Il vicepresidente di Specialized: ci vorrà più di un anno per tornare alla normalità delle consegne

Il vicepresidente di Specialized: ci vorrà più di un anno per tornare alla normalità delle consegne

Marco Toniolo, 28/03/2021

Nell’ambito della fiera online di Taipei, Robert Margevicius, il vicepresidente di Specialized, è intervenuto in merito ai ritardi nelle consegne di bici e componentistica. Prevede che ci vorrà più di un anno per tornare ai normali tempi di consegna, che di solito si aggirano sui 30-45 giorni ed ora sono sui 300-400, in particolare per le sospensioni, ruote e punti di contatto.

Questo perché il mercato della bici è letteralmente esploso a causa del coronavirus, svuotando i magazzini e con clienti che vogliono i prodotti subito. Essendo poco restii ad aspettare, un prodotto non disponibile ha come conseguenza una vendita mancata, e non una vendita procrastinata. D’altronde la gente vuole uscire a fare sport adesso, perché non ha altre alternative a causa dei vari lockdown.

Una soluzione sarebbe quella di aumentare la capacità produttiva, ma le aziende sono molto caute in questo ambito perché temono che, una volta che le fabbriche saranno operative, il boom sarà anche passato. Margevicius prevede che entro il 2030 la crescita del mercato bici si attesterà attorno al 43%, motivo per cui sarà comunque necessario ampliare la produzione, ma al momento sembra di trovarsi di fronte a due posizioni opposte fra committenti (brand occidentali) e produttori (fabbriche orientali), questi ultimi poco propensi al rischio.

La ciliegina sulla torta su questa situazione è poi il blocco del canale di Suez.

Qui potete trovare il suo intervento integrale.

 

Commenti

  1. le scende che ho visto ieri erano assurde! picnic, gente a prendere il sole in gruppo... boh !

    e la cosa ancora piu assurda che c'era la guardia forestale hahah


    si comunque non ne usciremo mai!

    forse meglio aprire tutto, senza multe e controlli non ha senso tenere queste limitazioni !
  2. pk71:

    Ma mica tanto per i negozi che mi dispiace veder chiudere, il fatto è che penso che tutte queste rincorse a dare e interpretare numeri sempre al rialzo siano strumentali al fatto di far credere che chi, in questo caso, non abbia intenzione di comprare, resti indietro, è come in una frenesia alimentare, bada che io non ne sono immune ci mancherebbe altro, è solo che non capisco chi crede che un mercato debba sempre e solo crescere.
    Ho scritto male, grazie per avermelo fatto notare: ovviamente non ce l'ho certo con i negozianti, anzi!
  3. federic000:

    perché non sono tutti esperti come te che sei qui a commentare le dinamiche del mercato, c'è tanta gente come me che va a comprare bici per le sue bambine e crede di aver comprato una bici made in italy e crede che così aiuta le persone etc etc e invece non è vero niente, quel negoziante ha messo solo un adesivo sopra delle bici fatte a wuhan e ha guadagnato 100 euro così facendo, zero sforzo e zero indotto locale.
    Non so davvero quante persone comprano Made in Italy, o lo cercano, per i propri figli. I bambini crescono veloci, il grosso delle famiglie con figli non sono quelle che hanno stipendi medio alti, e la logica è quindi comprare cose che si sa che dureranno poco più per necessità che per obsolescenza. La soluzione la conosciamo tutti: Decathlon. Sorprendentemente, compri una Decathlon che non sia in composito e scopri che il telaio è saldato in Piemonte. Hai speso poco e hai comprato qualcosa che è più Made in Italy di tante altre Made in Italy che di questo hanno solo il bollino, perché verniciate e rifinite in Italia, ma con telaio fatto in Taiwan. Se è un discorso di geografia le cose stanno così, sulla qualità del prodotto sappiamo che le cose prendono una piega diversa. L'Oriente produce ciò che gli chiedi. Paghi per il livello di qualità che vuoi ottenere.