[Test] Nuove ruote Crank Brothers Synthesis E11

[Test] Nuove ruote Crank Brothers Synthesis E11

01/10/2018
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01/10/2018

Oggi Crank Brothers presenta le nuove ruote in carbonio Synthesis con diversi modelli che vanno dal cross country alla downhill passando dall’enduro. Abbiamo ricevuto un paio di E11, il top di gamma per l’enduro, un mese fa, quindi siamo in grado di offrirvi un test, oltre ai dettagli dei prodotti.

Il nome proviene dal concetto che sta dietro a queste ruote: una sintesi di quello che serve al rider, in particolare grazie alle diverse larghezze e al numero di raggi: l’anteriore ha un canale interno di 31.5mm e 28 raggi, il posteriore misura 29.5mm con 32 raggi. Il concetto è di andare incontro a quello che si cerca da ciascuna ruota: resistenza e rigidità dietro, precisione ma anche “comodità” davanti. L’idea non è nuova, infatti Mavic l’aveva usata anni fa su delle ruote in alluminio, per poi però accantonarla.

Caratteristiche

Modello: Crank Brothers Synthesis E11, 29 pollici, boost, corpetto XD, 6 fori.
Materiale cerchio: carbonio
Raggi ruota anteriore: 28, Sapim CX Ray, intrecciati in terza
Raggi ruota posteriore: 32, Sapim Cx Sprint, intrecciati in terza
Mozzi: Synthesis 11. Gli interni sono di Project 321. Ruota libera con 144 punti di ingaggio.
Peso rilevato, nastrate e con valvola: anteriore 870 grammi. Posteriore: 1.050 grammi
Garanzia a vita

Come avrete già notato, Crank Brothers lascia il design delle Cobalt e delle Iodine e preferisce quello a raggi piatti in acciaio (Sapim). Il cerchio presenta delle piccole bombature di rinforzo presso i buchi per i raggi, mentre qui sotto potete vedere la costruzione interna del carbonio, con le pareti di diverso spessore a seconda che si tratti della ruota anteriore o di quella posteriore. Il profilo è hookless, niente J rovesciata.

Per progettare le Synthesis Crank Brothers si è avvalsa dell’aiuto di due specialisti delle ruote in carbonio, Mello Bouwmeester e Jason Schiers (quest’ultimo è stato uno dei fondatori di Enve), e fa affidamento ad una piccola azienda americana per gli interni dei mozzi, la Project 321. Ai più il nome non dirà molto, ma la cosa interessante è come il meccanismo del mozzo posteriore abbia 144 punti di ingaggio grazie ai denti che si attivano tramite dei magneti al posto delle classiche mollettine (qui trovate il rendering del funzionamento).

Questo fa sì che l’attrito della ruota libera, quando non ingaggiata, sia del 68% (dichiarato) inferiore a quello del sistema di Industry Nine che Project 321 usava in precedenza, quando si scelgono i denti “silenziosi”, cioé quelli montati di fabbrica sulle Synthesis. Per rendere il mozzo più rumoroso, in stile I9, basta cambiarli con il set apposito, acquistabile a parte.

Visto che i magneti sono meno potenti delle molle, il mozzo viene lubrificato con un apposito olio e non con del grasso perché questi, quando le temperature scendono, si indurisce impedendo il movimento dei denti.

Il sistema di tensionamento del mozzo è il classico a vite tramite gli adattatori che si trovano alle estremità del perno. Una volta serrati, non c’è più bisogno di stringerli.

Sul campo

Ho montato le Synthesis sulla nuova Scott Ransom, in combinazione con due Specialized Butcher da 2.3″ BLCK DMND (test a breve). La prova ha visto tante uscite su fondi scassati ed una foratura al posteriore, riparata solo alla fine della discesa perché la carcassa robusta della gomma e la lenta fuoriuscita di aria mi ha permesso di terminare l’ultima parte di trail senza grossi problemi. Questo per dire che il cerchio ha retto, malgrado i tanti gradoni rocciosi di quella parte del sentiero e i relativi fondocorsa del pneumatico.

So già cosa state pensando: delle ruote in carbonio di questa categoria di prezzo dovrebbero pesare di meno. Innanzitutto si tratta di ruote da enduro con canale interno bello largo, ma quello che è veramente importante è che ci troviamo di fronte ad un prodotto pensato per essere resistente e durare nel tempo, ed il test lo ha confermato sotto ogni aspetto, a cominciare da quello dei colpi che si prendono quando si fora o non si ha tanta aria nelle gomme. Probabilmente Jason Schiers era ben consapevole dei problemi di rottura delle prime Enve, e non c’è cosa peggiore per un set di ruote costose (ma non solo) che rompersi o sfibrarsi.

L’idea di differenziare il carattere dell’anteriore rispetto al posteriore proviene anch’essa dall’esperienza maturata con ruote Enve, famose per la loro rigidità che tende però a sfociare in scomodità a causa degli impatti e vibrazioni che vengono trasferiti al rider. Non per niente il profilo delle Synthesis è molto basso per delle ruote in carbonio, cosa che, unita ai soli 28 raggi, rende la ruota anteriore comoda come una in alluminio, sempre che si possa misurare la comodità. Se devo trovare un aggettivo, penso che sceglierei “facile”. Facile da condurre, facile da usare su lunghe discese senza scendere dalla bici con mani e braccia indolenzite, facile per trovare una pressione delle gomma che offra grip ma non tenda a spanciare. Personalmente ho gonfiato la Butcher a 1.4 bar all’anteriore (1.5 dietro), ricordate però che questa è una gomma da 1.1 kg con carcassa rinforzata

Il posteriore si è rivelato essere super robusto, come ho già accennato sopra quando parlavo della foratura, ed è tutt’ora perfettamente centrato. Anche qui, abbinandolo ad una gomma resistente si può fare di tutto e passare su ogni tipo di ostacolo senza aver paura di spaccare qualcosa. Viste le velocità che si fanno con le nuove 29 dall’escursione generosa, questa è una condizione essenziale per potersi divertire in discesa, in barba ai grammomaniaci.

Il feeling che le Synthesis danno alla bici è giocoso e vivace. Come ho detto prima, sono ruote facili da condurre e anche facili da pompare e giocherellare con gli ostacoli del terreno.

Un vero gioiello si è rivelato il mozzo posteriore Project 321: l’ingaggio di soli 2.5° si fa apprezzare quando si deve dare quel colpo di pedale necessario per uscire da una situazione difficile, come un tornantino o una rampa in salita, cosa che, unita alla scorrevolezza e a quel suono da orologio svizzero, dà un vero plusvalore alle Synthesis.

I più attenti avranno notato che una sottile patina di olio è uscita dalla ruota libera ed è andata sul mozzo, nella foto qui sotto si vede infatti la polvere che si è incollata sulle flange. Niente di grave, anche perché ho aperto il mozzo dopo un mese di utilizzo e la lubrificazione appare perfetta. I cuscinetti sono sigillati, la manutenzione è quindi molto facile, anche perché non si rischia di perdere le mollettine dei denti, visto che non ci sono.
I buchi che vedete sono stati creati per aumentare la quantità d’olio presente nel sistema.

Conclusioni

Crank Brothers con le Synthesis E11 ha fatto centro: la differenziazione fra anteriore e posteriore è destinata a fare scuola ed è, alla prova dei fatti, un’ottima idea per bilanciare il comportamento di un set di ruote. Non sono dei pesi piuma, ma sono robuste, precise e confortevoli, cosa difficile da ottenere se si gioca sul filo dei grammi. I mozzi sono molto scorrevoli e con una ruota libera dall’ingaggio immediato, una piacevole scoperta per un marchio, Project 321, che non avevamo mai provato prima.

Prezzi: vedere immagine sottostante.

Le Synthesis esistono anche da XC e DH, per maggiori dettagli cliccare qui. La versione più economica da Enduro, la E, si differenzia per il mozzo e per i raggi, il cerchio è identico.

Crank Brothers