Peste suina in Liguria e Piemonte: conseguenze per la MTB

Peste suina in Liguria e Piemonte: conseguenze per la MTB

Marco Toniolo, 14/01/2022

La peste suina africana fa capolino anche in alcune regioni italiane. Il sito del Ministero della Salute descrive l’epidemia come segue:

Dal 2014 un’importante epidemia di Peste Suina Africana sta interessando alcuni Paesi dell’Est Europa. La malattia è attualmente diffusa in Polonia, Germania, Estonia, Lettonia, Slovacchia, Grecia, Lituania, Romania, Ungheria, Bulgaria: ad oggi sono stati registrati migliaia di focolai negli allevamenti di suini domestici e nei cinghiali selvatici.

La peste suina africana non si trasmette all’uomo ma è letale per i suini che ne sono colpiti, ed è altamente trasmissibile, mettendo a rischio gli allevamenti dei maiali.

In Italia

Fino al rilevamento del virus nella carcassa rinvenuta in Piemonte, in Italia la malattia era presente unicamente in Sardegna dal 1978. Il numero di focolai di malattia in Sardegna è sempre stato estremamente variabile nel corso degli anni, con l’avvicendarsi di ondate epidemiche critiche intervallate da periodi di apparente silenzio epidemiologico.

Il 7 gennaio 2022 il Centro di referenza nazionale per le pesti suine dell’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Umbria e delle Marche ha confermato la presenza di un caso di PSA in una carcassa di cinghiale rinvenuta nel Comune di Ovada, in Provincia di Alessandria (Piemonte).

L’IZSPLV ha individuato altri due casi di peste suina africana: a Franconalto nell’alessandrino e a Isola del Cantone in provincia di Genova. A inizio della prossima settimana è attesa la conferma dal CEREP.

Sulla base dell’indagine epidemiologica, il Ministero della Salute, unitamente al Gruppo degli esperti, ha immediatamente definito una zona infetta tra Piemonte e Liguria, comprendente diversi comuni della provincia di Alessandria, di Genova e di Savona, nella quale è stata vietata qualsiasi attività agro-forestale e quindi l’accesso del pubblico, anche tenuto conto che la malattia è trasmissibile attraverso le movimentazioni di animali,  persone, veicoli e materiali contaminati (tra cui rifiuti di cucina, scarpe o vestiti, attrezzi zootecnici ecc.).

Il Piano di Sorveglianza nazionale già in vigore, continuerà ad essere applicato nelle aree del Paese al momento non interessate dalla malattia.

La zona colpita al 14.01.2022

La lista dei comuni al 14.01.2022

Cosa significa questo per i mountain biker?

Leggere update nel prossimo paragrafo.

Al momento non esiste un espresso divieto di girare in mountain bike nei comuni interessati, anche se probabilmente è da intendersi tale la frase “è stata vietata qualsiasi attività agro-forestale e quindi l’accesso del pubblico“.

Sul sito del Ministero non si trova la lista dei comuni, per ora, ma possiamo rifarci a questa lista di divieti di caccia. Si tratta dunque di ATC Genova 1 PonenteATC Genova 2 LevanteATC Savona 1ATC Alessandria 3 e ATC Alessandria 4.

UPDATE

L’ordinanza è stata pubblicata ieri sera.

Arriva il divieto di ogni attività venatoria salvo la caccia selettiva al cinghiale nella zona stabilita come infetta da Peste suina Africana, 114 Comuni di cui 78 in Piemonte e 36 in Liguria, dopo i casi recentemente riscontrati in un esemplare di ungulato nel comune di Ovada (Alessandria) oltre che in due carcasse di cinghiale nel comune di Fraconalto (Alessandria) e in quello di Isola del Cantone (Genova).

È quanto dispone l’ordinanza congiunta emanata stasera dai ministri della Salute Roberto Speranza e delle Politiche agricole Stefano Patuanelli.

La caccia di selezione al cinghiale, precisa il provvedimento, è ammessa come strumento per ridurre la popolazione in eccesso e rafforzare la rete di monitoraggio sulla presenza del virus. Mentre nell’area sono altresì vietate la raccolta dei funghi e tartufi, la pesca, il trekking, il mountain bike e le altre attività di interazione diretta o indiretta coi cinghiali infetti. “L’ordinanza – si sottolinea – consente alle attività produttive di continuare a lavorare in sicurezza, fornendo rassicurazioni in merito al nostro export”. L’ordinanza produce effetti dalla data di adozione e le disposizioni sono efficaci per 6 mesi a decorrere da tale data.

 

 

Commenti

  1. NenaGT89:

    Ho letto la posizione del parco del Beigua.
    Tutto vero quel che dice, che serve un controllo attivo e dinamico sugli allevamenti, che gli enti preposti sono molto in difficoltà ed estremamente sotto organico (ahimé, lo posso confermare in prima persona).
    Però.
    C'è un però.
    Al di là del "benaltrismo" (stavolta non detto in maniera negativa, che come ho scritto sopra, condivido pure), quale è la proposta che hanno come ente parco come monitoraggio dentro al loro territorio?
    Un conto è guardare nel recinto degli altri e sentenziare su quello, un altro è proporre qualcosa che il proprio orticello lo riguarda.
    @BOGIA NEN io l'ho letto, le mie considerazioni sono qui sopra...
  2. ottomilainsu:

    A suo tempo in Sardegna hanno vietato di andare in giro?
    Tra l'altro sono consentite le attività boschive forestali ma non quelle turistiche, come se ci fosse qualche differenza nella eventuale preferenza di veicolo/scarpa per la trasmissione del virus.
    Prova solo a immginare se un provvedimento del genere dovesse riguardare il Trentino-Alto Adige in estate...
    Quando scoppiò io non ero neanche nato quindi non saprei dirti che divieti misero all’inizio, comunque ora nella zona interessata da un focolaio mettono limitazioni a molte attività come anche il pascolo e la caccia. In Spagna e Portogallo è stata completamente debellata proprio mettendo limiti ben precisi ai pascoli e all’attività venatoria
  3. Gianz:

    Mauro: è questo quello che mi lascia perplesso... Non so se ci siano altre normative messe in atto nel medesimo istante, riguardanti gli allevatori. Sono convinto, di mio, a sensazione, chiamala come vuoi, che il problema sia partito proprio dall'allevatore per niente attento, piuttosto che da escursionisti e bikers. Oddio, magari uno è escursionista e biker e pure allevatore, ha girato in bici in zona con il virus presente e poi, vestito da bici e con la bici è entrato dai maiali, mai si sa, ma si sembra veramente una casisticarisicata. Si, vero, escursionisti e biker possono contribire alla dispersione delle mandrie, dei singoli capi, ma questo capita anche in tutta una serie di episodi non previsti dalla normativa, che esulano da escursionismo e biciclette. Che so: auto, strade, rumore, gente che dà da mangiare ai cinghiali, gente che butta i rifiuti in giro, gli stessi cacciatori che escono con i cani.

    Insomma: al solito è un problema molto complesso, e la soluzione messa in pratica mi sembra il classico cancello al recinto, ma con i buoi già scappati da tempo. Non metto in dubbio siano stati interpellati esperti e professionisti, e che la soluzione non sia stata presa a cuor leggero, però continuo a pensare che siano altre le strategie, prima tra tutti un ferreo controllo sugli allevamenti, soprattutto quelli con animali allo stato semi brado.
    più che altro escursionisti e biker rischiano di portare materiale contaminato in giro.
    non so come sia cominciata sta cosa, ne ho sentito parlare oggi su Facebook dove c'erano dei ciclisti indinniati e sono venuto a leggere com'era la situazione qua...