14/07/2018
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14/07/2018

Voglia di cime… Raggiungere una cima e partire in sella dalla stessa mi dà una doppia soddisfazione. E Michele Ferro (Spa) questa volta me ne propone ben 3, tutte a me sconosciute e una sembra inedita in bike. Come dire di no, il programma è di quelli che non vedi l’ora sia venerdì sera per inforcare il furgone e dirigersi verso le tanto amate dolomiti. Abbiamo nuovi aggeggini da provare: in preparazione al viaggio che faremo a Settembre in Nepal, Push Components ci ha fornito un paio di Hook a Bike, supporto per portare la bici a spalla: si, sono sicuro che stavolta ci tornerà davvero utile!

La prima cima è il Piz Lavarela. Dalla stupenda e bucolica piana di Lavarella ci aspetta una lunga traversata sull’altopiano, con bei tratti saliscendi in sella alternati a pezzi a spalla. Siamo rimasti solo noi e non c’è anima viva. La neve quest’anno è ancora ben presente a fine giugno e ci preoccupa un po’, ma partiamo da Forcella Medesc per questi 500metri secchi a spalla, cosa vuoi che sia. La salita è dura, spettacolare e con passaggini su roccia dove è necessario usare le mani.

Hook a Bike ci aiuta, niente da dire, anche se ogni tanto la bici picchia inaspettatamente contro la parete e bisogna stare sempre concentrati. La neve c’è ma i passaggi pericolosi sono soltanto un paio, ci è andata bene e faticosamente raggiungiamo la cima a quasi 3100m. Che posto magnifico! Una parete di roccia enorme sovrasta il Pralongià.

La discesa è una gran bella sorpresa. A tratti veloce, a tratti insidiosa, con quella sensazione di assoluta mancanza di grip che adoriamo. Ogni curva, ogni passaggio tecnico col brivido della bici che scappa. Superiamo ghiaioni, saltini di roccia, un bel laghetto. Stiamo volando verso la piana di Fanes, altro posto da sogno.

La salita ci ha rubato molto tempo e sono le 7: ci fermiamo a malga Fanes per una rapida cena. Digerendo ripartiamo, dobbiamo salire ancora un paio di ore verso il bivacco della pace dove si sfiorano ancora i 3000 metri, e dove passeremo la notte.

Accendiamo un piccolo fuoco: è bella questa sensazione di fresco in faccia in questo torrido fine settimana: accantoniamo le pochissime provviste per la colazione e guardiamo le stelle. Dietro di noi le tofane, siamo nel nostro angolo di paradiso!

La mattina arriva presto, alle 5 già c’è luce e ci alziamo quasi subito. Fa fresco e la vicina cima del monte Cavallo è li che ci aspetta. La seconda cima in programma è lei e si raggiunge abbastanza facilmente! Grazie per questa alba dalla vetta! Il sentiero è espostissimo e si procede a velocità ridotta, il fondo senza alcun grip non aiuta.

Restiamo sempre nella zona di sicurezza anche dove il sentiero inviterebbe a correre. Qualche tornante strettissimo ci avvicina all’inizio dell’enorme ghiaione che ci butta in Val Travenanzes.

Qui il sentiero si disperde, saranno più di 40 gradi di pendenza e ridiamo sotto i baffi: siamo qui proprio per questo! Dopo un inizio ripidissimo e estremamente sdrucciolevole, la via è dritta per dritta, cercando i filoni di ghiaia più morbida in cui la ruota affonda. Pura poesia, una sensazione di liberta unica. Scendiamo così per 700m dislivello surfando nella ghiaia.

A fine ghiaione mi ritrovo il cambio rotto. Siamo in Val Travenanzes, la più famosa valle delle dolomiti. Riusciamo a sistemare in qualche modo il cambio e procedo, purtroppo non posso più rilanciare fuori dalle curve per stare dietro a Michele.

Il giro prosegue verso Cortina, fa caldissimo e ci aspetta la dura salita verso Sennes. Siamo belli provati dalla giornata precedente e in modalità silenziosa affrontiamo le dure rampe che ci aspettano. Dalla Forcella di Sennes ci aspetta un altro bellissimo ghiaione, da dove parte una delle discese più belle delle dolomiti, ma non stavolta. Una deviazione bici a spalla ci porta verso l’ultima cima. Il Piz da Peres. Si spalla ancora e si avvicina la sera. Sono ormai le 7 e ci aspetta una discesa nuova per noi, molto tecnica e sdrucciolevole. Onestamente non proprio quello che vorremmo a questo punto del giro, ma l’ambiente è spettacolare, con guglie rocciose e ghiaia talmente fine che sembra sabbia.

Ogni svolta il paesaggio cambia, severo e molto esposto. Pian piano però la discesa, entrando nel bosco, diventa una bava di terra strettissima e super-flow: la velocità aumenta sempre più in un vortice di curve strette e alberi da schivare all’ultimo secondo. Siamo in fondo e si, gli alberi stavolta li abbiamo schivati tutti. Stremati ma soddisfatti da questo week end, torniamo a San Vigilio di Marebbe ricaricati di libertà e adrenalina!

Michele Ferro (FB/Instagram) e Dario Gnali (FB/Instagram)

Spa