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Sul Lagorai al solstizio d’inverno

Sul Lagorai al solstizio d’inverno

05/01/2016
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05/01/2016

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21 dicembre 2015 solstizio d’inverno, il giorno piu corto dell’anno.

Erano tre anni che pensavo di chiudere questo loop, le avevo provate tutte le altre opzioni, là in giro, d’estate, in primavera, in autunno ma ovviamente mai in inverno e mai mi sarei aspettato di poterlo fare a pochi giorni da Natale dato che solitamente questa zona è sommersa dalla neve.

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La strada è ufficialmente chiusa, in una condizione normale la pericolosità legata alle valange è elevatissima, ma adesso, la stanga è abbassata, il divieto è ben in evidenza ma non c’è traccia d’inverno. Però allo stesso tempo, non c’è nemmeno traccia di auto e di altre persone e questo rende la cosa ancora più interessante per non dire esclusiva!

Nicola, fa parte di quest’avventura, viene da Parma, ci siamo conosciuti l’anno scorso durante un corso MM1 della Federazione, la sfortuna ha voluto che abbandonasse prematuramente a causa di un infortunio ma siamo rimasti in contatto.

Non è un giro per tutti, sia ben chiaro, le difficoltà tecniche sono elevate, ma la sensazione è che lui fosse la persona giusta da invitare e così è stato.

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Il Passo del Manghen è un classicone per gli stradisti, reso ancora più famoso perchè inserito in passato in qualche edizione del Giro d’Italia, permette di passare dalla Valsugana attraverso la Val Calamento e successivamente una volta svalicato, attraverso la Val Cadino alla val di Fiemme, ma è una volta lasciata la striscia di asfalto che si comincia a capire cos’è il Lagorai.

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Questa zona come tante altre della nostra regione è stata teatro della prima Guerra Mondiale, che, oltre alle coscienze, ha segnato inesorabilmente anche il paesaggio, ma ha dato anche la possibilità di essere esplorata a piedi e in mtb grazie alla moltitudine di mulattiere e sentieri costruiti per scopi bellici.

Le testimonianze di questo sanguinoso conlfitto sono tantissime, per lo più diroccate e incomprensibili, alcune di queste sono state riassestate all’avvicinarsi del centenario e la Herta Miller Haus ne è un esempio.

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Dopo circa un ora di salita nel silenzio, interrotto qui e là dalle nostre chiacchiere e da timidi corsi d’acqua che a stento sopravvivono a questa anormale siccità arriviamo al passo. Anche lì, nessuna traccia umana, il ristornate chiuso, il laghetto ghiacciato e il cartello col nome del passo sempre più affogato negli adesivi, ma il panorama comincia a diventare fantastico.

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Lasciato il passo la direzione è quella della forcella del Frate, sotto la cima Ziolera, il primo tratto è (diciamo) pedalabile, ma poi si comincia a spallare. Qualche superstite lingua di neve completamente ghiacciata ci mette alla prova sulla parte in ombra del sentiero, c’è da stare sul bordo esterno, ma così è più interessante no? Una volta passata la forcella sappiamo che quel versante e tutto il catino che si aprirà hanno una migliore esposizione a sud e quindi sarà difficile trovare altri rimasugli di neve, così la prendiamo allegramente.

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Quello che si presenta una volta girato l’angolo è fantastico, le distese pratose sono di un intensissimo giallo dorato ed è abbastanza difficile arginare i sorrisi nonostante la fatica, ma occhio, non perdiamo la concentrazione, i ciuffi d’erba sono sì belli ma allo stesso tempo pericolosissimi; la loro robustezza e la secchezza li rendono scivolosissimi e non è difficile rischiare di farsi uno scivolone anche per parecchi metri lì sotto.

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Buttando uno sguardo verso N-E vediamo in primo piano tra le nuvole la nostra destinazione cima Valpiana, ma se guardiamo più lontano scorgiamo la Cima d’Asta nel suo splendore e più in là nella distanza la zona delle Pale di S. Martino.

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Poco dopo la forcella, in un punto riparato dal vento, ci fermiamo per fare merenda; sapevo che sarebbe stato tutto chiuso così la mattina in un momento di lucidità avevo preparato una thermos di tè, da mangiare c’era pane e kaminwurzen molto “Kaiserjäger-style” e dato l’itinerario dal sapore austroungarico ci stava. Per non farci mancare nulla ci siamo accomodati all’interno di un riparo ricavato in una cavità nella roccia, probabilmente fungeva da punto intermedio come deposito o proprio come riparo in caso di maltempo, qualcuno ci aveva anche pernottato utlimamente. I pastori lo utilizzano durante l’estate durante gli alpeggi.

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Non potevamo svaccarci troppo anche se non sarebbe stato male fermarsi un po’ di più, ma eravamo a metà giro ed erano già passate le 12, considerando che la giornata era corta e che la discesa finale era in sottobosco fitto all’interno di una valle angusta, le ore di luce non erano ancora tante, così, ci siamo rimessi in cammino, beh dai, anche a pedalare dove si poteva. Con buona tecnica direi che questo giro si può cosiderare pedalabile al 65-70%, chiaro, non è una cosa facile e per molti è davvero snervante un tipo di riding così, non si può prendere un ritmo costante, il movimento è spezzato e irregolare e la bici va caricata e spinta abbastanza spesso, ma sinceramente è giusto che qui venga chi lo può fare ma soprattutto chi lo può apprezzare. Sempre più spesso ormai la tendenza è quella di permettere tutto a tutti, indistintamente e senza meriti, la montagna è fatica e le discese andrebbero guadagnate (il più possibile) sudando e perchè no, imprecando.

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Proprio a metà tra la forcella Ziolera e la forcella della Pala del Becco c’è un altra forcelletta senza nome che porta al lungo traverso verso la Herta Miller Haus, la roccia diventa stranamente più scura in quel punto, se stessimo leggendo un racconto fantastico si potrebbe immaginare che l’incupimento dei colori sia causa di un malvagio stregone che vive nel castello arroccato tra le nubi, sarebbe bello fosse così, ma la realtà del passato può far pensare che il colore sia così scuro per via dell’inutile sangue versato solo cento anni fa da ragazzi che non hanno nemmeno potuto sognare di arrivarci alla nostra età.

Vabbè, camminare in montagna nel silenzio e tra questi panorami serve anche a questo, pensare a chi non c’è più o semplicemente non pensare, non chattare, non ipercomunicare, provare a connettersi senza fili ad un mondo che ci stiamo dimenticando, inesorabilmente.

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Comunque, tra una riflessione e l’altra arriviamo all’ultimo tratto del cengione realizzato artificialmente tra i parallelepipedi di roccia scura, qua e la si notano ancora gli ancoraggi dei cavi del telegrafo, adesso è caldo e anormale, ma pensate alle condizioni in cui vivevano i soldati e soprattutto i feriti che venivano portati a dorso di mulo qui durante l’inverno, e l’inverno qua (quando è normale) è davvero tosto!

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Siamo arrivati, eccola lì, la Herta Miller Haus, ristrutturata lo scorso anno e quindi salvaguardata almeno in parte dalla distruzione causata dagli eventi atmosferici. La ristrutturazione lascia un po’ di dubbi dato che una parte del tetto è collassata e la lamiera di copertura è sollevata fino a metà tetto. All’interno si trovano ancora alcuni resti del focolare e altre parti metalliche, oltre ad una parte superstite del pavimento in legno che per il 90% è marcito, volgendo uno sguardo verso l’esterno si scorge un panorama eccezionale, magra consolazione almeno adesso, dubito che quei poveracci avessero modo di apprezzarlo allora. Ma i pensieri divagano, ancora.

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Tempus fugit!

Questa parte di itinerario che ci riporta verso valle è nuova per Nicola come lo è per me, a differenza delle altre opzioni che circondano questa zona e che ho già percorso varie volte, tutto ciò che so’ viene dallo studio attraverso le carte geografiche ed osservazioni su Google Earth, quindi non sapendo esattamente come sarà la prima parte della discesa decidiamo di muoverci, il sole si sta abbassando velocemente e sono le 14.

Fino adesso è andato tutto molto bene, non voglio dire meglio del previsto, ma sorprendentemente “smooth”.

Avevamo notato una chiara traccia, in avvicinamento, che portava direttamente verso la diroccata malga Baessa li nel pianoro sottostante, quello lo avevo lasciato come eventuale percorso di svincolo nel caso la discesa verso malga Cere fosse stata troppo ostica, ma il piano era di percorrere la parte alta del 398 e non volevamo deluderci.
Devo ammettere che la prima parte della discesa (ah, ovviamente visto l’entusiasmo quasi fanciullesco abbiamo preso inizialmente un rotta sbagliata scendendo verso la cima del Bortolo, così ci siamo rifatti 100mt di bike a spalla per tornare alla cima Valpiana) è bella tosta, esposta, ripida e con un fondo abbastanza sdrucciolevole, se sulla mappa si presta attenzione a come la traccia interseca le curve di livello nei primi 180mt di dislivello non è difficile capirlo, ma eravamo li per stare il più possibile in bike e così l’abbiamo chiusa alla grande, sorpresi e soddisfatti di aver fatto passaggi moooolto tecnici!

In queste condizioni il pensiero di fermarsi a fare fotografie diventa estremamente remoto, si dovrebbe sempre invitare un amico fotografo che non va in bici per essere sicuri, ma poi la maggior parte delle volte le immagini rimangono intrappolate nel hd del computer sottoforma di files e nessuno se li caga più, meglio immagazzinare il più possibile i ricordi nella nostra testa e portarseli ovunque no?

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Arrivati alla forcella Maddalena e finito il tratto “vert” abbiamo urlato per la gioia, uno sfogo liberatorio, in montagna si fa, non ci si vergogna e fa bene, in città fallo e poi vedi cosa ne pensano di te… Da lì in poi, un idillio, una successione di passaggi, curve, tratti flow velocissimi che attraversavano i pascoli in quota da far perdere la testa, ma chi si ferma a far foto adesso?!?! E allora giù a manetta, fino a malga Cere.

La staccionata che divide il pascolo dalla malga ci fa rallentare e li ci rendiamo conto che in pochi minuti abbiamo perso molto dislivello, 430mt (sbang!), ci giriamo verso la cima e in silenzio la guardiamo mescolando velocemente tanti pensieri, nessuna parola.
I cartelli segnavia sono li, la malga è chiusa, riaprirà il 27, noi non saremo qui e forse l’incontrare altra gente avrebbe interrotto questo equilibrio che si era creato nella solitudine di quelle ore.

Continuiamo, percorriamo i 300mt di strada forestale che portano alla parte bassa del sentiero, lo imbocchiamo, wow, un regalo fantastico, un susseguirsi di tornanti, compressioni, radici, salti naturali, tornanti, tratti rettilinei, radici.

I 540mt di dislivello rimasti si esauriscono come una ciotola di caramelle lasciata in mezzo ad un gruppo di bambini ed arriviamo nuovamente alla striscia di asfalto che divide i due versanti della Val Calamento, silenzio, la sotto solo il torrente, che scorre, non c’è gente, solo noi, case barricate e semi abbandonate, non solo per via della stagione, ma per una valle che poco a poco sta morendo, perchè se ci passi è solo per passare, non per fermarti ed ammirare.
Carichiamo le bici, il sorriso ebete è lì stampato, Nicola comincia a sentire l’amarezza del rientro in Pianura, l’A22, la nebbia. A Borgo ci fermiamo per prendere un caffè, bar del distributore, la radio che gracchia, barista caraibica sovrappeso, alcuni clienti di età diverse bevono guardando a terra, occhi spenti, un’insalatiera zeppa di noccioline americane da sgranocchiare mentre il tempo sgranocchia loro, con una giornata così penso…….e la fantasia ritorna a viaggiare.

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louvenianangle
louvenianangle

invidiaaaaa a bombazzaaa luca. foto e reportage stupendi. giro che quest’anno faro’ assolutamente. grande anche nico a seguirti. in cina x lavoro non ha avuto molto tempo x allenarsi ma l’ho visto in forma domenica scorsa a sestri levante.
ciao e ancora complimenti x tutto.

breinok
breinok

Traccia?

Simo Muzzio
Simo Muzzio

traccia anche per me

solid gas
solid gas

miiiiiiiiii che bello ! bravo! da ritorno da canazei , quest’estate ho provato a inoltrarmi per cercare una traccia a destra che dal passo con lo sguardo verso la valsugana , potesso portarci giu . sarebbe un drittone penso di 20km….. ma il tempo era finito . stava sopraggiungendo la notte. mi darai una dritta . gas

SAMBO76
SAMBO76

bravi complimenti,bazzico da qualche anno il lagorai,02-11-2014 ho osato salire fino a cima Ziolera,spalleggiando parecchio ovviamente,con la mia front,qua il ink del video

https://www.youtube.com/watch?v=19eWbIiQXWY

scinto59

bellissimo…che invidia…molto interessante, spero prima o poi di riuscire a farci un giro in zona…non si trova molto in rete di questo genere , carichi la traccia sugli itinerari?

gotto
gotto

Complimenti, esaltante!

Marco Maffioli

Ciao a tutti, vedo molte richieste di tracce gps, ma vi deluderò dicendo che non è mia abitudine diffonderle. Non voglio fare la figura dello stronzo e nemmeno dell’egosita, ma della montagna si sta perdendo sempre di più l’aspetto avventuroso e eccitante legato alla scoperta del territorio e perché no anche di se stessi, avvolti dallo stesso territorio. Tutto è scontato, a portata di mano, basta tenere il naso sul display ed è fatta. Nel racconto sono presenti sufficienti elementi per – carta alla mano – determinare l’itinerario che abbiamo seguito con Nicola, e di cartografia valida ce n’è, 4Land per esempio ha realizzato un ottimo cofanetto in scala 1:25.000 che copre tutto il Lagorai da Pinè a San Martino.
Mi dispiace per chi non ci riuscirà con questo sistema, ma forse nostalgicamente parlando è giusto così no?
Poi può sempre succedere che la prossima stagione ci si trovi e lo si percorra assieme.
Buone pedalate a tutti e buon lavoro di ricerca!
Luca

AlexandroMTB
AlexandroMTB

Ti buco le gomme 😀

Marco Maffioli

Io, mi siedo, le riparo con il mastice e le pezze e appena posso riparto 😉

Zordans
Zordans

Grande, condivido al 100%

gotto
gotto

Grande Luca

scinto59

devo dirti che più di una volta prima di scrivere una relazione con annessa traccia gps mi son chiesto se fosse giusto farlo…nel senso che così facendo si toglie il gioco della scoperta che a mio avviso e’ veramente affascinante… specie quando si parla di ambiente montano,…per i trail di fondovalle e’ già diverso. Devo pero’ anche dire che sono sempre rimasto sconcertato dalla poca intraprendenza esplorativa del 99% dei biker….c’e anche da dire che in certi posti anche se il giro e’ noto le condizioni da una volta all’altra possono cambiare riservando sorprese…in ogni caso capisco al 100% la tua scelta!

Doctorharp80
Doctorharp80

bravo, già ci hanno rovinato il garda. teniamoci questo gioiello per noi e per chi ha veramente voglia di esplorare!

Manny
Manny

Non sarà mai sfruttato come il Garda, la morfologia non è adatta alla massa, fortunatamente.

SAMBO76
SAMBO76

non ho ben capito se le tracce le chiedete a me o all’autore del post,se vi interessano le mie mandatemi una mail di richiesta a [email protected]

tanguyx
tanguyx

Innanzitutto complimenti x il giro e la sua descrizione. Ti chiedo poi non la traccia ma solo lunghezza e dislivello ossia il minimo x capire se stiamo parlando di una cosa che un giorno potrà essere alla mia portata o meno.
grazie

Marco Maffioli

Ciao, mi fa piacere vedere che molti capiscono la filosofia di quanto scritto. Il giro non è massacrante, poco meno di 1300mt di dislivello e circa 20km, in 5 ore si fa con le dovute soste.
Luca

Sid277
Sid277

Complimenti ragazzi … !!!

ruotino
ruotino

Anch’io condivido la tua scelta di nn diffondere le tracce , si rovina parte del gioco……………………………..
w l’esplorazione!!!!!!!!!!

sanninopasquale69x@gmail.com

Egoista!

Marco Maffioli

Grazie, almeno non hai scritto stronzo 😉
Luca

gasate
gasate

Io invece vorrei sapere che yeti è e soprattutto come va in dalla e in discesa. Mi aggiungo ai complimenti per il giro e Per le foto

gotto
gotto

Credo si tratti di questo esemplare http://www.yeticycles.com/bikes/sb6c

gasate
gasate

Salita non dalla

gotto
gotto

Io invece ti chiedo se vi era passata per la mente l’ idea di un bivacco in quota..per poi ripartire all’ alba 🙂

Marco Maffioli

Se ti riferisci a questa singola esperienza no, avevamo quella giornata e un sacco di impegni su quella successiva e comunque nonostante le temperature miti di quei giorni la notte li fa freddo… Nella stagione giusta sicuro!

gotto
gotto

In effetti…ho appena visto The Revenant 🙂

gotto
gotto

Ti faccio un’ ultima domanda. Avete avuto problemi in quota per reperire delle fonti naturali di acqua casomai ne aveste avuto bisogno?

Marco Maffioli

Il nome Lagorai puó trarre in inganno, è vero che ci sono parecchi laghetti sparsi qui e là ma l’acqua potabile scarseggia e quella zona ne è un esempio. Nella parte bassa in Val Calamento ci sono due posti (a parte le malghe) mentre al Manghen solo quando il ristorante è aperto in stagione. D’estate se faccio giri lunghi uso il camelback da 3lt, non necessariamente pieno fino all’orlo, però…

allepapo
allepapo

Mi sarebbe piaciuto vedere la traccia…
comunque non avrei potuto seguirla perchè
la”gita” è per i ” bonbombè”!!!!

Marco Maffioli

Fico, e che tipo di personaggi sarebbero?

CASTAGIO
CASTAGIO

Complimenti Luca! Ma la canyon montava 29 dietro e 27,5 davanti o è una mia impressione? Per strano che possa sembrare dalla foto del bivacco parrebbe così.

Marco Maffioli

Effetto ottico, però potremmo aprire un “fake post” sui vantaggi di questa configurazione e fare un milione di commenti 😉

surftrader
surftrader

Innanzi tutto davvero tanti complimenti per il giro,per la descrizione,per le foto,per i cenni storici:bravi!
Ho seguito il vostro giro sulle cartine di OSM e si segue benissimo quindi praticamente la traccia l’hai data e nessuno ha diritto a bucarti le gomme! 🙂
Avevo una domanda:voi siete passati davanti alla Malga Cere e poco dopo avete preso il sentiero.Dalle mappe sembra che quel sentiero si potesse prendere un pò più in alto (a dire il vero manca un piccolo tratto ma credo sia un errore di chi ha mappato);è stata una vostra scelta non prenderlo più in su?Motivo?O davvero per pochi metri non si riesce a prendere?

Marco Maffioli

Ciao, in realtà la discesa l’abbiamo cominciata proprio dal punto più alto, proprio dietro la Herta Miller Haus. Il dettaglio dipende molto dal tipo di carta, avevo fatto un riferimento a quel marchio perché loro aggiornano le loro carte ogni tre anni, quella zona (come tante altre) è soggetta a cambiamenti dovuti agli eventi atmosferici e quindi ogni tanto i sentieri si “spostano”. I segnavia vengono comunque ribattuti ad ogni inizio stagione.

Billo182
Billo182

Ciao, condivido in pieno la filosofia, ho iniziato a fare qualcosa del genere in Ossola a fine estate, ed è molto appagante.

surftrader
surftrader

Mi riferivo all’ultima parte ovvero il sentiero che avete preso dopo malga Cere.
Dalla cartina sembra che si potesse prendere un pò più in su,poco dopo malga Val Piana.
Ti risulta?

Marco Maffioli

Se ti riferisci alla traccia di sentiero che sale dalla f.lla Maddalena e arriva sotto la cima del m.te Setole allora ho capito, era un ulteriore opzione per quel giorno ma dato che era meno marcata e c’era da risalire ancora un pezzo ci siamo fatti affascinare dalla discesa a portata di mano. Tra l’altro se guardi bene il dislivello effettivo su sentiero é molto meno rapportato allo sforzo per raggiungere il punto più alto da cui partire, e la parte verso m.ga Val Piana si esaurisce su una mulattiera per poi diventare forestale = meno divertimento 😉

RedBeard
RedBeard

Reportage stupendo!! Tanta invidia!!

Massinovecento
Massinovecento

Bel giretto considerando la stagionalita’, questo autunno/inverno lunghissimo trentino ha dato parecchie soddisfazioni a noi bikers, in 2 mesi non e’ caduta una goccia d’acqua 🙁
Sole sole sole a profusione.
Essendo trentino-valsuganotto, e’ un pezzo che ho in mente di fare il giro del lagorai in un giorno, potrebbe essere lunga, una lunga lunga marcia, parafrasando qualcuno:
Sogno di una notte di mezza estate.
😉

Marco Maffioli

Situazione davvero grave dal punto di vista idrico e climatico quest’anno….
Per la traversata, dubito si riesca a fare in giornata, meglio prendersela con calma no?
Fa parte anche della nostra to-do list da parecchio tempo ormai 😉

Federica Amelio
Federica Amelio

w il portage! per meritarsi discese selvagge (e tecniche). bravi

Dolce Alberto
Dolce Alberto

complimenti per il bel giro e l’ottimo reportage. A proposito della tua decisione di non pubblicare la traccia (che chiaramente rispetto) devo dire che non mi trovi d’accordo. Io amo fare anche lunghi giri anche in luoghi che non conosco e l’uso del navigatore è per me quasi indispensabile. L’esplorazione da molte soddisfazioni ma presuppone molto tempo a disposizione e possibilità di fallimenti. Comunque il tuo giro l’ho ripercorso sulle mappe e quest’estate sarà nei miei progetti. Anche senza traccia. Io comunque ringrazio chi condivide le proprie esperienze.

ferri sauro
ferri sauro

La rubrica dei nuovi itinerari è la prima cosa che vado a vedere quando entro in mtb.mag.

Grazie alle tracce gps di altri appassionati ho esplorato tanti luoghi che altrimenti non avrei mai osato visitare.

Chi vuol fare l’esploratore può limitarsi a leggere le caratteristiche di un percorso e non scaricarne la traccia.

nonno
nonno

Quoto al 100% questo intervento e quello sopra. L’utilizzo del navigatore è, per chi lo impiega, una grande sicurezza in più, soprattutto se si gira da soli.

W l’utilizzo e W la diffusione delle tracce per la community.

ThomasMayer
ThomasMayer

Hi, can I ask you for GPS track? Thomas