invece, vista la mancanza del trigger sinistro offerta dal sistema monocorona, si sarebbe potuta valutare la scelta del comando destro, da montare a sinistra nella parte inferiore del manubrio, privilegiando l’accessibilità e il comfort. La sella è una WTB Silverado con rails in cromo, molto comoda sia in seduta che nel controllo della bici durante la guida.

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Geometrie

Geometrie Overmountain Jekyll

Salita

Nel contesto in cui abbiamo utilizzato la Jekyll 27.5, ovvero quello della gara Enduro di Ojén, non abbiamo potuto cogliere molti degli aspetti a cui normalmente prestiamo attenzione durante la salita, come il comportamento nei tratti tecnici, piuttosto che il bilanciamento del mezzo o l’aderenza a terra di entrambe le ruote nelle situazioni più critiche e nel superamento di ostacoli. Abbiamo effettuato delle normalissime salite scorrevoli su strade bianche per raggiungere le partenze delle PS, dove la Jekyll si è comportata per quello per cui è stata creata. Macinare senza problemi lunghe risalite e trasferimenti faticosi senza far perdere al rider quelle energie preziose che gli torneranno utili durante le prove speciali.

In posizione Elevate del Dyad la Jekyll affronta le salite come una bici da trail, grazie alle geometrie effettive più votate alla pedalata e all’escursione ridotta a 95mm, con la quale si riescono ad assorbire le asperità del terreno mantenendo aderenza e spunto. La posizione di guida è comoda e centrale e lascia intuire che anche nelle fasi più tecniche si mantenga un ottimo controllo del mezzo. Sulle poche rampe parecchio ripide che abbiamo affrontato durante i trasferimenti, la Jekyll si è comportata molto bene, mantenendo trazione sul posteriore, con la ruota anteriore sempre ben piantata a terra, a vantaggio della direzionalità.

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Photo: Jake Hamm

Discesa

La giornata race che abbiamo affrontato con la Jekyll 27.5 è stata estremamente divertente e ben riuscita a livello organizzativo, anche se non è stato semplice comprendere una bici avendola utilizzata per la prima volta percorrendo dei tracciati a vista e a ritmo gara. Abbiamo certamente prestato meno attenzione ai dettagli, ma è stato interessante capire nel complesso quanto questa bici avesse da dare in termini di prestazioni.

La stabilità è molto buona e consente di tenere velocità elevate in sicurezza. L’inserimento in curva e i cambi di direzione sono intuitivi e si possono effettuare con leggerezza, senza grosso dispendio di energie. Mantenere la traiettoria durante le curve veloci è semplice, anche grazie alla grande rigidità del telaio e della forcella, quindi si può portare lo sguardo molto avanti, a cercare la linea successiva.

Gli scatti sui pedali, sia nei rilanci che negli strappi in salita, sono efficienti e aiutano a mantenere una buona velocità media anche nei tratti più tortuosi. La posizione dei comandi, che come abbiamo già segnalato precedentemente risulta essere poco intuitiva, non consente sempre una veloce attivazione dei controlli nelle fasi più concitate della gara, limitando spesso i vantaggi derivanti dall’uso delle funzionalità del Dyad, oltre che del Reverb e della trasmissione. Sono comunque situazioni facilmente risolvibili sostituendo i collarini con una spesa di pochi euro, probabilmente omaggiabili dal negoziante al momento dell’acquisto.

La posizione in bici, centrale e bilanciata, consente di spostare il peso adeguatamente in fuorisella senza perdere aderenza sulla ruota anteriore, anche nei tratti più ripidi. Le sospensioni sono performanti e adeguate all’utilizzo race, anche se la pronunciata frenatura idraulica del Dyad non consente un ampio range di regolazioni per chi desidera un ritorno piuttosto veloce. Questo si traduce in una sospensione posteriore un pochino pigra sugli urti in rapida sequenza, mentre la sensibilità nell’assorbimento dei piccoli urti è eccellente, così come il comportamento sui grossi impatti e sugli atterraggi da salti o drop, che spesso ci siamo trovati ad affrontare “alla cieca” sul percorso di gara.

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Photo: Ale Di Lullo

Conclusioni

Una bici da Enduro race sviluppata anche grazie all’aiuto del campione Clementz. Un mezzo che ha sete di competizioni e di performance, ma che può regalare grandi soddisfazioni anche nelle uscite tra amici. Componentistica di alta gamma, grande rigidità e soluzioni costruttive molto ricercate ne fanno un prodotto molto interessante.

Allestimenti e Prezzi

Il top di gamma del modello Jekyll è la versione Carbon Team, che è quella che abbiamo utilizzato per la gara/test.

Prezzo:  €6.499

Peso dichiarato:  12,2kg

Jekyll carbon team

Cannondale offre un allestimento più accessibile per la Jekyll in carbonio: la versione Carbon 2.

Prezzo:  €4.499

Peso dichiarato:  12,8kg

Jekyll carbon 2

L’allestimento migliore tra quelli con telaio in alluminio è la Jekyll 3.

Prezzo:  €3.299

Peso dichiarato:  14,0kg

Jekyll 3

La Jekyll 4 rappresenta la scelta maggiormente accessibile, con telaio in alluminio e componenti più economici.

Prezzo:  €2.599

Peso dichiarato:  14.3kg

Jekyll 4

 

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