La guerra alle contraffazioni

La guerra alle contraffazioni


Robbert de Kock, segretario generale della World Federation of the Sporting Goods Industry (WFSGI), durante una presentazione a Taipei city, ha toccato il crescente problema dei falsi nell’industria ciclistica: “Da molti anni la WFSGI cerca di contenere il problema delle contraffazioni, che rappresenta sia un problema di rischio per l’incolumità del consumatore sia una grossa perdita in termini economici e di immagine in relazione ai marchi registrati ed ai prodotti dei nostri affiliati“.

In questa presentazione sono stati mostrati numerosi prodotti contraffatti di marchi come  Shimano, FSA, Specialized, Zipp, etc.

Michele Provera, vice presidente della Convey, una compagnia specializzata in protezione dei marchi su Internet ha dichiarato: “Non stiamo parlando di fabbriche di caramelle, si tratta di organizzazioni molto sofisticate che investono in questo settore per riciclare denaro proveniente da smercio di droga, prostituzione e schiavitù. Investono i loro soldi nella vendita di contraffazioni per via dei grossi margini di guadagno. Non hanno costi di progettazione o altro. Non sopportano nessuno dei costi dei marchi legittimi”.

La WFSGI si è unita alla Convey per combattere questo fenomeno. Gli obiettivi del loro progetto sono:

•  Scoprire ed analizzare le minacce online esistenti per gli abusi legati all’utilizzo di marchi, offerte illegali e vendita di prodotti contraffatti su piattaforme operate da terzi.

• Rimuovere le offerte di contraffazioni dalle maggiori piattaforme di e-commerce e bannare permanentemente i rispettivi operatori e venditori,

• Chiudere i siti abusivi e riprendere il controllo dei domini abusivi registrati da operatori terzi.

Una delle maggiori minacce secondo WFSGI e Convey sono le piattaforme che sfruttano i marchi legittimi per vendere contraffazioni su piattaforme di e-commerce e creando domini che portano i consumatori a credere che si tratti di venditori legittimi. Senza contare siti web oggetto di hacking, traffico interent deviato, video, pubblicità e link di negozi contraffatti presenti su Facebook, Twitter, YouTube, etc.

Altro problema che sta peggiorando la situazione sono i nuovi domini generici di alto livello (GTLD) che danno alle contraffazioni la possibilità di essere vendute su siti con URL simili a quelle dei marchi più noti, come  www.shimano.sportwww.giant.store,www.cervelo.bike, etc.

I marchi detentori legittimi avranno un trattamento preferenziale nella chiusura dei domini con nomi identici o simili ai loro brands (operazione che ora richiede tempo e denaro).

Secondo Convey il mercato dei falsi sta peggiorando sui canali occidentali come Ebay ed Amazon, che sono solo la punta di un iceberg. Le piattaforme cinesi restano la principale fonte di contraffazioni, come Alibaba ed AliExpress.

Secondo Provera: “Stiamo vedendo che sempre più compratori non acquistano solo un componente per la loro bici, ma ne acquistano centinaia di esemplari dello stesso. Questo significa che li rivendono sui siti occidentali, o peggio, nei loro negozi locali, mischiandoli con i prodotti originali. Se qualcuno compra uno di quest prodotti ed il giorno dopo si rompono quali saranno le conseguenze? Se siete fortunati il tizio se ne lamenterà solo su tutti i forum ed i social media…ma ci possono anche essere ulteriori conseguenze di responsabilità civile

Questo progetto è nelle sue fasi iniziali, ma WFSGI e Convey dicono di aver agito contro centinaia di contraffattori, rimosso 21.000 falsi dalla vendita e bloccato più di 5000 transazioni per un valore di circa 1 milione di euro.

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  1. Sarebbe interessante capire, se siano vere contraffazioni o originali venduti come contraffazioni, mi spiego meglio: dato che molti “costruttori” fanno costruire i propri telai in cina e auspicabile che avendo il progetto in casa se lo possano rivendere come prodotto contraffatto ma di fatto è originale…o sarebbe troppo macchiavellico pensarlo?!

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    1. Intendi dire tutti quei prodotti che non passano i test di qualità ma che se ti va bene funzionano comunque benissimo?
      Gli obiettivi della mia vecchia reflex li avevo visti a Bangkok ad un terzo del prezzo che li pagati qui in Italia.

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      1. si ma gli obiettivi della tua vecchia reflex costano davvero meno a bankok … non sono dei fake e la qualità di un canon serie L venduto a bankok è la stessa di quella in italia. Considera che il materiale fotografico senza andare lontano, in germani costa parecchio meno che in italia… qua invece si sta parlando di telai con scritto sopra s -works e invece magari sono fallati … ritengo che sia un discorso completamente diverso … soprattutto quando ci vai a 70 km/h in discesa 🙂

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    2. In molti settori (vestiario, componentistica e oggettistica varia, etcc..) un Brand che si fa produrre da fabbriche nell’ est asiatico, ma anche turchia e simili, si presenta li è gli dice: “producimi tot numeri a x soldi per pezzo”. la fabbrica dice: “ma io non ce la faccio a produrre tot numeri a quel prezzo, te lo posso fare tot numeri + tot numeri”. Il brand risponde: “o così o si va da un’ altra parte”. La fabbrica dice: “ok”, ma ovviamente alla fine non fa come dice il brand, ma fa tutti i numeri che gli servono. Tutti i pezzi in più vanno a finire nel “mercato secondario” gestito dalle mafie. Quindi questo oggetto è un “vero falso”, ovvero un prodotto identico all’ originale, ma non marchiato dal brand vero, ma da una copia. Probabilmente il mercato mondiale è pieno di questi falsi, forse anche di più di quelli originali. Poi c’è il mercato delle vere contraffazioni. ovvero produzioni di bassissma qualità se non peggio che scimiottano gli originali e ovviamente hanno costi bassissimi e sono anche più facili da riconoscere. non conosco particolarmente bene il mercato delle biciclette per determinare come è la realtà delle “falsificazioni”, ma credo che anche questo settore funzioni in maniera molto simile. Però come in tutte le cose ci sarà poi il commerciante senza scrupoli che vende il “vero falso” (quindi senza vera garanzia etcc) e il “falso falso” come ogetti veri, quindi truffando sia il produttore che l’ acquirente. poi ci saranno gli acquirenti “allocchi” che con l’ idea del risparmio super, consciamente o inconsciamente, comprano i falsi e alimentano il mercato dell’ illegalità.

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      1. Ma sei sicuro?

        Perché il “brand” dovrebbe chiedere una produzione limitata (tot numeri)? più produce e più vende più fattura no? se vuole una produzione limitata e forse perché non ritiene il mercato possa assorbire la quantità? o per quale ragione? Non credo sia interesse del “brand” produrre e vendere meno di quanto possibile! senza contare che non ci vuole molto ad accorgersi di una cosa del genere con le conseguenze del caso per il produttore.
        Il mercato secondario gestito dalle mafie dei “veri” non richiesti dai “brand” dove sarebbe?

        Piu verosimile che un produttore copi tecnologie/design e produca copie no brand a prezzo ridotto.

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        1. no, la filosofia è più si vende e più si produce, questo si concretizza con stock molto bassi, e tempi attesa molto lunghi, inoltre spesso vengono contingentati i pezzi per ogni mercato, ed una volta finiti quelli stop. Ad esempio l’anno scorso Specialized ha venduto a metà maggio tutte le Enduro disponibili e quindi tutti quelli che la volevano (tra cui il sottoscritto) si sono orientati su altro

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          1. Non capisco cosa intendi con: “la filosofia e più si vende e più si produce” ?

            Case come Specialized vivono della capacita di comprendere, stimare e servire la domanda! i numeri prodotti ed il conseguente stock e ottimizzato al massimo con tecniche estremamente avanzate, non certamente ad occhio.

            I tempi di attesa molto lunghi e la “contingentazione” non sono scelte di Specialized ma errori o di comprensione del mercato/distributore e/o limiti tecnici di capacity (la fabbrica non ne può produrre di più a meno di investimenti addizionali). (Una spiegazione potrebbe essere data dalla smania del mercato di presentare nuovi modelli, questo renderebbe maggiore il rischio di avere uno “stock” con grafiche obsolete in caso di overage. Per tale motivo si preferisce avere un lead time maggiore ed una minore flessibilità di fatto restringendo la finestra utile per un acquisto)

            Per quale ragione (a parte quanto espresso sopra) secondo te Specialized dovrebbe limitare la produzione e/o consegnare in ritardo?

            In ogni caso non vedo come sia sostenibile che un terzista possa creare prodotti con brand (in questo caso specialized) e venderli ad insaputa del committente!
            o sono numeri veramente marginali o non c’e modo di non essere scoperti!

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          2. mi sa che stai confondendo un po’ la realtà e la teoria………
            Le case ormai tendono a non produrre per poi vendere ma a produrre sul venduto…
            Ad esempio viene richiesto quanti pezzi si stima vengano venduti in un determinato mercato, fanno la sommatoria e poi iniziano la produzione, con uno scarto in pù o in meno che dipende da diversi fattori. Le ragioni sono molto semplici, l’invenduto è un costo che può affondare facilmente i rivenditori pertanto questi tendono sempre più a lavorare sul venduto, a questo punto sono il rischio (e il possibile costo ) ricade sui distributori, che spesso sono delle società a capitale delle case madri. Inoltre la frenetica innovazione (vera o presunta) fa si che le bici perdano immediatamente moltissimo valore (soprattutto se non hanno le ruote del diametro giusto) 2 anni fa in magazzino valga praticamente nulla.
            I sistemi che utilizzano per fare la stima iniziale (cosa non affatto facile) basati su base teorica e/o statistica hanno dei limiti, in quanto le variabili sono numerose e difficili da prevedere.
            Fatti un giro sul forum, e guarda cosa sta succedendo a Giant, oppure cerca ritardi e ti renderai conto di quanto il sistema previsionale sia lacunoso.

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        2. Come detto non conosco esattamente il mercato bici e suoi accessori, ma ti posso assicurare che per esempio: borse; occhiali; cinture; oggetti per la casa etcc… e altri prodotti elettronici funziona esattamente così. Per mantenere un certo prezzo e giustificarlo non serve solo dire che è di qualità, ma ci deve essere anche una certa quantità sul mercato che “garantisca” una certa esclusività. In realtà il vero falso non ruba clienti al brand, ma ne alimenta l’ esclusività. Specialaized quando produce biciclette stima quante ne vuole vendere e ne fa produrre di conseguenza, ma poi se gli va male non può trovarsi i magazzini pieni di bici invendute, per liberarsene deve immetterle nel mercato a prezzi più bassi, col rischio che se sono tropo bassi e per tanti numeri rovina il mercato agli altri suoi modelli. Non sono un economista e queste cose, sempre che le abbia capite bene me le ha spiegate un manager della ditta per la quale lavoro, uno dei tre capoccia della filiale italiana di una multinazionale.

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          1. Mi sa che hai fatto un po di confusione.
            Il prezzo di un oggetto e dato dall’incrocio della curva della domanda e quella dell’offerta. Il punto in cui si incontrano e detto il “clearing market point”. Per taluni prodotti si può scegliere di diminuire la quantità offerta. Diminuendo la quantità offerta rispetto alla domanda si crea quello che e definito “shortage” e, se il prodotto ha un valore superiore a quanto offerto dai concorrenti si può alzare il prezzo. Bisogna quindi verificare se la minore quantità può essere compensata dal maggior prezzo. il fatturato in ogni lingua del mondo e sempre dato da Q*P. Se diminuisco la quantità diminuisco il fatturato e non e bene. A fronte di un calo di quantità devo aumentare il prezzo. A questo punto si potrebbe pensare di aumentare il prezzo all’infinito! Il problema e che il prezzo dovrà sempre essere inferiore od al massimo uguale al valore percepito dal cliente! Diventa quindi importante il concetto di cosa offrono i concorrenti e di “competitive advantage”. In poche parole quello che tu dici può valere per pochi prodotti di lusso e solo in caso di chiari ed identificabili vantaggi. Prova a fare shortage col pane e vedrai quanto ne vendi! Nel settore ciclo pochi brand e per pochi prodotti possono permetterselo, si sicuro non per un intera gamma. Che il falso aumenti l’esclusività di un brand mi sembra un po forte come affermazione….

            Altro discorso e la parte di “stima”. E un concetto che secondo me non e ben compreso. La parte di stima e in realta una scienza nonche una funzione aziendale! non esiste che un azienda come Specialized “gli va male” ci sono formule e tecniche statistiche estremamente complesse ed efficaci che consento di determinare i costi underage ed overage e di minimizzarli

            Ribadisco che mi sembra impossibile che un terzista produca numeri significativi di copie di un brand spaccaindole per vere. Ci sono talmente tanti problemi a monte da renderlo impossibile e non proficuo!!

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      2. Quello che dici è vero ed è stato documentato nei settori della componetistica HW e dell’abbigliamento. Lo schema è applicabile a qualsiasi tipo di produzione però mi chiedo quanto realmente convenga nel caso dei telai di biciclette d’alta gamma. Non stiamo parlando di poveri operai sfruttati ma di imprenditori (Cinesi). Dubito che un imprenditore mi farebbe il favore di darmi un vero telaio s-works a prezzo di costo perché così la sua contabilità di produzione non registra un segno positivo all’interno del contratto ufficiale con Specialized. Non sono mica aziende statali. Nessuno lavora in perdita. Se specialized non mi paga abbastanza è semplice io non lavoro per Specialized. Non è poi così facile per Specialized trovare un altra azienda che abbia le linee e le macchine necessarie.

        Pe me questi telai sono sempre realizzati con materiali economici o di scarsissima qualità sullo stesso disegno di quelli originali e da aziende che fanno solo questo, altro non avrebbe senso.

        Nel caso

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    3. Come puoi notare leggendo gli obiettivi dell’operazione promossa da WFSGI si fa riferimento alla internet brand protection, quindi lotta alla contraffazione finalizzata alla tutela del brand, non del consumatore. I costi di questo tipo di operazione sono infatti nettamente più bassi rispetto a quelli di una azione legale contro i produttori e distributori della merce contraffatta, e i risultati molto più soddisfacenti nel breve termine.
      Ciò a cui tu fai riferimento è la commercializzazione di un prodotto originale al di fuori del canale di distribuzione ufficiale, pratica molto diffusa nel tessile e calzaturiero ma rara in settori dove è fondamentale un solido know how e un alto standard qualitativo di produzione (come componentistica mtb o bdc).

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  2. il mercato che non riesce a venire incontro alle esigenze del consumatore è un mercato che perde, la maggiore domanda dovrebbe diminuire il prezzo, tutti questi potenziali clienti, in un rapporto quasi di 10:1 sono un enorme guadagno mancato per molte aziende ‘serie’. La lotta alla contraffazione dovrebbe essere fatta con rigore, ma come ha spiegato Provera, il controllo di mafia e criminalità rende questo mercato connesso e radicato.

    I clienti devono essere informati ed essere privilegiati negli acquisti sicuri, è una guerra che si può vincere con molta intraprendenza, investimento, ed i prezzi scenderebbero di molto

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  3. Si, ok, ma:…
    Prendiamo come esempio una sella in carbonio da 191euro della San Marco, e paragoniamola alla sua imitazione che si trova su Ebay a 30euro+ spedizione…
    Voi quale prendereste?
    Io quella da 30euro…
    Perché quella da 200 non me la posso permettere…

    Adesso lo so che mi ricoprite di —- perché non condividete il mio discorso…

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    1. Prenderne una non logata da 50 euro no? perché un conto è risparmiare, e ci sono mille modi per farlo, un conto è comprare roba contraffatta… qua non si vuole sconfiggere il produttore taiwanese che vende il telaio nudo uguale al telaio specy, qua si vuol combattere il criminale che prende telai fallati o con standard bassissimi, li vernicia e li vende come fossero telai nuovi…

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      1. esatto
        qui non si parla di prodotti di bassa categoria o economici ma di contraffazioni che è ben diverso.
        se trovi la stessa sella (all’apparenza) ad un 20% del prezzo reale, qualcosa non va:
        – o è un fake = grave danno al produttore vero
        – o è rubata = grave danno al proprietario
        gli affasi si fanno pure, ma se trovi una Ferrari nuova a €10.000 ci sarà un motivo o no?

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        1. il fatto che è una lastra di carbonio e non può costare più di tanto – 30€ è il suo prezzo, non conosco le fantasmagoriche caratteristiche della aspide carbon originale, ma ci son selle da 200€ in carbonio, frm, ax lightness che hanno caratteristiche superlative.

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  4. Tante belle parole, spero possano realizzare quanto hanno in mente, ma mi chiedo come visto che se tu cittadino europeo trovi la tua bici rubata in vendita su un sito russo non hai nessun modo di recuperarla… loro in quanto aziende hanno dei superpoteri che a noi umani non sono concessi???

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  5. Se producessero in italia con un bel MADE IN ITALY anzichè in taiwan, china ecc.. potrei capire perchè devo spendere migliaia di euro per una bici o centinaia per un ricambio, essendo però che il prodotto viene costruito dove la manodopera è a costo zero, perchè devo pagare migliaia di euro ? pretendo che il prodotto costi meno !!!
    In thailandia si trovano le maglie di calcio identiche a quelle originali solo che non hanno i brand…bhè comprerò no brand !

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  6. Intanto iniziamo noi su sto forum smettendo di scambiarci informazioni su dove prendere ste patacche ricordiamoci che l’acquisto di merce patacca è pure reato.
    Se non mi posso permetter 200€ di un componente compro secondo le mie tasche magari usato, ma imitazioni no fanno male a tutti e creano danni collaterali a tutti sopratutto alle nostre piccole medie aziende, che non hanno capacità economiche per perseguire questi banditi nei paesi di origine.

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    1. non sono molto d’accordo
      quelli che definisci “tarocchi” nascono anche come prodotti no brand, così come il manubrio rimarchiato ritchey o la sella san marco o altro li puoi trovare uguali pari pari ma senza logo, oppure con marchio “orientale” vedi Hylix o altro e per quelli non c’è nessun reato ad acquistarli.

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      1. Ma hai ragione! Ovviamente si parla di imitazioni se una cosa assomiglia ad un’altra, ma non ne imita logo, grafica o nome ben venga mica è un reato, anche se Apple ci ha provato con Samsung e difatti gli hanno dato torto….

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  7. ragazzi mi dispiace ma la contraffazione dei prodotti è sempre esistita e sempre esisterà. noi nel nostro piccolo possiamo non comprare il prodotto contraffatto e cercare di combattere, ma purtroppo non arriveremo mai da nessuna parte.chi deve muoversi per fare qualcosa è chi ha il potere!!!!!! ma chi ha potere e soldi non di certo ha una produzione in italia, basti guardare per esempio la colmar (abbigliamento da sci)
    che fino a poco tempo fa era manifattura italiana, adesso dietro l’etichetta c’è made in cina.

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    1. Non sono assolutamente d’accordo!

      Il problema sono gli acquirenti! cosa vuol dire che deve intervenire chi ha il potere??? e chi e? Pigliamoci le nostre responsabilità! se vendono e perché c’e chi compra! e il cliente che come sempre ha il potere…
      E cosa centra “chi ha potere e soldi non di certo ha una produzione in italia, basti guardare per esempio la colmar (abbigliamento da sci)”??

      Tu inizia a non comprare tarocchi e vedrai che ne venderanno uno in meno!

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  8. @raven
    è una causa persa!!! si vede che non hai mai lavorato in una produzione!!! ho fatto l’esempio colmar perché ci lavoro dentro e quando sono in giro vedo più tarocchi che originali e questo mi fa rabbia!!! il problema e che siamo solo bravi a parole. a partire da te che giudichi senza conoscere le persone!!

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  9. non sono molto d’accordo quelli che definisci “tarocchi”
    nascono anche come prodotti no brand, così come il manubrio rimarchiato ritchey o la sella san marco o altro li puoi trovare uguali pari pari ma senza logo, oppure con marchio “orientale” vedi Hylix o altro e per quelli non c’è nessun reato ad acquistarli.

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    1. Sono due casi ben distinti: mi sembra si faccia un po di confusione!

      1)Prodotto con brand ma non venduto dal vero produttore (rientrano in questa casistica sia i prodotti che non passano test di qualità che le copie a cui viene apposto un brand anche se non con le specifiche dell’originale)

      2)Prodotti identici a quelli brandizzati ma che vengono venduti senza marchio/con quello del terzista

      Il problema a mio avviso non e dato da quelli della seconda categoria. Che ci siano terzisti che copiano più o meno bene i prodotti che fanno per i grandi brand ci può stare. Non e il massimo dell’etica ma e parte del travaso di conoscenza conseguente alla globalizzazione. A volte fa anche parte di accordi di produzione ed e regolamentata.

      Nel caso dei prodotti della prima categoria si verifica una vera e propria truffa! Si va infatti a sfruttare il valore di un brand che ha impiegato anni risorse ed idee per affermarsi e si rubano clienti! Questo e il vero problema, la riduzione del fatturato per i brand “seri” e l’immissione di prodotti non di qualità e non garantiti sul mercato. Il vero valore di un brand e, tra le altre cose, di ridurre l’incertezza in un transazione per il cliente finale. Se viene meno questo vincolo di fiducia il danno e ben più grande della mancata vendita di un item!

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  10. Hi hi hi,
    Poveri “costruttori” che ormai vendono solo marketing, hanno così tanto delegato la progettazione per concentrarsi sulla loro immagine che ormai arriva il conto!
    Invece di sviluppare e produrre in casa, hanno preferito la strada del prodotto “chiave in mano” proposto da (bravi) produttori asiatici. Non vi sbagliate, tanti prodotti sono sviluppati anche in Asia, poi ci si aggiunge il marchio e si scrive sulla brochure “frutto della collaborazione con il campione Caio”
    Dopo è difficile difendersi di copie più uguali all’originale! infatti sono identici!
    L’arma migliore per non trovare i propri prodotti su kiiji forse è di fare sviluppo e produzione in casa proteggendo i propri segreti di realizzazione.
    Se 99% dei telai sono fatti in Asia, ma secondo voi, alla fine, chi ne sa qualcosa di telai? Gli americani? Gli europei?
    Game Over…

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  11. Pienamente d’accordo.
    Non ho mai voluto un imitazione di niente nella mia vita, in nessuna passione o in nessun contesto o l’originale o se non posso permettermelo un altra cosa meno cara, ma originale o aspetto il momento in cui posso permettermelo.
    Andare in giro con una cosa contraffatta, a parte che è contro i miei principi, mi farebbe sentire un coglione.
    Dobbiamo imparare a rispettare chi inventa, progetta, realizza e investe soldi per tutto questo e bagnare chi biecamente copia il know how di qualcun altro.
    Poi si può discutere all’infinito di quanto costino certi marchi, ma nessuno qui è obbligato a comprare cose che non può permettersi.

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  12. Ma non basta un numero di serie su tutto? Vai sul sito del produttore, registri quello che hai comperato e se ci sono dei seriali tarocchi o gia usati questo ti avverte. Se vuoi comprare un telaio o sella top di gamma a pochi euro puoi sapere (dopo) se è un prodotto originale o no. Poi se uno vuole comprare una bici con scritto s-worck é libero di farlo, consapevole di avere una replica non ufficiale.

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  13. Io penso che almeno marchi come canyon a conti fatti propongono mtb a prezzi per i quali non vale la pena assemblarsi una cina, a parte per il gusto di avere un prodotto esotico. Certo… se dovessi aver bisogno del solo componente telaio… Flyxii tutta la vita!

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