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[First Ride] Devinci presenta la Django

[First Ride] Devinci presenta la Django

15/03/2016
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15/03/2016

Autore: Francesco Mazza

Alcune settimane fa siamo stati sull’isola di São Miguel, nelle Azzorre, su invito di Devinci che ci ha presentato la nuova Django, una Trail bike da 120mm di escursione che discende direttamente dalla Troy, come si può notare dalle sue linee. Un press camp molto intimo, con solo un altro giornalista inglese oltre a noi, e tre simpatici e disponibili ragazzi dello staff di Devinci: David Regnier-Bourque (Marketing Manager), Julien Boulais (Marketing Coordinator) e Jeff Hunter, il nuovo meccanico del team Devinci Global Racing. Con loro abbiamo passato delle fantastiche giornate di riding e di divertimento, in un ambiente molto friendly che ci ha permesso di chiacchierare a lungo e conoscere meglio l’indole di questa azienda, relativamente giovane, che sta conquistando rapidamente e concretamente consensi e per la quale l’Italia rappresenta un mercato tra i più importanti al mondo per le loro vendite.

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Prima di presentarvi la Django, nuova nata di casa Devinci, vogliamo riportarvi alcune informazioni che abbiamo raccolto sui processi produttivi della casa canadese. Devinci Cycles è nata oltre 25 anni fa a Chicoutimi, nel Quebec, regione orientale del Canada. La posizione della fabbrica è stata scelta in modo strategico poichè quella è la principale area del Canada in cui ha luogo la lavorazione dell’alluminio, dato che è una zona ricca di centrali idroelettriche e quindi la corrente, necessaria in quantità elevata per la produzione delle leghe di alluminio, ha costi e accessibilità ottimali. La materia grezza arriva dal Brasile via nave, attraverso il golfo di Saint Lawrence e poi per via fluviale.

I telai in alluminio e le parti in alluminio dei telai in carbonio vengono infatti ancora lavorati interamente nella sede canadese di Devinci, a eccezione dell’idroformatura che viene effettuata da un’azienda esterna. Il carbonio invece viene prodotto a Taiwan, ormai sede globale della produzione del carbonio, ma le varie parti in carbonio del telaio vengono inviate a Devinci che effettua nella sua sede canadese la finitura e il montaggio completo, compresi i cuscinetti. La produzione domestica è uno dei motivi per i quali Devinci è in grado di offrire una garanzia a vita sui propri telai, ma anche una delle ragioni che consente al reparto ricerca e sviluppo di realizzare in tempi brevi dei prototipi da dare ai tester e agli atleti per migliorare i prodotti sia in ottica race che successivamente per i telai definitivi che saranno commercializzati.

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Analisi statica

Passiamo a scoprire nei dettagli la Django, nuovissima Trail bike di casa Devinci, che sarà disponibile al pubblico proprio a partire da questi giorni. Si tratta a tutti gli effetti di una versione della Troy, di cui vi abbiamo proposto un test solo poche settimane fa, con escursione minore, per adattarsi meglio all’utilizzo Trail a cui è destinata, ma decisamente simile nelle geometrie e nei dettagli tecnici, oltre che nelle forme. La Troy è una bici da AM che sarà utilizzata parecchio anche nelle gare di EWS da Damien Oton e da Théo Galy del team Devinci Alltricks di Enduro, quindi un mezzo molto votato alla discesa. Con la Django, Devinci completa la gamma offrendo un prodotto maggiormente polivalente, quindi ancora più pedalabile, ma che conserva comunque il buon DNA da discesista di ogni Mountain Bike marchiata Devinci.

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Così come per la Troy Carbon, la costruzione della Django Carbon è affidata al carbonio unidirezionale, realizzato con fibre di differente tipologia che vengono disposte in 3 direzioni per raggiungere le caratteristiche di rigidità e resistenza desiderate e poi unite con sistema EPS Molding. Fanno eccezione il fodero basso del carro e la biella che sono realizzati in lega di alluminio Optimum G04, la stessa lega utilizzata per l’intero telaio nel caso della Django Alloy. La versione in alluminio della Django ha le stesse caratteristiche e le stesse geometrie della versione carbon, con l’unica differenza del materiale di costruzione del telaio. Le linee e le forme del telaio sono le stesse della Troy, ma le sezioni dei tubi hanno sezioni ridotte e una forma leggermente differente, con angoli più smussati e più filanti, soprattutto per quanto riguarda il tubo orizzontale e l’obliquo. Il piantone sella conserva la caratteristica forma asimmetrica di Devinci, che garantisce più spazio alla trasmissione sul lato drive mentre al contempo si allarga verso il lato non-drive della scatola del movimento centrale, offrendo elevata rigidezza. Anche l’ammortizzatore è leggermente spostato a sinistra, per bilanciare almeno in parte il peso della guarnitura che grava maggiormente a destra.

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Le geometrie, come già detto, sono fortemente ispirate alla Troy e sono riviste solo in minima parte per adattarsi alla minore escursione e a un utilizzo più Trail. Sia sulla versione in carbonio che su quella in alluminio troviamo il sistema FRG (Full Responsive Geometry) Adjust, che consente di modificare le geometrie del telaio in Hi o Lo, semplicemente invertendo la posizione dei due perni che collegano il fodero alto del carro con la biella. Il sistema, identico a quello della Troy, rispetto alla versione precedente utilizzato sul vecchio modello della Troy risulta più rigido e più compatto, limitando quindi la quantità di sporco che si potrebbe insinuare nei cuscinetti. Modificare la posizione del FRG richiede solo una manciata di minuti e una chiave esagonale da 6mm.

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Il cinematismo della Django è lo Split Pivot, brevetto di Dave Weagle che viene utilizzato su tutta la linea full suspended di Devinci. Grazie allo snodo coassiale corrispondente con la sede del perno della ruota sul quale ruotano il fodero basso, che rappresenta il carro vero e proprio, e il fodero alto, che si occupa di azionare la biella che comprime l’ammortizzatore e sul quale è vincolata la pinza del freno, questo sistema single pivot indiretto consente di svincolare efficacemente il lavoro della sospensione dalle forze indotte dalla frenata, permettendo quindi alla sospensione di assorbire gli urti anche durante le staccate e mantenendo quindi grip e trazione. La Django utilizza cuscinetti Endura di qualità, montati nella factory canadese. La curva di compressione è uguale alla Troy ma, in relazione alla minore escursione, risulta più compatta, quindi ulteriormente progressiva e con un’ottima sensibilità iniziale.

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La gestione dei 120mm di corsa della Devinci Django è affidata a un ammortizzatore RockShox Monarch RT3 DebonAir da 200mm di interasse per 51mm di corsa. La taratura è ben calibrata e, oltre alla posizione Open, offre una posizione Pedal efficace e una posizione Lock con blocco non totale, come consuetudine degli ammortizzatori RockShox, ma significativo.

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La forcella è una RockShox Pike RCT3 Solo Air da 130mm di escursione, ma le specifiche di Devinci per la vendita dell’allestimento da noi testato parlano di una versione Dual Air della stessa forcella.

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Stesso discorso vale per la trasmissione. L’allestimento del test infatti si chiama XT e con questo nome risulta evidente come la trasmissione SRAM X0 che si vede nelle foto sia solo provvisoria. Infatti Shimano non era ancora pronta con la consegna dei componenti per il montaggio delle Django quindi Devinci ha utilizzato componenti SRAM per permetterci di provare comunque l’allestimento top di gamma. Sul modello destinato alla vendita si troverà una trasmissione XT 1×11 con cassetta 11-42.

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Le ruote scelte per la Django XT sono le ottime DT Swiss Spline X1700, con ruota libera Ratchet System. Il mozzo posteriore è in versione Boost 148, mentre l’anteriore è un classico 15×100. Il reparto coperture è affidato a Schwalbe con un Hans Dampf anteriore e un Rock Razor al posteriore, entrambi 2.35″ con mescola TrailStar e carcassa SnakeSkin. Devinci indica che la Django può ospitare copertoni fino a 2.35, ma è piacevole constatare come lo spazio sia anche maggiore, a vantaggio del rotolamento in caso di fango, che ci è capitato di trovare in diverse occasioni.

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La combo manubrio e attacco manubrio conferma la predilezione di Devinci per il più recente diametro da 35mm. Si tratta di un manubrio RaceFace Nexus in carbonio da 760mm di larghezza e 20mm di rise, sorretto da uno stem RaceFace Turbine lungo 50mm. Qui troviamo le leve dei freni SRAM Guide RSC, ma anche in questo caso si tratta di un componente provvisorio montato per il test, che nell’allestimento definitivo è sostituito da un impianto Shimano XT MT8000.

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Il passaggio cavi come per la Troy è interno al telaio, con delle porte di ingresso sigillate da tenute in gomma dura, avvitate al telaio. Nel caso della Django però la tubazione del comando remoto del Reverb Stealth passa completamente all’interno del telaio, mentre sulla Troy usciva dal tubo obliquo per passare attorno alla scatola del movimento centrale e rientrare alla base del piantone sella. Una giusta soluzione per evitare di danneggiare la tubazione in caso di urti sotto la scatola del movimento centrale.

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Geometrie

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Salita

Dopo la presentazione abbiamo potuto portare con noi in Italia la Django per proseguire il test per qualche giorno sui percorsi a noi più familiari e avere quindi un metro di giudizio più efficace. Parte di questo prolungamento del test è stata eseguita sui tracciati di Finale Ligure grazie all’ospitalità dell’Hotel Deutsche Familien.

Considerando che il tempo a nostra disposizione non era molto, come per un normale test, abbiamo scelto di utilizzare le geometrie della Django prevalentemente in posizione Lo, fatta eccezione per un paio di giri di prova nella posizione Hi. La stessa impressione che abbiamo avuto sulla Troy, dove le due posizioni cambiavano radicalmente il carattere della bici da Enduro ad All Mountain, l’abbiamo ritrovata nel caso della Django, dove la modifica sortisce circa gli stessi effetti, mutando l’indole della bici a livello geometrico da All Mountain a Trail. Interessante notare come infatti le geo della Django in posizione Lo siano praticamente sovrapponibili a quelle della Troy in posizione Hi. Tuttavia la percezione della differenza tra i due setting nel caso della Django è meno marcata e abbiamo preferito avvalerci della posizione Low che, per quanto più votata alla discesa, non toglie nulla alle prestazioni in salita, dove anzi la Django si è rivelata scattante e precisa.

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La posizione in sella è centrale e dominante, anche grazie al manubrio da 760mm di larghezza e all’angolo sella abbastanza verticale, che colloca il rider nella perfetta posizione di pedalata. Sulle lunghe distanze la posizione risulta confortevole e le salite scorrevoli si macinano facilmente, anche quando si vuole alzare il ritmo spingendo bene sui pedali. Il peso sufficientemente basso aiuta a non disperdere troppe energie e anche la rigidezza del telaio permette di massimizzare lo sforzo senza disperdere energie. Nel tecnico la Django sfoggia ottime doti di scalatrice con una grande precisione nei tratti tortuosi e un’inaspettata agilità nel superare i tratti sconnessi.

Brillante la risposta della sospensione con valori di anti squat ottimizzati per gestire l’efficacia della pedalata anche a sospensione aperta, minimizzando eventuali fastidiose oscillazioni. Anche la curva di compressione spiccatamente progressiva aiuta la sospensione a lavorare sempre nella parte alta della sua corsa, creando una buona stabilità che torna molto utile negli strappi in salita che si incontrano durante le discese o nei continui saliscendi, dove generalmente si pedala con ammortizzatore aperto.  In ogni caso per godere a pieno delle doti di scalatrice della Django, nelle lunghe salite scorrevoli la posizione Pedal del Monarch è la più indicata. Il tune è stato calibrato con attenzione e consente una buona stabilità anche quando nei tratti tecnici ci si alza dalla sella per pedalare, gravando maggiormente sulla sospensione. Al contempo conserva una buona sensibilità che assicura tutta la trazione necessaria.

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Discesa

Sembra proprio che il lavoro svolto da Devinci sulla Django fosse mirato a ottenere una bici maggiormente performante e agile in salita, per completare quella parte di gamma lasciata parzialmente scoperta dalla Troy, che risulta essere più orientata alla discesa di quanto non siano le All Mountain tradizionali. Questo obiettivo, decisamente raggiunto, non ha impedito però al brand canadese di imprimere il suo DNA discesistico nella Django.

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Con le ruote puntate in discesa, la Django rivendica di diritto la grande somiglianza con la Troy e, nonostante quei 2cm di escursione in meno su entrambe le sospensioni, è in grado di far divertire anche a velocità sostenute. Incredibilmente agile nei cambi di direzione grazie al baricentro basso, offre anche un’eccellente precisione di guida dovuta alle geometrie che consentono di caricare molto bene la ruota anteriore in totale sicurezza, potendo fare sempre affidamento su una stabilità che raramente ci si può attendere da una Trail bike con 120/130mm di escursione.

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Ottimo e realmente apprezzabile il cinematismo che garantisce sempre grip e trazione anche durante le staccate, dove il bassissimo valore di rise consente alla sospensione di lavorare e di estendersi, lasciando le geometrie neutre e permettendo quindi di guidare in una posizione centrale, che facilita il pieno controllo del mezzo. Per lo stesso motivo la sospensione ha sempre modo di lavorare nella parte alta della sua corsa, generando un effetto plush e di maggiore escursione, a cui viene incontro anche la curva di compressione molto progressiva. Questo porta anche a un’apprezzabile reattività del carro che aiuta a condurre una guida dinamica e sempre pronta a interpretare attivamente il tracciato.

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Conclusioni

Bilanciata, stabile, agile e scattante. Ben equilibrata nelle sue performance tra salita e discesa. Devinci ha racchiuso nella Django il vero spirito di una moderna Trail bike, che sa mettere a proprio agio il rider e lo fa divertire sia quando punta la bici a monte che quando la punta a valle.

Allestimenti, pesi e prezzi

Django Carbon XT: ND – €6.199 – peso rilevato in taglia M con l’allestimento del test 12,3kg
Django Carbon SX: 13,09kg – €5.449
Django Carbon RS: 13,29kg – €4.129
Django Carbon Frameset: 2,95kg – €2.439

Django Alloy XT: ND – €5.549
Django Alloy SX: 13,72kg – €4.799
Django Alloy RS: 13,77kg – €3.479
Django Alloy S: 14,68kg – €2.819
Django Alloy Frameset: 3,5kg – €1.789

Devinci è distribuita in Italia da 4Guimp

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Deroma
Deroma

un pò pesantina per una trail o sbaglio?

thiphino
thiphino

E’ quello che ho pensato anche io. L’unica a portata delle mie tasche sarebbe l’Alloy S, però accidenti… 14,68 kg di bici non sono pochi!

wally73
wally73

ecco invece ad esempio tra i telai troy alu e troy carbon c’è una discreta differenza… da 1/2 kg in su a seconda delle taglie. probabile che anche su questa sia +/- così…

wally73
wally73

i telai devinci non sono mai tirati all’osso sui pesi. però solidissimi…
basta vedere dal vivo la zona BB da dietro ad esempio

pablos
pablos

Ho provato la Troy recentemente e ne sono rimasto entusiasta, soprattutto per via della sospensione, quindi immagino che questa sia paragonabile…
Si i pesi sono un po’ elevati, il carbonio pesa come e se non più, di telai in alluminio di altri casati.

Balzy
Balzy

Quando penso a DeVinci il termine che mi viene sempre in mente è “gustosa”. Una bicicletta polivalente, con una particolare indole discesistica ma che ti porta praticamente ovunque. Il tutto condito da un’estetica particolarmente azzeccata.

Decisamente un bel mezzo!

janette97t
janette97t

Ma in Devinci sanno che esistono altri colori oltre a bianco e nero?!?!? IMHO bici bellissime dal punto di vista delle linee, ma in quanto a grafiche lasciano un po’ a desiderare ultimamente. E lo dico da possessore di una Wilson total black. Per la bici da Trail ho cambiato marchio solo per avere qualche colore in più!

wally73
wally73

aahhhhh è quello che dico sempre al mio amico che le vende…
avevano fatto la spartan con un colore bellissimo ma non la fanno più. si come livree sono un po’ seriose…

FabioBt
FabioBt

Scusate la mia ignoranza e la mancanza di colpo d’occhio ma la prima cosa che penso quando vedo un nuovo test su una bici e’, sara’ 29 o 27,5?
Mi sono letto tutto e ancora non l’ho capito!

marco1624
marco1624

27,5, se non ho sbagliato a leggere su un cerchio…

Francesco Mazza
Francesco Mazza

Se non specificato diversamente è ormai implicito si tratti di 27.5

ilmarche
ilmarche

Implicito? E perché?
Non mi pare che le 29er siano ancora scomparse dal mercato, ne avete appena testate 7 in un colpo solo!
Comunque, secondo me non sarebbe male nelle prime righe di una presentazione specificare sinteticamente le caratteristiche fondamentali, tra cui appunto il formato ruote.
Devo dire che persino nei siti di alcune aziende capita di non riuscire a trovare un dato così fondamentale nella descrizione della bici, e bisogna andare a spulciare la descrizione dei singoli componenti, e allora se va bene la misura del cerchio è specificata…
Eppure non costerebbe molta fatica aggiungere due parole in più a beneficio di chi quel modello non lo conosce.

Francesco Mazza
Francesco Mazza

Vuoi dirmi che in questo articolo o in generale negli articoli di MTB-MAG manchino dettagli? Come ho già scritto, nel momento in cui non viene indicato diversamente, quindi precisando che si tratti di 29″ piuttosto che di plus etc, si intende l’utilizzo di ruote 27.5. Il fatto che anche le aziende non specifichino più ormai da tempo il formato 27.5 mentre lo fanno per i formati 29″ o plus, dovrebbe darti ulteriore conferma di quanto detto. Le 29 non sono scomparse dal mercato ma vengono sempre identificate con la sigla 29. Diversamente si tratta di 27.5. Implicito!

ilmarche
ilmarche

No, nei vostri articoli in generale e in questo in particolare di dettagli c’è ne sono a volontà. Manca giusto quello… 🙂
Tra l’altro è una recensione davvero ben scritta e approfondita, che rende molto bene l’idea delle sensazioni di guida.
Per questo dico che due paroline in più all’inizio della descrizione non costerebbero alcuna fatica né a te che scrivi né a chi legge, e l’articolo avrebbe solo da guadagnarci.
Meglio non dare mai per implicita o scontata nessuna informazione, specie in un settore dove gli “standard” cambiano così rapidamente.
Metti che un biker della domenica che gira ancora con la sua 26″ di quindici anni fa e non si è mai interessato alle novità del mercato decidesse di cercare una bici nuova e scoprisse così il vostro Magazine… (esattamente come è successo a me quattro anni fa) Magari per lui non sarebbe così implicito 🙂
Comunque è solo un suggerimento da un affezionato lettore, l’articolo mi è piaciuto lo stesso.

Francesco Mazza
Francesco Mazza

Grazie per i complimenti.
Dopo averti detto e ribadito che è implicito, se nemmeno il fatto che anche le aziende non indicano più il formato quando si tratta di 27.5 ti ha ancora persuaso, potresti pensare che se a fronte di un articolo colmo di dettagli quello del diametro ruota è stato omesso, si tratta proprio di un dettaglio implicito, tacito e sottointeso. Quindi, ora sai che quando non trovi indicato il diametro ruota si tratta di 27.5. Spero il discorso sia chiuso e si torni a parlare della Django, perchè merita decisamente qualche attenzione in più oltre al diametro ruota.

alfonsozwar7
alfonsozwar7

Hai ragione. Sarà anche implicito ma per essere sicuro che si trattava di una 27.5 ho dovuto zoomare una foto, dopo aver letto 3 volte l’articolo.

Francesco Mazza
Francesco Mazza

Cosa ti aspettavi che fossero se non 27.5? …26? …29? …plus? 😉
Quando lo standard erano le 26 non si indicava che le ruote erano da 26… lo si faceva solo in presenza di ruote da 29. Ora per le 27.5 è lo stesso. Se non si indica diversamente le ruote sono 27.5… punto.

mommi-92
mommi-92

Dai, una volta non si diceva che era da 26 perché per anni ci son state solo quelle! poi con l’arrivo delle 29 e poi delle 27.5 (e poi le fate le plus) ecc… ha avuto (e secondo me ha ancora) senso scrivere che formato è.
E in fin dei conti non costa nulla scrivere se è una 27.5 o una 29 o se qualcuno ha fatto un pesce d’aprile ed è una ve chia 26…….

wally73
wally73

non c’è scritto forse perché devinci mi risulta non faccia 29..

Gimmolo
Gimmolo

Ritorno al……passato, questa bike l’ho avuta nel 2008, aveva un’altro nome però, Specialized Enduro Expert.

crifla
crifla

Cioè? Specialized usava lo split pivot per caso?

Francesco Agapito Mariani

bellissima , come sempre per le bici della Devinci

Gimmolo
Gimmolo

Chiamalo come vuoi, a me sembra sempre la stessa vecchia sbobba servita in piatti diversi.

Mitzkal
Mitzkal

Stai scherzando, vero?

Francesco Mazza
Francesco Mazza

Non credo. Sembra proprio che il livello di qualunquismo e di ignoranza sia sincero.

wally73
wally73

credo si riferisse a questa…
http://www.2wheelsport.com/specializ-1269308620-6143.jpg
ma allora anche trek ecc…

Francesco Mazza
Francesco Mazza

Ma occorre davvero dare corda a un commento tanto idiota? Non mi rivolgo a te ma in generale. Si tratta di schemi di sospensione differenti, escursioni differenti, geometrie differenti, destinazioni d’uso differenti e, oltre a tutto ciò, quasi 10 anni di evoluzione ciclistica che le separa. Se bisogna trovare le analogie estetiche basandoci solo su ignoranza, qualunquismo e luoghi comuni… allora tutte le bici hanno due ruote e un manubrio, tutti i cinesi sono uguali e la pizza è pizza ovunque la mangi. Siamo seri e torniamo a parlare di bici, lasciando i troll all’indifferenza che meritano, grazie.

Dani1000
Dani1000

Una bella bici di sostanza,
ma il sistema di sopsensione posteriore è identico alla trek? Giunto horst col perno ruota che coincide con lo snodo dei bracci della sopsensione. La biella con il doppio aggancio per variare gli angoli.
Quindi la domanda sorge spontanea. Quale delle due lavora meglio? Se non sbaglio un limite delle trek è proprio un po’ di bobbing ad ammortizzatore aperto se non si ha una pedalata leggerissima, con questa bici dalle parole del test non sembra che ne soffra, anzi che sia bella scattante anche a tutto aperto. Quindi è meglio questa?

Francesco Mazza
Francesco Mazza

Si il sistema ABP di Trek condivide la stessa logica dello Split Pivot di Dave Weagle usato da Devinci. In entrambi i casi non si tratta però di un Horst ma di un Single Pivot indiretto, come indicato nell’articolo. Quello che cambia molto tra i due sistemi è il rapporto di compressione e la gestione dei leveraggi che comprimono l’ammortizzatore. Nel caso di Trek il cinematismo utilizza un sistema simile a un Full Floater, dove l’ammo è ancorato da entrambi i lati al carro, con un comportamento generalmente più lineare e meno sostenuto in fase di pedalata, mentre Devinci lo ancora al telaio e ne ottiene una curva di compressione molto progressiva, che permette all’ammortizzatore di lavorare nella parte alta dell’escursione e di essere più stabile anche in fase di pedalata. Tuttavia, oltre alla tipologia stessa del cinematismo, è molto importante valutare dove posizionare gli infulcri per ottenere valori di antisquat adeguati a un buon rendimento del rapporto tra la forza impressa sui pedali e il lavoro della sospensione.

AndreazzA
AndreazzA

Francesco, secondo il tuo punto di vista, quale tra Troy e Django è più adatta ad un fermone come il sottoscritto. Non mi interessa assolutamente il tempo in salita ne tanto meno scendere a cannone. Vorrei chiederti quale delle due infonde più “sicurezza” ad un pivello come me.
Grazie mille!

Francesco Mazza
Francesco Mazza

Tutto è relativo all’uso che devi farne. La Troy è una bici da All Mountain che propende molto verso l’Enduro, quindi prevalentemente più discesistica della Django, che per quanto sia efficace in discesa è più orientata a bilanciare le sue doti con una buona pedalabilità in salita.

Ispettore Zenigata
Ispettore Zenigata

sbaglio o dopo le scorpacciate di escursioni degli ultimi anni si sta andando su qualcosa di più “fruibile”?

Francesco Mazza
Francesco Mazza

Non sbagli. Al di fuori dell’ambito race, con minore escursione e delle geometrie moderne si hanno dei mezzi che veramente permettono di divertirsi in ogni situazione.

Dani1000
Dani1000

Grazie, sei stato preciso ed esaustivo. Mi era sfuggito che la trek comprime l’ ammortizzatore anche con il braccio inferiore, oltre alla mia ignoranza nel individuare il tipo di cinematismo giusto. Quindi riassumendo la strategia è similie e i risultati sono diversi (ovvio) per scelte progettuali. Sicuramente poi uno può piacere una sosp più lineare o una più progressiva e questo determina il feeling finale. Secondo te nell comparativa delle trail bike da 27,5 in che posizione si sarebbe piazzata?
grazie

Francesco Mazza
Francesco Mazza

Boh non posso darti una posizione. Primo perché i risultati della comparativa sono la conseguenza della media dei voti di diversi tester. Secondo perchè una comparativa serve proprio a comparare diversi modelli di bici a caldo sullo stesso percorso e nelle stesse condizioni. Il mio personale parere è che comunque si sarebbe piazzata molto bene. Ha tutte le caratteristiche per posizionarsi nella parte alta della classifica.

Mitzkal
Mitzkal

Frenkie, ma l’attacco per il deragliatore non c’è?
I ciccioni come me amano ancora la doppia!

Francesco Mazza
Francesco Mazza

L’attacco (High Direct Mount) per il deragliatore c’è solo sulla versione Alloy. L’unico allestimento che esce direttamente con il 2×10 è l’Alloy S.