Team Syndicate silurato dalla UCI

Team Syndicate silurato dalla UCI

Francesco Mazza, 14/02/2015
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Francesco Mazza, 14/02/2015

L’Unione Ciclistica Internazionale ha pubblicato ieri la lista degli Elìte e Trade team UCI della stagione 2015. A sorpresa all’interno di questa lista non compare uno dei team più popolari del circus della DH internazionale, ovvero il Santa Cruz Syndicate.

La causa è da imputare al race kit del team, ovvero la divisa, che non rispetta il comma 4.9.017 del regolamento UCI.

Il comma in questione recita: Sottoponendosi all’iscrizione, ogni squadra ELITE MTB UCI deve presentare il disegno (grafico) della sua maglia sociale, a colori e con i logos degli sponsors. Tutti i corridori di una squadra hanno l’obbligo di portare il vestiario sul quale figurino le stesse scritte degli sponsor principali, con la stessa disposizione e visibilità generale, con la possibilità però che i colori delle divise degli uomini e delle donne possano risultare diversi. In questo caso devono essere presentati i due modelli (grafici) differenti.

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Questa regola non esiste da quest’anno in realtà, ma da diverse stagioni. Evidentemente l’UCI, dopo anni di pressioni in tal senso verso il Syndicate, ha preferito agire con le maniere forti, per evitare di tenere ulteriormente in essere un precedente.
Kathy Sessler, la team manager del Syndicate, ha dichiarato di aver lavorato molto con O’Neal, Fox e Royal Racing, i rispettivi sponsor individuali degli atleti che producono le divise di ciascuno, per cercare di uniformare le 3 maglie, che effettivamente quest’anno, stando ai disegni, sarebbero state molto più simili tra loro rispetto alle precedenti versioni. Evidentemente la Sessler era pienamente consapevole del rischio che il team stava correndo in queste stagioni. In ogni caso dichiara di non essere preoccupata dall’esclusione dalla lista dei team Elìte UCI e che si adegueranno alla mancanza di privilegi che ne deriverà.

A huge smile on the face of Kathy Sessler, Syndicate team manage

In sostanza l’esclusione porta una serie di svantaggi:

– Il team dovrà pagare per posizionare il paddock all’interno dell’area tecnica del campo gara.
– Il posizionamento del paddock sarà in aree periferiche e non nelle zone limitrofe al traguardo e/o alla partenza impianti.
– Il team manager, gli atleti e gli altri collaboratori non godranno del Rainbow pass, che consente l’accesso praticamente a tutte le aree del campo gara, ma di un pass normale con accessi limitati.
– Il team non sarà presente, ovviamente, nella classifica a squadre.
– Ciascun atleta dovrà essere iscritto a ogni gara di World Cup tramite la Federazione della propria nazione.
– Non sarà consentito l’accesso alle iscrizioni negli orari riservati agli Elìte team, ma gli atleti dovranno farsi la coda insieme a tutti gli altri partecipanti.

Assurdo pensare che tutto questo succeda a tre atleti iridati del calibro di Minnaar, Bryceland e Peat, rispettivamente il 3 volte Campione del Mondo, il vincitore della Overall di World Cup della scorsa stagione e l’atleta simbolo della storia di questa disciplina. Vedremo che sviluppi avrà questa faccenda, se ci saranno interventi risolutivi da parte della UCI, se la Sessler si uniformerà al regolamento, oppure se sarà l’inizio di una saga che si trascinerà per tutta la stagione.

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