Val Vesubie: ovvero quando i bergamaschi escono di casa

Val Vesubie: ovvero quando i bergamaschi escono di casa

marco10, 20/06/2011
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marco10, 20/06/2011

Era la fine dell’inverno e nel gruppo ci si cominciava a domandare cosa organizzare per la tre giorni di primavera.
Non circolavano grandi proposte, molti di noi avevano altro per la testa: chi il lavoro, chi la famiglia, chi infortuni vari dai lunghi decorsi. Insomma, l’organizzazione stentava a decollare.
RobyPezz butta lì di tornare in Francia, però il giro sarebbe stato per il ponte del 2 giugno e le montagne ancora innevate.
Fiore scandaglia la rete e trova un sito interessante da cui scopriamo che le alpi arrivano fino al mare.
Un paio di mp con uno degli autori del sito che ci consiglia due giri, studio veloce delle mappe e concludiamo che potrebbe valer la pena visitare la Val Vesubie, una quarantina di km a nord di Nizza.
Proposta al gruppo si raccolgono 5 adesioni: io, Fiore, Magibest, Robypezz e Paolo.65.
Per fortuna che c’è anche Magibest, l’unico di noi che parla veramente francese, l’altro sarebbe Robypezz, che è convinto che basti parlare bergamasco lentamente (e se lo fa lui, inspiegabilmente, funziona).
Visto il mio stato di forma, visto che nessuno conosce la zona, visto che non c’è rimasto molto tempo per organizzare delibero che faremo campo base in un hotel della zona e tre giri singoli nelle vicinanze.
Magibest si incarica della logistica ed io di procurarmi e studiare le mappe.
Arriviamo a Lantosque, il paese designato a campo base, mercoledì sera, veloce disbrigo delle pratiche alberghiere e andiamo ad esplorare il paese in cerca della cena.
Lantosque è un piccolissimo paese arroccato su di uno spuntone di roccia dotato di un ristorante e di una birreria, e a noi tanto basta.

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1° giorno: giovedì
per il primo giorno estraggo dal mazzo delle proposte la salita al Brec d’Utelle, il meteo non è incoraggiante ma confidiamo nella sua clemenza, Magibest ha già caricato la traccia, nello zaino c’è l’occorrente nel caso di pioggia e allora partiamo.
Il giro prevede 1850 mt di dislivello con alcuni tratti a spinta ed una bella discesa, tutto mantenuto.
Il paese è a 380 mt di quota e saliamo fino 1680 mt su di una bella strada sterrata che si lascia pedalare tutta. Devo dire che il fatto che il cielo sia nuvoloso ed ogni tanto scenda qualche goccia di pioggia non è un male, la strada è senza ombra, farla al sole costerebbe cara.
In cima a questa salita troviamo quella che sembrerebbe una vecchia caserma, forse d’artiglieria a giudicare dai simboli scolpiti nella roccia, ed anche una fonte d’acqua per riempire le borracce.
Con un lungo mangia e bevi, che ci regala anche degli scorci molto belli, arriviamo ai piedi del Brec d’Utelle a quota 1450, l’unica punta rocciosa in mezzo a verdi montagne. Breve sosta per rifocillarci, verificare la mappa, goderci il paesaggio e poi attacchiamo “la roccia” con le bici in spalla.

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Saliamo fino ad una forcella a quota 1550 circa, il tempo di cambiarci, e goderci ancora un po’ il panorama, e partiamo per una discesa di 8,5 km che ci terrà impegnati per un paio d’ore.

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Molto impegnativa, bella ed appagante, attraversiamo varie sezioni con praticamente tutti i fondi possibili, partiamo con sfasciume smosso diagonale e tornanti, poi rocce fisse, tratti esposti, un lunghissimo traverso, bosco, ancora rocce, vecchi lastricati distrutti, brecciolino. Tutto quello che serve per mettere alla frusta freni, forcelle e senso dell’equilibrio.

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È meglio specificare ancora che è una discesa molto impegnativa per biker con esperienza.

Arrivati al paesino di Utelle giriamo a sx su di una vecchia mulattiera, ben tenuta, che ci consente di lasciar correre le bici.
Alla fine della mulattiera pago cara la poca attenzione allo studio della carta, son convinto di essere oramai alla fine del giro ed invece mi trovo di fronte una feroce, per le mie stanche gambe, risalita a spinta.
Conscio di non aver via di fuga chino il crapone e do fondo alle ultime energie per arrivare in cima. Da lì riprendiamo la strada e dopo qualche km di asfalto, fatti tutti con il solo miraggio di una birra fresca, siamo di nuovo a Lantosque.

2° giorno: venerdì
Col de Turini, lo conoscevo solo come famosa speciale del rally di Montecarlo, sempre dal sito di cicloalpinismo.com trovo quella che sembra una bella discesa. Il giro completo non mi convince, oltretutto ho ancora nei polpacci il Brec d’Utelle, allora decido di sforbiciarlo un po’.
Partiamo sempre da Lantosque e saliamo per la strada, fino a La Bollene da dove prendiamo una lunghissima sterrata che ci fa risalire tutta l’impervia valle di Malagratta. Alla fine della sterrata parte un sentierino nel sottobosco che dovrebbe essere bellino fatto in discesa, ma noi lo stiamo facendo in salita e ci tocca spingere le bici per una mezz’oretta (questa me l’aspettavo, stavolta me le sono lette per bene le note).
Alla fine del sentiero troviamo un’altra sterrata, saliamo solamente altri 150 mt e poi applico il taglio preventivato, con un breve tratto di sterrata in “falsopiano” ci portiamo alla Vacherie de Mantegas da cui parte la discesa.
Oggi il menù prevede sottobosco, terra e radici, il tutto con contorno di aghi di pino e leggermente umido. Con un sentiero così il primo tratto passa in un lampo.
Sbuchiamo su di un’altra sterrata che utilizziamo per risalire una cinquantina di metri di dislivello, altro breve tratto di sentiero e di nuovo su di una sterrata che scende.
Dopo qualche minuto che stiamo scendendo comincio a preoccuparmi e chiedo un paio di volte (forse una di troppo a giudicare dal tono della risposta) a Magibest se siamo ancora in traccia. Comincio a pensare di aver sbagliato e di star sprecando quota su di una strada bianca.
Invece, per fortuna, arriviamo all’imbocco di un sentierino che risulta essere molto frequentato dai biker locali; in un sottobosco erboso si srotola a lunghi diagonali una traccia perfettamente pulita con tornati non troppo stretti e qualche appoggio su cui possiamo far correre le nostre bici.

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Ed anche per oggi ci siamo guadagnati la nostra birra

3° giorno: sabato
è l’ultimo giorno, quello del rientro, avendo davanti 5 ore di macchina per tornare a casa decido di non esagerare.
Estrapolo dal giro della TransVesubienne la discesa diretta da “la Grange de la Brasque” a Lantosque ma, per non rifare la salita del primo giorno, decido di prendere la sterrata che sale da Roquebillie.
La mattina si presenta con un cielo sereno e qualche nuvola, finalmente bel tempo (gli altri due giorni son sempre rimasti nuvolosi).
Zaino leggero e via, la salita è tutta pedalabile ma 1200 mt di dislivello sotto il sole me li sudo tutti.

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In cima ci fermiamo alla fonte del primo giorno, mentre ci cambiamo e mangiamo il cielo si copre e si mette a piovere.
Memori dei giorni prima dove aveva lasciato cadere solo poche gocce non ci preoccupiamo, invece oggi diventa un temporale.
Ed io ho lasciato tutto quello che è impermeabile in albergo…
va bè, oramai ci siamo ed è inutile lamentarsi (certo che fare la salita sotto il sole e la discesa sotto la pioggia…)
è una discesa molto bella in parte rovinata dalla pioggia, lunghi tratti di sottobosco o di rocce sono ancora perfetti, ma quando si incontrano le radici bagnate sembra di fare del ciclismo saponato.
Per un lungo tratto troviamo anche un grosso tubo dell’acqua seminterrato che corre lungo il sentiero. È lì che aspetta solo che ci appoggi la gomma per farti volare lungo e disteso.
È un sentiero molto vario, continuano ad alternarsi tratti flow, parti rocciose, tornanti nella terra, tratti che scendono nei torrenti, vecchi ciottolati.
Fatto asciutto sarebbe da sbavo, oggi richiede sempre molta attenzione e non ti concede divagazioni.
La discesa finisce con una scalinata ciottolata che sbuca esattamente in paese a pochi metri dalla birreria.
E allora ci concediamo il giusto premio per le nostre fatiche.

Dopo esserci rimessi in forze in birreria, con la giusta dose di commenti tecnici sulla discesa, paragoni con quelle dei giorni precedenti e qualche apprezzamento di troppo alle cameriere (siamo pur sempre 5 uomini in vacanza), scendiamo in albergo per levarci di dosso il fango della giornata e, con la tristezza nel cuore, prendiamo la via di casa.

Vista l’ora e grazie a Magibest ed al suo supercel ci fermiamo a Finale Ligure per una cena a base di pesce.
Spendiamo anche il bieco trucco della ricerca di un bancomat e poi di un caffè per fare una passeggiata sul lungo mare e rimandare ulteriormente il rientro a casa, ma poi, consci del nostre dovere, torniamo alle auto.
Sono successe molte altre cose, ma un po’ per non tediarvi oltre un po’ perché non tutto si può raccontare pubblicamente non ve le dirò.

Col senno di poi devo dire che:
aver fatto la bellissima discesa dal Brec d’Utelle il primo giorno ha un po’ svilito le altre due che invece sono altre due gran belle discese;
che in Francia non si mangia male come dicono e la birra è buona, tranne quella di fragole;
un gruppo ridotto di soli 5 membri si muove meglio e si organizza più facilmente, però produce anche meno cazzate. Credo che sia scientificamente provato che il numero di cazzate pronunciate da un gruppo di uomini in vacanza cresca con il quadrato dei partecipanti.
Quindi mi è mancato quel biker che riesce a fermarsi davanti ad un rustico in qualunque punto d’Europa e disquisire sulla qualità delle pietre utilizzate (e che risultano sempre essere di origine bergamasca…); o quel biker, noto tombeur de femme, che intrattiene noi che stiamo in coda al gruppo con domande filosofiche e passandoci pastiglioni miracolosi per combattere la fatica; o quell’altro tuttologo che “ce la sa” sempre e comunque; o quell’altro dispensatore di barzellette raccontate male; o quello dal noto intercalare lombardo in grado di contestare ogni gps presente nel gruppo, compreso il suo.

Quindi mettiamo via anche questa nei bei ricordi e pensiamo alla prossima