Il mostro del lago ghiacciato

Il mostro del lago ghiacciato

06/02/2013
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06/02/2013

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Quando ci siamo conosciuti qualche anno fa e abbiamo cominciato a fare i primi giri in bici insieme, Roberto era il classico biker abbastanza ripetitivo. Forte in salita, su questo non c’è dubbio, perché si faceva giri da 2000 metri di dislivello in una mattina senza problemi e anche bravo a scendere su sentieri non proprio facili, visto che all’epoca usava una full leggera da xc. Organizzava anche dei bei giri, raggiungendo dei passi poco battuti dai biker di allora, però alla fine erano sempre gli stessi itinerari. Quei quattro, cinque, forse dieci giri diversi che per forza di cose si ripetevano con continuità. E poi sempre con la mania di partire direttamente da casa, perciò farsi anche 50-60 km su asfalto per andarsi a cercare sterrati e sentieri che si esaurivano magari in un’ora e poi dover tornare a casa sempre su asfalto. Io invece già allora ero proprio il contrario, bici più pesante con abbondanti escursioni, trasferimenti su asfalto ridotti al minimo, piuttosto prendevo la macchina per partire direttamente in fuoristrada e non riuscivo, come non riesco tuttora, a fare più di due volte lo stesso sentiero in un anno. Per fortuna qui nei dintorni c’è veramente solo l’imbarazzo della scelta, sentieri a volontà, però bisogna essere anche curiosi e avere voglia di scoprirli. E proprio per andare a cercare sentieri lontani nel poco tempo a disposizione, ho sempre usato le molte funivie presenti nei dintorni di Merano, in modo da portarmi in quota e poi pedalare sempre più in su, fino alle più alte cime. Roberto invece ha sempre aborrito le funivie, non degne di un vero biker secondo lui, e allora via a salire su asfalto a testa bassa.
Da quando abbiamo iniziato a girare insieme, ho cominciato a fargli scoprire posti nuovi, sentieri sconosciuti, a forzarlo con discese un po’ più tecniche (che si faceva per metà a piedi), e un po’ alla volta in effetti i cambiamenti si sono notati. Ogni sabato andiamo alla scoperta di nuovi percorsi e anche quando dobbiamo ripetere itinerari noti cerchiamo sempre di metterci delle varianti per non essere ripetitivi, oppure di farli alla rovescia, anche a costo di portarci la bici in spalla per un po’ di tempo. E con il passare degli anni, Roberto ha cominciato, quasi senza accorgersene, la sua trasformazione, la sua evoluzione. Primo step, quattro anni fa, ha cominciato a fare delle discese tecniche fino a poco tempo prima per lui impensabili. Secondo step, tre anni fa, ha cominciato a portare la bici in spalla per tempi sempre più lunghi, e perciò ad andare su sentieri sconosciuti e in parte poco pedalabili. Terzo step, due anni fa, si è accorto che con i primi due step una bici da xc ha ben poco da spartire, e perciò ha puntato direttamente ad una bella all mountain da 150 mm di escursione (radon slide), che ha, poco dopo, completato con l’ormai obbligatorio reggisella telescopico. Quarto step, l’anno scorso, il cambio di abbigliamento, dalle tutine attillate ai più comodi pantaloncini larghi. Quinto step i pedali flat, che visti i giri di alta montagna che facciamo, sono comodi per poter calzare degli scarponcini da trekking in gore tex e suola vibram. Ultimo step, si è finalmente convinto dell’importanza delle protezioni e perciò si è procurato delle ginocchiere morbide. Se il “look” del perfetto pedalatore AM si è perciò appena concluso, la mentalità di “trail scout” o scopritore di nuovi sentieri è invece ad uno stato già molto avanzato, sono infatti almeno due anni che quando ci si sente il venerdi sera io non ho bisogno di proporre niente, è infatti lui che arriva con idee sempre nuove. E qui salta fuori il classico “quando l’allievo supera il maestro”, Roberto è diventato infatti un vulcano di idee, proviamo a salire fino alla tal forcella, scaliamo quella cima, portiamo la bici in spalla per 1000 metri di dislivello per cercare quel sentiero! E finalmente ha anche capito che per scoprire nuovi itinerari si può fare mezz’ora di auto per eliminare inutili e lunghe pedalate su asfalto. Devo dargli atto che quest’anno mi ha fatto scoprire degli itinerari che io non pensavo fosse possibile percorrere in bici. Giri di notte al chiaro di luna, trasferte dolomitiche, passi raggiungibili solo dopo ore di bici in spalla, insomma, ho creato un mostro!
L’ultima idea del “mostro” si realizza proprio la scorsa settimana, ci sentiamo al telefono e mi dice: ”sabato si va a pedalare sul lago di Resia ghiacciato”. “Ottima idea”, gli rispondo, indeciso se essere contento per la novità o contrariato per non averla avuta io questa “ottima idea”, ma ormai è chiaro: l’allievo ha superato il maestro e io ne sono anche contento, cosi devo scervellarmi meno per cercare sempre nuovi itinerari. “Allora lasciamo su le ruote chiodate che sul ghiaccio serviranno alla grande!” Il giorno precedente controllo le web cam e vedo che prima delle 9 il sole non arriva sul lago, inoltre al temperatura è di 15° sotto lo zero con 70 km all’ora di vento. Condizioni non proprio ideali, ma per sabato è prevista una bella giornata soleggiata con vento in diminuzione. Aggiungiamo al nostro solito abbigliamento guanti e occhiali da sci e siamo pronti a partire!
Alle 7.30 carichiamo le bici e alle 8.30 siamo al lago, ancora completamente all’ombra, temperatura 12° sotto lo zero ma per fortuna per adesso il vento è debole.

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Decidiamo allora di scaldarci salendo subito sulla parte ovest del lago verso la val di Roja e, pochi minuti dopo la partenza, il primo raggio di sole sbuca dalle alte cime che contornano il lago.

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Saliamo ancora, riscaldati più dal nostro movimento che dai gelidi raggi dell’alba invernale, poi la valle gira e ritorniamo all’ombra, siamo ormai quasi a 2000 metri e il freddo è pungente. La valle di Roja è un immenso catino di brina. Lungo il ruscello luccica il ghiaccio.

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I pini mughi sembrano zucchero filato, i sassi sono ricoperti di candide spume, le alte pareti che chiudono la valle hanno il colore dell’acciaio.

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Il silenzio è solenne, non si ode alcun verso di animali o uccelli, tutto muto, zittito nello stretto pugno del gelo. Sentiamo solo il mormorio dell’acqua, soffocato dallo spesso ghiaccio.

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La valle di Roja è proprio uno dei punti più sperduti dell’alto Adige ma è bellissima. Ci fermiamo un attimo per un sorso di tè caldo che teniamo nello zaino, quando improvvisamente sbuca uno sci alpinista. Ci salutiamo, vedo che lui mi guarda per qualche secondo in modo strano e poi mi chiede:”ma tu sei il nonnocarb di mtb-forum?” Sono piuttosto sorpreso ma rispondo affermativamente.

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Mi dice che legge sempre le mie avventure e che sono ormai un mito per lui e i suoi amici! Sono imbarazzato ma non posso che ringraziarlo per i complimenti e ci salutiamo, lui continua a salire e noi dobbiamo scendere verso il lago, ci attende quello per cui siamo venuti fino a qui, la pedalata sul ghiaccio! Intanto il “mostro” Roberto se la ride per questo inatteso siparietto

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Ormai il sole è alto nel cielo e mentre scendiamo vediamo in lontananza quella che è una delle attrazioni principali dei dintorni: il campanile che spunta dal lago. Quello di Resia è infatti un bacino artificiale (il più grande dell’Alto Adige) e quando fu costruita la diga il vecchio paese fu abbandonato e sommerso, ma non demolito. Resta cosi il campanile, grande attrazione per le migliaia di turisti che tutti gli anni costeggiano il lago di Resia, posto quasi al confine fra Italia e Austria.

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Arriviamo sulla riva e scendiamo verso il lago.

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Eccoci finalmente a pedalare sul ghiaccio, le gomme tengono benissimo, del resto con 360 chiodi per gomma (schwalbe ice spiker 2.35) non ci sono problemi anche in velocità e in curva.

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Il problema semmai è il vento, che si è alzato anche oggi ed è gelido, e appena ci togliamo i guanti per scattare le foto la mano si ghiaccia e rattrappisce all’istante. Non per niente il lago di Resia è il regno dei kite, sull’acqua d’estate e sul ghiaccio d’inverno.

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Sul lago ci sono venuto spesso, da giovane ho fatto gare di sci sulla bella pista che arriva fino sulla riva, ho fatto windsurf e kitesurf per vent’anni e qui il vento c’è quasi sempre, poi ci sono venuto in bici, sulle alte montagne che lo contornano ci sono infatti bellissimi sentieri (http://www.mtb-forum.it/community/forum/showthread.php?t=224355 ) , ma a pedalare sul lago non ci ero mai stato e adesso me lo voglio godere tutto

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Arriviamo al centro del lago con il vento che ci sposta lateralmente

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Poi cominciamo a scendere verso sud, adesso per fortuna abbiamo il vento alle spalle e si riesce a pedalare più tranquillamente.

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In ogni caso indossiamo gli occhiali da sci che ci riparano meglio

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Il paese di Resia è dietro a noi proprio in cima al lago

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Continuiamo a pedalare verso il campanile, sullo sfondo l’Ortles, con i suoi 3905 metri la montagna più alta dell’alto Adige

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Il ghiaccio non è facilissimo da pedalare, un po’ per la neve che il vento accumula e un po’ perché il ghiaccio non è liscio, ma molto rugoso proprio perché si è formato con il vento perenne di queste parti.

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Ormai siamo in vista del campanile semisommerso.

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Ci avviciniamo sempre di più

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Sono quasi le 11, il sole comincia a scaldare e sentiamo degli strani rimbombi: guardiamo verso la riva, ma non vediamo cantieri con scavatori e mezzi pesanti in azione, allora ci affiorano ricordi di cose lette o viste alla televisione: è il ghiaccio si muove, non è mai fermo ma una massa in continuo movimento e crea questi suoni sordi e a dir poco inquietanti. Per fortuna sappiamo che lo spessore del ghiaccio è di circa 40 cm e ci passano sopra anche dei mezzi piuttosto pesanti, ma la scena iniziale del roditore dell’era glaciale è la prima che ci viene in mente!

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Siamo adesso ormai sotto il campanile e in effetti visto da vicino è veramente alto e imponente.

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L’occasione di pedalare in questo contesto è unica e non vogliamo che finisca troppo presto

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Ancora un paio di pedalate sul ghiaccio

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E poi ci dirigiamo verso la riva, dove possiamo ammirare il campanile dal punto di vista classico

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Una foto dalla web cam situata sulla riva

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E poi ripartiamo verso il fondo del lago dove, nei pressi della diga, ci attende l’involucro di lamiera.

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Il sorriso del “mostro” la dice tutta sulla favolosa mattina passata a pedalare sul lago ghiacciato.

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Grazie Roberto per la splendida intuizione, adesso so che d’ora in poi potrò rilassarmi sul divano senza il bisogno di studiare tante cartine, tanto i percorsi per i w.e. li studi tu, e saranno sicuramente altri giri da favola!