[First ride] Stoll T2, trail bike da 11.5 Kg

[First ride] Stoll T2, trail bike da 11.5 Kg

Marco Toniolo, 02/09/2020
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Marco Toniolo, 02/09/2020

Venerdì scorso Stoll aveva presentato le nuove bici T2 e M2, dove T sta per Trail e M per Marathon. Dallo stesso telaio, ma con linkage e sospensioni differenti, Stoll ha così rivisto rispettivamente la T1 e la M1, di cui avevo parlato molto bene al momento della loro uscita e dopo diversi mesi di test. Ricordo che Stoll è uno dei pochi marchi che produce in Europa, e precisamente presso Bike Ahead in Germania, da dove esce il telaio full carbon. La sede di Stoll si trova in Svizzera, nel cantone Sciaffusa.

Ieri Thomas (Stoll, ndr, il proprietario) è venuto a farci visita nella nostra sede ai piedi del Monte Bar, così ne abbiamo approfittato per fare la traversata di San Lucio e provare i nuovi mezzi.

Qui sopra vedete la T2 in taglia L che ho usato. Sulla nostra bilancia, senza pedali, ha segnato 11.5 kg. A prima vista il telaio sembra quasi indentico al precedente, ma Stoll ha lavorato molto sulla geometria e sulla sospensione. L’escursione è di 140mm all’anteriore e al posteriore.

La T2 è diventata più lunga, più aperta e con un angolo sella più verticale. Su quest’ultimo aspetto la cosa si nota di più sulla M2. Dopo averla provata, per me la taglia ideale sarebbe stata una M, perché ho trovato la L piuttosto lunga, malgrado uno stem di 50mm.

La sospensione posteriore è diventata più sensibile ai piccoli urti, cosa che ne ha aumentato la già ottima trazione in salita su sentieri tecnici.

Allo stesso tempo è ben progressiva da metà corsa in poi, evitando di andare a fine corsa sugli impatti di una certa entità. Effetto ottenuto grazie ad una nuova cinematica, qui sotto potete vedere anche il nuovo linkage. Il sistema di sospensione rimane un VPP.

La vecchia T1 aveva un carro non dei più rigidi, motivo per cui Stoll ha rivisto il fodero basso e l’intero carro, ora un pezzo unico in carbonio. La differenza si sente sui trail, perché tutta la bici è diventata più stabile sul veloce, infondendo maggior sicurezza quando il terreno diventa impegnativo. Unito alla sospensione più sensibile ai piccoli urti, si riesce a navigare con più sicurezza fra rocce e radici.

Ottime le ruote Duke con canale interno da 30mm all’anteriore e 27.5mm al posteriore, anche perché il loro profilo è piuttosto basso, evitando così che siano troppo rigide e di conseguenza scomode e faticose per braccia e polsi. La gommatura è generosa con Schwalbe Hans Dampf davanti e Nobby Nic dietro, entrambi da 2.35″.

Interessante è la scelta di montare il forcellino universale di SRAM, chiamato UDH (Universal Derailleur Hanger), perché lascia spazio residuo sulla cassetta, facendo presagire che le 13 velocità non siano poi così lontane.

Davanti troviamo una Rock Shox Pike Ultimate da 140mm di escursione che si abbina molto bene alla sospensione posteriore in quanto a sensibilità alle piccole asperità.

Sul campo

Una trail bike da 11.5 kg è una manna su una salita di 1000 metri di dislivello in un colpo con diverse rampe ripide, come quella che sale al Passo San Lucio. Si sale bene, non sperperando energie con escursioni enduristiche e relativi pesi. Abitutato come sono ad angoli sella ripidi, più intorno ai 76° che non ai 74.5° della T2, ero un po’ scettico sulle sue capacità di arrampicatrice sul tecnico, ma mi sono dovuto ricredere. Ho pedalato una rampa rocciosa della traversata (su sentiero) che uso come riferimento sia con la taglia L che con la M su cui girava Thomas, e mi sono trovato con un peso ben centrato sulla bici, senza dover lavorare troppo con il busto o spostarmi eccessivamente in punta di sella. Da notare che la lunghezza dei foderi bassa è la stessa della T1. La ruota anteriore sta bene attaccata al terreno, aiutando nella direzionalità sul ripido.

Ben pensata la scelta di far tarare l’ammortizzatore Rock Shox Deluxe di modo che, a levetta verso il “chiuso”, rimanga un po’ di gioco, infatti ho potuto usarlo in salita su sterrato con la compressione chiusa. Rock Shox offre ai costruttori la scelta fra diversi livelli di durezza del lock out, visto che non esiste una posizione intermedia (come su Fox) fra aperto e chiuso. Devo anche dire che, con ammortizzatore tutto aperto, il carro è neutrale in pedalata e non oscilla fastidiosamente.

Ho già citato la migliore trazione in salita grazie alla nuova cinematica, fattore che, insieme alla nuova geometria, ha indubbiamente migliorato di molto la trail bike di casa Stoll. In discesa la T2 è facile da girare e da pompare sugli ostacoli, anche grazie al suo peso piuma, e diventa un mezzo estremamente divertente e adatto alla maggior parte delle situazioni in cui ci si viene a trovare sui sentieri alpini. D’altronde una 29 pollici con 140mm d’escursione è di per sè una bici polivalente e che riesce a divertire in discesa anche a velocità sostenute.

A sx la T2, a destra la M2

Il movimento centrale è abbastanza basso, cosa che dà molta sicurezza in curva, d’altro canto sul tecnico in salita bisogna fare un po’ di attenzione a dove si mettono i pedali. L’apertura dell’angolo sterzo ha contribuito a dare stabilità a tutto l’insieme, senza andare a penalizzare la facilità di guida nello stretto.

Dopo una giornata di riding mi sento di dire che Stoll ha fatto un ottimo lavoro, migliorando la T1 senza stravolgerla, ma andando a toccare punti fondamentali come geometria e sospensione. Conoscendo la qualità del telaio, ho pochi dubbi sulle prestazioni di durata della T2, ma spero di poterlo raccontare di persona dopo un test a lungo termine.

M2

Qualche riga sulla M2, che vedete in foto qui sotto. Con 120mm di escursione anteriore e posteriore è una marathon bike o, se preferite (lo so che lo preferite) una downcountry dal peso di 10.4kg senza pedali. Un razzo in salita ed un razzo in discesa, che però sullo scassato della parte finale del giro di ieri mostra i suoi limiti, come è giusto che sia rispetto ad una trail bike da 140mm di escursione.

Belle le ruote Newmen in carbonio, dal peso totale di soli 1350 grammi, e con profilo basso.

Anche questa Stoll è montata con il nuovo reggisella Yep Uptimizer 3.0, svizzero anch’esso. Non per niente anche Andrea Chiesa era in giro con noi ieri.

I montaggi che vedete in foto sono custom, come tutti i montaggi che offre Stoll. Una delle particolarità di questo marchio, infatti, è la personalizzazione della bici a seconda delle preferenze del rider.

Sul loro sito trovate tutte le informazioni e i prezzi.

 

Commenti

  1. Molto bella, è esattamente il tipo di bici che piace a me.

    Mi conforta vedere da un produttore di assoluto livello che alcune scelte che ho fatto per la mia trail non sono campate in aria
    Certo che un Kg abbondante in meno è tanta roba