[Test] DT Swiss: ruote XM 1550 Tricon e forcella EXM 150

[Test] DT Swiss: ruote XM 1550 Tricon e forcella EXM 150

Daniel Naftali, 25/01/2013
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Daniel Naftali, 25/01/2013

DT Swiss non produce solo ruote, mozzi e raggi ma mette a disposizione dei riders anche una vasta gamma di forcelle. non potendo montare le ruote sulla forcelal con perno da 20mm, abbiamo quindi colto la palla al balzo, testando insieme le ruote XM 1550 Tricon e la forcella EXM 150.

Configurazione di test

Per testare la componentistica messaci a disposizione dalla casa svizzera, abbiamo usato come piattaforma una Intense Tracer 2, una bici polivalente che può essere montata sia in configurazione AM (con forcella da 150mm) sia in configurazione enduro (con forcella da 160).

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Sebbene di solito sia configurata in assetto enduro, limitando l’escursione posteriore a 145mm e riducendo leggermente l’angolo di sterzo grazie alla forcella più bassa, abbiamo ottenuto una perfetta bici da AM.

I prodotti da noi testati sono proprio pensati per un uso all mountain, dove la salita e la discesa assumono la stessa importanza nel livello di “godimento” di un giro. Perno passante da 15mm, steli da 32 e 150mm di escursione sono perfetti per questo tipo di utilizzo. Nella valutazione dei prodotti terremo ovviamente conto della loro destinazione d’uso, ponderando in maniera opportuna comportamento in salita e performance discesistica.

La forcella EXM 150

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La EXM 150, come fa capire già il nome, offre 150mm di escursione abbassabili del 30% con il sistema Launch Control. Si sviluppa su una piattaforma con steli da 32mm, foderi in magnesio, testa e cannotto in alluminio. Per dovere di cronaca sottolineiamo che esiste anche una versione con testa in carbonio, più leggera. E’ dotata inoltre di un perno passante da 15mm, con sistema di sgancio rapido con leva in plastica. Dopo aver avvitato saldamente il perno con la leva, è poi possibile orientare la levetta liberamente, posizionandola come meglio si crede: un sistema molto pratico da usare, ma sulla cui durabilità abbiamo qualche riserva.

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La struttura è piuttosto alleggerita, soprattutto nella zona dei forcellini con dei vistosi fori che mettono a nudo la boccola su cui va ad innestarsi il perno.

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A differenza delle forcelle tradizionali, sulla EXM 150 l’archetto è posizionato dietro agli steli ed è rinforzato con una struttura interna a traliccio. Esternamente appare piuttosto massiccio, ma il peso, essendo cavo, rimane comunque contenuto. Il sistema è chiamato Torsion Box ed è pensato per ottimizzare la rigidezza torsionale della forcella. Come vedremo meglio in seguito, ci è sembrato svolgere piuttosto bene il suo lavoro!

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Caratteristica interessante della forcella è il peso: circa 1800g.

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Il registro di compressione sul piede del fodero destro

La forcella è ad aria ed adotta un sistema di regolazione dell’elemento elastico con un’unica valvola. Tramite un sistema di comunicazione tra le due camere (una piccola scanalatura), la camera positiva e quella negativa si bilanciano automaticamente.

Come regolazioni idrauliche troviamo un registro della compressione sul piede del fodero destro, raggiungibile solo scendendo dalla bici. Sulla testa dello stelo destro, a portata di mano anche stando in sella,  troviamo invece il sistema Launch Control.

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Il sistema è costituito da due pomelli. La grossa rotella rossa svolge una duplice funzione. Ruotandola a destra ed a sinistra si regola il ritorno su 13 scatti, mentre premendola verso il basso si attiva il Launch Control che permette alla forcella di abbassarsi di ca 50mm.

Il Launch Control mantiene la forcella abbassata (modalità di salita) fino a che non si verifica un urto di una certa intensità, come ad esempio l’impatto contro un sasso o una radice. A quel punto il sistema si disattiva automaticamente grazie alla spinta dell’olio, il pomello rosso si alza e la forcella si riestende.

La ghiera argentata serve invece a regolare il Threshold, ovvero la soglia oltre la quale avviene la riestensione. E’ quindi possibile impostare la soglia di “sblocco”, o per meglio dire di riestensione, su urti di piccola o grossa intensità, a seconda delle proprie preferenze.

Naturalmente è possibile disattivare manualmente il sistema, tirando la ghiera rossa verso l’alto. L’operazione è però abbastanza difficile in movimento, condizione in cui risulta più pratico sollevare leggermente l’anteriore e dare un brusco colpo a terra, simulando quindi un grosso impatto ed attivando il Threshold.

SUL CAMPO

Passiamo ora alla prova sul campo, quella che più ci interessa. In salita la prima cosa che facciamo, nonostante la nostra bicicletta non lo richieda, è abbassare la forcella. Dovremo pur testare questo Launch Control, no?

Il sistema non agisce sulla camera pneumatica della forcella, ma blocca solo il reflusso dell’olio. Non si tratta quindi di un dispositivo di variazione della corsa, ma di un semplice sistema di abbassamento. La forcella infatti si indurisce notevolmente quando abbassata, proprio come se mettessimo una cinghia ad impedirne la completa riestensione. Se questo è uno svantaggio in termini di assorbimento dei piccoli colpi, diventa un grosso pregio in pedalata,poichè rende la forcella molto stabile ed esente da bobbing, anche pedalando in piedi sui pedali.

Quando però il fondo si fa irregolare, il sistema si sblocca da solo non appena prende un colpo della giusta intensità e la forcella si riestende. Il Launch Control non si può quindi sfruttare sulle salite tecniche dove, a meno di non impostare il Threshold al massimo, tende a disattivarsi automaticamente.  Non è certoil massimo che a metà della salita tecnica la forcella si riestenda da sola, senza preavviso. E’ quindi meglio disattivarlo preventivamente in queste situazioni.

Passiamo ora alla discesa. Dobbiamo essere sinceri: da DT EXM 150 se l’è cavata piuttosto bene a scendere. Rispetto ad altre forcelle con steli da 32mm, la rigidità è veramente notevole, soprattutto torsionalmente. Riteniamo che il merito di questa caratteristica sia da attribuire al massiccio archetto posteriore, il Torsion Box, che a quanto pare funziona molto bene.

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Anche il comportamento della camera pneumatica e la scorrevolezza generale della forcella ci sono sembrati veramente ottimi. Sia da ferma, ma soprattutto in movimento, la forcella si è rivelata sin da subito molto plush, decisamente burrosa. La capacità di assorbimento dei piccoli urti è notevole e la curva di compressione abbastanza progressiva da garantire un buon sostegno, una buona protezione dai fine corsa ed allo stesso tempo una buona sensibilità iniziale.

Quello che ci è piaciuto meno della forcella è però il reparto idraulico.

Cominciamo dal Launch Control. Come detto il sistema non è utilizzabile, a meno di non impostare il Threshold al massimo, sulle salite tecniche. Questo è senza dubbio un grosso limite, perché è proprio sul ripido che avere l’avantreno basso torna utile. Anche il sistema di sblocco manuale è difficoltoso, con il pomello difficile da tirare su.

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Un altro grosso limite del Launch Control è il registro del ritorno. Innanzitutto il registro è estremamente esposto ed è facilissimo, nel trasporto o quando si agisce il sistema di abbassamento, modificare accidentalmente la regolazione di ritorno. Basta infatti una piccolissima rotazione per modificare completamente questo parametro ed avere spiacevoli sorprese. Anche la precisione della regolazione non è delle migliori: ci sono solo 13 scatti con parecchia differenza tra una posizione e l’altra, peccato vuole che spesso il setup ottimale si trova proprio a metà tra due click.

Il registro di compressione invece funziona abbastanza bene, anche se scomodo da raggiungere. Unica pecca è che con la compressione molto chiusa ed il Threshold su valori bassi, la forcella si alza da sola quando abbassata, anche solo comprimendo la forcella con le braccia.

Nel complesso insomma non ci sentiamo di bocciare la EXM 150, ma neppure di promuoverla a pieni voti. Il funzionamento della parte aria, la scorrevolezza e la rigidità sono su ottimi livelli: in molte occasioni non abbiamo rimpianto la “forcellona” da 160mm. L’idraulica però non ci ha soddisfatto al 100%, soprattutto il sistema di abbassamento Launch Control, complicato e poco funzionale. Ad essere sinceri avremmo preferito un’idraulica tradizionale, con il semplice bloccaggio.

[expand title=”SPECIFICHE E PREZZO”]

Modello: EXM 150
Peso: 1770
Escursione: 150 mm
Forcellini: 15 mm
Colore: Bianco
Foderi: Torsion box magnesium
Elemento elastico: ABS Auto Balancing Spring System (Aria)
Idraulica: Launch control II
Comando remoto: No
Testa Alluminio: dipinto di nero
Cannotto: 1 1/8″ Alluminio
Expander Cannotto: No
Altezza axle to crown (A) +/- 3 mm: 525
Offset (B): 40 mm
Diametro copertone max. (C): 690 mm
Max. diametro (D) alla larghezza del copertone (E): 670 mm
Massima larghezza copertone (E): 65 mm
Peso massimo rider: 110 kg
Attacco freno: PM6″ max. 210 mm

Prezzo di listino: 776€

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Le ruote: XM 1550 Tricon

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Le ruote XM 1550 Tricon sono la proposta di DT Swiss per l’alta gamma del settore Trail-AM.

Cominciamo dal cuore delle ruote: i mozzi. Con la caratteristica forma poligonale delle flange, i mozzi Tricon si riconoscono subito. La qualità ed i materiali utilizzati ci sono sembrati ottimi, così come la scorrevolezza. D’altronde i mozzi DT sono noti per queste importanti ed apprezzate caratteristiche.

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L’attacco disco è di tipo Center Lock, ma grazie a degli appositi adattatori abbiamo potuto montare i nostri tradizionali dischi 6 fori senza troppi problemi.

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I raggi utilizzati sono gli aerolite, raggi piatti di alta gamma, con il particolare attacco dritto specifico per i mozzi Tricon. Nonostante girino per il web delle leggende metropolitane sulla sostituzione di questi raggi, il centro assistenza italiano ci ha assicurato che la sostituzione di un raggio può essere effettuata da un rivenditore autorizzato in possesso dell’apposita chiave. Chiaramente bisogna avere il raggio di ricambio, che purtroppo non è standard e va ordinato.

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Nel sistema Tricon l’incrocio dei raggi non è costante. Ci sono infatti alcuni raggi incrociati in prima, altri radiali. Questo conferisce un’indubbia rigidità alla ruota. Dt ha poi scelto di utilizzare solo 24 raggi per ruota, per ridurre al minimo il peso.

A differenza della consuetudine DT, il cerchio è Tubeless nativo. Questo significa che è possibile montare copertoni UST con estrema semplicità, senza bisogno di flap o nastri per sigillare i fori dei nipple. Il canale interno è però piuttosto stretto: 19,5mm che non sono molti. Per il trail riding o l’all mountain leggero possono però essere sufficienti, ma DT sconsiglia comunque di andare oltre i 2,2″ di sezione di pneumatico.

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Le ruote forniteci erano 100x15mm e 135x10mm, con perno passante da 10mm DT Swiss. Sono comunque disponibili anche per X12 (142×12) e l’anteriore per QR9. Non sono invece disponibili per perno da 20mm.

Opzionalmente è possibile installare il corpo ruota libera XD per montare il pacco pignoni Sram XX1.

SUL CAMPO

La prima cosa che si nota delle ruote è il peso. Sebbene provenisse da ruote già piuttosto leggere, l’ulteriore alleggerimento delle masse periferiche ha reso la bici ancora più scattante. Un notevole miglioramento sulle sezioni pedalate e sui rilanci ed un indubbio vantaggio in salita.

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L’utilizzo di gomme Tubeless riduce drasticamente il rischio di pizzicare, senza contare che utilizzando copertoni Tubeless Ready, si risparmia anche un po’ peso.

Nella guida le ruote si sono rivelate piuttosto rigide, nonostante il peso ridotto ed i soli 24 raggi. Il risultato è una buona sicurezza nella guida.

Chiaramente non si tratta di ruote pensate per un uso gravity, ma sui sentieri alpini, anche tecnici, sanno dire la loro.

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La ruota libera ci è sembrata piuttosto pronta nell’innesto. Il Ratchet System, che utilizza due dischi dentati per la ruota libera invece dei tradizionali cricchetti, trasferisce molto bene la potenza ed assicura un’elevata durata nel tempo. Non è certo una novità casa DT, è sul mercato già da alcuni anni, ma è uno dei tanti esempi della cura di ogni dettaglio che caratterizza da sempre i prodotti della casa elvetica.

Insieme alle ruote ci è stato fornito anche il perno passante 10x135mm, compatibile con i forcellini aperti per il quick release. Piuttosto pratico come fissaggio, del tutto analogo al tradizionale QR. Come nel caso della forcella non ci ha però pienamente convinto la leva in plastica: essendo piuttosto esposta, in caso di caduta abbiamo paura possa rompersi facilmente.

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Insomma, nel complesso non possiamo che promuovere a pieni voti le XM 1550 Tricon. Leggere, scattanti ma allo stesso tempo rigide e reattive. Il fatto che siano Tubeless native è poi un enorme valore aggiunto per chi pratica AM. Gli unici punti a sfavore che possiamo evidenziare sono i raggi custom, non facili da reperire in caso di bisogno (ma questa è una caratteristica comune a tantissime ruote preassemblate) ed il fatto che non siano disponibili per il perno passante da 20mm.

[expand title=”SPECIFICHE E PREZZO”]

Modello: XM 1550 Tricon

Dimensioni Ruota: 26″
Cerchio: DT Swiss Tricon XM1150
Materiale cerchio: Alluminio
Colore cerchio: nero
Attacco disco: IS 6 Viti Disco/Center-Lock
Tipo di copertoni: Standard e Tubeless
Battuta mozzo anteriore: 100 mm
Battuta mozzo posteriore: 135 o 142 mm
Colore mozzo: Black
Asse anteriore: 9mm Thru oppure 15mm
Asse posteriore: 10x135mm oppure 12x142mm
N° raggi: 24
Raggi : DT aerolite®, DT new aero®
Altezza cerchio: 19.5 mm
ISO Diametro: 559 / 26″ mtn
Larghezza interna cerchio: 19.6 mm
Valvola: Presta (Valvole UST proprietarie fornite, non compatibili con valvole Mavic)
Lunghezza valvola: Short 32-40mm
Peso anteriore: 700.0 g
Peso posteriore: 850.0 g

Prezzo di listino: 933€

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