Downcountry: il vento del cambiamento soffia nel XC

Downcountry: il vento del cambiamento soffia nel XC

Marco Toniolo, 22/06/2020
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Marco Toniolo, 22/06/2020

Da diverse stagioni i pro del XC corrono su piste sempre più tecniche e spettacolari. Complici le dirette web di Red Bull, e atleti iconici come Nino Schurter, la tristesse del primo decennio di questo secolo è stata dimenticata, e con lei le piste autostradali in cui i frontini stitici la facevano da padrone.

Lo stesso Nino Schurter ha dichiarato, nella nostra intervista, che corre con una forcella da 120mm, un valore impensabile per tanti amatori che si mettono in griglia ogni domenica. Le front sono state relegate a mere comparse da argine ed in parte sostituite dalle gravel, anche se già mi vedo i commenti stizziti dei proprietari felici e contenti del proprio mezzo.

Quello che si vede nei campi di gara della coppa del mondo pian piano sta pervadendo anche il mercato destinato a noi umani, e sempre più aziende offrono un modello più aggressivo del proprio missile da XC gara. L’abbiamo visto qualche settimana fa con la nuova Cannondale Scalpel, e la sorellona SE, lo vedrete domani (ore 18:00) con una novità attesissima che sto provando da più di un mese.

Gli americani lo chiamano Downcountry, intendendo con questo mix fra downhill e crosscountry la vocazione discesistica di certe bici, fermo restando le loro ottime prestazioni in salita. Ci sono marchi come Yeti che non corrono neanche in coppa del mondo, eppure hanno a catalogo bici XC quasi sconosciute alle nostre latitudini, come la SB100. Cosa blocca l’acquirente da noi? Il peso!

Possibilmente sotto i 10kg deve pesare una bici da XC, questo è il dogma. La realtà dei fatti è che, se si vuole andare forte in discesa su sentieri tecnici con una 29 (diametro ruota di tutte le bici da XC oggigiorno), ci sarà bisogno di gomme un po’ più robuste e possibilmente di un reggisella telescopico. E con questo, si salutano i 10 e si vedono gli 11, chilogrammi si intende.

Per esperienza diretta posso dire che non è il kg in più ad inficiare le prestazioni in salita, se la geometria è quella giusta. E anche qui, molto è cambiato negli ultimi anni. Anche le XC stanno diventando lunghe e basse, con angoli sterzo che rendono del tutto ridicoli i 70° a cui ci eravamo abituati fino a poco tempo fa e con movimenti centrali che finalmente tengono in conto la stabilità in discesa e in curva. Serve poi parlare della sezione delle gomme in un segmento in cui si correva con le 1.9″ fino a non tanto tempo fa? Ci sono atleti XC che usano cerchi con canale interno da 30mm e gomme da 2.4″ perché, grazie alle pressioni più basse, scorrono meglio sullo sconnesso e offrono più trazione.

Per chi compra una bici anche per divertirsi, e non solo per allenarsi, il downcountry apre orizzonti inaspettati: giri con dislivelli mostruosi e con sentieri tecnici in discesa diventano realtà, se poi ci aggiungiamo i vari sistemi di fissaggio degli attrezzi e dell’acqua al telaio o nei bibshort, ecco che si lascia a casa lo zaino e si diventa delle saette in giro per i monti. Gli itinerari che prima richiedevano odissee di un giorno, diventano fattibili in poche, intense, ore di sano e divertente mountain biking.

Qual è la bici da downcountry che vi attizza di più?

 

Commenti

  1. Come ha detto qualcuno è puro marketing, ci vuole manico e poi è fondamentale I percorsi che una fa abitualmente ( se non ho salti oltre il metro e percorsi tecnici mostruosi mi tengo la mia Scott scale 940 del 2014)
  2. baffo82:

    tieni presente però che la maggior escursione delle enduro, ti perdona molti + errori rispetto ad una trail. Questa maggior sicurezza spinge molto la scelta in fase di acquisto
    Certo , su quello non discuto, ma considera che la maggioranza dei Trail , anche quelli enduro, vengono resi sempre più flow , e quando vedo gente su Trail enduro vecchio stile scende a passo d'uomo ,ma bardati come da Dh , mi viene da pensare che la sicurezza che gli dà una mega enduro, con un attimo di adattamento l'avrebbero anche con una bici più Trail..
  3. yura:

    Magari non ho capito bene io, casomai mi corigerete.
    L' articolo si riferisce in particolare ad una evoluzione delle "classiche" bici da XC che quindi, con le modifiche elencate, permettono di divertirsi di più in discesa anche su percosi più tecnici rispetto ai canoni che la disciplina prevede (prevedeva). In questo ambito sono totalmente d'accordo con quanto dice @marco .
    Ora va bene l' evoluzione della specie, ma che dal XC si arrivi anche all' All-Mountain-enduro mi pare un pò esagerato...manca solo che ci si possa fare la Rampage e poi avremmo trovato la mitica Arma Totale Definitiva, il Sacro Gral del MTBiking !!!
    E' chiaro che portarsi in giro 12 Kg. invece di 14 farebbe comodo a tutti (me per primo) ma credo che su discese alpine lunghe e scassate (parlo di uso continuativo non della singola uscita eh) qualche problema di durata e prestazioni complessive, sia del telaio che dei vari componenti, ci possano essere...per non parlare poi della comodità/sicurezza che certe geometrie ed escursioni garantiscono. Comodità che poi si ripercuote anche su minor stanchezza e di conseguenza maggior lucidità. Lucidità che su alcuni percorsi è fondamentale avere sempre al massimo.


    Totalmente d'accordo.
    E' ovvio che i vari marchi debbano sempre inventarsi qualcosa di nuovo per vendere, e non c'è nulla di male, è sempre successo e sempre succederà.
    Il marketing ovviamente deve confrontarsi con una concorrenza sempre più agguerrita e che vede diminuire sempre più la fetta di mercato delle "muscolari" a causa delle elettriche ed è logico che la battaglia per attirare i pochi clienti disponibili ancora a comprare una bici muscolare sarà sempre più definita da annunci roboanti e chissà quali altre invenzioni.
    Che le nuove bici vengano definite in un modo o in un'altro conta poco, quello che conta davvero è la loro validità tecnica e su questo è innegabile che l'evoluzione sia sempre andata nel meglio proponendo bici più performanti e godibili.
    Detto questo il discorso che ha fatto yura è altrettanto vero quindi non scandalizziamoci se i reparti marketing fanno il loro lavoro inventandosi nuove categorie o nuovi nomi, le bici avranno sempre due route e due pedali e nonostante questa spasmodica evoluzione sta sempre a noi scegliere quella adatta alle nostre esigenze.
    Che con la nuova Scalpel (per esempio) si riescano a fare cose che in passato una Xc pura si poteva solo sognare è innegabile ma lo è altrettanto che se è in mano a un professionista o a qualcuno che la bici la manda come si deve è un conto, se la prende in mano un dilettante o un amatore della domenica è un'altro...
    E questo va detto per chiarezza e onestà altrimenti si rischia davvero di far passare il messaggio (sbagliato secondo me) che con una bici del genere ci puoi fare tutto...
    Poi anche un pro con una bici del genere dovrà stare molto attento su come affronta certi ostacoli, perchè se è vero che queste nuove bici sono molto buone è anche vero che se prendi una roccia o passi su un rockgarden a certe velocità con quelle "ruotine" leggerissime ma "fragili" poi non c'è da meravigliarsi se diventano quadrate in poche uscite!
    La fisica ormai ha leggi e concetti chiari da secoli, quindi non pretendiamo l'impossibile da telai da meno di un kg o da ruote da 1,4 kg, ovvio che una bici da 10 kg in salità sarà fantastica ma per essere quei 10 kg dovrà necessariamente avere un montaggio ultraleggero e quindi non dimensionato adeguatamente per gli ostacoli e i trail più duri...
    Se si vogliono percorrere certi trail o superare certi ostacoli ci vuole la bici giusta e quindi dobbiamo ancora pedalarci le nostre enduro più robuste ma più pesanti!