[Test] Marzocchi Bomber Z1 2019

[Test] Marzocchi Bomber Z1 2019

10/04/2018
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10/04/2018

Dopo un periodo travagliato risoltosi con l’acquisizione da parte di Fox a fine 2015 ed un inizio del nuovo corso un po’ in sordina, Marzocchi reintroduce nel line-up 2019 la famiglia Bomber, una sigla che farà saltare sulla sedia molti freerider di vecchia data. Due i modelli: la 58 da 203 mm di corsa e steli da 40 mm espressamente dedicata al mondo gravity, e la Z1 di cui vi parleremo in questo articolo. Una delle caratteristiche della Bomber Z1 sarà quella di avere un prezzo abbordabile rispetto alle cugine marcate Fox. Il prezzo ufficiale italiano non ci è ancora stato comunicato, ma per darvi un’idea in Germania è di 899 Euro.

Nonostante il range di escursioni molto vasto, in grado di coprire praticamente tutto ciò che sta fra il trailbiking ed il freeride, chiariamo subito che anche la Z1 è una forcella dalla struttura massiccia e peso di conseguenza, indirizzata a chi antepone prestazioni, robustezza ed affidabilità a tutto il resto.
Marzocchi stessa lo dichiara apertamente nel comunicato inviato ai media: In 1997, the Marzocchi Bomber Z1 burst onto the scene and bucked all contemporary trends. The flavors of that decade included rubber springs and feathery weights. The Z1 brought oil, coils and massive stanchions—it unapologetically prioritized grip and ride quality over just about everything else. The return of Z1 brings back these same priorities in a 36mm chassis with a super plush air spring and proven GRIP damper.”
Per chi non mastica l’inglese, il succo del discorso è che la nuova Z1 riprende la stessa filosofia che decretò il successo del lontano predecessore presentato oltre vent’anni fa, anteponendo la ricerca delle prestazioni ad ogni altro aspetto.

La Z1 utilizza l’idraulica Fit Grip Sweep, ispirata al funzionamento dell’idraulica delle forcelle da moto e già utilizzata sulle forcelle della serie Performance e Rhythm di Fox. Rispetto alla versione che vi abbiamo presentato a suo tempo in questo articolo, qui troviamo un’evoluzione che, grazie all’adozione di nuove tenute sulle parti di scorrimento interne ed a diversi materiali, ne migliora sia le prestazioni in termini di sensibilità che la durata.

La Bomber Z1 in sintesi

  • Struttura in alluminio serie 6000
  • Disponibile per formato ruota 29″/27.5″+ oppure 27.5″
  • Corsa versione 29″/27.5″+: 130 – 140 – 150 – 160 – 170 mm
  • Corsa versione 27.5″: 150 – 160 – 170 – 180 mm
  • Diametro steli: 36 mm
  • Attacco disco: Post Mount per dischi da 180 mm
  • Quota axle to crown rilevata: 562 mm
  • Idraulica: GRIP Sweep Damper (registro compressione e ritorno)
  • Camera pneumatica: Float EVOL con volume variabile tramite air spacer
  • Predisposizione per montaggio parafango dedicato
  • Perno passante: QR 15X110 mm (Boost). Disponibile perno Kabolt.
  • Colori disponibili: nero – rosso
  • Peso rilevato: 2294g con cannotto da tagliare
  • Prezzo: 899 Euro (da confermare)

I venti giorni di test avuti a disposizione sono pochi per una valutazione dell’affidabilità, tuttavia abbiamo fatto del nostro meglio per strapazzare a dovere la Z1 e per quanto concerne il funzionamento ci siamo fatti un’idea abbastanza precisa. Per il nostro test abbiamo richiesto la versione per ruote 29″/27.5+ settata a 150 mm e l’abbiamo montata su una Rose Root Miller allestita in modo da enfatizzarne la già spiccata vocazione discesistica.

Analisi statica

Ma veniamo al dunque, cominciando dalle sensazioni “forcella in mano”. Struttura massiccia in alluminio serie 6000 con steli da 36 mm di diametro, archetto abbondantemente nervato dal profilo che richiama la M di Marzocchi  e registri di dimensioni generose trasmettono una concreta sensazione di solidità. Il prezzo da pagare è il peso piuttosto elevato, vale a dire 2294 g con cannotto da tagliare e tre air spacer installati.

Due forellini filettati sul retro dell’archetto fanno pensare che sia previsto un parafango dedicato, parafango che però non ci è stato fornito. I 92 grammi del perno passante confermano che il contenimento del peso non è stata la priorità principale (tanto per dare un termine di paragone, il perno passante della Fox 36 2018 pesa circa 75 g).

La forcella inviataci adottava un perno passante con quick release, ma è disponibile anche il perno Kabolt da avvitare con chiave esagonale (immaginiamo in tutto e per tutto simile al leggero Kabolt di Fox). Il perno somiglia vagamente al vecchio Maxle di Rock Shox, in particolare per la presenza di una tacca nella quale si va ad inserire la leva facilitando l’avvitamento. L’incavo è però più profondo ed il diverso sistema di chiusura non richiede un forte serraggio prima di chiudere la leva. Questo significa che non si corre il rischio di svasare i bordi, come talvolta accadeva con il Maxle.

Ampio il passaggio ruota, dovendo ospitare all’occorrenza anche il formato plus. La copertura in foto è una Maxxis DHF da 2.5″ montata su cerchio da 30 mm di canale interno.

Lo zampino di Fox, ed in particolare la parentela con la Fox 36, sono evidenti in parecchi dettagli. Ad esempio la base dei foderi, praticamente identica. O il registro per il controllo del ritorno, il classico pomello rosso di Fox.

Z1 e Fox 36: trovate le differenze…

L’idraulica si trova nel lato destro, con il registro del ritorno posizionato alla base del fodero e protetto dal classico cappuccio avvitato come sulle forcelle Fox. Il range di lavoro è ampio ed i 23 click permettono una regolazione precisa.

Sulla testa troviamo invece il registro della compressione, un pomello color oro di dimensioni decisamente generose e molto fluido, quindi facilmente azionabile anche con i guanti o le mani intirizzite dal freddo. Il registro compie un arco di circa 200 gradi ed anche in questo caso il range di regolazione è estremamente ampio, passando da un quasi-blocco ad una frenatura molto contenuta. Un paio di dettagli rivelano come l’attenzione sia stata focalizzata alla sostanza tralasciando alcune finezze che invece si trovano su prodotti top di gamma. Intanto il registro non è di tipo micro-adjust, quindi non è possibile riprodurre con precisione assoluta un determinato settaggio contando il numero di scatti. Il finecora è inoltre dato dalla levetta stessa del registro, la quale va in battuta sulla testa della forcella. Dettagli di poco conto, che sostanzialmente non influenzano la funzionalità.

Sul lato sinistro troviamo l’elemento elastico, vale dire la cartuccia dell’aria Float EVOL. La classica valvola schrader è posta in alto ed è protetta da un tappo di generose dimensioni facilmente svitabile grazie ai pronunciati rilievi. Svitare il tappo vero e proprio della camera per lavorare sugli air spacer non è invece altrettanto facile, visto che le normali chiavi a bussola da 32 mm hanno le pareti troppo spesse per poter essere utilizzate. Il rilievo esagonale del tappo è inoltre molto basso, motivo per cui è abbastanza facile rovinarlo, sia che si riesca a reperire una bussola deguata sia che ci si arrangi con una chiave aperta. Sarebbe abbastanza facile trovare una soluzione più “user friendly”, cosa che auspichiamo venga fatta.

Il volume della camera pneumatica, e conseguentemente la risposta elastica, sono variabili mediante air spacer. Nel caso della nostra Z1 da 150 mm di corsa la configurazione standard ne prevede tre e ne accetta un massimo di sette. Gli air spacer sono praticamente identici a quelli della Fox 36, sia nel sistema di installazione ad incastro che nella forma. Il diametro è però leggermente inferiore, per cui preventivate di lavorare un attimino di coltello se, come è accaduto a noi, vi trovate a dover adattare proprio quelli della 36.

La nuova Bomber Z1 sulle infinite gradinate della discesa dal Tracciolino della Val Codera (foto Lele Tarabini)

Sul Campo

Le proverbiali prime pompate rivelano che dai tempi delle ultime Marzocchi pre-Fox, un po’ ruvide e apparentemente sboccolate già da nuove, tutto è cambiato. La Z1 è infatti superfluida già alla prima pompata e totalmente priva di giochi.
La nuova arrivata di casa Marzocchi non è una forcella espressamente race e fisicamente impegnativa per le braccia, come ad esempio può esserlo la vecchia Fox 36 (per la nuova, cliccate qui). Considerato che la struttura non è certamente meno massiccia, è ragionevole attribuire il merito all’ottima scorrevolezza ed all’idraulica GRIP Sweep, che se lasciata opportunamente aperta in compressione è in grado di accontentare anche le esigenze dei più leggeri e tranquilli. Chiudendo debitamente il registro si ottiene invece una frenatura molto efficace ed un ottimo controllo sui terreni ripidi ed impegnativi.

Nulla da eccepire neppure per quanto concerne il comportamento in situazioni critiche quali l’assorbimento di ostacoli ad alta frequenza o i famigerati “square edge”: la Z1 non mura, non si scompone e la ruota anteriore è sempre ben incollata al terreno.
Restando in tema idraulica, va segnalato che la separazione fra il controllo del rebound e della compressione non è delle migliori, dato che frenando il primo si percepisce una maggior frenatura anche in affondo.  A meno di non desiderare un controllo in compressione quasi nullo e contemporaneamente un ritorno molto lento, la cosa non crea comunque inconvenienti concreti. Riassumendo si può dire che le regolazioni idrauliche sono semplici ma non per questo inefficaci od insufficienti, anche se ovviamente non è ottenibile il livello di personalizzazione delle idrauliche più sofisticate.

Come già detto, nella configurazione da 150 mm di corsa la Z1 viene consegnata con tre riduttori di volume installati su un massimo di sette. La progressività è accettabile, ma inferiore a quelli che sono i miei gusti personali. Ne ho quindi aggiunto uno ottenendo un buon comportamento, e dopo un po’ di tempo un secondo (quindi cinque in totale) in modo da avere una risposta ancora più sostenuta e progressiva. Al di là delle preferenze personali, la cosa positiva è che con sette riduttori installabili il range di variazione è ampissimo ed in grado di soddisfare proprio tutti, dall’utilizatore più tranquillo a chi intende farne un uso molto pesante.

Che si tratti di tenere la linea sulle contropendenze, affrontare staccate al limite o girare in nosepress sul ripido, l’elevata rigidità e la possibilità di ottenere una curva di compressione ben sostenuta si traducono in grande precisione ed una risposta dello sterzo pronta e reattiva.
Tirando le somme, mentre sul piano dell’affidabilità non possiamo ancora dare un responso, per quanto riguarda le prestazioni la Z1 ha poco da invidiare ai modelli più blasonati.

Conclusioni

Grazie all’ampio range di regolazione della risposta elastica ed idraulica, la Z1 è una forcella camaleontica, capace di soddisfare tanto i bikers tranquilli quanto chi ama “pestare duro”. Pochi fronzoli e tanta concretezza per tutti quei bikers che non fanno del peso una priorità.

marzocchi.com