[Test] Saracen Kili Flyer

[Test] Saracen Kili Flyer

Mauro Franzi, 03/07/2013
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Mauro Franzi, 03/07/2013

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La Kili Flyer è la nuova trailbike da 120 mm di travel posteriore con ruote 650b (27.5″) di Saracen, storico marchio UK tornato agli antichi splendori grazie all’acquisizione da parte di Madison, il più importante distributore di bici ed accessori del Regno Unito. Nonostante la minor escursione rispetto alle sorelle maggiori Ariel 140 e 160, il progetto Kili Flyer mantiene un occhio di riguardo al divertimento ed alle prestazioni in discesa.

La scelta del nome e del colore vogliono essere un omaggio alla storia di Saracen. Il nome è quello di una delle prime mountain bike prodotte da Saracen, la Kili Flyer appunto, del 1987. La colorazione riprende quella storica del modello 1989-1990 (e qui gli appassionati di storia della mtb ritornano in gioco, dato che si potranno sbizzarrire nello stabilire se è nato prima l’azzurro Saracen o quello di un noto marchio statunitense).

 

Analisi statica

Ruote da 27.5″ ben proporzionate alla taglia L del telaio, grafiche azzeccate, foderi superiori del carro che riprendono lo slooping accentuato del top tube e cinematismi della sospensione posteriore ben integrati a ridosso del top tube stesso: amalgamate il tutto ed otterrete una bici dal design slanciato e pulito quale è la Kili Flyer. Da un punto di vista più pragmatico ci troviamo di fronte ad un telaio in alluminio 6066 ben curato nei dettagli, verniciatura compresa, che a livello di soluzioni è perfettamente al passo con i tempi.

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Troviamo quindi l’attacco ISCG 05, il tubo sterzo conico, l’attacco del freno posteriore post mount, passacavi per il reggisella telescopico sia con cavo interno che esterno e perno passante posteriore 12×142 convertibile in 12×135 mediante appositi distanziali e forcellini. Disponibili sono anche i forcellini per perni da 9 mm. A volere essere pignoli mancano le protezioni integrate nel telaio, soluzione che sempre più spesso si trova sui telai di alta gamma. Ad esclusione di quello del cambio che passa nel fodero inferiore del carro, il passaggio cavi è invece totalmente esterno. Il routing è tuttavia studiato molto bene, garantisce fluidità e precisione di cambiata impeccabili e prevede il passaggio delle guaine sopra l’obliquo, quindi in posizione protetta dove non fanno da collettori di fango e sporcizia varia (cosa che tipicamente accade quando invece corrono sotto l’obliquo).

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Il reparto sospensioni della Kili si affida anteriormente ad una forcella Rock Shox Revelation  RLT da 130 mm di travel con perno passante da 15 mm, mentre posteriormente troviamo un Fox Float CTD Trail Adjust con trattamento Kashima. Entrambe le unità ammortizzanti permettono un controllo fine della frenatura in compressione: il Float grazie ai tre livelli di frenatura disponibili in posizione Trail, oltre che alle posizioni Climb e Descend (in altre parole si hanno praticamente 5 livelli di frenatura). La Revelation grazie al registro esterno per la taratura della frenatura low speed posto sulla testa dello stelo destro. Chiudendo totalmente il registro in senso orario, la forcella viene inoltre bloccata con soglia di sblocco tarabile da un ulteriore registro posto al di sopra di quello della compressione.  Davvero difficile non trovare una taratura di proprio gradimento…

Il sistema Trail Adjust consente una taratura abbastanza fine della frenatura in compressione, visti i tre livelli disponibili in posizione Trail. In realtà abbiamo quasi sempre utilizzato la posizione 2, la quale offre un livello di frenatura intermedio fra quelli che si avrebbero nelle posizioni Climb e Descend. Le posizioni 1 e 3 offrono invece una frenatura abbastanza prossima a quella ottenibili con il registro in posizione Descent o Climb.

 

Soluzione comune a tutta la gamma Saracen, anche la Kili si affida per quanto riguarda la sospensione posteriore ad uno schema di tipo monocross assistito che Saracen identifica con l’acronimo TRL (Tuned Ride Link). Infulcro principale a parte, tutti i link e relativi snodi sono concentrati in un’area ristretta a ridosso della zona di congiunzione fra seat e top tube. Soluzione che, coadiuvata da un generoso dimensionamento di perni, bielle e carro stesso, ha permesso di ottenere una notevole rigidità laterale. Il riscontro pratico, come vedremo, si traduce in precisione di guida e prontezza di risposta agli input che arrivano dal pilota.

Notare la generosità dei dimensionamenti all’altezza dello snodo principale del carro, il quale è a sua volta massiccio e dotato di gusset di rinforzo. Se da un lato si paga qualcosa in termini di peso, dall’altro la Kili trasmette una sensazione di solidità ed una rigidità non comuni a bici di questa categoria.

 

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Il montaggio della Kili Flyer, offerta unicamente nell’allestimento in test oppure come frameset, ad esclusione del pur fondamentale reparto sospensioni è soddisfacente ma non esalta. A livello di funzionalità ed affidabilità tutti i componenti sono all’altezza della situazione, ma sul fronte del peso si paga pegno ed a nostro giudizio questo è un telaio che merita di meglio dei quasi 14 kg da noi rilevati senza pedali. Penalizzante per una bici di questa tipologia è anche l’assenza di un reggisella telescopico, la cui aggiunta in un secondo tempo, oltre all’esborso economico supplementare, si tradurrebbe in un ulteriore incremento di peso. Proprio in fase di stesura del test abbiamo tuttavia ricevuto un’interessante anticipazione da parte di Backcountry, l’importatore italiano di Saracen: la linea 2014, oltre ad un alleggerimento del telaio, prevederà più allestimenti con pesi e prezzi di conseguenza.

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Per il montaggio nel dettaglio vi rimandiamo al sito Saracen, segnalandovi però che rispetto alla bici giunta in test contiene alcune imprecisioni. Di seguito la componentistica che differisce rispetto a quanto indicato sul sito: cerchi Alex Rims XD Lite, copertura anteriore Maxxis Ardent 27,5×2,25/posteriore Maxxis Crossmark 27,5 x 2,1, piega Kore Durox da 740 mm, rise 20 mm, 5° upsweep, 8,5° backsweep.

Montati in sella alla Kili, la prima sensazione è quella di un avantreno piuttosto alto. Rimediamo togliendo uno dei due spacer da 10 mm posizionati sotto lo stem, il quale a sua volta presenta un rise di +7° per una lunghezza di 70 mm ed è abbinato ad una piega da 740 mm (larghezza che abbiamo trovato perfetta) per 20 mm di rise. Nonostante questa modifica nell’assetto, la posizione in sella ci sembra ancora troppo spostata sul posteriore, motivo per cui sostituiamo il reggi arretrato montato di serie con uno a testa dritta. Per correttezza va detto che chi scrive è alto circa 186 cm con cavallo alto, è quindi possibile che con quote di fuorisella inferiori non si senta questa necessità. L’orizzontale virtuale della Kili è comunque abbastanza lungo perchè anche con il reggi a testa dritta la posizione non sia troppo raccolta a discapito dell’efficienza in fase di pedalata. Per quanto riguarda le sospensioni partiamo con un 15-20% di SAG al posteriore, ottenuto con una pressione di circa 170 psi nel Float,  e con una pressione nella Revelation nettamente superiore a quella suggerita da Rock Shox per rider del nostro peso (76/77 Kg in ordine di marcia). Impostando la pressione suggerita da RS basta infatti il classico “test da garage” per capire che il finecorsa sarebbe troppo facile, con la forcella che oltretutto lavorerebbe in modo disarmonico rispetto alla sospensione posteriore. Le coperture di casa Maxxis montate sulla Kili sono di dimensione adeguata ma di struttura piuttosto fragile, il che ci costringe a non lesinare con l’aria neppure qui. Poco male, un setting generale abbastanza nervoso ci permetterà di apprezzare appieno il carattere di questa trail bike senza troppi “filtri” fra il biker ed il terreno…

Piuttosto inquietanti quelle sporgenze sul top tube proprio nella zona in cui si trovano le ginocchia durante la guida, vero? Neppure noi eravamo troppo tranquilli durante la prima uscita, a maggior ragione perchè le ginocchiere erano rimaste a casa. In realtà non abbiamo mai avuto contatti poco salutari, nonostante il piacere di uscire leggeri con una trailbike ci abbia fatto “dimenticare” le ginocchiere molte altre volte.

 

Salita

Le trailbike come la Kili Flyer sono bici che ben si prestano alle lunghe sgroppate “dall’alba al tramonto”, situazioni nelle quali è molto facile trovare svariate tipologie di terreno ma anche di pendenze. Per questo motivo spenderemo due parole sul comportamento della Kili anche nei tratti pianeggianti. Ma veniamo al sodo:  settato l’ammo in posizione Climb e raggiunta la “velocità di crociera”, in pianura scorrevole la Kili permette di mantenere una buona andatura con poco sforzo anche grazie all’ottima scorrevolezza delle coperture. La posizione in sella non esasperata in favore della pedalata risulta inoltre abbastanza naturale anche a chi non è abituato a posizioni molto allungate. Quando il fondo si fa sconnesso, il miglior compromesso fra bobbing e comodità l’abbiamo trovato settando il Float in posizione Trail con frenatura intermedia (2). Aprendo ulteriormente l’idraulica si guadagna in termini di comodità, ma pedalando sulla corona da 38T il carro non è esente da bobbing.

In salita scorrevole la Kili mantiene la sua efficacia finchè la pendenza non diventa accentuata, dopodichè il peso comincia a farsi sentire penalizzandola rispetto alle concorrrenti più leggere. Pedalando sulla corona da 24T la sospensione posteriore ne guadagna in stabilità ed il bobbing è minimo anche ad idraulica dell’ammo totalmente aperta (settaggio che comunque non ha senso utilizzare sui fondi lisci). Ottima la reattività in fuorisella, dove la rigidità del carro permette di trasferire con efficacia alla ruota tutta la forza scaricata sui pedali.

Anche sulle salite tecniche la Kili accusa leggermente la pendenza, sia per via del peso che per la tendenza dell’anteriore ad alleggerirsi costringendo ad una guida dinamica con frequenti spostamenti in punta di sella. Sul secondo aspetto la situazione è leggermente migliorata quando abbiamo tolto anche il secondo spacer da 10 mm da sotto lo stem. Volendo ulteriormente ottimizzare il comportamento della bici in questo contesto si potrebbe inoltre intervenire sulle quote (lunghezze e rise) di stem e piega. L’ottima motricità, ottenuta anche grazie alle doti di trazione della Crossmark al di sopra delle attese, permette inoltre di spostare il peso sull’anteriore senza che si manifestino improvvise perdite di aderenza alla ruota.

 

Discesa

Sul guidato scorrevole la Kili Flyer è il festival del divertimento e, nonostante le geometrie da trailbike, trasmette molta sicurezza anche sul ripido facendosi perdonare gli alleggerimenti dell’avantreno che avevamo riscontrato sulle salite più estreme. Grazie all’ottima rigidità del telaio ed al setting discretamente duro delle sospensioni da noi impostato, la bici risponde agli input con una precisione e reattività entusiasmanti. Fulminea nel passaggio da una curva alla successiva, precisa e sempre pronta sui rilanci, risponde inoltre molto bene quando pompata “volando” sulle brevi sequenze di ostacoli. Chi ama portare la bici, piuttosto che farsi portare magari affidandosi ad abbondanti escursioni, troverà nella Kili Flyer un giocattolo divertentissimo e molto veloce.

Sui fondi moderatamente sconnessi si fa apprezzare l’ottima sensibilità della sospensione posteriore, la quale lavora a dovere sfruttando debitamente la corsa anche quando le asperità diventano più grosse. La progressività è adeguata alla tipologia di bici, chiaramente non pensata per dover affrontare grossi drop. In altre parole qualche finecorsa l’abbiamo preso, ma solamente saltando e con l’idraulica dell’ammo in posizione D, quindi con la minor frenatura disponibile in compressione. La Kili è stabile e sicura anche in velocità, fronte sul quale non fa pagare la grande maneggevolezza.

Chi invece non si fa apprezzare sullo sconnesso è il cambio con gabbia tradizionale: dopo mesi di utilizzo di cambi tensionati non eravamo più abituati alla rumorosità di quelli classici, ma soprattutto a doverci preoccupare della catena nel momento in cui si deve rilanciare dopo un tratto sconnesso. Con la Kili ci è toccato questo “salto nel passato”, e più di una volta abbiamo accusato la caduta della catena. Una bici del genere, viste anche le ottime doti di discesista, meriterebbe un cambio di nuova generazione.

Oltre un certo limite di dimensione degli ostacoli, a maggior ragione se il fondo è smosso e la pendenza marcata, la Kili comincia a richiedere un  po’ di prudenza. La bici trasmette in realtà una rassicurante sensazione di solidità ed anche in questi frangenti la precisione del carro è sorprendente, ma i limiti di forcella, geometrie ed escursione rendono la bici piuttosto nervosa e diventa salutare scegliere con attenzione le linee. Stiamo comunque parlando di situazioni abbastanza distanti dall’ambito di utilizzo ideale per una trailbike.

Dove invece la Kili Flyer va nuovamente oltre le aspettative è sulle discese lente e tecniche: precisa come un bisturi, anche grazie alla possibilità di frenare a piacimento la frenatura in compressione della Revelation, permette di scegliere le linee millimetricamente alla ricerca dei punti deboli del terreno. Superfluo dire che non è la bici adatta per buttarsi alla kamikaze, pena assaggiare ben presto il sapore della roccia.

Concludiamo il capitolo discesa con una nota su coperture e freni. Le prime ci sono piaciute in termini di scorrevolezza e di tenuta, ma la struttura fragile costringe a pressioni alte per non pizzicare ed il rischio foratura è sempre dietro l’angolo. Coperture strutturalmente più sostenute, nonostante l’inevitabile incremento di peso, permetterebbero pressioni più basse ed un pizzico di comfort in più che su bici dall’escursione relativamente ridotta può spesso venire comodo.

Venendo ai freni, gli Shimano Deore M596 non saranno i più leggeri in circolazione, ma in quanto ad affidabilità e prestazioni (modulabilità in primis) ci hanno totalmente soddisfatti nonostante il diametro relativamente contenuto dei dischi (180/160 mm).

 

Conclusioni

La Kili Flyer è una trailbike solida e di ottima fattura con una certa propensione per la discesa, quindi utilizzabile con soddisfazione anche in ambiti più impegnativi di quelli normalmente ritenuti ottimali per bici della sua categoria. Sulle salite più ripide ed impegnative paga invece qualcosa per il peso eccessivo. Da tenere in considerazione l’ipotesi di acquistare il solo frameset per poi “vestirselo” su misura o, in alternativa, pazientare un po’ in attesa che Saracen presenti i nuovi montaggi 2014.

 

Attitudine d’uso

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Inconvenienti riscontrati nel corso del test

Nessuno

 

Pesi e geometrie rilevati (tg. L – 19″)

Interasse: 1148 mm

Angolo sterzo: 68.0°

Corsa anteriore: 133 mm

Corsa posteriore (valore dichiarato): 120 mm

Interasse/corsa ammortizzatore: 200 x 50 mm

Altezza movimento centrale: 353 mm

Affondamento sella (quanti mm il reggi può essere inserito nel tubo sella):  280 mm

Peso senza pedali:  13.910 kg

Peso ruota ant completa*:  1876 g

Peso ruota post completa*:  2502 g

* = ruota in ordine di marcia, quindi incluse coperture, dischi e pacco pignoni. Sono esclusi i perni di fissaggio.

 

Prezzi

Bici completa: 3199 €

Kit telaio: 1749 €

Telaio fornito con:

  • Ammortizzatore Fox Float-A Factory CTD Kashima
  • Serie sterzo FSA tapered
  • Manopole Saracen Lock-on
  • Collarino reggisella Saracen
  • Perno posteriore 12×135 mm e 12×142 mm
  • Forcellini per battute 9 mm, 12×135 mm e 12×142 mm.

saracen.co.uk