[Test] Specialized S-Works Enduro 27.5

[Test] Specialized S-Works Enduro 27.5

Ian Collins, 17/06/2018
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Ian Collins, 17/06/2018

Tra le bici che abbiamo utilizzato negli ultimi mesi c’è la Specialized Enduro S-Works 27,5″, il top di gamma del marchio californiano. In questo articolo, ho messo a confronto le versioni 2017 e 2018 della Enduro S-Works e in sintesi credo si possa dire che la versione 2018 rappresenti un grosso miglioramento rispetto all’anno precedente, soprattutto grazie alle geometrie più moderne e in particolare al reach maggiore. Le altre differenze riguardano in gran parte l’allestimento, ma vedremo tutto nel dettaglio qui di seguito.

Da sempre la Enduro è la bici di Specialized che cerca di dare il massimo delle prestazioni in discesa mantenendo la capacità di essere pedalabile in salita. In questo segmento vediamo gli interassi delle MTB allungarsi, i baricentri abbassarsi e gli angoli distendersi, tutto mantenendo comunque una buona pedalabilità in salita. In questo, angoli sella maggiori, pesi più bassi e le sospensioni più efficienti hanno dato un contributo notevole alle prestazioni in salita anche di bici a lunghe escursioni. La Specialized Enduro ha 170mm di escursione davanti e dietro ed è fatta per mollare i freni, che sia sul sentiero dietro casa o in bike park. Ecco quindi com’è andato il test.

Caratteristiche

  • Triangolo anteriore e carro in carbonio
  • 170mm di escursione anteriore e posteriore
  • Tubo obliquo dotato di sistema SWAT
  • Sospensione FSR con biella V2 Flip Chip
  • Passaggi tubi interni al telaio
  • Mozzo Boost anteriore e posteriore
  • Ammortizzatore non metrico (216x57mm)
  • Movimento centrale filettato
  • 13,2kg (nella taglia L del test, senza pedali e camere d’aria)
  • 4 taglie: S, M, L e XL
  • Due colori disponibili: nero o blu (in test)

Cockpit – Il manubrio è a marchio Specialized: è un S-Works DH in carbonio, con larghezza di 800mm, rise di 27mm e diametro dell’attacco di 31,8mm. È montato su un attacco Syntace Megaforce 2 da 6° e 40 mm. Le manopole Sip Grips sono l’unico componente che ho cambiato e non compaiono nelle foto.

Anche il reggisella è di casa Specialized: si tratta del nuovo WU Command Post con diametro di 34,9 mm e il suo funzionamento che agisce anche sull’angolo della sella: la punta si alza quando la sella viene abbassata, per una posizione migliore in discesa (vedi foto sopra). Con questo sistema, anche se l’escursione del reggisella è di soli 115mm, la parte posteriore della sella si abbassa di 150mm. Per concludere, la sella Henge Expert ha carrello in titanio ed è larga 143 mm.

Telaio – Lo SWAT (Storage Water Air Tools) è ormai un componente fondamentale della Enduro. Un coperchio sul tubo obliquo, a cui è fissato il portaborraccia, dà accesso a un vano in cui sono riuscito a far stare: pompa, camera d’aria, barretta, giacchetta e un burrito. Quest’anno, il sistema SWAT prevede inoltre nel tappo per la serie sterzo uno smagliacatena, una falsemaglia e un multitool.

Altre caratteristiche interessanti del telaio sono l’uso di sole viti a brugola da 8mm e il passaggio cavi interno completamente chiuso. Il componente che collega l’ammortizzatore al carro è stato aggiornato e adesso ospita un eccentrico che, girato, permette di variare gli angoli di +/- 0.5° e di variare di 8mm l’altezza del movimento centrale. Pare che la nuova sospensione sia inoltre più progressiva, anche se è difficile trovare dei grafici che li confermino. Ultimo ma non meno importante è il movimento centrale filettato, che è il benvenuto perché porta con sé un funzionamento silenzioso, una maggiore durata ed è di semplice montaggio.

Trasmissione – Non c’è da stupirsi che il top si gamma Specialized sia montato con SRAM Eagle XX1 a 12 velocità. La cassetta 10-50 dà un intervallo di rapporti del 500% e per molti è la migliore trasmissione sul mercato. Le pedivelle sono da 170 mm, la misura più adatta all’uso della Enduro. C’è inoltre un discreto e funzionale tendicatena.

Sospensioni – L’ammortizzatore è un Öhlins STX con regolazione della compressione ad alte e basse velocità e una regolazione singola per il ritorno. L’ammortizzatore ha l’autosag, una funzione che permette di regolare in maniera semplice l’affondamento iniziale.

La forcella è una RXF-36 e ha le stesse regolazioni dell’ammortizzatore. La frenatura in compressione alle alte velocità si regola su 5 click di cui l’ultimo rappresenta praticamente un bloccaggio. Tipicamente le forcelle da MTB hanno o un sistema su tre livelli (aperto, trail, bloccaggio) o una frenatura alle alte velocità senza bloccaggio. Credo che la scelta fatta sulla RXF-36 raccolga il meglio di questi due mondi. Anche la parte pneumatica è peculiare dato che le camere sono 3: positiva, negativa e finecorsa. Agendo su quella del finecorsa si regola la progressività della forcella, un po’ come mettendo o togliendo i riduttori di volume, ma in maniera molto più facile e veloce e con maggiore possibilità di regolazioni.

Braking – Quest’anno Specialized ha deciso di montare sulla Enduro S-Works gli SRAM Code RSC, più orientati alla discesa rispetto ai Guide montati sulla bici del 2017. Le pinze hanno quattro pistoncini. La versione RSC ha regolazioni della distanza tra le pastiglie e tra leva e manubrio. I dischi centerline hanno 200mm di diametro davanti e 180 dietro.

Ruote – Le Roval Traverse Fattie SL sono ruote che mi hanno lasciato più che soddisfatto tutte le volte che le ho usate. A differenza di alcune ruote in carbonio, queste rappresentano un buon compromesso tra l’assorbimento delle vibrazioni e la rigidità. Con i loro 1.500g di peso sono leggerissime, il che giova molto all’accelerazione. I copertoni sono gli Specialized Butcher, la cui tassellatura è stata recentemente aggiornata, in particolare con un disegno a dente di sega sui tasselli. La larghezza dei copertoni è di 2.6″, anche se quella misurata risulta leggermente inferiore. La carcassa “Grid” è una buona via di mezzo tra leggerezza e resistenza alle pizzicature.

Geometrie

Gli aggiornamenti alle geometrie sono probabilmente la parte più interessante della Enduro 2018. Il reach è cresciuto dai 13 ai 19mm, a seconda della taglia. A mio parere questo aggiornamento ha finalmente reso la bici al passo coi tempi. Con la mia statura di 183 cm, sono sempre stato un po’ stretto sui passati modelli in taglia L, soprattutto usando attacchi manubrio corti. La posizione in salita guadagna molto dal tubo sella a 76.6°, molto verticale. Inoltre, il carro corto (ma non troppo) facilita i manual mentre il movimento centrale basso aiuta in curva.

Prova sul campo

Il test ha avuto luogo quasi interamente nella regione di Santa Cruz, California. In questa zona abbiamo parecchie discese ripide, quindi ho deciso di cominciare con le geometrie in posizione Low. Dopo un po’ però, ho deciso di passare alla posizione High e non ho più cambiato. L’impressione che ho avuto è che la bici fosse più composta in salita e più reattiva nelle discese medie, senza perdere particolarmente sul ripido e sul tecnico. Il manubrio di 800mm dà stabilità alla bici mentre la reattività è data dall’attacco di 40mm: un plauso a Specialized per queste scelte aggressiva sul cockpit.

Se non avete mai usato una bici dotata di SWAT, siete avvisati: una volta che lo si prova è dura tornare indietro. Avere il necessario montato sulla bici, al riparo dalla pioggia e non sulla schiena è un sogno che diventa realtà. Il multitool SWAT CC nascosto nella serie sterzo è geniale e torna spesso utile.

Come dicevo sopra, le manopole non mi hanno entusiasmato, ma si tratta di un componente personale per ogni biker. La sella Henge è comoda in salita e non particolarmente ingombrante in discesa. E, dato che siamo in argomento, il reggisella Comand WU è molto interessante, ma nel mio caso, vale a dire nel caso di un biker con gli arti relativamente lunghi (cavallo di 84cm), avrei preferito di gran lunga un’escursione maggiore alla possibilità di inclinare la sella. Per fare un confronto, sulla mia bici personale ho un reggisella con 185 mm di escursione. Può sembrare esagerato ma sta di fatto che sulla bici in test mi sono trovato a dover abbassare la sella agendo sul collarino in tutte le discese più impegnative. Detto questo, non avrei probabilmente nulla da eccepire se fossi una dozzina di centimetri più basso.

Quanto alle sospensioni, 170mm davanti e dietro sono molti, ma grazie alle ottime geometrie e alla fattura del telaio, la bici è agile ed efficiente. Mi sono innamorato della forcella Öhlins RXF-36. È rigida e precisa, con ampie possibilità di regolazione e tanta scorrevolezza. Come dicevo prima, la regolazione della compressione è veramente il meglio tra sistemi solitamente usati. Inoltre, il sistema a tre camere rende facilissimo regolare la progressività della forcella con una semplice pompetta.

L’ammortizzatore a molla STX è ben fatto, ma l’alto rapporto di leva della Enduro (2.98) non si sposa benissimo con un ammortizzatore come questo. Quando è regolato per gestire gli urti grossi e mantenersi verso la parte iniziale della corsa, fatica un po’ sugli urti di media entità. Per curiosità, verso la fine del test, ho montato un TTX a molla, con il quale la bici assorbiva meglio le asperità del terreno.

Per quanto riguarda la discesa, in termini di geometria e telaio, la Enduro è eccezionale. Il solido telaio e il passaggio cavi chiuso fanno della Enduro una bici rigida e silenziosa. Il reach di 466mm dà stabilità alla bici pur continuando a permettere di spostare tutto il peso necessario sulla ruota anteriore, quando serve assumere una posizione aggressiva. Il movimento centrale basso aiuta nelle curve e le pedivelle di 170mm aiutano a evitare di urtare le rocce sul sentiero. Per una bici da trail/enduro versatile, considero 430mm la quota migliore per la lunghezza del carro e con i 433 della Enduro mi sono trovato più che bene.

I freni Code RSC sono una buona scelta su una bici come questa, non mi hanno mai dato problemi, né in questo test né in altri. Il feeling della leva è ottimo, come anche la modulabilità, la consistenza della frenata e le regolazioni. Anche le gomme Butcher sono un ottimo prodotto, soprattutto in curva. Sono prevedibili, soprattutto prima di slittare di lato, non lo fanno mai cogliendo il biker di sorpresa. I tasselli massicci non sono il massimo per la scorrevolezza, ma c’era da aspettarselo, e comunque le leggerissime Traverse Fattie SL compensano.

Conclusioni

Per concludere, sono convinto che Specialized con questa bici abbia fatto centro. Le geometrie sono impeccabili e lo SWAT è un grosso cambiamento in meglio, soprattutto se non amate le sacche idriche. È incredibile quanta roba si riesca a far stare nell’obliquo pur mantenendo silenziosa la bicicletta. Inoltre non bisogna dimenticare quanto questo sistema aiuti ad abbattere il peso. I componenti, dalla trasmissione ai freni, dalle ruote al cockpit, sono tutti ottimi. Ho avuto qualcosa da eccepire sul reggisella Command WU ma altri biker potrebbero trovarcisi bene. La forcella è impeccabile, mentre mi piacerebbe che Specialized cominciasse ad adottare rapporti di leva minori per la sospensione posteriore. Biker più leggeri e meno aggressivi potrebbero però trovarsi bene anche con l’ammortizzatore di primo montaggio, mentre quelli all’estremo opposto potrebbero ragionevolmente considerare di passare alla molla.

In breve, si tratta di un’ottima bici, con delle particolarità che si trovano solo su bici Specialized. Se il prezzo vi spaventa, potete considerare altri allestimenti, molti dei quali garantiscono un ottimo rapporto qualità/prezzo e non perdono lo SWAT. Resta solo da decidere se 27.5″ o 29″.

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