[Test] Alutech Fanes

[Test] Alutech Fanes

15/05/2012
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15/05/2012

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Alutech è un produttore tedesco che viene da Ascheffel, ultimo lembo di Germania prima del confine con la Danimarca. Nonostante da quelle parti il territorio sia tutt’altro che montuoso, il catalogo Alutech è abbastanza sbilanciato verso il lato gravity, con una gamma che parte dall’all mountain ed arriva alla DH. In questo test ci occuperemo della Fanes Enduro, full disponibile anche come solo frame la cui escursione posteriore può essere impostata a 160 mm, 165 mm oppure 170 mm ed il cui interasse può essere regolato entro un range di 12.5 mm.  Le possibilità di personalizzazione della Fanes non si fermano però al discorso geometrie, per quanto sia il più rilevante dal punto di vista pratico. Sono infatti disponibili diversi tipi di verniciature, compresa un “effetto velluto” di gusto decisamente teutonico che abbiamo avuto modo di toccare con mano al Bike Festival di Riva e che, ad essere sinceri, ci ha lasciati fra il perplesso ed il divertito (immaginate un telaio coperto da una fitta e corta peluria…). Opzioni disponibili, montaggi e costi li trovate sul sito di Alutech.it, il distributore italiano grazie al quale abbiamo avuto la bici in test. La versione da noi provata è disponibile al pubblico in numero molto limitato, trattandosi della V2 montata con sospensioni Fox anzichè Rock Shox come in configurazione standard.

 

Analisi statica

La Fanes Enduro, nonostante adotti un classico giunto Horst tanto caro ai produttori tedeschi,  ha un’estetica originale grazie al posizionamento insolito della biella di rinvio dell’ammortizzatore. Per lo stesso motivo i foderi del carro formano un angolo piuttosto chiuso, soluzione che potrebbe far temere una scarsa rigidità del carro.  In realtà la Fanes  non pecca affatto da quel punto di vista, segno che un opportuno dimensionamento ha sopperito a questa condizione di per sè sfavorevole. L’attenzione posta nei confronti della rigidità e della solidità emerge anche osservando la zona tubo sterzo, dove dei fazzoletti di rinforzo rendono il telaio particolarmente massiccio.

  

 

Come anticipato, la Fanes Enduro permette un’ampia personalizzazione delle geometrie. L’ammo può infatti essere fissato alla biella in tre diverse posizioni alle quali corrispondono le seguente combinazioni di travel e quote geometriche (valori da noi rilevati con coperture da 2.35″ ant. – 2.25″ post.):

_pos.1) 170 mm travel / angolo sterzo 66.5° / altezza mov. centr. 345 mm

_pos.2) 160 mm / altre quote come pos.1

_pos.3) 165 mm / angolo sterzo 67.5° / altezza mov. centr. 356 mm

La regolazione avviene in modo piuttosto semplice e veloce: si svita il bullone che fissa l’ammo liberando quest’ultimo, si estraggono le due piastrine triangolari, le si riposiziona come desiderato, si reinserisce il bullone ed il gioco è fatto. Sulla bici arrivata per il test le piastrine erano montate al contrario (la destra sul lato sinistro e viceversa), con il risultato che impostando la posizione 1 si otteneva in realtà la configurazione geometrica della posizione 3.

La regolazione della lunghezza del carro, impostabile senza soluzione di continuità fra 425 mm e 438 mm, è invece leggermente più laboriosa pur non richiedendo particolari abilità meccaniche. Da notare che, per quanto riguarda la ruota posteriore, la Fanes può adottare i seguenti standard : QR5/QR10/p.p.10×135 mm, p.p.12×135 mm.

  

 

Se l’attenzione posta a livello di soluzioni geometriche è massima, alcuni particolari non ci hanno invece convinti. Ci riferiamo ad esempio ai perni di fissaggio dell’ammo ed alla bielletta di rinvio, entrambi piuttosto “grezzi”, ma anche a dettagli il cui impatto non è solamente estetico. Il tendicatena ad esempio, minimale e funzionale ma incomprensibilmente fissato alla guaina del cambio posteriore, oltretutto con una sola fascetta  (che infatti si spezzerà durante una discesa). Tale soluzione, oltre che peccare in quanto a solidità, è causa di curvature anomale al cavo con il risultato che il comando si indurisce e la cambiata ne perde in precisione. I foderi del carro sono inoltre privi di protezione contro gli urti della catena. Protezione che sarebbe utile anche sul fodero superiore, dato che la catena vi passa vicinissima quando posizionata sui pignoni più piccoli. Abbiamo ovviato proteggendolo con del nastro americano.

     

 

Passando al montaggio, quello della Fanes ci è parso adeguato alla tipologia di bici. Fanno eccezione le coperture un po’ fragili e la rapportatura scelta, dato che la doppia 26/39 in abbinamento al pacco pignoni 11-32 è troppo impegnativa per un utilizzatore “medio” (e non è uno scherzo neppure per chi è ben allenato). Per il resto vale la pena segnalare un paio di componenti di casa Alutech, vale a dire i mozzi e la piega. Quest’ultima di larghezza adeguata ma dalla forma un po’ particolare, anche se una volta in sella ci siamo trovati bene. Con la bici ci sono stati forniti anche degli ottimi flat marcati Alutech, sottili, ampi e dal peso di soli 289 g la coppia!

     

 

In sella si sta raccolti (o distesi) il giusto e, anche grazie alla piega da 760 mm, la posizione è quella che è lecito  attendersi su una bici di questo tipo. Non resta che partire…

 

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Salita

Il carro della Fanes si comporta bene in pedalata, restando sufficientemente fermo anche a Propedal aperto. Propedal che comunque c’è e che quindi vale la pena utlizzare calibrandone opportunamente l’intensità in base al tipo di fondo. Il peso contenuto della bici (14.230 g) è un altro fattore che facilita la vita, così come la scorrevolezza delle Ardent da 2.25″, particolarmente apprezzabile sui fondi molto compatti o sulle salite asfaltate. Angolo sella sufficientemente verticale e forcella abbassabile tolgono ogni preoccupazione di assetto anche sul ripido, ma quando la pendenza è veramente elevata e la salita lunga si finisce col desiderare qualcosa di più agile del 26-32. La Fanes Enduro si è comportata sorprendentemente bene anche sulle salite più tecniche, dove scegliendo il setting 3 (angolo sterzo di 67.5° e mov centrale più alto) regge tranquillamente il passo di molte all mountain da 150 mm di travel anteriore e posteriore.

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Discesa

A prescindere dalla configurazione geometrica impostata, il carro della Fanes lavora in modo molto equilibrato: è sensibile,  sfrutta bene il travel disponibile ed al contempo offre una di resistenza al finecorsa adeguata per una bici di questo genere. Giocando con escursione, angolo sterzo e lunghezza del chainstay, si può poi privilegiare reattività e “giocosità” piuttosto che la stabilità. Già questo sarebbe sufficiente a soddisfare la stragrande maggioranza dei palati, ma la Fanes va oltre rispondendo bene anche nei rilanci. Vogliamo proprio fare i pignoli? Mezzo grado in meno di angolo sterzo non avrebbe guastato, dato che i 67.5° della posizione 3, per quanto apprezzabili sulle salite più tecniche, sono un valore piuttosto elevato in rapporto al potenziale discesistico di questa bici. Diciamo che poter scegliere fra 66° e 67° (o addirittura fra 65.5° e 66.5°) ci sarebbe parso più utile e soddisferebbe anche chi ama le geometrie più distese, forse gli unici che di fronte alla Fanes Enduro potrebbero ancora nutrire qualche scetticismo.

I freni Avid Elixir sono potenti al punto giusto ed affidabili, mentre le Maxxis Ardent da 2.25″ scorrono veloci ma all’anteriore richiedono un po’ di attenzione sui fondi poco consistenti. La versione montata sulla bici in test non era inoltre delle più solide (circa 650 g), tanto che la posteriore ha avuto una brutta esperienza con le rocce sarde (piccolo squarcio).

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Conclusioni

Talvolta capita di ricevere in test delle bici che dispiace dover restituire, e la Fanes Enduro è una di quelle. Oltre a non aver manifestato punti deboli degni di nota, le geometrie variabili permettono di “giocare” con le diverse configurazioni alla ricerca del comportamento che più soddisfa le proprie esigenze. Peccato che la rapportatura troppo penalizzante sul fronte della pedalabilità non ci abbia permesso di apprezzarla appieno nelle uscite con salite lunghe ed impegnative.

 

Inconvenienti registrati nel corso del test

_Il tendicatena si è staccato dalla guaina a cui era fissato. Dopo averlo fissato con un paio di fascette supplementari anche al fodero inferiore del carro, il problema non si è più presentato.

 

Pesi e dati geometrici rilevati

Interasse:  1172 mm – 1185 mm (min-max in pos.1)

Lunghezza carro: 425 mm – 438 mm

Angolo sterzo: 66.5° (pos.1)/67.5° (pos.3)

Corsa anteriore:  160 mm – 120 mm

Corsa posteriore: 160 mm – 170 mm (valori dichiarati)

Corsa/interasse ammortizzatore: 63 mm/216 mm

Altezza movimento centrale con coperture Kenda Excavator 2.35″ ant/Maxxis Ardent 2.25″ post:  345 mm pos.1/356 mm pos.3

Affondamento sella (quanti mm il reggi può essere inserito nel tubo sella): 350 mm

Peso versione in test senza pedali tg. L:  14.230 kg (peso pedali Alutech: 289 g)

Peso ruota ant completa*:  1980 g

Peso ruota post completa*:  2190 g

* = ruota in ordine di marcia, quindi incluse coperture, dischi e pacco pignoni. Sono esclusi i perni di fissaggio.

 

Montaggio:

telaio: Alutech Fanes Enduro
ammortizzatore: FOX FLOAT RP23 Adaptive Logic Boost Valve
forcella: FOX 36 Talas 160 FIT RLC – Kashima Coat
serie sterzo: Acros
cambio: Sram X.9 2×10 – med. cage
manettino cambio: Sram X.9
freni: Avid Elixir 9 – 200/180 mm
guarnitura: Sram X.9 2.2 / 39-26
cassetta: Sram PG 1070 11-32
mov. centr.: Truvativ GXP
ruote: mozzi Alutech, raggi DTSwiss Competition, cerchi NoTubes Flow
manubrio: Alutech 760mm
reggisella: ROCK SHOX Reverb
copertoni: Maxxis Ardent 26×2,25“

 

Prezzo: 4299 Euro

www.alutech-cycles.com

www.alutech.it