[First Ride] Trek Pro Caliber e Top Fuel

[First Ride] Trek Pro Caliber e Top Fuel

02/07/2015
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02/07/2015

Autore: Francesco Mazza

Trek ha presentato due giorni fa le due nuove armi da XC race con le quali il team Trek Factory Racing affronterà il resto della stagione di World Cup e i vari eventi nei quali è impegnato. Ve ne abbiamo proposta una panoramica con un primo articolo che è uscito proprio mentre si svolgeva la presentazione, mentre ora possiamo scendere più nel dettaglio grazie al giro di 45km sui percorsi di Zeist (NL), dove abbiamo messo alla prova sia la Pro Caliber che la Top Fuel, entrambe nell’allestimento 9.8.

Pro Caliber

Partiamo dall’analisi statica della nuova Hard Tail, o meglio della “diversamente Hard Tail”. Possiamo considerare la Pro Caliber come la vera novità della gamma MTB di Trek, almeno per quanto riguarda i nuovi contenuti tecnologici, rappresentati dal sistema Iso Speed.

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L’Iso Speed funziona grazie a un giunto che di fatto svincola il tubo piantone dal telaio, lasciandolo libero di compiere un movimento longitudinale di circa 8mm grazie alla flessibilità del tubo piantone stesso appositamente sagomato a tal scopo, mantenendo tuttavia la medesima rigidità laterale di un normale telaio Hard Tail. Nelle prime impressioni di riding qui di seguito vedremo che effetto ha questo sistema durante la guida della Pro Caliber.

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La forcella è una Rock Shox SID RL con lockout remoto al manubrio. Si tratta della versione Boost con 110mm di battuta del mozzo e offset di 51mm per interfacciarsi al meglio con le geometrie G2 della Pro Caliber. L’escursione è di 100mm e abbiamo fatto inserire 1 Token per settarla al meglio secondo i nostri gusti, anche se probabilmente un secondo Token avrebbe migliorato ulteriormente il comportamento della SID.

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La trasmissione è SRAM 11 velocità con componenti misti: cambio e comando X01 (il comando dell’allestimento ufficiale dovrebbe però essere un X1), cassetta GX e guarnitura X1 1400 con corona Direct Mount da 32 denti.

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Qualora si volesse montare una guarnitura a doppia corona, il telaio è predisposto per l’attacco del deragliatore e per il passaggio integrato del relativo cavo. Predisposizione inoltre per un secondo portaborraccia, decisamente utile.

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Così come la forcella, anche il telaio utilizza lo standard Boost, con battuta da 148mm per il mozzo posteriore. Un progetto nato proprio da una collaborazione tra Trek e SRAM e che in molti stanno adottando, soprattutto in ambito 29″, dove l’aumento di rigidezza è avvertibile e non solo teorico.

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Il manubrio Bontrager Race X Lite in carbonio da 5mm di rise e 720mm di larghezza è sostenuto da un attacco Bontrager Race X Lite  da 7° di rise e 90mm di lunghezza. Qui troviamo i freni Shimano XT 2015, ma la versione in vendita avrà il modello 2016, che vedremo infatti montato sulla Top Fuel. Accanto alla leva del freno sinistro troviamo il comando remoto per il lock out della forcella.

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Ruote DT Swiss Spline X1700 con kit di trasformazione Tubeless DT Swiss. Coperture Bontrager XR1 Team Issue Tubeless Ready da 2.20″ di larghezza e ovviamente 29″ di diametro. Si sono rivelate ottime sia come trazione e controllo che come scorrevolezza sul terreno molto particolare sul quale abbiamo testato la bici, estremamente secco, a tratti compatto e a tratti sabbioso… molto sabbioso!

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La colorazione si ispira ai colori del Trek Factory Racing XC. Semplice, curata nei dettagli e decisamente particolare, vista di persona non si può negare che sia appariscente ma mantiene quel tipo di eleganza che in genere contraddistingue le livree di Trek.

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Prime impressioni di riding

Innanzitutto una premessa sul tracciato che abbiamo affrontato. Quando siamo stati invitati in Olanda per una presentazione di MTB, subito abbiamo pensato che la prova sul campo si sarebbe limitata a un giretto tra i verdi campi dei Paesi Bassi, in totale pianura, macinando chilometri di rettilinei. Fortunatamente ci siamo sbagliati e l’Olanda ci ha riservato la piacevole sorpresa di un trail di circa 22km di lunghezza, che abbiamo percorso due volte, uno per ciascuna bici in prova. Immerso nel verde di una pineta con qualche faggio e tanto sottobosco, il trail si snodava in un susseguirsi di curve e di saliscendi, con un dislivello complessivo di poco più di 100m sull’intero giro, ma veramente molto divertente. Il terreno, come anticipato, era secchissimo, generalmente compatto ma in molti punti sabbioso, spesso talmente sabbioso da inghiottire il copertone nel terreno fino al cerchio. Radici, molte buche e una buona varietà di ostacoli.

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La Pro Caliber si è comportata molto bene e, tra le due bici che abbiamo provato, è quella che più ci ha colpito in relazione al tipo di percorso. Rigida e reattiva, trasmette a terra tutta la potenza erogata dalle gambe. Incredibilmente agile per una 29″, nei cambi di direzione veloci è veramente immediata e al contempo è precisissima nei tratti più tortuosi del tracciato.

Il sistema Iso Speed lavora bene e si sente. Avevamo il dubbio che fosse più un vantaggio teorico per il quale fosse necessaria un’elevata dote di sensibilità per poterne apprezzare le caratteristiche, mentre invece abbiamo realmente apprezzato sul campo i vantaggi di questo sistema. In definitiva grazie all’Iso Speed possiamo permetterci di pedalare e di guidare stando seduti in sella molto più spesso. Questo non significa solo un maggiore comfort, che comunque sulla durata della gara ha la sua importanza, ma permette un risparmio di energie, soprattutto rispetto allo sforzo isometrico dello stare in piedi sui pedali, per cui resta maggiore potenza a disposizione nelle gambe per fare quello che serve per andare veloci: pedalare! Sul tracciato di Zeist, spesso bucato e con alcuni punti solcati da radici, abbiamo apprezzato il fatto di poter pedalare stando seduti senza essere scalciati dalla sella, fornendo quindi sempre la massima energia ai pedali.

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Top Fuel

Nel Cross Country le Full Suspended creano spesso una spaccatura alla ricerca di pro e contro. In una disciplina dove essenzialità e leggerezza sono dei must, spesso la sospensione posteriore viene ritenuta superflua, ma in World Cup i tracciati diventano sempre più tecnici e ormai non sono pochi gli atleti che scelgono di dotarsi di una Full. Trek ha curato molto il progetto Top Fuel proprio per dare agli atleti del Trek Factory Racing un mezzo performante in relazione ai tracciati sempre più tecnici e alle prestazioni sempre più alte che si vedono in Coppa.

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Il brand statunitense sdogana  il collaudatissimo cinematismo ABP Full Floater anche nel Cross Country, equipaggiando la Top Fuel con questo sistema che offre un’ottima sensibilità e il vantaggio di un effetto praticamente ininfluente della frenata sul lavoro della sospensione.

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L’ammortizzatore è un Rock Shox Monarch XX con lock out remoto posizionato sul manubrio, che comanda in contemporanea anche il blocco della forcella. Il piccolo ammortizzatore da 1,5″ di escursione supporta il lavoro di 100mm di escursione alla ruota.

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Come su tutti i modelli con cinematismo ABP, anche sulla Top Fuel troviamo il Mino Link, che offre la possibilità di modificare le geometrie del telaio, con +/-1° di angolo di sterzo e +/-11mm di altezza del movimento centrale.

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La forcella è una Rock Shox SID XX con lockout remoto al manubrio, che come abbiamo anticipato agisce contemporaneamente sul blocco della forcella e dell’ammortizzatore. Escursione di 100mm, battuta Boost da 110mm e offset da 51mm. Come sulla forcella della Pro Caliber, anche sulla SID XX abbiamo scelto di inserire un Token, ma qui ancora di più avremmo preferito averne almeno 2 dato che la XX a differenza della RL ci è sembrata più vuota intorno ai 3/4 dell’escursione.

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La trasmissione SRAM monta i medesimi componenti dell’allestimeno 9.8 della Pro Caliber: cambio X01, comando X1, cassetta GX e guarnitura X1 1400 con corona Direct Mount da 32 denti.

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Anche sulla Top Fuel troviamo la battuta Boost 148 del mozzo posteriore. Effetivamente tutti questi continui cambi di standard risultano noiosi e difficili da digerire, ma obiettivamente andava trovato un modo per compensare la mancanza di rigidezza propria delle ruote da 29″… e Trek lo ha fatto, quindi benvenga.

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Anche nel caso di manubrio e attacco manubrio i componenti sono i medesimi montati sulla Pro Caliber: Bontrager Race X Lite in carbonio da 5mm di rise e 720mm di larghezza e attacco Bontrager Race X Lite  da 7° di rise e 90mm di lunghezza. Sempre Shimano XT l’impianto frenante, ma sulla Top Fuel abbiamo trovato effettivamente il modello 2016 che si troverà anche sull’allestimento della Pro Caliber. L’impianto 2016 è ulteriormente migliorato ed ha un feeling molto più simile agli XTR Trail, oltre a un collarino molto più stretto che rende la vita più semplice nel gestire il posizionamento dei comandi sul manubrio. Infatti anche il comando remoto per il blocco di forcella e ammortizzatore è collocato bene a portata di pollice.

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Ingresso dei cavi integrato con un fissaggio ingegnoso che crea il fermo per la tubazione idraulica e ospita al contempo il terminale della guaina del cambio.

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L’uscita utilizza lo stesso sistema. Possiamo notare sul telaio anche il passaggio Micro Truss, ovvero un alloggiamento estremamente discreto dove fissare eventualmente le tubazioni all’esterno del telaio, per coloro che preferiscono avere la possibilità di montare e smontare velocemente il freno posteriore dalla bici.

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Identico wheelset della Pro Caliber con ruote DT Swiss Spline X1700 trasformate Tubeless e coperture Bontrager XR1 Team Issue Tubeless Ready da 2.20″x29″.

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La colorazione della Top Fuel è leggermente diversa da quella della Pro Caliber. Qui sparisce l’arancione mentre il rosso è un po’ più cupo, come a cercare una livrea più aggressiva.

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L’eleganza nei dettagli, come il posizionamento dello stemma Trek in piccolo sul tubo di sterzo sinuosamente sagomato per i cannotti conici E2.

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Prime impressioni di riding

Con la Top Fuel abbiamo affrontato lo stesso percorso che vi abbiamo descritto poco sopra, nella prova della Pro Caliber. Ovviamente trattandosi di una Full Suspended è implicito che ci sia una certa dissipazione di energia che durante la pedalata viene assorbita dalla sospensione. Unendo questo aspetto al peso di poco superiore, possiamo intuire che la Top Fuel risulta leggermente meno efficace in termini di pura potenza sui pedali, ma offre altri vantaggi che probabilmente, nell’intero contesto di una gara, risultano anche superiori, soprattutto nel momento in cui si affrontano tracciati impegnativi come quelli di una World Cup.

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La sospensione della Top Fuel è molto sensibile ma al contempo sufficientemente sostenuta, quindi si stabilizza in zona sag per lavorare quando necessario e in modo spesso impercettibile grazie alla sua sensibilità. L’aderenza al terreno fornita dal lavoro della sospensione si traduce non solo in comfort ma soprattutto in un aumento di trazione e di controllo, che più il percorso è sconnesso e più diventa determinante. Quindi la sospensione della Top Fuel non aiuta solo in discesa, dove comunque si riesce a impostare traiettorie più veloci stancandosi meno, ma anche in salita, dove la costante trazione premia in termini di velocità.

Il telaio è comunque molto rigido e anche scaricando potenza sui pedali con i rapporti lunghi, non si avvertono flessioni o torsioni del carro. Geometrie ben calibrate che abbiamo utilizzato con il Mino Link in posizione low, quindi con angolo sterzo di 69.9°, che una volta in posizione di sag diventa molto più simile al valore di 69.5° della Pro Caliber. Infatti le doti di agilità sono molto simili, con un vantaggio della Top Fuel che ha un baricentro più basso. Un piccolo difetto da segnalare per quanto riguarda la Top Fuel è il portaborraccia posizionato troppo in alto, che crea problemi nel togliere e inserire la borraccia. Per salvaguardare la verniciatura del telaio dai ripetuti sfregamenti o comunque per semplificare l’operazione, sarebbe quindi preferibile un portaborraccia con estrazione laterale.

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