[Test] Specialized Stumpjumper FSR Expert Carbon 650b

[Test] Specialized Stumpjumper FSR Expert Carbon 650b

Marco Toniolo, 30/11/2015
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Marco Toniolo, 30/11/2015

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Dopo il test della Specialized Stumpjumper FSR Comp 6Fattie, ora tocca alla sorella con gommatura tradizionale e ruote da 650b, presentata pochi mesi fa dal brand californiano. Ha 150mm di escursione anteriore e posteriore, e rientra nella categoria Trail Bikes.

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Analisi statica

La Stumpjumper Expert Carbon fa parte dell’alta gamma di Specialized: solo la S-Works è un gradino più in alto in quanto a componentistica. Il telaio in carbonio Fact 9m, con carro in alluminio M5. La sua grande particolarità sta nel vano portaoggetti SWAT, raggiungibile una volta aperto il coperchio su cui è avvitato il portaborraccia.

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Una particolarità che può essere solo costruita con il carbonio: impossibile, infatti, raggiungere una rigidità minimamente sufficiente con l’alluminio. Interessante anche la costruzione interna al telaio: ai due lati dell’apertura dello SWAT si possono vedere chiaramente i passaggi cavi interni. Facile dunque far scorrere il tubo del freno posteriore (per esempio), una volta inserito nell’apertura presente sotto il movimento centrale.

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L’uscita è predisposta presso la scatola sterzo.

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Il telaio rimane così molto pulito, anche se un cambio del freno posteriore ne richiederà lo spurgo.

Lo schema di sospensione è l’FSR, con lo snodo Horst posto appena sotto il perno passante posteriore. Bella la soluzione del perno 142×12 svitabile con una brugola del 5: se la mancanza di un quick release potrebbe far storcere il naso a qualcuno, questi resti rassicurato che il perno non tende a svitarsi da solo, come spesso accade con i QR, e soprattutto non sporge minimamente, non dando così fastidio alle caviglie quando si spinge la bici.

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L’ammortizzatore è un Fox Float Factory CTD con custom tuning e valvola per l’autosag, una prerogativa di casa Specialized, pensata per aiutare a trovare il giusto sag anche a chi non mastica molto di regolazioni. Proprio sopra l’ammortizzatore trova posto un’altro componente SWAT: il multitool.

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Una semplice pressione è sufficiente per metterlo saldamente in sede, senza che venga perso a causa degli urti. Lo smagliacatena e due falsemaglie si trovano invece nella serie sterzo.

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La forcella è una Rock Shox Pike RC Solo Air da 150mm di escursione. Oltre alla regolazione del ritorno, offre anche quella della compressione con 6 posizioni del pomello destro, che permettono anche di chiuderla quasi completamente.

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Massicci i cerchi, con 29mm di canale interno: dei Roval Traverse in alluminio, con 24 raggi all’anteriore e 28 al posteriore. La gommatura è di casa Specialized: un Butcher davanti e un Purgatory dietro, entrambi da 2.3, entrambe latticizzate. Da notare la generosa spaziatura del carro posteriore.

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La trasmissione è una SRAM X1 1×11, con pedivelle in carbonio S-2200 e corona da 30 denti.

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Il deragliatore anteriore può venire montato solo previo acquisto del Taco Blade, mentre di serie è il guidacatena, fissato all’attacco ISCG05.

I freni sono i comprovati Shimano XT, modello 2014, con dischi da 180mm all’anteriore e 160mm al posteriore. La scelta è ottima per la performance di frenata, il manubrio resta un po’ caotico per l’ingombro dell’attacco Shimano.

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Il reggisella telescopico è uno Specialized Command Post IRcc da 125mm di travel, passaggio cavo interno e comando remoto a manubrio.

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Geometria

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La bici in test è una taglia M.

Salita

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La posizione di pedalata piuttosto eretta mi aveva colpito, la prima volta che ero salito in sella alla Stumpjumper FSR 650b, e avevo dei timori sulla sue capacità di scalatrice. Il reach di 414mm, unito ad un attacco manubrio corto (40mm), mi avevano fatto credere che la taglia fosse troppo piccola per me, visto che di solito mi trovo a cavallo fra una M ed una L. Mi sbagliavo.

Coadiuvato da un angolo sella bello verticale, mi sono subito trovato a mio agio sia sulle salite scorrevoli che su quelle tecniche. La posizione di pedalata è molto efficiente, ed il comportamento della sospensione posteriore è ben sostenuto, rimanendo chiaramente nella prima parte dell’escursione ed evitando di insaccarsi, anche quando l’ammortizzatore è tutto aperto. Ho utilizzato circa il 25% di sag.

Per la prova definitiva ho percorso più volte durante la stessa settimana quello che per me è il trail per antonomasia, cioè la traversata da San Lucio alla Capanna Monte Bar, sopra Lugano. Un sentiero di 7km in continuo saliscendi, con tratti tecnici sia in salita che in discesa, ed in parte esposto. Per farlo bene necessito di una discreta forma fisica ( devo spararmi 1.100 metri di dislivello per raggiungere da casa il punto di partenza) e di una bici il cui anteriore stia ben incollato al terreno, per poter superare alcune rocce ripide e tecniche. Di solito è difficile trovare queste caratteristiche in un mezzo con ben 150mm di escursione, quindi potete immaginare la mia sorpresa dopo essere riuscito a superare tutti i passaggi critici la prima volta che li percorrevo con la Stumpjumper FSR 650b.

Uno dei miei dubbi risiedeva anche nell’altezza del movimento centrale, con 335mm piuttosto bassa. Un colpo ai pedali nel punto sbagliato, e mi sarei capottato giù verso la Val Colla. Invece, anche qui, ho avuto zero problemi. Devo anche dire che, ultimamente, sempre più bici hanno il movimento centrale basso, e dunque mi sono abituato a questa caratteristica.

Alla fin della fiera, sono riuscito anche a conquistare il KOM su Strava nel tratto di sentiero di cui parlavo prima. Un mix fra efficienza di pedalata ed agilità nello stretto che mi ha letteralmente esaltato.

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Sicuramente uno dei fattori che mi ha dato una mano è stata la possibilità di girare senza zaino sulle spalle. Non solo per le temperature primaverili di questo autunno, ma anche per aver potuto mettere camera d’aria di scorta, pezze, pompa, barrette energetiche e alcuni gel nello scompartimento SWAT. Inutile girarci attorno: uno zaino fa sudare di più, richiedendo più energia e fluidi al corpo, e in discesa è d’impaccio (anche se uno poi vi si abitua). Vi posso dire che lo SWAT nel telaio è una di quelle cose che vale da sola l’acquisto di questa bici.

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Gli oggetti non vagano liberi nel telaio, ma sono avvolti da dei teli muniti di chiusure in velcro. Ne ho usato uno per la pompa, e uno per il resto. In questo modo non creano nessun rumore. Quello più grande , in foto, ha una linguetta che permette di “tirarlo” giù dal tubo obliquo, in cui viene spinto dentro.
Multitool e smagliacatena sono sempre insieme al telaio. L’unica cosa che uno deve fare è riempire la borraccia, poi si è pronti a partire. Una bella sensazione di avere tutto con sè, malgrado la mancanza dello zaino.

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È importante anche aggiungere come tutto il “pacchetto trail” messo a punto da Specialized sia perfetto, rimanendo in tema salita: la corona da 30 denti, su una 27.5, permette di arrampicarsi dovunque, la sella Body Geometry è comoda fin dal primo giro, e le gomme sono scorrevoli anche quando si deve pedalare su asfalto. A ciò si aggiunge una decisa chiusura dell’ammo, sempre benvenuta lungo salite scorrevoli.

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Una cosa che mi ha dato leggermente fastidio è stato il carro piuttosto largo, contro cui è facile sbattere i talloni se si ha una posizione dei piedi leggermente “a papera”. Non siamo comunque ai livelli dei carri di alcune altre bici e dopo una prima fase mi sono abituato e il problema non si è più presentato.

Discesa

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Immagino che, dopo aver letto tante lodi nel capito salita, uno si possa attendere qualche critica in discesa. Niente da fare. La Stumpjumper FSR 650b è semplicemente fantastica anche in discesa. Riassumo in tre parole quello che poi spiegherò: agile, con baricentro basso e stabile.

Agile e stabile di solito non vanno molto d’accordo, però qui gli ingegneri Specialized si sono dati una bel da fare per trovare la quadra, con un reach appena più piccolo dell’Enduro 650b (414 contro i 421mm dell’Enduro), un angolo sterzo di 67°, dei foderi posteriori molto corti e un movimento centrale basso, che in curva permette di tirare delle linee molto aggressive. Aggiungiamoci il peso dello SWAT nella parte bassa del tubo obliquo (al posto che sulla schiena), ed ecco che questa bici si comporta alla grande nei tratti veloci, coadiuvata dalla solita qualità della Rock Shox Pike e da un carro molto sensibile e piuttosto lineare tranne che nella parte finale della corsa. Un gran contributo arriva anche dalla combinazione gomme + cerchi larghi, cosa che permette di girare a pressioni leggermente più basse, aumentando il grip.

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La prima volta che l’ho portata sul solito sentiero con delle curve molto strette, sono rimasso di stucco per la facilità con cui sono riuscito a girare, paragonandola ad altre bici con minore escursione e che quindi, in teoria, si sarebbero dovute comportare meglio.

Proprio questo è il punto: 150mm davanti e dietro sono delle misure molto prossime all’enduro, eppure non si ha la sensazione di girare con una bici dalle escursioni così generose, fin quando non le si usano su gradoni o tratti scassati e veloci. È come se la SJ avesse due anime o, in parole povere, è bilanciata estremamente bene fra agilità e capacità di mangiarsi via dei grandi ostacoli.

L’assorbimento degli urti è ottimo, da parte del carro, ma la bici rimane comunque molto vivace ed è facile pomparla da una parte all’altra del sentiero, anche grazie alla sua rigidità complessiva.

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Conclusioni

La Specialized Stumpjumper FRS Expert Carbon 650b alza l’asticella di quello che è possibile fare con una trail bike. Molto efficiente in fase di pedalata, agile e al tempo stesso molto capace in discesa, offre una soluzione geniale, per ora unica sul mercato, per evitare di portarsi dietro lo zaino grazie al compartimento posto nel tubo obliquo. Pur avendo un’escursione generosa, si presta perfettamente a giri epici e a lunghe pedalate tecniche. Chi la farà sua non la mollerà più.

Peso rilevato (senza pedali): 12.5 kg
Prezzo: 6.090 Euro
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