Impostazioni base per affrontare le curve

Impostazioni base per affrontare le curve

14/06/2012
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14/06/2012

Abbiamo visto come stare in sella, abbiamo visto che posizione assumere, abbiamo visto come frenare…. oggi vediamo come impostare una curva base. Come ben sappiamo ogni curva è una storia a sé. Il terreno, la pendenza, le buche o le canaline, gli ostacoli etc. ci fanno propendere per una traiettoria piuttosto che per un’altra…

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Qui non possiamo andare ad analizzare la singola curva, per questo motivo, iniziando da questa settimana, andremo a valutare alcuni aspetti generali per scegliere sempre la linea giusta e per avere il pieno controllo in ogni situazione.
In particolare oggi parliamo di

CURVA PIANA SU TERRENO LISCIO
Cioè la base delle basi, la curva fatta su single track, su strada bianca o addirittura su asfalto.

Può sembrare forse noioso ma in realtà penso sia una delle curve più difficili da effettuare con sicurezza ad alta velocità (e spesso fa la differenza nelle gare), eppure riuscire ad affrontare una curva ampia e senza ostacoli è la base per poter affrontare tutte le altre situazioni tipiche della mtb.

Iniziamo quindi dalla traiettoria ipotizzando una curva generica in piano.
Come avviene per ogni veicolo su strada liscia, la traiettoria ideale è la famosa: “esterno interno esterno”. Un raggio di curvatura più ampio comporta una velocità maggiore di percorrenza della curva ( o alla stessa velocità una maggior sicurezza di stare in piedi), a questo fa fronte la necessità di percorrere la minor strada possibile. L’unione di questi due aspetti dà luogo alla traiettoria sopracitata.
L’unico appunto che voglio fare riguarda il fatto che non avendo l’acceleratore come i veicoli a motore, la nostra curva sarà il più possibile dolce e progressiva, e questo proprio perché non potremo iniziare ad “aprire” il gas a metà curva, ma dovremo aspettare di averla finita per poter ricominciare a pedalare. Questo significa che per le biciclette non vale l’idea del: “Sacrifico l’entrata per privilegiare l’uscita”. In bici è tutto più difficile, se si “sacrifica” l’entrata si perde preziosa velocità di percorrenza della curva. Se si esagera, per contro, si potrebbe arrivare “lunghi” alla staccata e perdere la linea ideale, perdendo quindi ancora più velocità e dovendo ripartire spesso quasi da fermi. Su un veicolo come il nostro quindi è fondamentale capire la velocità migliore per affrontare la curva e cercare di percorrerla mantenendo tale velocità.
Abbiamo quindi capito che più la nostra traiettoria sarà tonda e morbida e maggiore sarà la nostra velocità di percorrenza, approfondiremo questo aspetto molto presto in una puntata dedicata esclusivamente alle traiettorie migliori per ogni tipo di curva.

Nel disegno Homer Simpson vi mostra come frena di violenza nella zona rossa, conduce aggiustando traiettoria e velocità in quella gialla, e rilancia pedalando nella verde.
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Frenata
Questo aspetto è fondamentale nella buona riuscita della curva. Abbiamo appena visto che frenare troppo o troppo poco è sempre controproducente, ma la domanda fondamentale è: Quando frenare e come?
Ebbene abbiamo parlato la settimana scorsa di questo argomento, vorrei riprendere velocemente due aspetti che riguardano il diverso uso dei due freni:
anteriore: per rallentare.
Posteriore: per aggiustare la traiettoria.

É dunque evidente come l’utilizzo dei due freni sia ben distinto, inoltre ricordo che è sempre consigliabile rallentare (e quindi frenare energicamente con l’anteriore) sul dritto, e non in curva (pena lo scivolamento della ruota anteriore con annessa “facciata”).
Per questo motivo dividiamo la curva in tre zone fondamentali:
Staccata (freno ant 100%, freno post continuo ed alla massima potenza frenante senza far bloccare la ruota)
Percorrenza (freno ant 0%, freno post: toccatine solo se e quando serve per tenere/aggiustare la traiettoria)
Rilancio (freno ant 0%, freno post 0%….. e che fai, rilanci a freni tirati???? PEDALAAAA)

NB: con 100% non intendo che dovete pinzare con tutta la forza che avete, intendo che dovrete andare a dosare la forza sulla leva per cercare di avere la frenata più efficiente possibile… utilizzando inoltre le tecniche spiegate nel precedente episodio.

Conduzione
Ok ora siamo alla velocità giusta per noi, entriamo in curva: che posizione dobbiamo assumere?
Le tre regole in ordine di importanza sono:
1- sguardo alto verso l’ uscita di curva.
2- piede esterno basso.
3- corpo che carica la ruota anteriore.
Analizziamo ogni “regola”.

Partendo dal presupposto che noi in bici andiamo dove guardiamo (come avevo accennato nelle scorse puntate se guardiamo intensamente un albero per schivarlo è facile che ci si vada a finire contro), quindi per effettuare bene una curva lo sguardo deve essere rivolto sempre qualche metro avanti a noi, il che significa che una volta che avremo frenato dovremo andare a cercare l’uscita della curva con lo sguardo. Non è che dobbiamo girare la testa di 180° se siamo su una curva a gomito, né bisogna guardare la ruota anteriore, ma qualche metro più avanti, per poter anticipare eventuali buche, canaline, ecc e per avere una posizione più stabile e una conduzione di curva più morbida e consapevole. Questo punto dello sguardo verrà battuto più volte durante queste puntate perché è un problema che si riscontra molto spesso.
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Perché il piede esterno basso? Non è vero, come molti credono, che tenere il piede ext basso serva a non far toccare il piede interno a terra durante la piega, quello è un effetto secondario. La realtà è che il piede esterno basso permette di caricare tutto il peso sul pedale esterno che lo trasferisce in toto alle ruote, aumentando quindi decisamente il grip. Per chi scia è chiaro che il piede esterno viene caricato molto di più in curva, per tutti gli altri vi basta fare un semplice giochino per capire il funzionamento di questa faccenda.

Provate a mettervi in piedi con la bici tra le gambe, un piede sul pedale l’altro per terra… poi senza toccare la bici con le mani andate a farla inclinare leggermente alleggerendo la forza esercitata sul pedale, vedrete quindi che andando a rimettere del peso sul pedale opposto (quello su cui avremo il piede nonché unico nostro punto di contatto con la bicicletta) questa torna su in posizione… e questo è proprio dato dal carico che riusciamo ad applicare sul pedale esterno. In curva avviene la stessa cosa.

In questa fase inoltre le gambe sono leggermente piegate (ovviamente l’interna più dell’esterna) e le ginocchia “spingono” verso l’interno della curva. Mi raccomando, non vogliamo vedere curve da moto gp con il ginocchio per terra, ma è importante, per assumere la giusta posizione, andare a ruotare il ginocchio esterno (quello del piede che carica) in modo che spinga verso l’interno curva. Questa posizione ci fa automaticamente spostare leggermente in fuori il sedere e ci dona una stabilità ottima durante la curva. Il ginocchio interno per essere in una posizione ideale deve puntare all’incirca verso la mano interna, più aperto non serve a nulla e rischia di sbilanciarci, più chiuso non permette alla bici di muoversi sotto di noi e rende la posizione molto più instabile).

Attenzione, se avrete la sella regolata all’altezza giusta per far discesa questa andrà a puntare contro il ginocchio/coscia interno e andrà a stabilizzare ulteriormente la nostra bicicletta! (Ben visibile nella foto da dietro).

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Il peso del corpo deve infine caricare la ruota anteriore… ebbene sì, bisogna caricare sempre l’anteriore perché come abbiamo visto nella puntata relativa alla frenata il grip si ha aumentando il carico sulle ruote, per questo motivo è fondamentale che la ruota anteriore segua la linea che ci siamo prefissati, la ruota posteriore seguirà senza tanti problemi. Per fare questo, dunque, andiamo a piegare le braccia (come nella posizione base che avevamo studiato insieme, non di più) portando le spalle e la testa circa all’altezza del manubrio (ricordo che qui sto parlando di curve in piano, in caso di discesa il movimento è il medesimo ma ovviamente per caricare la ruota davanti non dovrò avanzare così tanto visto che mi aiuterà la pendenza) e spingendo verso il basso il manubrio.

Io personalmente non credo nel movimento che fanno in molti in cui il braccio interno è teso o quasi e l’esterno è piegato… in quel modo andiamo a inclinare la bicicletta ma non andiamo a caricare come dovremmo l’anteriore. Credo invece che tenere le spalle in asse con la bicicletta permetta di caricare maggiormente la ruota anteriore e quindi di condurre al meglio la nostra curva.

Attenzione, anche in caso di sella alta (foto da davanti, avevo la sella alta anche se non si vede perché nascosta dai pantaloni svolazzanti) e quindi di curva da seduti, è fondamentale assumere la posizione e rispettare le regole descritte, carico sull’anteriore compreso. Lo specifico perché mi capita spesso di vedere curve fatte da seduti in cui o i piedi sono paralleli e non andiamo a caricare bene con l’esterno, o le braccia sono tese e la ruota davanti è scarica (e caso strano si chiude lo sterzo… e sbadabam).
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Ingrediente segreto: posizione del piede e uso del polpaccio
Ricordate nella puntata della posizione in sella quando spiegavo di tenere la punta del piede sul pedale? Ecco che qui abbiamo il primo esempio pratico del perché serva questa posizione. Quando noi andiamo a curvare abbiamo praticamente tutto il peso sul piede esterno. È fondamentale che qui il nostro polpaccio (che comanda la flessione-estensione della caviglia) vada a lavorare il più possibile. Come detto è la nostra prima sospensione, e vi assicuro che è quella che lavora meglio sui piccoli urti. Quindi in fase di curva avremo il piede esterno che spinge sul pedale, e lo fa anche grazie alla forza impressa dal polpaccio.

Non dobbiamo andare ad abbassare il tallone (mandando a “fondocorsa” la caviglia) perché quella forza che noi imponiamo e che andiamo a creare con la rotazione della caviglia è fondamentale e produce un sacco di grip extra. Per questo motivo il piede deve essere sostenuto e il polpaccio deve lavorare per gestire le asperità del terreno e tenere sempre una pressione il più intensa possibile sulle nostre ruote…. perché ricordate che pressione significa tenuta!
(Questo aspetto è ben visibile nella foto della curva vista lateralmente e nella foto dedicata, nelle quali si vede lavorare bene il polpaccio e si vede come il tallone non scenda “a pacco” ma rimanga sempre sostenuto.)
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ola!
(ps prometto che sono quasi finite le foto fatte su strada vestito da brasiliano… finalmente a breve inizieranno le foto fatte sui trail!!!!)
Jack

>>> Le puntate precedenti

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