[Test] Canyon Lux SLX 9.0 Pro Race

[Test] Canyon Lux SLX 9.0 Pro Race

Andrea Sicilia, 25/10/2018
Whatsapp
Andrea Sicilia, 25/10/2018

Vi abbiamo presentato alcuni mesi orsono la nuova Canyon Lux, la nuova full da cross country di Canyon. Abbiamo ora testato la versione CF SLX 9.0 Pro Race, che si posiziona subito dietro al top di gamma CF SLX 9.0 Race Team.

Dettagli

Materiale telaio: carbonio
Formato ruote: 29”
Geometrie variabili: no
Corsa ant/post: 100/100mm
Mozzo posteriore: 148×12
Mozzo anteriore: 110×15
Interasse ammortizzatore: 210x55mm
Trasmissione: 1×12 (34t / 10-50)
Attacco per deragliatore: no
Attacco portaborraccia: 2
Disponibilità del solo frameset: no
Colorazioni: diverse, visibili sul sito
Peso rilevato: 10.050 kg senza pedali
Prezzo: 5.599 Euro

Allestimento

Le ruote sono delle Reynolds in carbonio Black Label XC Carbon da 25 mm interni e 30 esterni, con mozzi Reynolds/Industry Nine dal peso di 1400 grammi, già predisposte tubeless ready, garantite a vita.

Molto curati alcuni particolari. Il blocco manubrio sull’orizzontale in prossimità dello sterzo che inibisce la rotazione completa del manubrio può essere molto utile per evitare danni da rotazione eccessiva ai cavi o all’orizzontale in caso di impatto con i comandi o i freni.

Così come è utile il dente posto internamente alla corona per non far cadere la catena (evenienza in ogni caso molto rara con l’Eagle). Intelligente e comodo è lo sgancio della ruota posteriore che va a scomparsa dentro l’asse del perno da cui viene estratto per svitare il perno stesso.

Geometrie

La geometria è praticamente identica a quella della Exceed e si può definire piuttosto conservativa: l’angolo sterzo della Lux è di 0.5° più chiuso rispetto a quello della hardtail in quanto tiene conto del valore del sag, che va ad aprire l’angolo. Questo per rendere il passaggio da una bici all’altra il più semplice possibile, visto che chi fa gare tende ad usare una biammortizzata o una hardtail a seconda del tracciato.

La prova sul campo

Ho avuto modo di provare la Lux SLX 9.0 per oltre un mese sulle Dolomiti, anche alla 3Epic di Auronzo di Cadore, il percorso su cui si è svolto a settembre il mondiale UCI Marathon. Un percorso che i big hanno quasi tutti affrontato con una front, incluso il detentore del titolo Alban Lakata che corre proprio con Canyon, ma non il vincitore Avancini che ha usato una full. I pro fanno sono un mondo a sé e una full, quelle di ultima generazione, é quasi sempre da preferirsi su percorsi marathon del genere, tecnici in diversi punti e lunghi molte ore.

La Lux Pro Race non ha tradito le attese dimostrandosi all’altezza non solo in discesa e sullo sconnesso in genere, ma anche nei frangenti dove le front emergono maggiormente, cioé salita e reattività. Del gruppo c’è poco da dire, non è una novità. L’Eagle con il 34 davanti (al più con il 32 per i meno allenati) abbraccia tutte le necessità, è preciso ed immediato nella cambiata, anche sotto sforzo e nelle versione Grip Shift, ed è ulteriormente migliorato rispetto ai gruppi Sram in precedente versione.

Quel che mi ha maggiormente impressionato della Lux è la rigidità della bici a sospensioni chiuse. Non ho mai avuto modo di testare un bici che fosse così granitica sia nell’ammortizzatore che nella forcella. Per quanto riguarda l’ammortizzatore ritengo che sia il sistema di sospensione del telaio a favorirne il blocco totale, visto una parte del movimento del carro è gestita dalla flessione dei foderi alti. Anche da aperto, l’ammortizzatore è sempre molto sostenuto, direi quasi una via di mezzo fra le classiche full e le front, e per renderlo più confortevole, magari in previsione di percorsi tecnici, è consigliabile calare un po’ la pressione regolando il ritorno abbastanza veloce per non farlo essere troppo pigro. Anche la Sid, come da caratteristica Rock Shox, pur avendo fatto un bel passo avanti in termini di progressività rispetto a versioni precedenti, è sempre una forcella molto Race, anch’essa sostenuta nell’affondamento e più impegnativa di una Fox specie su discese lunghe. La regolazione della compressione posta sulla testa dello stelo destro presenta una regolazione molto di fino che si fa fatica a percepire nei diversi setting.

Per questa sua rigidità a sospensioni bloccate la Lux, su salite scorrevoli, dà una sensazione di efficienza in spinta senza il minimo accenno di fastidioso affondamento, così come nei cambi di ritmo è molto pronta, pagando rispetto ad una front di pari livello solo per via del peso maggiore. In discesa, trattandosi comunque di una full, pur con un manubrio non troppo largo (720 mm), è precisa nelle traiettorie e abbastanza permissiva. Le ruote in carbonio Reynolds smorzano bene le vibrazioni del terreno, appaiono resistenti ed affidabili anche incontrando tratti sassosi di alta montagna, quasi da all mountain, come il Rita Dahle 10+1 della 3Epic. Di contro la ruota libera è alloggiata nel mozzo senza alcun meccanismo di ritenzione. Smontando la ruota e mettendola in auto con la cassetta verso il basso mi è capitato che cassetta e ruota libera si fossero sfilate dal mozzo, col rischio di perdere i cricchetti con cui la ruota libera fa presa sull’interno del mozzo. Ovviamente non è una situazione che può capitare a ruota montata, tuttavia un meccanismo di ritenzione sarebbe opportuno.

Veniamo al reggisella telescopico.

Sul questo componente c’è molto scetticismo nel mondo xc. Ho cercato tratti di percorso specifici, già percorsi anche a sella alta o dove era necessario scendere a piedi perchè oltre il limite (del rider più che della pendenza) per poter valutarne l’efficienza. Va detto che rispetto ad altre bici il fuorisella della Lux appare piuttosto agevole quasi che la sella sia più bassa, di contro il movimento centrale è molto alto da terra. Ad ogni modo il telescopico dà maggior sicurezza quando si è al limite e permette la percorrenza anche di quei brevi tratti in cui in xc a volte è necessario scendere. È difficile stabilire quanto questo si tramuti in un vantaggio netto fra tempo guadagnato in discesa e perso come peso in salita nel complesso di una gara, anche perché può variare in funzione della tecnicità e del dislivello del percorso. Se non si hanno patemi cronometrici, ma si preferisce in ogni caso misurarsi il più possibile senza dover scendere dalla bici, il telescopico può essere una buona soluzione anche per le bici xc, a maggior ragione per chi non ha grande confidenza con la discesa. Sarebbe sufficiente lo stesso modello di reggisella in versione con escursione da 65 mm, visto che per necessità tecniche e per il tipo di bici l’escursione intera è sempre stata pressochè inutile.

È comunque un componente che va imparato ad usare. Sentire la sella fra le gambe, quando si è in piedi sui pedali, è un buon aiuto nella guida e nel controllo del mezzo ed è bene abbassare il reggisella non più di quel che si ritiene necessario in funzione della pendenza che si va affrontare, né è utile abbassarlo quando non è necessario, per aver l’appoggio per il peso del corpo, quando si vogliono riposare le gambe. Altra cosa che va imparata, ma è abbastanza facile, è la prontezza e sincronizzazione del movimento nell’azionare il comando e premere sulla sella nella giusta misura, ma in maniera repentina, quando ci si approssima a un tratto molto ripido o a uno scalino da copiare.

Quando arriva dalla fabbrica, la Lux non ha il reggisella montato. Il cavo del reggisella si intravede ma non esce dal piantone. Basta smontare il comando dal manubrio e far scorrere il cavo con la guaina all’interno del telaio, affinchè il cavo fuoriesca dal tubo piantone e si riesca a fissarlo alla molla di comando del reggisella. Una volta inserito nel telaio, permetterà alla guaina di riuscire dal telaio e rimontare il comando sul manubrio senza alcun problema.

Per quanto riguarda i freni, gli SRAM Level Ultimate, si confermano come siano ottimi per potenza e modulabilità, oltre ad essere di pratico azionamento grazie all’ergonomia delle leve. Un insieme di qualità che li rende efficienti anche su discese lunghe ed impegnative, dove non accusano mai alcun decadimento nelle prestazioni.

Conclusioni

La nuova Canyon Lux è un ennesimo deciso passo avanti verso la riduzione tecnica degli svantaggi delle full rispetto alle front, in particolare reattività e affondamento sullo scorrevole a sospensioni chiuse. Qualche etto ancora lo si paga rispetto alle front, ma sono abbondantemente ripagati dal comfort, molto importante alla distanza, dalla sicurezza nella guida e dalla trazione. Tutti pregi che la Lux ha mostrato di possedere. Ciò la rende votata sia alle xc brevi a tutta (ma ancora un gradino sotto le front), che nei percorsi lunghi e con molto dislivello.

Lo sdoganamento delle full è comunque in atto. Si vedrà quanto queste avranno la prevalenza sulle front nel breve periodo. Così come il tempo e il progresso tecnologico diranno se anche il telescopico diventerà un must nell’xc, come lo è nelle discipline gravity.

Canyon