[Test] Ammortizzatore DVO Suspension Topaz T3 Air

[Test] Ammortizzatore DVO Suspension Topaz T3 Air

Ian Collins, 30/12/2016
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Ian Collins, 30/12/2016

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Negli scorsi anni, il giovane brand DVO si è presto affermato come una delle poche alternative valide alle sospensioni dei colossi FOX e RockShox. La casa californiana è formata principalmente da ex impiegati Marzocchi con una solida esperienza nel campo delle sospensioni. DVO ha esordito con una forcella da DH a steli rovesciati, quindi con un design dall’approccio totalmente differente da quelle che andavano per la maggiore in quel momento. In seguito ha proposto un ammortizzatore a molla e più recentemente, visto il grande successo delle bici da enduro, DVO è entrato nel settore delle sospensioni di media escursione presentando la forcella Diamond. Successivamente hanno pensato anche alla sospensione posteriore ed è uscito l’ammortizzatore Topaz T3Air, che abbiamo testato.

Dettagli

• Compressione T3 settabile su 3 posizioni: Pedaling, Traversing, Descending
• Frenatura in ritorno regolabile su 10 click
• Volume del barilotto dell’aria regolabile tramite spacers
• Pressione regolabile della membrana nel serbatoio esterno
• Pistone Jade ad alto flusso
• Alette di raffreddamento sul sebatoio esterno
• Guarnizioni Trelleborg Seals
• Boccole IGUS da 15mm, opzionabili con kit da 6, 8 e 10mm: €14
• Topaz T3 Air: €569 – disponibili in pronta consegna
• Cinque formati: 216 x 63.5, 216 x 57.5, 200 x 57(testato), 200 x 51, 190 x 50
• Peso dichiarato: 330g (190 x 50) – Peso verificato: 399g (200 x 57, con viti, boccole e 4 spacers)

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Prime impressioni

A prima vista, il Topaz assomiglia molto al RockShox Monarch Plus Debonair, e in effetti i due ammortizzatori hanno molto in comune oltre all’estetica. A ogni modo, le differenze chiave si cominciano a notare quando si guardano più da vicino i dettagli del Topaz. L’ammortizzatore DVO ha una levetta per la frenatura in compressione su 3 posizioni che è molto comune su tutti gli ammortizzatori per un utilizzo enduro o simili. Il pomello del ritorno ha 10 click e un intervallo di regolazioni ampio e ben sfruttabile.

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Il serbatoio esterno è ciò che più distingue il Topaz dal Monarch, sia dentro che fuori. È più largo e ha alette preposte a farlo raffreddare. Sulla parte posteriore c’è un tappo che copre una valvola Shrader che permette di regolare la pressione sulla membrana in un intervallo che va dai 170 ai 200 PSI (11.7-13.8 bar). La pressione nel piggyback determina un comportamento più o meno sostenuto dell’ammortizzatore. Tipicamente si consiglia una pressione più bassa ai biker leggeri e una più alta a quelli pesanti. All’interno del serbatoio, a compensazione del pistone IFP (Internal Floating Piston), il Topaz usa una membrana, che separa l’olio dall’aria e tiene il sistema in pressione. Il vantaggio di una membrana sta nel fatto che non è soggetta ad attriti e in bici il tutto si traduce in maggiore tenuta e migliore risposta della bici nei cambi di direzione.

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Il manicotto dell’aria del Topaz ha grande volume e permette di settare sia la camera positiva che quella negativa. Il manicotto del Topaz assomiglia a quello del Monarch, ma il DVO ha una caratteristica particolare. In base alle necessità del telaio è possibile effettuare il tuning del volume senza smontare l’ammortizzatore. Ciò è possibile grazie al fatto che i riduttori di volume sono a C anziché ad anello. Nella foto sopra se ne vedono 3 nella camera positiva e uno in quella negativa. Siamo partiti in verità con un solo spacer nella positiva, ma al nostro tester piace avere un buon supporto nella parte centrale dell’escursione e resistenza ai fondocorsa. Con i suoi 84kg ha usato circa 225 PSI nel corpo principale e 185 PSI nel serbatoio.

Prova sul campo

Le solite rudimentali prove in parcheggio fanno subito capire quanto sia scorrevole questo ammortizzatore e permettono di notare l’assenza di attriti statici. Il bassissimo carico di stacco è sempre stata una caratteristica di Marzocchi e notiamo che DVO l’ha ereditata. Verosimilmente l’assenza di attriti statici va attribuita a un effetto combinato della qualità dei componenti, dell’accuratezza delle tolleranze ma anche all’adozione della membrana.

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Abbiamo cominciato con un riduttore di volume nella camera positiva per arrivare, come abbiamo detto sopra, a tre, per ottenere un ammortizzatore più sostenuto e con maggiore resistenza al fondocorsa. Con tre riduttori abbiamo ottenuto il supporto cercato, ma bruciavamo troppo facilmente la parte iniziale della corsa. Ci siamo rivolti a Bryson Martin Jr, che ci ha consigliato di aggiungere un riduttore alla camera negativa. Non l’avevamo mai fatto su altri ammortizzatori, ma ha funzionato e ci ha fornito l’impostazione che stavamo cercando per il Topaz, rendendolo sensibile sui piccoli urti, aperto ma non privo di supporto nella parte centrale e con una buona resistenza ai finecorsa.

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Regolato l’ammortizzatore, abbiamo cominciato a testarlo senza smanettarci troppo. L’abbiamo montato sulla nostra Evil Insurgent, sulla quale abbiamo già provato altri 4 ammortizzatori quindi risulta facile fare un confronto. Abbiamo girato su sentieri di tutti i tipi: da trail ripidi e tecnici ad altri flow e pieni di salti. La tenuta è ottima in tutte le situazioni (meglio degli altri ammortizzatori ad aria provati finora) e non abbiamo notato fading, vale a dire degradamento delle prestazioni durante l’uso, principalmente in discese lunghe a seguito del riscaldamento dell’unità. Avendo provato sulla stessa bicicletta anche due ammortizzatori a molla, dobbiamo ammettere che il Topaz non è allo stesso livello, ma bisogna notare anche che ne pesa un terzo.

Se proprio dobbiamo fare una critica, riguarda i pomelli. Contare i click nella regolazione del ritorno non è facile e la leva della compressione è così leggera che più di una volta ci è successo di aprire completamente l’ammortizzatore quando invece volevamo metterlo in modalità trail. Detto questo, meglio così che con una leva difficile da smuovere e a ogni modo si tratta di difetti poco rilevanti se paragonati alle eccellenti prestazioni generali dell’ammortizzatore.

Conclusioni

Quindi per chi è indicato il Topaz? Se fate gare di Enduro e cercate un ammortizzatore che dia alla vostra bici prestazioni degne di una DH, forse è meglio che vi orientiate su un ammortizzatore a molla. Il Topaz invece copre bene la gamma intermedia tra gli ammortizzatori da trail e quelli ad aria da DH come il Vivid air o il Fox Float X2. Si può interpretare come un’ottima via di mezzo tra gli ammortizzatori ad aria e quelli a molla.

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Per certi versi, troviamo che il Topaz sia migliore di un Fox Float X o un RockShox Monarch, ma probabilmente non abbastanza da rendere conveniente scartare il vostro attuale ammortizzatore spendendo oltre 500 Euro per l’upgrade. Ad ogni modo, se state smontando un ammortizzatore inline (ovvero senza serbatoio esterno), o se avete un ammortizzatore che è vecchio, consumato o semplicemente scadente, allora il Topaz è probabilmente la miglior scelta per un upgrade aftermarket. È leggero, facile da regolare e offre ottime prestazioni. Il suo maggior pregio è la scorrevolezza e l’assenza di attriti statici. La comparsa di un nuovo protagonista a ravvivare il mercato delle sospensioni è una buona notizia anche perché il DVO è un prodotto davvero ottimo.

DVO Suspension è distribuita in Italia da 4Guimp

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