Coronavirus: quale distanza mantenere in bici?

Coronavirus: quale distanza mantenere in bici?

Piergiorgio Sbrissa, 28/04/2020

Qual è la corretta distanza di sicurezza da mantenere in bici in tempi di coronavirus? A questa domanda hanno cercato di rispondere due équipe delle università  KU Leuven (Belgio) e TU Eindhoven (Paesi Bassi) in uno studio, per il quale hanno creato un modello in cui hanno simulato la traiettoria delle particelle di saliva espirate nell’aria durante lo sforzo fisico a diverse velocità.

Se l’ormai tipico distanziamento sociale di 1-2mt è considerato sicuro stando fermi in piedi in ambiente chiuso o persino all’aperto con debole vento, le cose cambiano radicalmente durante una corsa a piedi o in bici. Un colpo di tosse o uno starnuto possono vaporizzare saliva (goccioline del diametro di 40 mm — 200 mm)  e facilmente finire nella scia che ci si lascia dietro, andando a colpire e potenzialmente infettare chi ci segue, o contrario.

Grazie alle simulazioni contenute in questo studio, con diverse velocità e angoli diversi di posizionamento di due ciclisti (appaiati, uno dietro l’altro, uno dietro in diagonale) sono arrivati alla conclusione che la situazione peggiore sia con uno dietro l’altro, e che la distanza di sicurezza in bici dovrebbe essere di almeno 10mt se si pedala a bassa velocità (14,4km) e 20mt ad alta velocità (30km//h). Al crescere della velocità le particelle di saliva decadono più rapidamente, ma se si passa in una “nuvola” di particelle vaporizzate queste si possono attaccare ai vestiti e rappresentare una fonte di contagio per più tempo.

Lo studio è stato concepito simulando una situazione di corsa a piedi, e poi inferendo i risultati alle velocità del ciclismo, in particolare in una intervista che risponde a vari interrogativi sullo studio stesso e sui suoi limiti e pretese, che potete leggere qui (in inglese). In particolare si tratta di uno studio sulla simulazione aerodinamica delle particelle di saliva, senza pretese epidemiologiche/virologiche e quindi sui rischi infettivi.

Commenti

  1. Io vi dico come sto facendo, non credo sia la soluzione dal punto di vista sanitario migliore ma mi sembra un buon compromesso.
    Mi metto semplicemente i collarini leggeri. Quando incontro altre persone, se devo tossire o starnutire e sono ancora in ciclabile (si ciclabile perché in mio giro inizia da casa) lo tiro su fino al naso. Quando sono solo lo tengo basso, quando poi comincio a salire e diventa difficile incontrare altre persone lo levo e lo metto al polso, per rimetterlo a fine discesa.
    Una mascherina dietro la porto sempre comunque.

    Ripeto che sono consapevole che non sia la soluzione migliore ma non mi viene in mente altro, tenendo conto che per arrivare ai piedi del monte dove giro devo comunque fare una dozzina di km di ciclabile
  2. cbet:



    EDIT: ecco l'estratto del DPCM:
    obbligo di avere sempre con sé dispositivi di protezione delle vie respiratorie, con possibilità di prevederne l’obbligatorietà dell’utilizzo nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all’aperto a eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche dei luoghi o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi, e comunque con salvezza dei protocolli e delle linee guida anti-contagio previsti per le attività economiche, produttive, amministrative e sociali, nonché delle linee guida per il consumo di cibi e bevande, restando esclusi da detti obblighi:
    1) i soggetti che stanno svolgendo attività sportiva;
    Si ma quello di cui si discuteva precedentemente con @FeO è che, rispetto al DCPM di Aprile, è sparita la dizione “motoria”.
    View attachment

    Questo può voler dire niente ma anche l’intenzione di concedere la deroga solo agli atleti riconosciuti tali durante l’attività sportiva.
    Probabilmente verrà fatta chiarezza nei prossimi giorni.
  3. Quiabo:

    Coi mondiali tutti allenatori, con lo spread tutti economisti e con il coronavirus tutti dottori. Iniziamo col chiarire che il ciclista medio rischia molto di più di essere ospedalizzato perchè lo ha investito un veicolo che per causa del coronavirus, infatti l'immagine dell'automobilista che porta la mascherina da solo in auto ed intanto ha il cellulare all'orecchio (bastano 5 minuti ad osservare il traffico e potrete ammirare questi capolavori) già rende l'idea della condizione mentale dell'italiano medio. Poi dobbiamo essere consapevoli che screening con tamponi, obbligo di mascherine e distanziamento sociale non annullano la probabilità di contagio, l'unico modo per evitare il contagio è starsene da soli e lontano da tutto...infatti chi si trova in questo stato di paranoia invece di darsi alla delazione del prossimo dovrebbe preservare il suo stato di salute barricandosi in casa oppure andandosene a fare l'eremita in qualche posto sperduto, non come in primavera che vedevi gente che tutte le mattine andava a comprare un barattolo di fagioli alla coop e intanto malediva runners e bikers come fossero untori. Sul discorso dell'infettività degli asintomatici posso confermare che è realmente bassa e questo sia per il fatto di non tossire o starnutire, sia per la bassa carica virale trasmessa...anche un HIV+ (che prima avete menzionato) con bassa carica virale ha altrettanto bassa probabilità di trasmissione con rapporti a rischio. Un'ultima perla è quella che durante il lockdown si è fermata l'economia del paese ma sono rimaste aperte le tabaccherie, praticamente nell'enorme sforzo di rallentare il coronavirus (36mila morti con età media sopra 80 anni) ci siamo preoccupati di non intralciare il tabagismo (93mila morti l'anno con più del 25% di questi compreso tra i 35 ed i 65 anni di età).
    Purtroppo si è creata la convinzione che nel caso del covid bisogna individuare il responsabile, cioè l'untore o chi non ha impedito all'untore di trasmettere il virus. A partire dal Presidente del Consiglio, a scendere ai Governatori delle regioni, fino agli Amministratori locali ... e persino fino agli Amministratori di condominio, passando per i datori di lavoro.
    Questo causa un fenomeno di adozione generalizzata di mutande di ghisa; in cascata, tutti pensano: "ah beh ... se sono responsabile io ... allora decido io le regole !!!".

    Fino a che ciò determina delle regole a livello nazionale ha un senso, ma poi si scende per arrivare all'Amministratore di condominio che vieta di fermarsi sulle scale a parlare per regolamento.

    E si arriva alla situazione attuale in cui si fatica a trovare un centro per esami di medicina preventiva (è capitato a me !!!): in sostanza, per fare un esempio, uno può morire di quel che vuole e sono razzi suoi ... basta che non prenda il Covid, se no parte la caccia al responsabile. Ma non è che forse anche vendendo tabacco si hanno responsabilità? Sì, ma la morale comune non ne fa una colpa per nessuno !!!