Le pagelle della stagione di DH 2019

Le pagelle della stagione di DH 2019

Francesco Mazza, 10/09/2019
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Francesco Mazza, 10/09/2019

 

Dopo la tappa finale di UCI DH World Cup di Snowshoe del weekend appena trascorso, è giunto il momento di fare il bilancio di questa emozionante e mai banale stagione di gare 2019, che ha avuto diversi protagonisti che si sono sfidati in una battaglia incredibilmente avvincente fino all’ultima gara.

Loïc Bruni:  10

En plein per l’atleta francese, già ritenuto da molti l’erede di Nico Vouilloz, che ha conquistato nel 2019 il suo quarto titolo iridato, il terzo consecutivo, e la sua prima vittoria di circuito di World Cup. Professionalità, tecnica, prestanza atletica e carisma fanno di SuperBruni un atleta incredibilmente completo che riesce a farsi apprezzare da tutti gli appassionati di DH. Il suo non è un dominio assoluto, come quello di altri atleti in passato che mostravano un livello nettamente superiore agli avversari, bensì un successo costruito con impegno e determinazione a fronte di una concorrenza più che agguerrita e competitiva.

Amaury Pierron:  9

…e parlando di concorrenza agguerrita, il primo a cui viene da pensare è proprio il connazionale Amaury Pierron, vincitore della World Cup 2018, giovane e potente talento francese che si è imposto come uno dei rider di riferimento non solo per i suoi risultati eccellenti ma anche per la guida spettacolare ed esaltante. Spesso non riesce a nascondere la delusione quando non ottiene il gradino più alto del podio… ma a 23 anni ha ancora molte stagioni di successi davanti a sé, ed è decisamente sulla strada giusta per collezionarne parecchi.

Troy Brosnan:  8.5

A Troy Brosnan va senza dubbio il plauso per la maggiore costanza di risultati, anche nella stagione 2019. Il campione australiano, campione anche di simpatia e disponibilità e probabilmente uno dei rider più affabili del circus della DH, anche quest’anno ha inanellato una serie di secondi o terzi posti per 6 eventi su 8, conquistanto il terzo posto di circuito pur senza aver mai vinto una gara e sfiorando la maglia iridata a Mont-Sainte-Anne. E in fin dei conti, di vincere una gara, se lo sarebbe proprio meritato in questa spettacolare stagione 2019.

Danny Hart:  8.5

Ha vinto sabato a Snowshoe la sua prima World Cup del 2019, passando quasi in secondo piano considerando i festeggiamenti per la vittoria di circuito di Bruni. In Val di Sole lo ha rallentato una foratura mentre era in testa, chiudendo quinto. Nel 2019 è sempre stato tra i favoriti e ha dimostrato consistenza e consapevolezza delle sue capacità, non solo sul fango, ma in condizioni e tipologie di tracciati differenti, come se in questa stagione avesse ulteriormente affinato la sua completezza atletica.

Greg Minnaar:  8

37 anni e non sentirli! Il veterano della DH non corre solo per passione ma corre ancora per vincere, anche se l’età media dei top rider si è decisamente abbassata rispetto a qualche anno fa, tuttavia il sudafricano ha collezionato due secondi posti, regalando come sempre emozioni con il suo flow pulito e impeccabile. Non mi meraviglierei di vederlo ancora svettare sul primo gradino del podio nel 2020.

Laurie Greenland:  8

Vederlo vincere in Val di Sole è stato a dir poco emozionante, con la sua guida irruenta e aggressiva sul tracciato più temibile del circuito. Greenland ha un talento veramente unico, che dovrebbe riuscire a mettere a frutto più spesso. Manca purtroppo di costanza ma il ragazzo ha un potenziale enorme e sembra che finalmente stia saltando fuori… e sicuramente arriverà carico e determinato alla prossima stagione.

Johannes Von Klebelsberg:  8

Il pilota altoatesino si è distinto per i suoi risultati in World Cup pur correndo come privateer, nel tempo libero dal lavoro ed esclusivamente con i suoi mezzi economici. Si è ritagliato inoltre una discreta notorietà grazie ai jeans con cui ha corso tutte le gare a cui ha partecipato, che gli sono valsi il soprannome di “Denim Destroyer”, con il quale è ormai riconosciuto in tutto il mondo della DH. Ha riportato il tricolore in top 20 dando nuovamente fiducia e credibilità agli alteti italiani, aiutato in questo da un altro atleta nostrano, Davide Palazzari, che ha avuto una crescita enorme nel 2019 ottenendo piazzamenti a ridosso della top 20, oltre al già noto Loris Revelli, piuttosto sfortunato in questa stagione ma sempre pronto a dimostrare il suo talento.

Loris Vergier:  7

Da un atleta del suo talento ci si aspetterebbe molto di più. Decisamente ha stile, tanto stile, ma non basta. Ha tecnica da vendere, probabilmente anche più di altri rider con i quali compete, ma non riesce più a concretizzare come nelle scorse stagioni. Peccato perché quando è in bolla non ce n’è per nessuno, ma pare che Loris Vergier faccia sempre più fatica a trovare il suo equilibrio tra le fettucce.

Aaron Gwin:  5

Proseguendo sul discorso del non riuscire a concretizzare, come non citare Aaron Gwin? Dopo l’ennesimo cambio di team, nel quale il campione statunitense si è lanciato con le proprie risorse per potersi autogestire affinché ogni cosa fosse fatta secondo la sua precisa visione, i risultati non sono più arrivati. Gwin imputa la stagione opaca a un problema alla spalla che non gli ha consentito di correre al 100% delle sue possibilità. Per questo motivo a metà stagione circa, non essendo più in corsa per vincere la World Cup, ha scelto di non correre affatto, programmando il rientro in occasione dei mondiali, dove comunque ha concluso 12°. Una scelta che evidenzia il suo approccio molto professionale, si potrebbe dire troppo professionale, tanto da mettere in secondo piano la passione per le corse.

Marine Cabirou:  9

Parliamo di donne e parliamo del talento emergente della categoria femminile, la francese Marine Cabirou. Già campionessa del mondo Junior, tra il 2018 e il 2019 ha compiuto una crescita tecnica e atletica davvero ammirevole e, complice una buona iniezione di fiducia in sé stessa che solo una vittoria (due a dire il vero) può dare, ora sembra pronta a competere con le top rider della categoria, attualmente assenti per infortunio. Ha sfiorato la vittoria di circuito, impensierendo Tracey Hannah a soli 30 punti di distacco.

Veronika Widmann: 8

Che crescita la nostra azzurra! Sarà merito degli allenamenti insieme al suo compagno di team e nella vita, sarà merito di una maggiore concentrazione o di un ulteriore miglioramento tecnico, sarà la somma di tutte queste cose, sta di fatto che Veronika nel 2019 è salita con assiduità sul podio, con distacchi sempre più ridotti dal miglior tempo di giornata, chiudendo infine al terzo posto in classifica generale. Niente male!

Tracey Hannah:  7

Stagione d’oro per Tracey Hannah, che è finalmente salita sul gradino più alto del podio in World Cup, vincendo anche la classifica generale. Un successo tuttavia dal retrogusto amaro. Nonostante l’assenza per infortunio di tutte le top rider, la campionessa australiana non ha comunque dominato la categoria, trovandosi spesso in difficoltà con la pressione della giovane Cabirou e con qualche errore di troppo in pista. Si è lasciata sfuggire anche l’occasione di vestire la maglia iridata, soffiatale da Myriam Nicole alla sua prima gara del 2019, mentre ha corso la finale di Snowshoe in modo ultra conservativo, chiudendo al quinto posto, pensando solo alla manciata di punti necessari per mantenere il distacco dalla Cabirou per la vittoria di circuito. Avremmo visto più volentieri una finale combattuta anche in pista e non solo sulla carta.

La selezione dei tracciati della stagione 2019:  9

Uno dopo l’altro, in un mix di velocità, sezioni tecniche e impestate di rocce e radici, salti enormi, tratti tortuosi e passaggi da mandibola a terra, i tracciati di questa stagione 2019 hanno indubbiamente appagato gli appassionati. Bisogna ammettere che in questa stagione la scelta delle location e soprattutto dei tracciati è stata eccellente, all’insegna della DH vera, della completezza tecnica e atletica. Sembrano lontani quegli anni in cui gli atleti si lamentavano di almeno uno dei percorsi di ogni stagione e da casa ci si annoiava davanti al monitor guardando piste piatte e simili ad autostrade. Vogliamo parlare poi dell’affluenza massiccia di pubblico che le gare di World Cup portano sulle piste? Lo spettacolo della DH!

La serie di infortuni della categoria donne:  4

La stagione della categoria donne è stata ugualmente emozionante e combattuta, ma non si può negare che sia stata inficiata pesantemente da una serie di infortuni che ha decimato la lista delle partenti, mettendo fuori gioco le atlete più forti: prima Myriam Nicole e poi Tahnée Seagrave, entrambe rientrate solo di recente, successivamente Rachel Atherton e infine l’outsider Nina Hoffmann. Che sfiga nera!

I soccorsi per Brook Macdonald a MSA:  3

E a proposito di infortuni… imbarazzante, anzi inconcepibile che un atleta durante una competizione debba attendere quasi 5 ore sdraiato al suolo per essere trasportato verso un ospedale, soprattutto se l’atleta in questione ha subìto un forte trauma spinale con problemi di sensibilità agli arti inferiori, peggio ancora se ciò accade durante un evento della caratura di un mondiale di MTB. Fortunatamente sembra che tutto si stia risolvendo per il meglio per Brook, al quale ora serve una lunga riabilitazione e tanto sostegno emotivo per tornare alle gare più forte di prima. Forza Bulldog!