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29/03/2012
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29/03/2012

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[Qui le puntate precedenti del nostro viaggio sardo] Cosa fa battere più forte il q-quore di un biker di un itinerario che comincia in montagna e termina in spiaggia? Difficile da dire.  Forse niente? Così oggi, dopo una dolce sveglia ad Olbia, ci siamo diretti verso San Teodoro, dove abbiamo incontrato Sardrock, alias Gian Matteo, la mente ed il corpo dietro Sardigna by bike. Gian Matteo offre dei tour guidati che portano dai bei boschi dell’entroterra dietro a San Teodoro fino al mare turchese della bellissima spiaggia che si trova presso il paese.

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Gianmatteo

Dato che il nostro local quotidiano non aveva tempo per accompagnarci in bici, ci ha dato le due tracce GPS degli itinerari (ne abbiamo fatti due dato che altrimenti non ci stancavamo abbastanza. Trovate le tracce qui e qui) che avremmo percorso e ci ha accompagnato con il suo furgone ad Usinavà, a quota 650 m., il punto di partenza del nostro giro.

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Qui è situata una base della forestale che si occupa di tenere puliti i sentieri e di proteggere l’oasi naturalistica della regione, dove negli anni 60 sono stati ripiantati i pini tipici della zona. Ed è così che inizia la pedalata, sotto una pioggia battente e temperature polari.

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Si comincia su uno sterratone in una magnifica pineta, prima in salita e poi in una veloce discesa piuttosto dissestata nella terra di nessuno.

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I forestali sono al lavoro, così ad un certo punto troviamo dei bei montagnoni di terra che aspettano uno schiacciasassi. Per ingannare l’attesa decidiamo di passarci su.

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Per fortuna non si sentono le parolacce di Muldox in foto.

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Imbocchiamo poi un sentiero che si snoda nella macchia per diversi chilometri. Un variegato saliscendi che ci porta anche a questo slickrock sotto delle bizzarre rocce di granito, prima di perdersi fra i cespugli pieni di spine che si avvicinano di sempre di più alle nostre gambe man mano che ci allontaniamo dalla casa della forestale.

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Pedaliamo e pedaliamo e pedaliamo, il mare pare sempre troppo lontano, anche perché fa un caldo notevole per essere fine marzo e sudiamo le famose sette camicie nei continui saliscendi su una sterrata dai numerosi guadi e la rara ombra degli alberi.

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Siamo nel pieno della fioritura, i profumi e i colori sono quelli che i turisti estivi neanche si sognano.

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Lo sceriffo comincia ad avere le allucinazioni, mi parla di patatine fritte, fiorentine al sangue e Cannonau. Per fortuna sulla strada troviamo qualcosa da mangiare.

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Il panorama si apre sempre di più e riusciamo a vedere la nostra meta della giornata, fra salite assolate e sterrati impietosi.

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Quando potremmo scendere tranquillamente a San Teodoro decidiamo di salire per una tagliafuoco malefica dalle pendenze sataniche, dove sudiamo le ultime gocce di sudore della giornata. Arrivati in cima troviamo Sardrock pacifico e beato stravaccato nell’erba mentre ci aspetta, pronto per la discesa fino in spiaggia. È così beato che neanche si accorge di avere bucato in salita con qualcuna delle spine da 3 cm che si trovano in questa parte del mondo…

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La discesa va giù che è un piacere, pur trattandosi di una sterrata e non di un agognato sentiero. Sardrock si fa perdonare con un bel singletrack in riva al mare.

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Ok, questa non è la foto di un singletrack, quello viene subito dopo…

Ma ancor di più si fa perdonare con l’ormai mitica ospitalità sarda, vale a dire pane carasau, Ichnusa, salame  e formaggio pecorino, uniti a delle sedie e un tavolino portati con il furgone in riva al mare. Grazie Gian Matteo!

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Per chi volesse rifare il giro: sardignabike.it. In totale sono 40 km e circa 1300 metri di dislivello in salita.

 

 

 

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