10/05/2012
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10/05/2012

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25 aprile 2012: nel bosco i grandi abeti oscillano dolcemente mossi da un leggero vento, gli uccelli saltellano tra i rami, una pioviggine come pulviscolo inumidisce i primi aghi che stanno spuntando dai larici. A terra la neve copre ancora tutto, terra, sassi, radici, erba, tutto è nascosto sotto una spessa coltre bianca. Un cuculo canta l’arrivo della primavera, nascosto chissà dove. Improvvisamente tace. Dietro il grosso abete bianco, quello che segna l’inizio del bosco, una persona si apre faticosamente la via nella neve. In spalla, oltre allo zaino, sta portando una bicicletta. Dietro a lui un altro biker, poi un altro e un altro ancora. La fila si allunga, sono sempre di più.

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C’è chi spinge la bici e chi la porta in spalla, c’è chi indossa scarponi e ghette da neve e chi usa solo delle leggere scarpe da bici, c’è chi indossa pantaloni da scialpinismo e chi usa pantaloncini corti, tutti indossano la giacca perché oggi il freddo ha ancora bussato alla porta, come a dire: è primavera, ci sono le prime giornate calde ma ci sono anche le ultime giornate fredde, e con il freddo in montagna può tornare anche la neve, è giusto cosi. E infatti i nostri biker non si lamentano, avanzano nella neve alta in silenzio, con passo costante, sembra quasi (con il dovuto rispetto) la ritirata di Russia.

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Ma cosa ci fanno 30 biker in mezzo alla neve alta più di mezzo metro, uno in fila all’altro, in un silenzio quasi irreale?
Per capirlo dobbiamo fare un passo indietro e tornare alle sette della mattina. Siamo a Riva del Garda, un gruppetto di amici, provenienti da varie regioni italiane, si ritrova alla partenza della strada del Ponale. La maggior parte ha trovato posto in un comodo e gratuito parcheggio in centro, seguendo le indicazioni del local Fabrylorenz, ma c’è anche chi arriva direttamente in bici da Rovereto (il mitico Scratera, tanto per non fare nomi, che si rifiuta di usare l’auto se non per trasferte sopra i 100 km!).
Dopo i saluti di rito, si comincia a pedalare su quella che molti hanno definito la più bella ciclabile italiana, la vecchia strada del Ponale. E infatti il sole appena sorto ce la mostra nel sul lato migliore.

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Il gruppo è ancora compatto e sale lungo la ciclabile della valle di Ledro

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Arrivati al lago di Ledro, prendiamo la strada che lo costeggia sul lato (orografico) destro

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Guardando in alto vediamo le cime imbiancate e cominciamo ad avere qualche pensiero

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Intanto però arriviamo a Pieve di Ledro dove il resto della truppa ci sta aspettando,

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saluti e presentazioni di rito e poi via verso la prima meta della giornata, il passo del Tremalzo. Si comincia a salire e il gruppo comincia a sgranarsi

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Davanti Jag e il dottore tengono il ritmo molto alto, mentre dietro seby13 sale al suo ritmo (molto basso), arriverà infatti quando la maggior pare del gruppo ha già finito di mangiare.
In mezzo vari gruppetti, in fondo è bello cosi, ognuno sale a seconda delle sue possibilità condividendo con i vicini le bellezze del paesaggio e i ricordi di uscite passate

Fra una parola e l’altra il tempo (e la salita) passa più in fretta e ci troviamo presto circondati dalla neve

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Continuiamo a salire verso il passo e la neve è sempre più alta

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Una sosta è doverosa per ammirare il Baldo ancora avvolto nella candida veste invernale

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Ed eccoci finalmente in vista del rifugio

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Questa è la nostra meta mattutina, del resto più avanti non si poteva andare, la strada è bloccata da più di un metro di neve. Entriamo nel rifugio e dopo esserci cambiati passiamo subito alle ordinazioni, 1700 metri di dislivello consumano molte calorie e dobbiamo reintegrare le forze perse.

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Uno dei piatti più gettonati sono le pappardelle al sugo si capriolo, innaffiate naturalmente da una
(o più) birre. Già, le birre, ecco il vero motivo di questa cosi nutrita partecipazione odierna! Infatti oggi è il compleanno del Milzo, che per festeggiare degnamente ha voluto offrire da bere a tutti i presenti, che naturalmente non si sono tirati indietro! E alla fine del pranzo il doveroso ringraziamento al Milzo

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E c’è anche chi ha pensato alla torta di compleanno

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Spenta la candelina (ormai gli anni sono troppi, ci vorrebbe una torta gigante per farci stare tutte le candeline 😉 ), vista la neve ci vestiamo con tutto quello che abbiamo, ghette, giacche ecc, usciamo dal rifugio e ci apprestiamo ad iniziare la seconda parte della giornata, la lunghissima discesa verso Ledro su un sentiero appena scoperto e non segnato sulle carte.

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Il gruppone comincia a muoversi e le birre hanno scaldato per bene il nostro spirito.

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Forse per qualcuno anche troppo, visto che Jag e compagigi si gettano in una improbabile discesa in neve fresca, dimenticandosi forse che la fresca di fine aprile non è quella di gennaio

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Ma comunque mi hanno dato la possibilità di scattare questa bella foto panoramica.

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Scendiamo poche centinaia di metri e comincia l’avventura, la neve è alta è i nostri prodi non hanno altre possibilità se non quella di mettersi in fila indiana e avanzare lentamente lungo il sentiero in falsopiano

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Alla fine di questo primo tratto, il sentiero comincia a scendere, e ognuno si getta sulla neve con il proprio stile

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Poi ancora un tratto pedalato, ma con la neve si riesce a pedalare solo per brevi tratti,

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per il resto si spinge

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In ogni caso il sentiero è molto bello

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E continuiamo cosi, un po’ a spinta e un po’ cercando di pedalare

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Ma del resto eravamo stati avvertiti sulle condizioni del sentiero, perciò nessuno si lamenta

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Adesso il sentiero ricomincia a scendere, è un po’ più caldo e la neve ha superato il punto di fusione trasformando il sentiero in un ruscello, ma noi non ci perdiamo d’animo e creiamo un nuovo stile di discesa, il bike-surfing!

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Noi e le nostre bici siamo sempre più bagnati e adesso ecco un altro tratto in piano, fra l’altro ci si mettono anche gli alberi caduti a rallentare il nostro passo

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Al bivio ci fermiamo per ricompattarci e a quanto pare ci stiamo proprio divertendo

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Adesso comincia la vera discesa sul nuovo sentiero, la neve bagnata e le radici rendono tutto più difficile, ma nessuno si tira indietro

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Ancora neve sulla parte alta, poi un po’ alla volta lo spessore cala, ma il sentiero è sempre molto scivoloso

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Quando la neve scompare, ci pensano le foglie umide a complicare le cose

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E come se non bastasse, qualche tronco interrompe l’azione

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Adesso ci stiamo abbassando rapidamente di quota e nella parte finale il sentiero finalmente pulito si mostra nella sua veste migliore

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Tratti scorrevoli si alternano a tratti molto tecnici e a guadi improvvisi

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E con un ultimo tratto flow e veloce

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Arriviamo finalmente al lago di Ledro, e qui una foto di gruppo in ricordo della magnifica giornata è d’obbligo

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A questo punto salutiamo metà della brigata, visto che il parcheggio si trova proprio alla fine del sentiero e proseguiamo costeggiando nuovamente il lago di Ledro, questa volta sulla parte sinistra

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Prendiamo poi la ciclabile verso il Ponale e cominciamo a rilassarci pensando alla facile e comoda discesa finale che ci attende fino a Riva. Ma in una giornata che difficilmente riusciremo a dimenticare le sorprese non finiscono mai, e infatti qui entra in gioco Fabrylorenz, che ci insegna qualche bella deviazione su sentiero. Naturalmente il sentiero bisogna guadagnarselo e allora ecco che un altro centinaio di metri di dislivello che si va ad aggiungere ai quasi 2000 già messi in saccoccia, ormai metro più, metro meno….ma le deviazioni meritano veramente e cosi seguiamo la nostra guida che impavida si getta sull’ultimo sentiero, sicuramente il più impegnativo, il sentiero “della trota”.
E’ tutto il giorno che pedaliamo e siamo piuttosto stanchi, ma raccogliamo le ultime forze e cerchiamo di superare indenni il punto più difficile in assoluto, il famoso e ripidissimo scivolo. Ognuno lo affronta con il suo stile, aggressivo

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o in derapata

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Non manca anche l’ultimo inconveniente tecnico

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ma finalmente attiviamo alla fine del sentiero

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Dopo tanto movimento la vista del lago è veramente rilassante

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Ormai siamo a Riva, ma Fabrylorenz tira fuori l’ultimo asso dalla manica e perciò giù su una bella scalinata per sfruttare anche l’ultimo metro di dislivello possibile!

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Passiamo il centro di Riva del Garda e in un attimo siamo al parcheggio. Non ci restano che i saluti finali e il doveroso ringraziamento a Milzo che ha organizzato in maniera splendida questa giornata ( e ha offerto da bere a tutti) e a fabrylorenz che ha pulito il sentiero in maniera eccellente, in modo da renderlo molto più scorrevole e divertente. Grazie anche a tutti gli amici vecchi e nuovi che hanno allietato la giornata con la loro presenza, giornata che rimarrà indelebile nei nostri ricordi e che, ne siamo sicuri, si ripeterà ogni anno.
25 aprile: il 3malzo del Milzo!

L’itinerario qui.