Carlo Gambirasio si aggiudica la Coppa Italia Urban DH di Mondovì

Carlo Gambirasio si aggiudica la Coppa Italia Urban DH di Mondovì


[Comunicato stampa]  –  La splendida collina di Mondovì  ha ospitato per il secondo anno consecutivo la seconda tappa della Coppa Italia Urban Downhill. Un contesto unico del suo genere che ha saputo emozionare pubblico e rider arrivati da ogni parte d’Italia per questa seconda edizione del “Trofeo la Funicolare”.

Il percorso tecnico e divertente, con i suoi 1500 metri di sviluppo e 150 metri di dislivello, creato dal team di casa Ready2Ride, organizzatore della gara, ha messo a dura prova i 150 iscritti che hanno potuto usufruire della storica Funicolare di Mondovì per le risalite meccanizzate. Il percorso è stato rivisto rispetto all’edizione del 2018 con un fantastico tratto sterrato all’interno della zona Cascina Nuova nei pressi dell’Istituto Casati Baracco. Sponde, step up e sessioni di whoops hanno reso ancora più emozionante questa edizione 2019.

Di seguito potete vedere il percorso di gara mentre Mattia Arduino (Bike Busters) insegue il vincitore dell’edizione Carlo Gambirasio (Officine Red Bike).

Dopo 2 combattutissime manche di gara che hanno visto numerosi atleti di livello nazionale avvincendarsi nelle prime posizioni, a partire dai local Andrea Bruno e Mattia Arduino, la giovane promessa Alessandro Levra, i fortissimi atleti del Four T Project Francesco Locatelli e Stefano Dolfin e il vincitore dello scorso anno Carlo Gambirasio.

Alla fine della seconda manche a giudicarsi il Trofeo La Funicolare è per il secondo anno consecutivo Carlo Gambirasio (Trek – Officine Red Bike) con il tempo di 2’01.141, seguito da  Alessandro Levra (VTT Arnad) 2’02.056 e da Mattia Arduino (A.S. Priero – Bike Busters) a 2’04.128.

In ambito femminile invece a spuntarla è stata Rosaria Fuccio per il secondo anno consecutivo (Alessi Bici) con il tempo di 2’23.948, davanti a Ilaria Martini (Soul Cycles) a 2’29.751 e Samanta Pesenti (Team Zanolini Bike) con il tempo di 2’31.994. Le categorie amatoriali vedono il trionfo del campione Andrea Bruno (Tribe Team) nonostante un guasto meccanico durante la seconda manche, seguito da Filippo Bechis (Bisalta Bike) e da un rientrante Alex Costa (Bike Gelas) che fa segnare uno splendido terzo tempo assoluto tra gli amatori dopo mesi di assenza dal mondo gare.

Un ringraziamento particolare va al comitato organizzatore Ready2Ride capitanato da Loris Bertolino che per il secondo anno consecutivo è stato in grado di organizzare una manifestazione perfetta, ma anche agli sponsor presenti tra i quali Tribe Distribution per aver messo in palio un fantastico telaio Transition e ai partner locali come Monte Alpet Bike Village e Viola St.Gree Bike Park.

A questo punto l’attenzione si trasferisce sulla prossima tappa della Coppa Italia Urban che si svolgerà a Varzi in data 1 settembre. Per informazioni ed iscrizioni:
https://mountainbike.federciclismo.it/it/section/coppa-italia-urban-dh-2019/2a009237-0276-4990-803b-df503d358b6f/

  1. Complimenti a tutti , partecipanti ed organizzazione ; ma, senza voler togliere meriti a nessuno, se penso ad una gara Urban ho come riferimento la Valparaiso , questa a mio parere è ancora un pò distante da quelle concezioni !

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    1. Beh, Valparaiso o Taxco sono gare completamente diverse per morfologia del percorso e difficoltà, le nostrane sono miniurban affrontabili anche con una monopiastra a quanto vedo.
      Ne avevamo già parlato altrove, e mi ricordo che Muldox aveva proposto Genova per una urban più similare alle sudamericane, ma un eventuale organizzatore morirebbe di permessi nella prima settimana (lo troverebbero accasciato in uno dei 35 uffici comunali che dovrebbe visitare…)

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      1. Certamente non si può pretendere troppo vista la burocrazia Italiana e la forza degli sponsor impegati ; con le risorse a disposizione presumo che gli organizzatori facciano già molto e come ripeto non voglio togliere meriti a nessuno anzi c’è sempre da apprezzare chi si “sbatte ” per organizzare . La mia era più che altro un’osservazione sullo sviluppo del percorso un pò più sub-urban che urban , comunque capisco che si cerchi di fare il massimo con ciò che si ha a disposizione o che “viene concesso” ; inoltre comprendo che la denominazione “Urban DH” abbia un certo richiamo e debba essere utilizzata per attirare il più possibile .

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    2. Magari l’italia fosse il Cile… potremmo fare tante cose, non solo delle downtown giganti…

      A mio parere, visto che domenica ero li a guardarla, han fatto un lavorone, finalmente si vedono salti degni di questo nome in contesto urbano, e qualche parte un po più “hard” rispetto alla media delle urban italiche, complice anche il fatto che hanno usato una parte di bosco che ha permesso di fare qualcosa di un po’ più grosso.

      Il fatto è che è già un miracolo che te la lascino fare una gara del genere in italia, anzi in europa (ve la ricordate la downtown di lisbona che è stata in passato tra le più famose? adesso non la fanno più!), e continuo a credere che siano eventi del genere ad avvicinare anche chi non va in bici al nostro sport, difficile che una persona “normale” vada a vedere una gara di DH tra i monti, e anzi spesso chi va in montagna evita eventi rumorosi come una gara, mentre in paese, sopratutto in un bel centro storico come quello di Mondovì, avvicini tante persone a questo sport.

      Poi logico, paragonare questa urban a Valparaiso è come paragonare Pian del Poggio a Fort William, ma questo abbiamo, e inoltre, con tutto il rispetto, di italiani che sono in grado di girare su un tracciato come Valparaiso ce ne sono due o tre, che infatti vanno a fare quella gara… Per il resto saltare da un palazzo all’altro è cosa per pochi, mentre questa è una gara che può affrontare chiunque si diletti in bikepark senza rischiare di rimanerci.

      Sarebbe bello, e l’ho già scritto in occasione della precedente gara di circuito, avere delle strutture ben fatte, rivestite e ben presentate, magari sponsorizzate da qualche azienda, che si possano passare gli organizzatori delle varie tappe per evitare salti divertenti da fare ma bruttini, in taluni casi, da vedere.

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  2. vitamin

    Beh, Valparaiso o Taxco sono gare completamente diverse per morfologia del percorso e difficoltà, le nostrane sono miniurban affrontabili anche con una monopiastra a quanto vedo.
    Ne avevamo già parlato altrove, e mi ricordo che Muldox aveva proposto Genova per una urban più similare alle sudamericane, ma un eventuale organizzatore morirebbe di permessi nella prima settimana (lo troverebbero accasciato in uno dei 35 uffici comunali che dovrebbe visitare…)

    Anche a Valparaíso usano forcelle monopiastra e reggisella telescopici… tanto per dire!:-)

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  3. teoDH

    Magari l'italia fosse il Cile… potremmo fare tante cose, non solo delle downtown giganti…

    A mio parere, visto che domenica ero li a guardarla, han fatto un lavorone, finalmente si vedono salti degni di questo nome in contesto urbano, e qualche parte un po più "hard" rispetto alla media delle urban italiche, complice anche il fatto che hanno usato una parte di bosco che ha permesso di fare qualcosa di un po' più grosso.

    Il fatto è che è già un miracolo che te la lascino fare una gara del genere in italia, anzi in europa (ve la ricordate la downtown di lisbona che è stata in passato tra le più famose? adesso non la fanno più!), e continuo a credere che siano eventi del genere ad avvicinare anche chi non va in bici al nostro sport, difficile che una persona "normale" vada a vedere una gara di DH tra i monti, e anzi spesso chi va in montagna evita eventi rumorosi come una gara, mentre in paese, sopratutto in un bel centro storico come quello di Mondovì, avvicini tante persone a questo sport.

    Poi logico, paragonare questa urban a Valparaiso è come paragonare Pian del Poggio a Fort William, ma questo abbiamo, e inoltre, con tutto il rispetto, di italiani che sono in grado di girare su un tracciato come Valparaiso ce ne sono due o tre, che infatti vanno a fare quella gara… Per il resto saltare da un palazzo all'altro è cosa per pochi, mentre questa è una gara che può affrontare chiunque si diletti in bikepark senza rischiare di rimanerci.

    Sarebbe bello, e l'ho già scritto in occasione della precedente gara di circuito, avere delle strutture ben fatte, rivestite e ben presentate, magari sponsorizzate da qualche azienda, che si possano passare gli organizzatori delle varie tappe per evitare salti divertenti da fare ma bruttini, in taluni casi, da vedere.

    D’accordo su tutto, tranne “magari l'Italia fosse il Cile,…"
    Sono stato per lavoro a Santiago per qualche tempo (la prossima volta porto la dh!!!) e anche a Valparaiso a vedere la città.
    Santiago bellissimo, mi sono anche divertito, ma in centro città. Città a livelli da nord America, se non meglio. Bellissima. La periferia non è però per niente raccomandabile e c'è una povertà che lascia senza parole. Ho visto cose che manco mi sarei immaginato.
    Valparaiso è anche qui spezzata in due. Città da 300mila abitanti. Zona centrale turistica bella, resto da dimenticare, soprattutto vicino al porto, con delle vere e proprie favelas.
    Ciao a tutti

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